Passeggiata letteraria al Cimitero Acattolico di Roma

Cimitero. La freddezza di questa parola resa automatica dalla quotidianità. Va riscaldata. Oggi, il caldo autunno romano sembra aiutarci, oggi non siamo andati a vedere delle fredde lapidi ma a riflettere su chi vi giace sotto e quel pensiero automatico e freddo per un attimo è stato cancellato. Oggi siamo andati da John e Percy, Keats e Shelley. Dopo aver visto i luoghi da loro vissuti, siamo andati da loro, uomini ormai polvere, accompagnati dai loro libri e un po’ anche dalla loro voce. Inglesi venuti a Roma per la riscoperta dell’antico, per la bellezza della nostra cultura, per quei versi che furono dipinti su una luce fatta di divinità.

Allora mi levo e, scalando il bel domo celeste,
trascorro dei monti le vette
e le onde, lasciata alla spuma del mar la mia veste
di fuoco, il mio passo incorona
le nubi; le grotte risplendono, e l’aria alle strette
mie nude, la Terra fiorente abbandona.

Io son la pupilla con cui dentro sé l’Universo
Riguarda e conoscesi Dio;
ed ogni armonia di strumento, ogni ritmo di verso,
o farmaco o luce od incanto
che dalla natura o dall’arte prorompano, è mio:
la sola vittoria corona il mio canto

E la voce di una poetessa tra noi, Alessandra Carnovale, ha dato inizio alla nostra passeggiata coi versi dell’Inno ad Apollo di Shelley, dedicato alla bellezza scultorea che mosse schiere di inglesi alla volta di Roma.

Apollo

Ci sono tante persone in questo giardino che hanno una storia da raccontare. Abbiamo scelto quelle che più rispondevano alla nostra idea inglese, romantica e letteraria. Nel silenzio rotto dai nostri passi, sul passo di qualche silenzioso gatto custode di questo luogo, arriviamo da Maria.

La raffigura una statua mesta, nella tristezza della rassegnazione. Lei, di sedici anni, pressoché sconosciuta principessa russa, davanti alla porta che falsa porta è, di fattura magistrale, attende pensierosa il suo destino. La sua anima si è ormai separata dal corpo e non sa se varcare quella soglia che conduce all’eternità. Ora che non sono più viva, che ne sarà di me? E lì dove andrò, ci saranno Elsbeth e Rosa?

Maria Obolensky

Foto di luceradente.it

Elsbeth Passarge, Rosa Bathurst e Maria Obolensky, belle, coetanee, nobili, morirono a molti anni di distanza l’una dall’altra, ma vogliamo annullare questo tempo mortale per immaginarle insieme, almeno una volta, in quei salotti letterari/culturali/musicali tanto à la mode nella Roma dell’Ottocento. Vogliamo fantasticare e vederle una sera, venire presentate alla società dai parenti, in quelle case e ville che oggi sono musei, dei Colonna, dei Verospi, degli Spada… timide, intraprendenti, preoccupate… una russa, una tedesca, una inglese, che non si capivano in quelle tre lingue tanto diverse ma che con lo sguardo si trovarono. Domani mi sposo, diceva Elsbeth… andiamo da lei allora.

E quasi come un passo obbligato, saliamo dalla Psiche che svetta su una colonna. È la metafora di questo luogo: l’anima che si spoglia delle sue vesti mortali per salire al cielo. Il sole la illumina da dietro… è un’immagine abbagliante.

Statua di Psiche

Foto di mvl-monteverdelegge.blogspot.it

Piccola, quadrata e quasi anonima, la tomba di Elsbeth Passarge, signorina di classe della società tedesca, è raffigurata in una nicchia, distesa su un letto. Elsbeth, che morì a diciassette anni nella sua prima notte di nozze.. dal sonno alla morte, senza rendersene conto…

Elsbeth Passarge

Le Mura Aureliane ci accompagnano verso un gruppetto di amici, il solito micio si fa vedere e scappa: ma dove vanno tutte queste persone? Coi libri in mano? Ah, se passano di qua vanno da Percy, per forza e con quella tizia con una mappa scarabocchiata… se non lo trovano mi tocca accompagnarli… mio caro micio, non sottovalutare un’archeologa… eccoci Percy, eccoci.

