Il poeta della brughiera. Per la nascita di Patrick Branwell Brontë

Patrick Branwell BrontëIl 2017 si è portato via il bicentenario della nascita di Charlotte Brontë, lasciandoci la possibilità di celebrare anche quello del fratello Branwell con una pubblicazione è stata una scelta sentita e al contempo obbligata. Scegliere cosa tradurre della sua infinita ma sfortunata produzione letteraria ha significato navigare a lungo nell’indecisione. Se guardiamo i fatti, Branwell non fu un vero scrittore in vita. La sua prosa è piuttosto articolata e dispersiva, forse per questo già a suo tempo non ebbe fortuna. Le poche poesie (circa ventuno) che vennero pubblicate sui giornali locali (Halifax Guardian, Leeds Intelligencer ecc.) non andarono oltre i confini dello Yorkshire.

Tuttavia, tra le centinaia di pagine che scrisse, ve ne sono alcune che a sua insaputa, per il lettore moderno e lo studioso in particolare, rappresentano un esempio di alta letteratura, quella che lui non avrebbe comunque mai pensato di pubblicare. Siamo entrati nel suo intimo e se i diari storicamente rappresentano la più verace espressione dell’io, in questo caso il diario di Branwell è costituito dal suo epistolario. È lì che confessa se stesso, che piange, che ama e anche se qualcuno, conosciuti gli eventi, le ha considerate esagerate in talune espressioni, questo non fa che confermare il tormento della sua vita sfortunata e il desiderio di essere ascoltato durante un cammino di sofferenza che inevitabilmente lo condusse alla morte.

Il suo dolore principale, fonte di rammarico e mortificazione fu il mancato successo. Ma non pensiamo a un’effimera fama materiale. No. Gli sarebbe bastato trovare un lavoro e tenerselo a vita. Non vi riuscì e altri eventi avversi non fecero che rincarare le dosi di quel dispiacere senza fine.

Negli anni lo si è definito in diversi modi, ognuno di questi lo caratterizzava come fratello invisibile, nell’ombra, nella nebbia, sempre e comunque un passo indietro alle sorelle, evanescente come nel quadro che dipinse ritraendole e cancellandosi. Un presagio.

Le lettere ce lo mostrano soltanto desideroso di agire di farsi strada nel mondo e lentamente quel desiderio mutò la luce in buio, in un inspiegabile quanto struggente desiderio di morte, lui che con la morte convisse fin da bambino e che morte cantò nei suoi versi più belli.

Poeta sottovalutato per alcuni, poeta talentuoso ma incompiuto per altri, dotato di un’elegante e innata vena romantica che peccò di malinconico eccessivo struggimento, Branwell era a suo agio con la rima, con le visioni oscure, con luci offuscate, con marosi e colline battute da venti di tempesta. Alcune composizioni, è vero, rivelano una certa ingenuità ma non per questo restano indegne di essere tradotte anche nella nostra lingua.

greifTuttavia proporre delle poesie ci è parso mancasse quell’elemento biografico, quasi confessionale, che cercavamo. Ecco che invece le lettere ci consegnano l’uomo, il poeta, il lavoratore, il malato. È difficile sceglierne una che lo rappresenti totalmente e una tantum anche uno di quegli schizzi che includeva nelle epistole indirizzate all’amico Leyland. Forse nel cosiddetto “Our Lady of Greif” concentra la causa della sua resa alla vita. Allegato alla lettera del 28 aprile 1846, Branwell raffigura la sua amata Lydia Robinson (donna sposata di diciassette anni più grande di lui) nel momento peggiore della sua sofferenza, al capezzale di un marito-padrone che nella fantasia romantica di Branwell presto sarebbe rimasta vedova e libera di sposarlo. Non sappiamo quanto c’era di vero in quella storia, ma di certo l’estremizzazione poetica e artistica è per noi il segnale di quanto Branwell sognasse, desiderasse una vita senza affanni, per scrivere, disegnare.

