La biografia di Branwell Brontë

Cari lettori, dopo aver pubblicato le lettere di Branwell Brontë, proseguiamo nelle celebrazioni del suo Bicentenario con un nuovo libro. Senza troppe parole ma con grande emozione, vi presento in anteprima la meravigliosa copertina che abbiamo realizzato per la biografia di Alice Law, Patrick Branwell Brontë, tradotta ora per la prima volta in italiano. Il fascino della brughiera, la magia della nebbia… Un sogno, non trovate?

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Pubblicata nel 1923, questa biografia ha il chiaro intento di rivalutare la figura di Branwell Brontë, il cui talento era stato troppo a lungo sminuito dai suoi detrattori, e di attribuirgi la paternità di Cime tempestose. L’autrice lo fa con tenerezza e con amore, non con arroganza. Ed è per questo che abbiamo scelto di tradurre la presente opera fra le altre: per ascoltare la voce di chi scrisse per amore del protagonista delle vicende narrate.
Voglio ancora una volta ringraziare la nostra traduttrice Alessandranna D’Auria, che reputo la maggiore esperta italiana della famiglia Brontë, per aver messo, come sempre, tutto l’impegno, la cura e la competenza in questo lavoro e per averci permesso di consegnare ai lettori italiani una nuova perla letteraria.

Alice Law, Patrick Branwell Brontë, traduzione e cura di Alessandranna D’Auria, coll. Windy Moors, vol. 10, flower-ed 2017. In uscita il 26 giugno, per il compleanno di Branwell, in ebook e cartaceo.

L’avventura Windy Moors cominciava nell’autunno del 2015. A distanza di un anno e mezzo circa siamo giunti al decimo volume della collana che diventa mese dopo mese uno scrigno di tesori sempre più numerosi e apprezzati. La strada fatta è stata entusiasmante e piena di soddisfazioni e quella da percorrere è ancora lunga e ricca di opere da riportare alla luce, di scrittori da riscoprire e approfondire.

La biografia di Branwell Brontë

Il poeta della brughiera. Per la nascita di Patrick Branwell Brontë

Patrick Branwell BrontëIl 2017 si è portato via il bicentenario della nascita di Charlotte Brontë, lasciandoci la possibilità di celebrare anche quello del fratello Branwell con una pubblicazione è stata una scelta sentita e al contempo obbligata. Scegliere cosa tradurre della sua infinita ma sfortunata produzione letteraria ha significato navigare a lungo nell’indecisione. Se guardiamo i fatti, Branwell non fu un vero scrittore in vita. La sua prosa è piuttosto articolata e dispersiva, forse per questo già a suo tempo non ebbe fortuna. Le poche poesie (circa ventuno) che vennero pubblicate sui giornali locali (Halifax Guardian, Leeds Intelligencer ecc.) non andarono oltre i confini dello Yorkshire.

Tuttavia, tra le centinaia di pagine che scrisse, ve ne sono alcune che a sua insaputa, per il lettore moderno e lo studioso in particolare, rappresentano un esempio di alta letteratura, quella che lui non avrebbe comunque mai pensato di pubblicare. Siamo entrati nel suo intimo e se i diari storicamente rappresentano la più verace espressione dell’io, in questo caso il diario di Branwell è costituito dal suo epistolario. È lì che confessa se stesso, che piange, che ama e anche se qualcuno, conosciuti gli eventi, le ha considerate esagerate in talune espressioni, questo non fa che confermare il tormento della sua vita sfortunata e il desiderio di essere ascoltato durante un cammino di sofferenza che inevitabilmente lo condusse alla morte.

Il suo dolore principale, fonte di rammarico e mortificazione fu il mancato successo. Ma non pensiamo a un’effimera fama materiale. No. Gli sarebbe bastato trovare un lavoro e tenerselo a vita. Non vi riuscì e altri eventi avversi non fecero che rincarare le dosi di quel dispiacere senza fine.

Negli anni lo si è definito in diversi modi, ognuno di questi lo caratterizzava come fratello invisibile, nell’ombra, nella nebbia, sempre e comunque un passo indietro alle sorelle, evanescente come nel quadro che dipinse ritraendole e cancellandosi. Un presagio.

