Lo sfortunato legame tra Beatrix Potter e Norman Warne

9Beatrix Potter ebbe una vita ricca in molti sensi. Ricca di talento, di libri, di amore per la natura e di impegno per preservare l’integrità e la bellezza di uno dei luoghi più belli al mondo: il Lake District. La sua vita fu inoltre ricca di rapporti con persone che seppero scoprirne e valorizzarne i talenti, oltre che guidarla nella propria maturazione professionale e, prima di tutto, personale.

Parliamo, ad esempio, di Miss Hammond e di Mrs. Annie Carter Moore; la prima fu la prima istitutrice (la terza, per la verità, ma le prime due durarono solo lo spazio di un mattino) nonché la prima a intuire il suo talento nell’arte del disegno; la seconda fu, per un certo periodo di tempo, la sua insegnante di tedesco, poi, una volta divenuta moglie e madre, divenne l’amica di lunga data nonché la madre dei destinatari delle “lettere animate” che rappresentarono la base dei suoi incantevoli libri.

Vi fu poi anche il Canonico Rawnsley, il suo “mentore”, l’uomo che la incoraggiò nella stesura del suo studio scientifico; studio che, sebbene mai pubblicato, rappresenta ancora oggi un testo basilare per gli studiosi micologi e che la spinse a pubblicare i propri libri “per rendersi totalmente autonoma dai genitori”.

Ma come fu la vita di Beatrix Potter dal punto di vista amoroso?

Si sa che sposò Mr. Heelis con il quale trascorse gli ultimi trent’anni della propria vita. Ma prima?

Ebbene, in questo articolo approfondirò proprio quel prima, vale a dire il suo sfortunato rapporto, prima squisitamente professionale e poi via via sempre più affettuoso, con quello che fu il suo primo grande amore: Norman Warne.

Pur se i rapporti con la casa editrice della famiglia Warne ebbero inizio l’11 settembre 1901, fu solo sul finire del mese di aprile dell’anno successivo che la nuova autrice venne, per così dire, affidata alle cure di Norman Warne.

Anche con lui Beatrix Potter stabilì rapporti di assoluta parità. Inizialmente i rapporti tra i due furono esclusivamente professionali, come testimoniato anche dalle prime lettere raccolte da Judy Taylor.

Dato che però, come diceva Dante, i libri e chi li scrive tendono a essere piuttosto galeotti, tra il giovane editore e l’altrettanto giovane autrice – tra i due vi erano solo due anni di differenza essendo nati rispettivamente nel 1868 Norman Warne e nel 1866 Beatrix Potter – iniziò a svilupparsi qualcosa di più profondo del puro e semplice rapporto professionale.

Libro dopo libro, i due si legarono sempre più fino a giungere al 25 luglio 1905, la data fatidica nella quale al numero 2 di Bolton Gardens giunse una lettera da parte di Norman Warne che, oltre a contenere le “normali comunicazioni di lavoro”, conteneva qualcosa di più personale.

In quella lettera, infatti, Norman Warne chiese a Beatrix Potter di sposarlo. Quella richiesta susciterà reazioni accese da parte dei coniugi Potter che non vedevano di buon occhio che il loro aspirante genero operasse nell’ambito del commercio. Nonostante tutte le obiezioni, Beatrix Potter accetterà di fidanzarsi, pur se accondiscendendo alla richiesta dei genitori di non far risapere in giro la notizia. Ahiloro ci penserà il destino, crudele come non mai, a scrivere la parola ultima e definitiva sulla storia d’amore tra Beatrix Potter e Norman Warne.

Norman, la cui salute non fu mai molto buona, un’altra caratteristica che lo rende ancor più affine a Beatrix Potter, tornò malato da una trasferta di lavoro e, dopo alcuni giorni, si spense nella casa londinese nella quale viveva con la madre vedova e la sorella Millie, alla quale Beatrix resterà sempre legata.

Ma a che cosa di deve quella forte opposizione da parte dei genitori al fatto che il genero si guadagnasse da vivere nel commercio?

800Alcune fonti sostengono si sia trattato di una sorta di snobismo dovuto alla loro agiatezza raggiunta. Una tesi questa che ha attratto anche me tanto da sposarla al momento della stesura del saggio perché mi sembrava che offrisse uno spunto che potesse fornire al lavoro un tocco di curiosità e originalità.