Solo lui conosceva la verità, non sappiamo quanta ne nascose o quanto rivelò di vero o fantasioso, di sicuro non siamo in diritto di giudicare ma solo in dovere di capire i perché della sua scelta di vita-morte, ognuno di noi con la propria sensibilità. Ognuno combatte a modo proprio, secondo quel che riesce a fare e non fare, lui fu vittima non solo dell’avversità o del destino, ma anche di una moltitudine di detrattori coevi e postumi che ne infangarono la memoria. Ecco perché la dedica di questo libro è stata affidata alle parole di poeta contemporaneo e italiano, in quell’inno alla vita di Angelo Branduardi che invita alla riflessione, in modo che chiunque legga questo libro capisca che: “non è da tutti catturare la vita, non disprezzate chi non ce la fa”.

Alessandranna D’Auria

 

Patrick Branwell Brontë, E come un sogno la vita vola. Lettere 1835-1848, traduzione e cura di Alessandranna D’Auria, coll. Windy Moors, vol. 9, flower-ed 2017 – ebook e cartaceo

Il poeta della brughiera. Per la nascita di Patrick Branwell Brontë

Ancora Brontë, ancora Charlotte

ritratto-duyckinick-1873-based-on-a-drawing-by-george-richmondPerché ancora lei? Perché dare voce a ciò che non finì di scrivere? È una domanda che non ci siamo poste. È stato un impulso, un istinto, è stato entrare nella sua testa dove quattro storie, rimaste incompiute, in cui lei credeva, ci hanno chiamate. Quelle storie volevano darsi ai lettori. E allora, se in inglese sì, perché in italiano no? Così, editore e traduttore si sono trovati da un giorno all’altro ad aprire una nuova casa Brontë, per quei lettori che hanno amato romanzi ben più famosi usciti dalla canonica di Haworth per conquistare il mondo.

Era tempo di consegnare al lettore quelle poche pagine, prezioso tesoro che ci mostra come nasceva un’idea, da dove veniva e perché, con tutti i suoi difetti e tutti i suoi errori non corretti.

Siamo nel cuore dell’Inghilterra di primo Ottocento, nella ruvida regione dello Yorkshire, in una cittadina industriale che soffre il progresso delle macchine tessili, dove un reverendo irlandese che decise di chiamarsi Brontë per onorare il suo idolo, il Generale Horatio Nelson duca di Bronte, Regno delle Due Sicilie, si trasferì con moglie e sei figli piccolissimi a guida di una comunità religiosa di circa quattromila persone. Genti difficili da trattare, ma che, nella loro rigidità d’animo, in caso di bisogno si spendevano per il prossimo incondizionatamente. È qui, in questo posto battuto dai venti della brughiera, dalle nevi invernali, dalle calde estati colorate di erica che Charlotte per quattro volte iniziò a scrivere dei romanzi e per quattro volte li interruppe. Una vita difficile, tra scuole insopportabili e disgrazie famigliari, non scoraggiò la nostra piccola sognatrice che nel 1839 ci consegna Ashworth. È il primo tentativo di romanzo destinato alla pubblicazione. Il primo ad aprire il processo naturale per ogni essere umano: diventare grande.

la-storia-di-willie-ellinNon sappiamo e forse non sapremo mai se prima di questo ne scrisse altri con lo stesso intento. Charlotte stessa, in una delle sue lettere, parlò di numerose opere gettate via, per davvero o per metafora non possiamo dirlo con certezza. E se oggi il patrimonio charlottiano è ramingo per il mondo, a noi non resta che dar voce a quel che finora è stato messo da parte. Troppo corti quei romanzi! Troppo poche quelle pagine! Ma davvero dobbiamo limitare il nostro giudizio a questo? È un difetto. Non nostro e speriamo non vostro. Charlotte era un fiore della brughiera, oggi è anche un fiore di flower-ed per ché abbiamo preso un impegno nei confronti di una sognatrice che voleva esserci, che voleva stare tra le glorie letterarie. La ragazzina miope, che però con quegli occhi vedeva più di quanto la realtà potesse offrirle, per colpa di una vita non certo affrontata percorrendo un cammino spianato, doveva essere presa per mano. Dalle nostre mani!