Le lettere ce lo mostrano soltanto desideroso di agire di farsi strada nel mondo e lentamente quel desiderio mutò la luce in buio, in un inspiegabile quanto struggente desiderio di morte, lui che con la morte convisse fin da bambino e che morte cantò nei suoi versi più belli.

Poeta sottovalutato per alcuni, poeta talentuoso ma incompiuto per altri, dotato di un’elegante e innata vena romantica che peccò di malinconico eccessivo struggimento, Branwell era a suo agio con la rima, con le visioni oscure, con luci offuscate, con marosi e colline battute da venti di tempesta. Alcune composizioni, è vero, rivelano una certa ingenuità ma non per questo restano indegne di essere tradotte anche nella nostra lingua.

greifTuttavia proporre delle poesie ci è parso mancasse quell’elemento biografico, quasi confessionale, che cercavamo. Ecco che invece le lettere ci consegnano l’uomo, il poeta, il lavoratore, il malato. È difficile sceglierne una che lo rappresenti totalmente e una tantum anche uno di quegli schizzi che includeva nelle epistole indirizzate all’amico Leyland. Forse nel cosiddetto “Our Lady of Greif” concentra la causa della sua resa alla vita. Allegato alla lettera del 28 aprile 1846, Branwell raffigura la sua amata Lydia Robinson (donna sposata di diciassette anni più grande di lui) nel momento peggiore della sua sofferenza, al capezzale di un marito-padrone che nella fantasia romantica di Branwell presto sarebbe rimasta vedova e libera di sposarlo. Non sappiamo quanto c’era di vero in quella storia, ma di certo l’estremizzazione poetica e artistica è per noi il segnale di quanto Branwell sognasse, desiderasse una vita senza affanni, per scrivere, disegnare.

Solo lui conosceva la verità, non sappiamo quanta ne nascose o quanto rivelò di vero o fantasioso, di sicuro non siamo in diritto di giudicare ma solo in dovere di capire i perché della sua scelta di vita-morte, ognuno di noi con la propria sensibilità. Ognuno combatte a modo proprio, secondo quel che riesce a fare e non fare, lui fu vittima non solo dell’avversità o del destino, ma anche di una moltitudine di detrattori coevi e postumi che ne infangarono la memoria. Ecco perché la dedica di questo libro è stata affidata alle parole di poeta contemporaneo e italiano, in quell’inno alla vita di Angelo Branduardi che invita alla riflessione, in modo che chiunque legga questo libro capisca che: “non è da tutti catturare la vita, non disprezzate chi non ce la fa”.

Alessandranna D’Auria

 

Patrick Branwell Brontë, E come un sogno la vita vola. Lettere 1835-1848, traduzione e cura di Alessandranna D’Auria, coll. Windy Moors, vol. 9, flower-ed 2017 – ebook e cartaceo

Il poeta della brughiera. Per la nascita di Patrick Branwell Brontë

Jane Austen. Donna e scrittrice: quanto l’esperienza dell’una ha influenzato l’altra

Jane AustenPuò essere un retaggio romantico quello che ci porta a voler riconoscere un po’ di Jane Austen in ognuna delle sue eroine ma credo sia inutile negare che l’esperienza autobiografica di uno scrittore passi nelle sue opere.

Il mondo culturale e letterario dell’epoca l’ha ignorata, i nipoti hanno provato a darcene l’immagine di una zia modello che scriveva per passatempo, e lei stessa non firmava i suoi romanzi nel timore che ciò potesse ledere la sua reputazione di signorina perbene. Ma sappiamo bene che li considerava come sue creature e che, a prescindere dal fatto che le venisse naturale o meno, la fonte di ispirazione per le sue storie e i suoi personaggi era proprio a portata di mano nel circondario delle sue conoscenze.

È proprio questo ciò che si tenta di dimostrare in Jane Austen. Donna e scrittrice, e cioè che la signorina di Chawton abbia trasmesso qualcosa di sé, un’esperienza, un aspetto caratteriale, nei suoi romanzi, andando a individuare gli spunti autobiografici o, quanto meno, i riferimenti alla sua vita reale, agli affetti, alle vicende familiari e ai caratteri che l’hanno circondata.

Nella pochezza di notizie e materiale biografico che stuzzica la fame di conoscenza del pubblico estimatore, facile è il rischio di andare a reperire indizi e prove del tutto immaginarie, basati non su riscontri oggettivi. ma su sensazioni e affinità destati dall’emotività dell’incontro con quanto di lei è passato attraverso la parola scritta.