Questo a caldo. Poi però, pensando e ripensando alla cosa e, soprattutto, ritornandoci sopra durante l’incontro su Facebook mediante il quale ho presentato il mio lavoro, mi è cominciato a nascere un certo sospetto. Ho cominciato a chiedermi “È mai possibile che due persone di buon senso potessero esprimere una tale cieca ostilità ‘Perché sì!’, anche se erano tempi nei quali un simile comportamento era piuttosto normale, se non proprio all’ordine del giorno?”

E poi mi sono ricordato di aver letto il racconto di un’impresa commerciale intrapresa nel 1824 dal nonno di Beatrix, Edmund Potter, in società con suo cugino Charles; attività questa che finì però male nel 1830.

Questo mi ha portato a una rivelazione che ha spezzato una lancia in favore dei coniugi Potter.

Forse, in fondo, non si è trattato della reazione di una coppia che ‘aveva dimenticato da dove fossero giunti i propri soldi e la propria solidità economica’ ma di quella di qualcuno che conosceva bene quel genere di attività con i suoi rischi e la sua fluttuabilità che avevano semplicemente tentato di mettere sull’avviso la figlia. Aggiungete poi il fatto che da possibili problemi alla ditta dei Fratelli Warne sarebbero potuti derivare problemi anche al lavoro, oltreché alla stabilità economica, della figlia e tutte queste cose messe assieme mi pare gettino una nuova luce su un aspetto piuttosto controverso della biografia di Beatrix Potter.

Riccardo Mainetti

Riccardo Mainetti, Scoprendo Beatrix Potter, coll. Windy Moors, vol. 13, flower-ed 2017 – ebook e cartaceo

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Lo sfortunato legame tra Beatrix Potter e Norman Warne

Nuovi libri per l’estate

Elizabeth von Arnim e Walt Whitman approdano in flower-ed!

CHIAMATEMI ELIZABETH
Cari lettori, questo mese vi presento due libri a dir poco straordinari: la biografia di una scrittrice molto amata e un romanzo americano tradotto da flower-ed per la prima volta in italiano.

Chiamatemi Elizabeth

Il primo libro in uscita questo mese è una splendida biografia di Elizabeth von Arnim. Nata dalla penna di Carmela Giustiniani, blogger, appassionata di classici e membro della Elizabeth von Arnim Society, desidera promuovere la figura della scrittrice e portarla all’attenzione dei lettori italiani. Nonostante il successo dei suoi romanzi, infatti, biografie e saggi su di lei sono totalmente assenti nella nostra lingua. O almeno lo erano fino a questo momento: il volume rompe finalmente il silenzio e ci racconta la vita di questa autrice “piccola e bionda” che “aveva una grande vitalità e un’innata gentilezza venata d’ironia”.

Carmela Giustiniani, Chiamatemi Elizabeth. Vita e opere di Elizabeth von Arnim, coll. Windy Moors, vol. 11, flower-ed 2017. Ebook e cartaceo.
In uscita il 14 luglio.

VITA E AVVENTURE DI JACK ENGLE
O capitano! Mio capitano! Chi non ha amato questi versi di Walt Whitman, anche solo per averli ascoltati nel travolgente film L’attimo fuggente? Quello che vi sto per presentare è il romanzo, tradotto dal nostro Riccardo Mainetti, grazie al quale quei versi nacquero.

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Pubblicato in forma anonima nel 1852, cadde nell’oblio fino ad alcuni mesi fa quando Zachary Turpin, ricercatore della University of Houston, a seguito di alcune ricerche d’archivio e seguendo gli indizi forniti dai giornali dell’epoca, si è imbattuto nell’unica copia cartacea esistente e – era il febbraio del 2017 – ne ha dato notizia al mondo. Ambientato a New York, è un romanzo dalle atmosfere dickensiane, in cui le vicende di un avvocato corrotto, una giovane indifesa e l’orfano Jack Engle si intrecciano tra ingiustizie sociali e soprusi sui più deboli.

Walt Whitman, Vita e avventure di Jack Engle, trad. Riccardo Mainetti, coll. Five Yards, vol. 6, flower-ed 2017. Ebook e cartaceo.
In uscita il 20 luglio.