Nell’anno del Bicentenario della nascita, la nostra casa Brontë ha voluto essere inaugurata col tributo opposto alla nascita, la morte. Poco prima di quel fatale 31 marzo 1855, Charlotte aveva scritto La storia di Willie Ellin ed Emma, lasciandoli entrambi incompiuti. Il secondo, come ci sentirete dire, manoscritto interrotto per volontà del destino, alla morte non v’è rimedio. Alcuni studiosi contemporanei ritengono di vedere in quest’ultimo scritto le tracce di un ulteriore capolavoro. Noi vi abbiamo visto la stanchezza, di vivere, di pensare, ma non al punto di rinunciare a fare ciò che amava di più, ciò per cui Charlotte era nata: scrivere. Doveva farlo, per un dovere verso se stessa.

Per chi conosce tutto il percorso scrittorio della nostra timida ma battagliera piccola Tallii, genio della brughiera, sarà facile intravedere nei quattro incompiuti, argomenti, visi e nomi già presenti nel lungo ciclo di Angria, scritto da adolescente. Forse per il marito, il reverendo Arthur Bell Nicholls, vi era colpa di ripetitività, per noi era solo una perenne dichiarazione d’amore verso quei sogni che, mai traditi, le servirono per capire se stessa e diventare poi Jane Eyre, l’utopia del voler essere, e Lucy Snowe, la realtà che fu.emma

Charlotte era coerente, con se stessa in modo particolare e nei confronti della vita sfortunata che dovette affrontare; si tradì una sola volta, sposandosi, contro i propri principi opposti ai doveri sociali. Donna rispettabile se donna sposata e genitrice. Questa convenzione lei l’aveva sempre rifiutata e combattuta. Eppure la paura di dover morire sola e indigente la obbligò a ripensarci forse senza sapere, o essendone tristemente conscia, che da moglie sarebbe scomparsa come scrittrice. Le restava l’amore per i suoi sogni e fu per sempre.

Allora, leggiamo con tenerezza queste pagine, La storia di Willie Ellin ed Emma, già pubblicati da flower-ed, e, se avrete un po’ di pazienza, anche Ashworth e I Moore, entrambi in via di pubblicazione. Lasciamoci guidare dalla nostra fantasia, tracciata sul solco impresso da Charlotte nella storia, per immaginare come sarebbero andate a finire, memori di quanto scrisse in Shirley:

“Il Signore dà a ciascuno di noi dei talenti, perché ne facciamo buon uso. Un giorno ce ne renderà conto”.

Vi consegniamo i suoi talenti felici di realizzare il suo sogno, vederli pubblicati, nel nostro piccolo, anche in quel paese italiano che diede origine al suo nome, Brontë.

Alessandranna D’Auria

Charlotte Brontë, La storia di Willie Ellin, traduzione e cura di Alessandranna D’Auria, coll. Five Yards, vol. 1, flower-ed 2016 – ebook e cartaceo

Charlotte Brontë, Emma, traduzione e cura di Alessandranna D’Auria, coll. Five Yards, vol. 2, flower-ed 2016 – ebook e cartaceo

Ancora Brontë, ancora Charlotte

[Febbraio con flower-ed] 4 anni…

Dal 2012 insieme ai nostri lettori

Era il 16 febbraio del 2012 quando flower-ed debuttò sulla scena editoriale con i primi tre e-book: due saggi storici e un romanzo fantasy. In questi quattro anni, il catalogo si è arricchito tantissimo e i lettori che ci seguono sono sempre più numerosi. Vogliamo festeggiare presentandovi le nuove pubblicazioni e con una sola grande parola…

Grazie!

Fairy Tales ~ Classici di narrativa fantastica

Sin dai suoi inizi, flower-ed ha pubblicato narrativa fantastica. Dopo aver accolto alcuni autori contemporanei, una cerchia selezionata e di grande valore, abbiamo scelto ora di volgere lo sguardo al passato, andando a ricercare nella letteratura dei secoli scorsi le storie dell’immaginario che, con il passare degli anni, ci siamo lasciati alle spalle e abbiamo in parte dimenticato: un progetto importante, di quelli che vengono svolti con cura e pazienza tra archivi e biblioteche alla ricerca dei libri più interessanti e significativi da riproporre ai lettori. Ecco i primi tre titoli.
L'Anima

Enrico Annibale Butti
L’Anima. Memorie di Alberto Sàrcori
(flower-ed 2016)
L’e-book è presente in tutte le librerie on-line.
Il cartaceo è presente su Lulu.
Fino al 16 febbraio su Lulu la spedizione è gratuita. Basta inserire il codice FEBSHIP nel carrello.