Allora a chi dovremmo credere: ai nipoti che ce la dipingono come una signorina di mezz’età tutta casa e chiesa o all’immagine solare e indomita di Elizabeth Bennet e all’appassionata difesa della costanza delle donne fatta pronunciare ad Anne Elliot?

Jane Austen. Donna e scrittriceNon a uno dei romanzi in particolare, si deve l’identificazione dell’autrice con la protagonista; troppo facile sarebbe confondere Anne Elliot con una malinconica Jane Austen desiderosa di dare almeno al suo alter ego una seconda possibilità.

Jane Austen parla per bocca dell’uno o dell’altro personaggio, proprio per non svelarsi e non compromettere la sua già ardita iniziativa di scrivere, senza attirarsi gli strali dei colleghi uomini, fino ad allora detentori assoluti del monopolio della scrittura. Non a caso è proprio Anne Elliot a pronunciare la veemente difesa delle emozioni femminili.

Si fa fatica a considerare Jane Austen una bacchettona, se solo si pensa alle sue battute ironiche e a tratti velenose, lasciate cadere all’indirizzo dei suoi personaggi più vanesi, servili o indolenti. È infatti pacifico che la signorina in questione si guardava bene intorno e si teneva informata:

L’interscambio è reciproco, il flusso è ininterrotto tra due vasi comunicanti di cui si fatica a riconoscere l’originario: se le persone reali entrano nei romanzi, i personaggi dei libri entrano nella vita reale, in una serata in salotto: “Non appena formato un gruppo per giocare a whist e minacciato un tavolo per un gioco di società, ho accampato la mamma come scusa e me ne sono andata; lasciandone per il loro tavolo da gioco quanti ce n’erano da Mrs. Grant” (Jane Austen, Lettere, trad. Giuseppe Ierolli, edizioni ilmiolibro.it, Roma, 2011, L. 78 di domenica 24 gennaio 1813, p. 291).

Di certo c’è una dimensione che rimarrà per sempre sconosciuta ai nostri occhi, grazie anche ai numerosi tagli apportati dalla sorella Cassandra alle lettere, ma, anche se difficilmente cambiava opinione su qualcosa, la nostra cara Jane ha voluto dire la sua su alcuni temi delicati come quello della condizione femminile, del matrimonio, del maschilismo sociale, fingendo di parlare d’altro.

Come poi riuscisse a dischiudere le porte di un universo sterminato quale quello dell’animo umano, sfiorandolo appena in superficie eppure esposto nei suoi più miseri difetti o recessi, questo è il segreto del suo talento.

La sua è stata definita un’arte di sfumature che, a distanza di duecento anni dalla morte della scrittrice, non manca di stupire e deliziare.

Romina Angelici

Romina Angelici, Jane Austen. Donna e scrittrice, coll. Windy Moors, vol. 8, flower-ed 2017 – ebook e cartaceo

Jane Austen. Donna e scrittrice: quanto l’esperienza dell’una ha influenzato l’altra

I libri di gennaio, tra fantasy e letteratura inglese

Cari lettori, apriamo il 2017 con un mese ricco di novità librarie: un mese tutto al femminile che ci porta a viaggiare indietro nel tempo attraverso il fantasy, la narrativa inglese e la saggistica, per mano di tre autrici che conoscete già molto bene.

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Il primo libro che voglio presentarvi è il nuovo romanzo di Giusy Amoruso, una scrittrice piena di talento che sta facendo un percorso bellissimo in flower-ed, cominciato con la pubblicazione di Angeli dannati nel 2014 e giunto fino all’insegnamento di Scrittura creativa nella nostra Scuola di Editoria Digitale. Ci offre ora il suo nuovo lavoro dal titolo pieno di rimandi e suggestioniNon avrai altro Dio allinfuori di me.
Disponibile in ebook e cartaceo dal 16 gennaio.

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La seconda novità riguarda la collana Five Yards, che ospita testi classici della letteratura inglese e americana in traduzione italiana. Alla fine del 2016 sono usciti i primi due volumi, La storia di Willie Ellin ed EmmaAshworth è un romanzo incompiuto di Charlotte Brontë, tradotto ora per la prima volta in italiano da Alessandranna D’Auria, che ha curato anche l’apparato critico dell’opera. Per la copertina abbiamo scelto un motivo floreale con i colori delle tradizionali ceramiche inglesi. Non è incantevole?
Disponibile in ebook e cartaceo dal 23 gennaio.

