DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato

INDICE

Introduzione
I – Romanità e Italianità
II – Prove medievali di “risorgimento”
III – L’età moderna: sogni e disegni della Nazione
IV – Il Risorgimento: una “magia” nata a Napoli?
V – L’infanzia “giacobina” del Risorgimento
VI – Risorgimento e plot theory
– La cospirazione massonica
– La cospirazione ebraica
– La cospirazione comunista
VII – Neoguelfi e moderati di fronte a Roma
VIII – La Destra che volle Roma
IX – I Savoia: una dinastia per l’Italia
X – Mazzini e la Repubblica Romana
XI – Garibaldi e il genio Telesforo
XII – Crispi e il tramonto del Risorgimento
XIII – Il complotto contro il Regno d’Italia
Conclusione. Provare a ri-sorgere
L’autore

DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato

IL MITO DELL’EGITTO di Barbara Crimi

INDICE
 
Introduzione
I – L’Egitto nel mondo greco antico
II – L’Egitto nell’antica Roma
III – Tra Cristianesimo e Islamismo: l’Egitto nel Medioevo
IV – Il Rinascimento e l’Egitto: tra filosofia, teologia cristiana e simbolismo dei geroglifici
V – L’età barocca: l’Egitto di Kircher, dei collezionisti e dei viaggiatori
VI – Il Settecento: l’Egitto tra mito e scienza
VII – L’Ottocento e la nascita dell’egittologia
VIII – L’Egitto nel Novecento
IX – Noi e l’Egitto: il XXI secolo e le prospettive future
Note
Bibliografia
L’autore

IL MITO DELL’EGITTO di Barbara Crimi

ARAMEI. Le oscure origini di un popolo di Michela Alessandroni

INDICE
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Introduzione                                                                                            
I – Storia degli studi                                                                     
– Considerazioni generali
II – Fonti                                                                                           
– Testi contenenti il nome Aram
– Testi contenenti il nome Akhlamu
– Testi assiri sugli Aramei
– Iscrizioni aramaiche antiche
– Fonti giudaiche
III – Ricostruzione storica                                                          
– Antecedenti degli Aramei: definizione etnico-geografica del nome Aram e del nome Akhlamu
– Il periodo medio-assiro: dagli Akhlamu Armaya agli Aramei
– Le entità statali e le tribù dell’est
– Sviluppi storici e politici dal crollo dello stato urarteo alla nascita dell’Armenia
Conclusioni                                                                                     
Bibliografia                                                                                     

L’autore

ARAMEI. Le oscure origini di un popolo di Michela Alessandroni

IL MITO DELL’EGITTO di Barbara Crimi in una recensione della scrittrice Cinzia Baldini