Il nostro catalogo sta diventando sempre più ricco e pregiato, grazie alla pubblicazione di opere introvabili prima d’ora in italiano e che offrono nuovi elementi importanti per la conoscenza dei classici della letteratura. Posso essere un po’ orgogliosa di tutto questo?

Nuovi libri per l’estate

Lucy Maud Montgomery, benvenuta in flower-ed!

Lettori adorati, siamo davvero felici di condividere con voi una splendida notizia. In questo mese di marzo diamo il benvenuto in flower-ed a una grande scrittrice canadese, che tutti noi conosciamo per la saga di “Anna dai capelli rossi”: Lucy Maud Montgomery (1874-1942).
Nelle nostre ricerche letterarie, abbiamo rintracciato la sua autobiografia, mai tradotta in italiano prima d’ora. “Il sentiero alpino. La storia della mia carriera” è dunque la prima traduzione in lingua italiana dell’opera, curata dal nostro traduttore Riccardo Mainetti.
Pubblicata per la prima volta nel 1917, trae il titolo da un verso che fu d’ispirazione all’autrice durante i lunghi anni nei quali il successo sembrava lontano, raggiunto poi solo grazie alla sua grande determinazione:
“Il sentiero alpino, così duro, così impervio,
che conduce a vette sublimi”.
“Il sentiero alpino” è la più completa fonte di informazione per quanto riguarda l’infanzia e i primi cimenti di questa grande e amata scrittrice canadese. Ha dichiarato di averla scritta «per infondere coraggio in quanti stanno faticando lungo l’estenuante sentiero che anch’io ho percorso per raggiungere il successo».
Oltre a raccontare del proprio apprendistato di scrittrice, fornisce una descrizione poetica della propria infanzia nell’Isola del Principe Edoardo e riferisce di alcuni luoghi e personaggi contenuti nei suoi romanzi.

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Lucy Maud Montgomery, “Il sentiero alpino. La storia della mia carriera”, coll. Windy Moors, vol. 7. Traduzione e cura di Riccardo Mainetti, flower-ed 2017.
In ebook e cartaceo. In uscita il 20 marzo.

Lucy Maud Montgomery, benvenuta in flower-ed!

Una ghirlanda per ragazze (ma non solo)

louisa_may_alcott_headshotChi ha detto che immobilità forzata debba per forza essere sinonimo di ozio? Per avere la conferma di quanto questa credenza sia clamorosamente falsa potete leggere la mia traduzione di A Garland for Girls di Louisa May Alcott.

Ora voi vi chiederete: “Cosa c’entra questo con il discorso su immobilità e ozio?” Ve lo spiego subito. Quando Louisa May Alcott scrisse Una ghirlanda per ragazze, questo il titolo dell’edizione italiana della magnifica raccolta di racconti della “mamma” della saga di Piccole donne, da qualche giorno pubblicata dalla flower-ed e in vendita sia in formato ebook che in formato cartaceo, si trovava confinata a letto. Essendo impossibilitata a fare altro, la Alcott decise di dedicarsi a quello che sapeva fare meglio: scrivere. Così nacquero, per suo personale diletto, i sette racconti che compongono questa meravigliosa ghirlanda.

Quando la Direttrice della casa editrice mi ha chiesto di cimentarmi nella traduzione di questa raccolta ho risposto, entusiasta e ottimista come sempre, qualcuno potrebbe dire anche un poco temerario, di sì. Si trattava della prima traduzione in assoluto in italiano e mi trovavo a contatto con “una signora all’antica”, per parafrase il titolo di un altro dei romanzi usciti dalla penna e dal talento sconfinato della Alcott, così, quando mi sono trovato davanti il testo, ha cominciato a subentrare un po’ di giusto e doveroso timore reverenziale.

Essendo, infatti, un testo risalente alla fine del XIX secolo anche il mio italiano avrebbe dovuto adattarsi e farsi dovutamente “all’antica”. Una prova non da poco, ma anche un compito assai challenging come dicono Oltremanica e Oltreoceano e, come sa bene chi mi conosce da più tempo, non c’è niente che mi piaccia di più delle avventure challenging.

una-ghirlanda-per-ragazzeE quindi pronti, partenza, via! Ho cominciato a immergermi nella traduzione di Una ghirlanda per ragazze e, fin dalle primissime pagine, ho potuto rendermi conto della bellezza e della poesia, poesia vera e propria, insita in quei racconti. Protagoniste delle storie sono delle Piccole donne che vivono la propria vita in boccio facendo di tutto per poter diventare delle donne di valore umano incomparabile. Ogni racconto porta il titolo di uno o più fiori o piante, che hanno un compito e un valore ben preciso; connotano, infatti, il carattere e l’approccio alla vita delle protagoniste.