Shelley

Foto di qohelet.altervista.org

Sei un po’ lontano dal tuo amico John, ma solo col corpo, le vostre anime sono unite così come lo furono in vita; a distanza tu lo pensavi scrivendogli un poema, Adonais, che ritenevi “degno sia di lui sia di me”. Un trio di amici, John, Percy e quello svitato di Byron che se andava a fare feste e festini a Venezia. Percy, preoccupato per la salute di John, scrisse a Byron: “Voglio essere il medico del suo corpo e della sua anima”. Come se lo sentisse, come se avesse ricevuto lui quella lettera, John risponde: “Liberami, adesso, come quel Prometeo, Percy!”. Aiutami! Aiuto! Ho paura! Non di morire ma di morire solo. Che ne sarà del mio corpo quando io non ci sarò più dentro?

Percy viaggia, deve distogliere i pensieri da quella vita che sembra votata alla battaglia quotidiana. Percy sfida il mare e “respingeva ogni consiglio e si gettava nella barca per vivere in quell’elemento che doveva essergli tomba”, così narra Guido Biagi, nel 1921 e “quella volta ancora, il demone del mare, che spiava la preda, aveva aperto le ali ed era fuggito”. Non rischiò una, due, tre volte ma tante di più salendo su quella barca verso l’avventura. L’8 luglio 1822 salpa su una goletta per tornare a Viareggio. Circostanze ancora misteriose avvolgono il naufragio. Il giorno prima, la moglie Mary, quasi come presagio leggeva Le ultime lettere di Jacopo Ortis… le ultime lettere… ultime… Percy muore e lei non scriverà più nulla sul suo diario fino al 2 ottobre: “Buonanotte, Buon Diario, Diario dedicato al Silenzio, alla notte e a Shelley”. Il suo amore è straziato, la voce di Percy svanisce, come si spegne la potente immagine della sua vita.

Cingo il trono del sole
Con una fascia incendiata
E quello della luna
Con un filo di perle,
e quando il turbine spiega
il mio vessillo
i vulcani si spengono
e le stelle oscillano

Cantava la luce, così come Mary raccontava il buio. La goletta affondò portandoselo dietro, la goletta si chiamava Ariel, lo spirito della tempesta e da La Tempesta di Shakespeare, dal canto di Ariel, il suo migliore amico, Edward Trelawny trasse l’epitaffio della sua tomba:

Niente di lui si dissolve
Ma subisce una metamorfosi marina
In qualcosa di fertile straordinario

E se il suo corpo non fosse stato restituito dal mare, forse Edward avrebbe aggiunto i due versi che lo precedevano:

Ormai coralli sono le sue ossa
Sono perle i suoi occhi di una volta

In tasca Percy aveva l’Iperione di John. Ancora il sole, il titano della luce…

Edward fu sepolto accanto all’amico ma in vita fece di più, si gettò sulla pira crematoria e bruciandosi un braccio afferrò il cuore di Percy, quello che fu sepolto con Mary, in Inghilterra, tranne un pugnetto di cenere, trovato dai figli in un libro, Adonais, ancora di John, ancora John…

C’è un angelo affranto poco lontano, è la scultura di William Wetmore Story e di tutto il suo dolore ma noi dobbiamo ancora conoscere Rosa… è vicina… arrivederci Percy…

Emelyn_Story_Tomba_(Cimitero_Acattolico_Roma)

1824, Rosa Bathurst, sedici anni, bella, bellissima, la virtuale amica di Elsbeth e Maria, eccola, nella tomba che la raffigura mentre un angelo vola verso di lei.