“L’uomo ha paura del Tempo, ma il Tempo ha paura delle Piramidi” così recita un antico proverbio arabo e la storia, da oltre quattromila anni (o forse… qualcosa in più!) sembra dare ragione alla saggezza popolare.
L’eredità culturale, sociale, civile lasciata ai posteri dall’antica civiltà Nilotica è, praticamente, immortale al pari delle sue antiche vestigia. Ed è proprio partendo da questa considerazione inossidabile di cui si ammanta e fa sfoggio l’Egitto da tempo immemore, che Barbara Crimi inizia la sua trattazione nell’e-book IL MITO DELL’EGITTO.
“Questa mia ricerca aspira ad essere un’analisi sulla nascita e la trasmissione del “mito dell’Egitto”, cosi come e stato costruito a partire dai tempi più antichi, come e stato tramandato, appreso e modificato nelle varie epoche e società, come è stato ereditato da noi oggi…” recita nell’introduzione.
L’autrice espone, ripercorrendo orme millenarie, in uno studio interessante ed avvincente, tesi, teorie e descrizioni, non di rado fantasiose, ma rigorosamente autentiche, di come l’antica terra di Kem era vista dagli eruditi del mondo greco antico, prima, e dell’Impero Romano, poi. Dai dotti del Medioevo, ai letterati, ai viaggiatori e ai collezionisti dell’età barocca fino ad arrivare agli studiosi dei secoli relativamente più vicini a noi quali il settecento e l’ottocento, per terminare con le analisi, assai dettagliate, degli esperti del novecento, il secolo appena conclusosi e le prospettive future del mito dell’Egitto negli anni duemila ed oltre.
Dando maggiore risalto alle epoche meno indagate, forse a causa delle minori testimonianze pervenuteci, come il periodo greco, il Medioevo e il Rinascimento, IL MITO DELL’EGITTO ci permetterà di conoscere le diverse scuole di pensiero che, ad intervalli irregolari di tempo, si sono susseguite, ricorse e spesso accavallate.
Il lettore potrà “toccare con mano” o per meglio dire, leggere estratti in cui il timore reverenziale e l’ammirazione/meraviglia che gli antichi autori greci quali Omero, Eschilo, Erodoto, Platone, Socrate, Aristotele, Diodoro Siculo, nutrirono verso l’Egitto.
Accompagnato dai commenti puntuali e sintetici dell’autrice arriverà a comprendere, come con il trascorrere del tempo, la diatriba si trasformerà in un marcato antagonismo dove la posta in gioco sarà il riconoscimento del primato su molti ambiti civili, sociali, culturali, scientifici, medici, che permeeranno inconfondibilmente le civiltà successive fino a giungere ai tempi odierni.
Vedrà come la lotta serrata pro e contro la terra dei Faraoni, tracimerà dal mondo ellenico al periodo romano dove, secondo il modo di pensare di alcuni famosi scrittori come Seneca, Tacito, Lucano, Giovenale, esso sarà considerato esclusivamente un paese conquistato e annesso all’impero. Da qui il ruolo di censori nei confronti della religione, degli usi, dei costumi e di qualsiasi riferimento al glorioso passato dell’Egitto.
La curiosità per la civiltà sorta lungo le sponde del Nilo, si riaffaccia attraverso lo studio filosofico e teologico, non di rado arbitrario, fantasioso e inverosimile, dei geroglifici nel Medioevo e nel Rinascimento per culminare infine nell’età barocca con le teorie del gesuita, padre Athanasius Kircher.
“Contrariamente ai suoi predecessori, lo scopo che Kircher si propone non è di comprendere il modo in cui scrivere i geroglifici, ma come leggerli; a tal fine, l’unico mezzo da lui ritenuto valida base per la ricerca è l’esame dei testi relativi alla sapienza egizia, nota grazie a ciò che ne è stato tramandato da quei Greci che ebbero contatti diretti con i sacerdoti egizi, poi dai Neoplatonici, ma soprattutto grazie al Corpus Hermeticum del Trismegisto”.
A Napoleone, infine, che con la sua fallimentare campagna militare di conquista dell’Egitto nel 1798 va il merito di aver dato l’impulso decisivo alla nascita di quella che diventerà una vera e propria disciplina archeologica: l’Egittologia. La famosa Commissione composta da studiosi e artisti, voluta dal grande Imperatore Corso al seguito dell’esercito, costituì un valido precedente ed un esempio prezioso per le future spedizioni con intenti di esplorazione archeologica che da quell’epoca si susseguirono intrepide ed incessanti.
Champollion, Mariette, Belzoni, Maspero, Flinders Petrie, ed ancora Winckelmann, Lepsius, Schiaparelli, Bresciani, Donadoni, Jacq, Hawass compaiono a rendere completa la rassegna. 
Il MITO DELL’EGITTO, perciò, non è solo una vasta panoramica che abbraccia quasi tutto il nostro passato ma una vera e propria ricostruzione a posteriori. Una ricerca che cura non soltanto la genesi vera e propria del mito dell’Egitto ma approfondisce, in maniera stimolante, anche quelle tematiche ritenute inscindibili in una trattazione della civiltà Nilotica. Mi riferisco ad argomenti quali il contrapporsi, prima, e il graduale avvicendamento in seguito, della religione delle antiche divinità pagane egiziane con il cristianesimo e l’islamismo, o le rivoluzionarie, spesso sconcertanti, teorie dei cultori della cosiddetta archeologia “eretica”. 
Non mancano infine, a completare una visione a trecentosessanta gradi, esaustiva e compiuta, dettagliatamente particolareggiata, notizie e informazioni su come l’antico Egitto continui a riempire di sé e a rinfocolare il suo mito ai giorni nostri attraverso servizi fotografici, film, fumetti, design e architettura, oreficeria, trasmissioni televisive, libri e riviste specializzate.
IL MITO DELL’EGITTO è un saggio storico interessantissimo e molto fruibile perché, pur se scritto in un linguaggio specialistico, risulta comprensibile e accattivante. Poiché, a mio modesto avviso, lo ritengo un compendio completo e accurato di ricerca e documentazione, mi permetto di consigliarne la lettura tanto a chi, come me, è appassionato e affascinato da questa antica civiltà, quanto agli studiosi del settore o ai laureandi in cerca di spunti o appunti per le loro tesi.
Condividendo quanto scrive l’autrice, Barbara Crimi, nel finale del suo lavoro, riporto la sua frase di congedo: “Vorrei concludere la trattazione citando le parole con cui la guida stampata di National Geographic introduce la terra del Nilo (nella traduzione italiana), le quali bene illustrano il sentimento che ancora oggi coinvolge chiunque si avvicini all’Egitto: «Gli architetti moderni sono in grado di costruire torri alte oltre cento piani; l’uomo ha camminato sulla Luna e inviato sonde su Marte; si può comunicare in tempo reale da qualsiasi parte del globo, ma le opere architettoniche degli antichi egizi, quali le Piramidi o la Grande Sala Ipostila di Karnak, ci lasciano attoniti e ci infondono un timore reverenziale come mai potrebbero grattacieli, razzi o elaboratori elettronici. Ciò che più sorprende è che al tempo in cui Erodoto si trovava davanti alle Piramidi, queste erano considerate tanto antiche quanto lui stesso lo è ora per noi, non vi è quindi da stupirsi se molti ritengono che siano state costruite da alieni: l’Egitto è semplicemente sconcertante»”.  Buona Lettura!