 
La fata risplendente
Cesare Causa
La Fata Risplendente. Racconto fantastico
(flower-ed 2016)
In uscita il 16 febbraio.

Un castello nella campagna romana
Felice Calvi
Un castello nella campagna romana
Leggenda del settimo secolo
(flower-ed 2016)
In uscita il 29 febbraio.

Per saperne di più.

Windy Moors ~ Saggi sulla letteratura inglese e americana

Quest’anno ricorre il bicentenario della nascita di una grande scrittrice inglese: Charlotte Brontë (21 aprile 1816-31 marzo 1855). Per l’occasione abbiamo in serbo qualcosa di speciale… Ma intanto ripercorriamo insieme le pubblicazioni della collana Windy Moors, che si apre proprio con la prima biografia italiana delle sorelle Brontë.

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Giorgina Sonnino
Tre Anime Luminose fra le nebbie nordiche. Le Sorelle Brontë
(flower-ed 2015)
L’e-book è presente in tutte le librerie on-line.
Il cartaceo è presente su Lulu e Amazon.
Fino al 16 febbraio su Lulu la spedizione è gratuita. Basta inserire il codice FEBSHIP nel carrello.

 
Emilia Giovanna Brontë
Giorgina Sonnino
Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX. Emilia Giovanna Brontë
(flower-ed 2015)
L’e-book è presente in tutte le librerie on-line.
Il cartaceo è presente su Lulu e Amazon.
Fino al 16 febbraio su Lulu la spedizione è gratuita. Basta inserire il codice FEBSHIP nel carrello.

Louisa May Alcott
Lurabel Harlow
Louisa May Alcott. Un ricordo
(flower-ed 2016)
L’e-book è presente in tutte le librerie on-line.
Il cartaceo è presente su Lulu.
Fino al 16 febbraio su Lulu la spedizione è gratuita. Basta inserire il codice FEBSHIP nel carrello.

Buona lettura a tutti!

[Febbraio con flower-ed] 4 anni…

L’erica di Emily Brontë

erica

Il clima di questi giorni ci ha portato a percorrere i sentieri di montagna, lunghi, freddi e solitari. Ai piedi degli alberi e sotto lo sguardo di qualche animale furtivo, cresce lerica vermiglia, in piccoli cespugli. A quella vista, il nostro pensiero è corso immediatamente allamata Emily e a quella volta in cui, lontana da casa, scorse un rametto di erica fra le rocce

Riascoltiamo il racconto attraverso le parole Giorgina Sonnino, che dedica a questo episodio una pagina del suo saggio su Emily Brontë.

***

Un giorno, a Roe-Head, Emilia scoprì sotto una roccia una pianticella di erica per caso lì cresciuta. Non era che un rametto esotico e stentato di quella brughiera che ricuopre come d’un manto i moors, in ogni loro parte. Ma quel rametto le destò in petto una tempesta di sentimenti, le riaccese nell’immaginazione un miraggio di colori. Oh! quel manto morbido che sentiva elastico sotto il piede camminando sui moors; quel manto chiaro e delicato della brughiera in fiore, rosa tenero, poi ardente nell’estate, e dorato nell’autunno! Quella rievocazione le diede uno spasimo di gioia e di sofferenza, che sarebbe difficile comprendere in un animo comune.

(Tratto da Giorgina Sonnino, Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX. Emilia Giovanna Brontë, coll. Windy Moors, vol. 2. flower-ed 2015)

L’erica di Emily Brontë

Anne Brontë a Londra

Anne_Brontë_by_Patrick_Branwell_Brontë_restoredAnne Brontë nacque a Thornton il 17 gennaio 1820. Vogliamo ricordarla oggi, nel giorno del suo compleanno, attraverso le parole della sorella Charlotte e della biografa Giorgina Sonnino, condividendo con i nostri lettori alcuni brani che riguardano il breve viaggio compiuto dalle due sorelle a Londra.