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La terza pubblicazione di gennaio apre le celebrazioni per il Bicentenario di Jane Austen. Mara Barbuni, autrice del saggio Elizabeth Gaskell e la casa vittoriana, ci porta questa volta alla scoperta dei significati del mondo domestico espressi dalla biografia e dalla narrativa di Jane Austen, osservando le sue “case” non solo in qualità di scenografia delle sue storie, ma anche come rappresentanti di un’epoca, da un punto di vista estetico, storico e sociale.
Disponibile in ebook e cartaceo dal 30 gennaio.

Grazie per avermi letto fin qui. Vi aspetto tra le pagine dei nostri libri,

Michela Alessandroni

I libri di gennaio, tra fantasy e letteratura inglese

Jane Austen in flower-ed

Nel giorno della nascita di Jane Austen, “artista più perfetta tra le donne”, festeggiamo con i nostri lettori preannunciando l’uscita di un nuovo libro della collana Windy Moors. Con grande emozione e tanta soddisfazione, vi proponiamo in anteprima la copertina della nuova opera di Mara Barbuni, “Le case di Jane Austen”. Il saggio sarà una delle prime pubblicazioni di flower-ed del nuovo anno.

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Jane Austen in flower-ed

Ancora Brontë, ancora Charlotte

ritratto-duyckinick-1873-based-on-a-drawing-by-george-richmondPerché ancora lei? Perché dare voce a ciò che non finì di scrivere? È una domanda che non ci siamo poste. È stato un impulso, un istinto, è stato entrare nella sua testa dove quattro storie, rimaste incompiute, in cui lei credeva, ci hanno chiamate. Quelle storie volevano darsi ai lettori. E allora, se in inglese sì, perché in italiano no? Così, editore e traduttore si sono trovati da un giorno all’altro ad aprire una nuova casa Brontë, per quei lettori che hanno amato romanzi ben più famosi usciti dalla canonica di Haworth per conquistare il mondo.

Era tempo di consegnare al lettore quelle poche pagine, prezioso tesoro che ci mostra come nasceva un’idea, da dove veniva e perché, con tutti i suoi difetti e tutti i suoi errori non corretti.

Siamo nel cuore dell’Inghilterra di primo Ottocento, nella ruvida regione dello Yorkshire, in una cittadina industriale che soffre il progresso delle macchine tessili, dove un reverendo irlandese che decise di chiamarsi Brontë per onorare il suo idolo, il Generale Horatio Nelson duca di Bronte, Regno delle Due Sicilie, si trasferì con moglie e sei figli piccolissimi a guida di una comunità religiosa di circa quattromila persone. Genti difficili da trattare, ma che, nella loro rigidità d’animo, in caso di bisogno si spendevano per il prossimo incondizionatamente. È qui, in questo posto battuto dai venti della brughiera, dalle nevi invernali, dalle calde estati colorate di erica che Charlotte per quattro volte iniziò a scrivere dei romanzi e per quattro volte li interruppe. Una vita difficile, tra scuole insopportabili e disgrazie famigliari, non scoraggiò la nostra piccola sognatrice che nel 1839 ci consegna Ashworth. È il primo tentativo di romanzo destinato alla pubblicazione. Il primo ad aprire il processo naturale per ogni essere umano: diventare grande.

la-storia-di-willie-ellinNon sappiamo e forse non sapremo mai se prima di questo ne scrisse altri con lo stesso intento. Charlotte stessa, in una delle sue lettere, parlò di numerose opere gettate via, per davvero o per metafora non possiamo dirlo con certezza. E se oggi il patrimonio charlottiano è ramingo per il mondo, a noi non resta che dar voce a quel che finora è stato messo da parte. Troppo corti quei romanzi! Troppo poche quelle pagine! Ma davvero dobbiamo limitare il nostro giudizio a questo? È un difetto. Non nostro e speriamo non vostro. Charlotte era un fiore della brughiera, oggi è anche un fiore di flower-ed per ché abbiamo preso un impegno nei confronti di una sognatrice che voleva esserci, che voleva stare tra le glorie letterarie. La ragazzina miope, che però con quegli occhi vedeva più di quanto la realtà potesse offrirle, per colpa di una vita non certo affrontata percorrendo un cammino spianato, doveva essere presa per mano. Dalle nostre mani!