Rosa Bathurst

Centocinquant’anni dopo o giù di lì, la musicologa Fernanda Pivano raccontò la storia di Rosa a un amico. Rosa che scivolò nel fiume, nel Tevere, a Ponte Milvio, nel fango e che fu trovata cinque mesi dopo, nello stesso punto, intatta… Gino Castaldo, giornalista, questa storia la conosceva, l’aveva già sentita… ma dove? In una poesia, sì e non si chiamava Rosa, perché l’autore volle darle un nome diverso…

Ciao Rosa o Marinella, scegli tu, ti lasciamo, ti abbiamo fatto sentire la tua canzone e vogliamo credere a Gino, sei proprio tu la ragazza che cantò Fabrizio De André, quella che l’Angelo della Morte amò al punto di portarla via pur non rassegnandosi a questo ingrato compito.

Siamo all’ombra, ci avviamo al sole, costeggiamo la Piramide Cestia e nel giardino in un angolino arriviamo alla dimora dei nostri due ultimi amici, John e Joseph. Vicini. Anche loro migliori amici.

Jpeg

Ho raccontato del suo amore, quello di John Keats per Fanny Brawne che al primo colpo… niente Fanny, sei bruttarella… e poi: “Per l’anima mia vi ho amata fino all’estremo”, “Scrivete le parole più tenere e baciatele, che almeno io possa posare le mie labbra dove furono le vostre”. Fanny non vide la sofferenza dell’amato, non quella fisica, ne lesse quella dell’anima, nelle lettere… ti amo Fanny, ti voglio, ma forse, la tomba è meglio, lì non soffrirei più.

Jpeg

Joseph Severn, pittore, amico, gli fu chiesto di descrivere quel luogo ultimo, John voleva sapere dove sarebbe stato sepolto e così ci dice Joseph: “Le violette erano i suoi fiori preferiti e si rallegrò nel sentire che erano sparse tra le tombe. Quando sentì le mie parole mi assicurò che già aveva avuto la sensazione dei fiori che gli crescevano sopra”.

Siamo stati un mese fa nella stanza in cui morì John. Là, dove ancora Joseph raccolse le sue ultime parole: “Severn… io… sollevami, sto morendo, morirò sereno, non temere, sii forte e ringrazia Dio perché è finita”. Morì quasi addormentandosi, non aveva più polmoni per respirare.

Qui giace uno il cui nome fu scritto nell’acqua

Anni dopo, Oscar Wilde venne qui e facendo l’Oscar Wilde, si sdraiò vicino la tomba di Keats, gli scrisse un sonetto e si dichiarò: “mezzo innamorato della carta che ha toccato la sua mano”.

Dobbiamo passeggiare ancora, verso l’uscita, camminare… “quando si cammina desti, nella direzione che si vuole, da tutto ciò nascono le immagini della poesia”, lo diceva Cortàzar… ci crediamo, è quasi mezzogiorno, l’ora preferita di John:

Dio del Mezzogiorno e dell’Est e dell’Ovest
Verso di te vola l’anima mia,
mentre il mio corpo viene spinto verso terra

A presto John, Percy, avete passeggiato con noi, vogliamo credervi in quel paradiso che Borges immagina “come una grande biblioteca”.

 

Alessandranna D’Auria

 

 

 

 

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Passeggiata letteraria al Cimitero Acattolico di Roma

Vincitori del Premio letterario “Parole magiche” – seconda edizione

Con grande emozione vi comunichiamo i nomi dei due vincitori del Premio letterario “Parole magiche”.

Come era già accaduto per la prima, anche questa seconda edizione ha rappresentato un’esperienza straordinaria, con una grande partecipazione di romanzieri e poeti e un’alta qualità delle opere giunte in valutazione. A tutti vanno i nostri più sinceri complimenti e l’augurio di una bella carriera letteraria, indipendentemente dal risultato di questo premio letterario.

Ora procediamo con la nomina dei vincitori.

Sezione Poesia:

Alessandra Carnovale con le poesie Omaggio shakespeariano/Odissea/Anna

Sezione Narrativa:

Adriana Maffei con il romanzo Streghe

Vi facciamo le nostre congratulazioni e vi diamo il benvenuto in flower-ed!

Vincitori del Premio letterario “Parole magiche” – seconda edizione