***

Venne però il momento in cui fu necessario, per ragioni di interessi, di chiarire questo segreto, ma con gli editori soltanto. A tale fine Carlotta fece con Anna una brevissima gita a Londra. Ecco come descrive, in una lettera a Maria Taylor, le sue prime rapide impressioni:
«… Arrivammo alla locanda del Chapter Coffee-house la mattina, verso le otto. Dopo esserci rinfrescate, aver fatto colazione ed esserci riposate pochi minuti, ci avviammo, con uno strano senso di emozione, al N.° 65 Cornhill. Né il signor Smith, né il signor Williams era stato avvertito del nostro arrivo; non ci avevano mai viste, non erano neppur sicuri se fossimo uomini o donne e, nel dubbio, ci avevano sempre indirizzate le lettere come a uomini.
… Finalmente fummo condotte dinanzi a Mr. Smith. – «Parlo con Mr. Smith?» dissi io, alzando lo sguardo attraverso i miei occhiali, verso un giovane alto.
«Appunto.» – Allora gli consegnai la lettera da lui stesso indirizzata a Currer Bell.
Poiché ebbe osservato attentamente prima il foglio, poi me, mi domandò: «Dove ha trovato questo?» – Sorrisi del suo impaccio, mi feci conoscere e dissi il mio nome.
… Le autrici rifiutarono l’invito del signore Smith di andare a stare a casa sua e di sua madre, e tornarono alla locanda.
Carlotta fece le spese della giornata con un grande mal di capo. Non s’era ancora rimessa, quando le fu annunziata la visita delle signore Smith… «Entrarono due belle ragazze elegantemente vestite in abito da teatro e accompagnate da Mr. Smith stesso, pronto anch’egli per andare in società.
Noi due non avevamo capito che si fosse combinato di andare al teatro, non eravamo vestite per quello; e del resto non avevamo né lì, né altrove gli abiti adatti. Tuttavia, dopo breve riflessione, pensai bene di non fare difficoltà. Io misi in tasca il mio mal di capo, tutte e due ci vestimmo dei nostri semplici e goffi panni di campagna, e ci avviammo con loro alla carrozza, ove trovammo anche la signora Smith madre.
Che effetto grottesco dobbiamo aver fatto a loro, specialmente io, coi miei occhiali! Dentro di me sorridevo dello strano contrasto che doveva fare la mia strana figura accanto a quella del signor Smith, mentre salivo con lui sul tappeto rosso che copre i gradini della scala al teatro d’opera, e poi, mentre aspettavamo, in mezzo ad una folla elegante, che s’aprisse l’uscio del palco.
Ancorché i signori e le signore ci guardassero con un leggero sussiego – molto perdonabile in quelle circostanze – nondimeno io mi sentivo piacevolmente eccitata, a dispetto del mal di capo, della nausea e della goffaggine di cui ero consapevole. Guardai Anna e vidi che era serena e dolce come sempre.
Dopo avere sentito l’opera, che era il Barbiere di Siviglia, tornammo a casa all’una di notte. Ti puoi immaginare quanto fossimo stanche.
Il domani, domenica, il signor Williams venne per tempo a condurci in chiesa. Usò con noi una cortesia così composta e tranquilla, da forzarci a trattarlo amichevolmente. Una leggera balbuzie ed una certa quale incertezza nello scegliere i vocaboli gli impedisce di brillare nella conversazione. Ma ciò non poteva farmi dubitare del suo valore, perché conoscevo già dalle lettere la sua bella intelligenza.

a4492-le-sorelle-brontc3ab-500x500Nel pomeriggio il signor Smith e sua madre vennero con la carrozza per condurci a pranzo in casa loro.
… Le stanze, il salone specialmente, ci sembrarono splendide… Ci servirono un magnifico pranzo: ma ad Anna e a me mancava l’appetito per farvi onore e fummo liete quando fu finito. Mi sento sempre un poco impacciata a tavola, e perciò il pranzare spesso fuori di casa sarebbe una cosa odiosa per me. Il signor Smith fu molto affabile.
… Lunedì… andammo col signor Williams alla sua dimora relativamente modesta. Ci offrì il tè e ci fece conoscere la sua bella famiglia di otto figliuoli. V’era anche una figlia di Leigh-Hunt la quale cantò degli stornelli toscani in modo che ne rimasi incantata.
Martedì mattina lasciammo Londra con le sacche
piene di libri che il signor Smith ci aveva regalati.»