I fortunati lettori – ho utilizzato appositamente il sostantivo al plurale maschile in quanto questa ghirlanda avrà molto da insegnare anche a noi uomini – di questo meraviglioso volume scopriranno in esso anche che la poesia, quella più vera e bella, può essere nascosta, anzi lo è, persino nel semplice lavoro quotidiano, anche il più umile, se svolto con amore e dedizione.

Quindi, concludendo, che siate ragazze (e ragazzi) ancora in attesa di sbocciare o che siate persone già adulte e mature nulla cambia. Leggete Una ghirlanda per ragazze gustandolo e meditandolo, perché, come per quel che riguarda l’apprendimento, c’è sempre tempo anche per migliorarsi.

Riccardo Mainetti

Louisa May Alcott, Una ghirlanda per ragazze, traduzione e cura di Riccardo Mainetti, coll. Five Yards, vol. 5, flower-ed 2017 – ebook e cartaceo

Una ghirlanda per ragazze (ma non solo)

I libri di febbraio: letteratura inglese, americana e fantasy

Cari lettori, questo mese ha qualcosa di speciale: festeggiamo l’uscita di tre nuovi libri e il quinto compleanno di flower-ed! Andiamo a conoscere le novità librarie di febbraio.

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Il primo libro che voglio presentarvi è I Moore di Charlotte Brontë. Dopo La storia di Willie Ellin, Emma e Ashworth, con questa pubblicazione si completa il lavoro di traduzione e commento critico degli incompiuti di Charlotte, grazie allo splendido lavoro portato avanti da Alessandranna D’Auria.
Disponibile in ebook e cartaceo dal 13 febbraio.

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La seconda novità riguarda Mattia Spirito e il suo romanzo di vampiri, che sarà pubblicato in traduzione inglese con il titolo After sunset. I lettori italiani lo hanno amato molto e ora vogliamo portarlo all’attenzione di un pubblico internazionale.
Disponibile in ebook dal 20 febbraio.

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Circa un anno fa Louisa May Alcott entrò in casa flower-ed con una piccola biografia scritta da Lurabel Harlow. Ora, con gioia ed emozione, incontriamo nuovamente questa grande scrittrice statunitense con Una ghirlanda per ragazze. Quella che vi proponiamo rappresenta la prima traduzione in italiano dell’opera, finemente realizzata da Riccardo Mainetti.
Disponibile in ebook e cartaceo dal 27 febbraio.

I libri di febbraio: letteratura inglese, americana e fantasy

Five Yards

Lettori cari, novembre ci porta giornate più corte, introspezione e desiderio di restare a casa a leggere. È il momento giusto per parlarvi di classici e, in particolare, di una nuova collana: si chiama Five Yards e ospiterà testi della letteratura inglese e americana in traduzione italiana.

Come sapete, sin dall’inizio della nostra attività, ci siamo dedicati al recupero delle opere del passato; ora abbiamo scelto di approfondire questo aspetto dotando la casa editrice di un Ufficio Traduzioni. Insomma, grazie al lavoro di Alessandranna D’Auria e Riccardo Mainetti, a partire da questo mese vedremo sbocciare fiori nuovi e preziosi.

Vi starete chiedendo: perché Five Yards? Da dove viene questo nome e cosa significa? Per scoprirlo dobbiamo fare un passo indietro nel tempo e tornare nel lontano 1830… In quell’anno, e precisamente il 15 settembre, fu inaugurata la linea ferroviaria Liverpool-Manchester, con il viaggio della locomotiva Rocket. Qualcuno scrisse che “On the Manchester and Liverpool railway, the rails are each five yards in length…”.

Che quelle five yards siano di buon auspicio, in quanto misura della rotaia che fu il cuore della rete ferroviaria britannica e di quella che, attraverso i libri, ci porterà a percorrere nuove strade e a colmare notevoli distanze.

I primi due libri di Five Yards vogliono celebrare l’adorata Charlotte Brontë nel suo Bicentenario. Si tratta di due romanzi incompiuti, corredati da ampi saggi critici della traduttrice A. D’Auria: La storia di Willie Ellin e Emma.