Nell’anno del Bicentenario della nascita, la nostra casa Brontë ha voluto essere inaugurata col tributo opposto alla nascita, la morte. Poco prima di quel fatale 31 marzo 1855, Charlotte aveva scritto La storia di Willie Ellin ed Emma, lasciandoli entrambi incompiuti. Il secondo, come ci sentirete dire, manoscritto interrotto per volontà del destino, alla morte non v’è rimedio. Alcuni studiosi contemporanei ritengono di vedere in quest’ultimo scritto le tracce di un ulteriore capolavoro. Noi vi abbiamo visto la stanchezza, di vivere, di pensare, ma non al punto di rinunciare a fare ciò che amava di più, ciò per cui Charlotte era nata: scrivere. Doveva farlo, per un dovere verso se stessa.

Per chi conosce tutto il percorso scrittorio della nostra timida ma battagliera piccola Tallii, genio della brughiera, sarà facile intravedere nei quattro incompiuti, argomenti, visi e nomi già presenti nel lungo ciclo di Angria, scritto da adolescente. Forse per il marito, il reverendo Arthur Bell Nicholls, vi era colpa di ripetitività, per noi era solo una perenne dichiarazione d’amore verso quei sogni che, mai traditi, le servirono per capire se stessa e diventare poi Jane Eyre, l’utopia del voler essere, e Lucy Snowe, la realtà che fu.emma

Charlotte era coerente, con se stessa in modo particolare e nei confronti della vita sfortunata che dovette affrontare; si tradì una sola volta, sposandosi, contro i propri principi opposti ai doveri sociali. Donna rispettabile se donna sposata e genitrice. Questa convenzione lei l’aveva sempre rifiutata e combattuta. Eppure la paura di dover morire sola e indigente la obbligò a ripensarci forse senza sapere, o essendone tristemente conscia, che da moglie sarebbe scomparsa come scrittrice. Le restava l’amore per i suoi sogni e fu per sempre.

Allora, leggiamo con tenerezza queste pagine, La storia di Willie Ellin ed Emma, già pubblicati da flower-ed, e, se avrete un po’ di pazienza, anche Ashworth e I Moore, entrambi in via di pubblicazione. Lasciamoci guidare dalla nostra fantasia, tracciata sul solco impresso da Charlotte nella storia, per immaginare come sarebbero andate a finire, memori di quanto scrisse in Shirley:

“Il Signore dà a ciascuno di noi dei talenti, perché ne facciamo buon uso. Un giorno ce ne renderà conto”.

Vi consegniamo i suoi talenti felici di realizzare il suo sogno, vederli pubblicati, nel nostro piccolo, anche in quel paese italiano che diede origine al suo nome, Brontë.

Alessandranna D’Auria

Charlotte Brontë, La storia di Willie Ellin, traduzione e cura di Alessandranna D’Auria, coll. Five Yards, vol. 1, flower-ed 2016 – ebook e cartaceo

Charlotte Brontë, Emma, traduzione e cura di Alessandranna D’Auria, coll. Five Yards, vol. 2, flower-ed 2016 – ebook e cartaceo

Ancora Brontë, ancora Charlotte

La poesia di Wordsworth

La poesia di Wordsworth

È uscito il 5° volume della collana Windy Moors! Questa volta ci mettiamo in viaggio verso il Lake District per assaporare la poesia di William Wordsworth. Wordsworth (1770-1850) è considerato, insieme a Coleridge, il fondatore del Romanticismo inglese. Grande viaggiatore, amante della natura, autore di versi immortali, attraverso le sue poesie ha saputo ispirare nobili ideali, educando alla bellezza, al sentimento e alla verità della poesia. La sua capacità di orientare i cuori alla comprensione, alla generosità e alla pietà reciproca lo ha reso vero maestro di vita, riuscendo a generare quel punto di incontro, quel consenso etico che costituisce la base di una nazione. Le caratteristiche fondamentali e quelle più segrete dei suoi versi sono esposte in questo saggio, originariamente pubblicato nel 1909.

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La poesia di Wordsworth