(Tratto da Giorgina Sonnino, Tre Anime Luminose fra le nebbie nordiche. Le Sorelle Brontë. coll. Windy Moors, vol. 1, flower-ed 2015)

Anne Brontë a Londra

Alla (ri)scoperta di Elizabeth Gaskell

a4492-le-sorelle-brontc3ab-500x500La mia amicizia con la letteratura vittoriana è iniziata tanto tempo fa, quand’ero poco più che una bambina. Con Jane Eyre e subito dopo Cime tempestose è cominciata la mia avventura di lettrice “forte”, che non si spaventa di fronte a un volume spesso e pesante scritto più di un secolo fa, e anzi, solo tenendolo tra le mani, ancora prima di aprirlo, assapora le lunghe ore di uragani emotivi, di avventure, di sogni e di riflessioni che contiene.

È stata anche la passione per queste storie, infinite nel tempo e nello spazio (perché restano indelebili nei nostri ricordi e nella nostra “educazione sentimentale”), a indirizzarmi verso lo studio della letteratura inglese all’università – prima con la laurea e poi con il dottorato di ricerca. Oggi, a distanza di anni, scoprire la collana Windy Moors di flower-ed mi ha rallegrata, perché penso che in questo momento, in Italia, sia necessario rivalutare gli autori e le autrici che hanno reso immortale il genere del romanzo. Non c’è niente che possa svelare l’immenso fascino della lettura come un romanzo immenso (sia questo David Copperfield, o Mogli e figlie, o Middlemarch).

Sono una “vittorianista” convinta: credo che in quell’età vittoriana allargata, che secondo una certa storiografia supera di qualche anno la morte della Regina Vittoria e raggiunge l’inizio della prima guerra mondiale, la scrittura di fiction in lingua inglese abbia raggiunto traguardi stilistici mai toccati prima (a eccezione di Emma di Jane Austen) ed eguagliati solo dai capolavori del modernismo letterario.

Emilia Giovanna BrontëRisfogliando le pagine del mio blog, che tra poco compirà cinque anni, mi accorgo di aver dedicato alla narrativa ottocentesca tanta parte delle mie letture e delle mie scritture: Dickens, Conrad, James, Brontë, Gaskell, nonché le recentissime recensioni ai due Windy Moors di Giorgina Sonnino: Tre Anime Luminose fra le nebbie nordiche. Le Sorelle Brontë e Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX. Emilia Giovanna Brontë.

Negli ultimi due anni mi sono dedicata con maggiore attenzione allo studio di una scrittrice vittoriana che nel nostro Paese è rimasta per molto, incredibilmente molto tempo, pressoché sconosciuta: Elizabeth Gaskell. Per la verità, le recenti traduzioni italiane delle sue opere faticano ancora oggi a salire sulla ribalta nazionale e rimangono tesori chiusi negli scrigni di un gruppo ancora limitato, benché molto entusiasta, di lettori. Ho lavorato per la casa editrice Jo March su Gli innamorati di Sylvia (Sylvia’s Lovers, 1863) e Mogli e figlie (Wives and Daughters, 1865), mai usciti prima in edizione italiana, e nei mesi che mi sono stati necessari per la loro traduzione ho riscoperto una scrittrice dalle vedute sconfinate, capace di raccontare – usando una lingua che è semplicemente bellissima – la vita e la morte, il buio e la luce, la realtà e il sogno, la solitudine e la comunità, la quotidianità e la Storia, l’ozio e il lavoro, il progresso metropolitano e la tradizione rurale, la tragedia e la risata. Un’autrice a tutto tondo, potremmo dire, che ha dato fiato a personaggi altrettanto “rotondi” e pieni di colori.