Saranno disponibili in ebook e in cartaceo a partire dal 23 novembre, ma intanto ve li presento attraverso le loro meravigliose copertine.

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Vi ringrazio per avermi letto fin qui. Vi aspetto, come di consueto, fra le pagine dei nostri libri,

Michela Alessandroni

Five Yards

Giorgina Sonnino: una nota biografica

Per la rubrica “Grandi Donne della Cultura”, curata da Riccardo Mainetti, un articolo per scoprire qualcosa di più sulla nostra Giorgina Sonnino.

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Inizia la serie di ritratti dedicati alle Grandi Donne della Cultura

Salve a tutti!

Con oggi voglio iniziare una rubrica che si prefigge di andare a riscopriree e in certi casi, come in quello riguardante la protagonista di oggi, a scoprire una serie di Grandi Donne della Cultura con un occhio particolare per quelle del nostro Belpaese. Per il ritratto di oggi, dedicato a Giorgina Sonnino il mio sentito e riconoscente grazie va alla Dottoressa Michela Alessandroni direttrice della casa editrice Flower-ed che ha accettato di fornirmi le note biografiche da lei raccolte su questa Grande Donna della Cultura Italiana.

Ma ora è tempo di interrompere le nostre chiacchiere al vento e cedere tutto lo spazio che merita a Giorgina Sonnino.

Giorgina Sonnino non ci ha lasciato sue notizie biografiche. In base ad alcune ricerche, possiamo affermare che fosse una studiosa interessata alla letteratura e alla storia: esistono alcuni saggi, più o meno brevi, pubblicati a volte con il suo nome e altre volte con lo pseudonimo di Gorgo Silente. Questo riprende in maniera evidente le sue iniziali e richiama alla mente immagini molto evocative.

Quanto alle vicende della sua vita non possiamo dire molto se non ciò che la collega in maniera diretta con gli altri membri della sua famiglia, più celebri di lei grazie al ruolo rivestito nella politica italiana. Riteniamo, infatti, che si tratti di quella giovane Giorgina della raffinata famiglia Sonnino, che vide tra i suoi componenti i due fratelli Sidney Costantino e Giorgio, a volte confusi tra loro per l’affinità degli incarichi.

Sidney Costantino fu Ministro delle Finanze e Ministro del Tesoro, Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Esteri, mentre Giorgio, economista e senatore. Questi era il padre della nostra autrice.

Una famiglia ricca e nobile, quella dei Sonnino, ebraica da parte di padre (il genitore dei due politici si chiamava Isacco) e britannica da parte di madre (la genitrice sempre dei due politici si chiamava Georgina Sofia). Ai due famosi fratelli si affiancavano tre sorelle meno note: Alice, Edith ed Emmelina.

Giorgio Sonnino prese in moglie Elena Morozzo della Rocca, dalla quale ebbe due figlie, Margherita e Giorgina, la nostra autrice, appunto.

Tre anime luminose fra le nebbie nordiche. Le sorelle BronteGiorgina nacque il 17 febbraio 1875 e morì il 7 giugno 1943. Nel 1903 sposò Enrico Guzolini, dal quale ebbe quattro figlie: Margherita, Giuseppina, Elena e Angela. Nello stesso anno, pubblicò la biografia “Tre Anime Luminose fra le nebbie nordiche. Le Sorelle Brontë”, mentre l’anno successivo pubblicò il saggio Il pensiero religioso di una Poetessa inglese del Secolo XIX. Emilia Giovanna Brontebreve “Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX. Emilia Giovanna Brontë”, entrambi riscoperti e pubblicati dalla casa editrice flower-ed nel 2015. Non ci risulta che abbia scritto altri saggi sulle sorelle scrittrici.

Per questo primo ritratto della serie Grandi Donne della Cultura è tutto!

Nella speranza di riavervi qui anche per i prossimi vi ringrazio di vero cuore e do l’appuntamento a tutte e tutti voi alla prossima occasione!

Buon pomeriggio e, come sempre, Buona lettura, magari proprio con i saggi di Giorgina Sonnino ripubblicati in versione ebook dalla casa editrice flower-ed!

Con simpatia! 🙂

Riccardo Mainetti

Fonte: Recensioni Librarie in Libertà

Giorgina Sonnino: una nota biografica