Proprio per flower-ed e proprio in queste settimane sto scrivendo un saggio dedicato interamente a Elizabeth Gaskell: spero possa contribuire a far conoscere un po’ meglio l’autrice al pubblico dei lettori, inserendosi in una bibliografia che, almeno in lingua italiana, è ancora poco “sostanziosa”. In questo scritto, che si propone di offrire una chiave, o un percorso di lettura dei romanzi e dei racconti gaskelliani, mi occupo di un aspetto particolare e pervasivo, quello dello spazio domestico. Nelle stanze della casa, o nel giardino appena fuori dalle sue finestre, lungo i corridoi di una dimora nobiliare o davanti al focolare acceso di un salotto borghese, dentro le cucine o al freddo delle stalle di una fattoria c’è un mondo di persone e di sentimenti che Gaskell racconta con un amore senza limiti, e con il trasporto e l’avvincente talento narrativo di una moderna Sheherazade (come la chiamò Dickens). Il saggio si sta muovendo proprio tra questi spazi, ritrovando nell’architettura domestica, nei mobili, nei fiori dei giardini e negli oggetti anche più piccoli i significati che compongono la complessa struttura dell’esistenza dei personaggi, e, in ultima istanza, anche della vita di ognuno di noi.

Mara Barbuni

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Mara Barbuni è una dei tanti italiani residenti all’estero e lavora come insegnante di lingue, correttrice di bozze e traduttrice. Ha un dottorato di ricerca in letteratura inglese e si occupa in particolare di scrittura femminile del primo Ottocento e di età vittoriana: è stata relatrice in conferenze dedicate a Jane Austen, a Elizabeth Gaskell e al romanzo giallo, ha pubblicato diversi articoli su riviste letterarie, cura il blog letterario Ipsa Legit, un sito internet dedicato alla scrittrice Anna Barbauld e la pagina Facebook Leggere Elizabeth Gaskell. Ha contribuito a fondare JASIT, la Jane Austen Society of Italy, ed è la direttrice di Due pollici d’avorio, la rivista pubblicata dall’associazione. Tra il 2014 e il 2015 ha tradotto per la casa editrice Jo March l’intenso romanzo storico di Elizabeth Gaskell Gli innamorati di Sylvia e la sua ultima opera, che è anche il suo capolavoro, Mogli e figlie.

Alla (ri)scoperta di Elizabeth Gaskell

Del recupero dei vecchi libri

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Una nuova bella recensione della biografia di Giorgina Sonnino, “Tre Anime Luminose fra le nebbie nordiche. Le Sorelle Brontë” è stata pubblicata oggi sul sito letterario Librinviaggio. Sono passati quasi tre mesi dall’uscita della nostra edizione e vogliamo condividere con voi qualche considerazione sul progetto “Windy Moors”.

Emilia Giovanna Brontë

Abbiamo fatto seguire, a due mesi di distanza, il secondo volume della collana, che rappresenta un ritratto della filosofia religiosa di Emily, “Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX. Emilia Giovanna Brontë”. Anch’esso opera di Giorgina Sonnino, offre spunti di integrazione e di approfondimento dei capitoli a lei dedicati nella biografia.

Louisa May Alcott

I lettori più attenti avranno già letto in newsletter e su questo blog la notizia del prossimo titolo in uscita: un ricordo di Louisa May Alcott curato da Lurabel Harlow. Pubblicato in inglese nel 1888, l’anno stesso della morte della straordinaria autrice di “Piccole donne”, viene tradotto ora per la prima volta in italiano.

Ci allontaniamo, così, dall’Inghilterra vittoriana per raggiungere luoghi per noi più lontani. “Windy Moors” si amplia ad abbracciare quegli scrittori sui quali sembra soffiare il vento freddo della brughiera e le cui tematiche ci paiono interessanti per colmare alcune lacune e per le tematiche affrontate.

I Doveri dell'Uomo

Amiamo trascorrere il tempo fra vecchi e polverosi libri alla ricerca di materiale da tradurre, ripubblicare e riportare all’attenzione dei lettori. Un lavoro iniziato sin dal primo anno di vita della nostra casa editrice con la digitalizzazione dell’opera di Giuseppe Mazzini “I Doveri dell’Uomo” (flower-ed 2012) a cura di Achille Ragazzoni, proseguito con la realizzazione in e-book di alcune opere storico-archeologiche di Ersilia Caetani Lovatelli e ora con il recupero di testi preziosi sulla letteratura anglo-americana.

Ersilia Caetani Lovatelli, "I giardini degli Acilii"

Il nuovo anno ci porterà un ulteriore ampliamento di questo progetto di recupero e valorizzazione che vedrà il coinvolgimento di studiose specializzate in letteratura inglese: sono già al lavoro tra libri, fogli, appunti e computer.

Del recupero dei vecchi libri