 

Barbara Crimi è nata a Roma nel 1985 e vive al Lido di Ostia. Si è laureata all’Università di Roma Tre in Scienze dell’Archeologia e Metodologia della ricerca storico-archeologica e studia le influenze culturali dell’antico Egitto sull’Occidente.
Ama la pittura con le tempere, le attività sportive e la poesia, ma il suo sogno è quello di viaggiare per conoscere culture diverse.

Cinzia Baldini

 
Autore: Barbara Crimi
ISBN: 978-88-97815-07-5
Editore: Flower-ed

Formati E-Book: EPUB +MOBI
Euro 14,00
Anno 2012
IL MITO DELL’EGITTO di Barbara Crimi in una recensione della scrittrice Cinzia Baldini

IL MITO DELL’EGITTO di Barbara Crimi

Egitto, terra di sapienza, misteri e meraviglie: in tutte le epoche, dall’antichità ai giorni nostri, la sua straordinaria cultura ha affascinato studiosi, eruditi e non solo.

Barbara Crimi, autrice di questa ricerca che si snoda dall’antica Grecia a oggi,
ci conduce in un incantevole viaggio attraverso i secoli e racconta, attraverso le immagini e la voce diretta dei protagonisti, come il “mito dell’Egitto” sia stato costruito e poi tramandato nelle varie epoche della società occidentale, considerando quali momenti principali della pre-egittologia la Roma dei primi secoli dell’Impero e il Settecento, e come sia giunto sino a noi attraverso studi più o meno fantasiosi.



Formati: EPUB +MOBI
ISBN: 978-88-97815-07-5
Prezzo: 14 euro
IL MITO DELL’EGITTO di Barbara Crimi

"Esoterismo, storia e politica": pubblicata oggi su Rinascita l’intervista a Sandro Consolato, autore del saggio "Dell’elmo di Scipio"

Esoterismo, storia e politica. A colloquio con Sandro Consolato, autore del saggio “Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, Storia d’Italia e memoria di Roma”
di Giampaolo Cufino
 
Abbiamo incontrato Sandro Consolato, studioso dei rapporti tra esoterismo, storia e politica, per 12 anni direttore del periodico “La Cittadella” e autore di numerosi saggi e articoli. Recentemente la casa editrice flower-ed ha pubblicato, in formato e-book, un suo saggio storico dal titolo molto eloquente, “Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma”.
Esoterismo, storia e politica, dicevo: tre elementi che ritroviamo continuamente intrecciati in questa storia d’Italia e che ci piace approfondire; in tale orizzonte si situa la nostra intervista a Sandro Consolato.


“Dell’elmo di Scipio” si colloca nel genere letterario della saggistica storica. Quale importanza riveste fare ricerca storica? E questo saggio quali nuove prospettive apre al lettore?

Ho una formazione accademica di tipo storico, ma non sono uno storico di professione. La ricerca storica io la intendo, ovviamente in rapporto alla mia persona e ai miei interessi ed obiettivi, come parte integrante di una attività “militante” da esercitare nel dominio delle idee, con lo scopo di offrire determinati punti di vista spirituali, etici e politici. Questo tipo di ricerca deve coniugare quanto più possibile l’obiettività storica con la funzione persuasiva, cioè con la capacità di convincere il lettore della bontà di un punto di vista sulla storia che in qualche modo deve sfociare naturalmente in una determinata prassi – ripeto: spirituale, etica e politica – riguardo al presente. Le prospettive che vorrei aprire sono quelle stesse per cui lavoro, intellettualmente, ormai da più di venti anni, ovvero quelle della ricostruzione di un saldo senso dell’identità nazionale.

Il titolo del saggio mostra in maniera chiara quale sia l’argomento trattato. Ma qual è il punto di vista secondo cui viene ricostruita la nostra storia nazionale?

Direi che è il sottotitolo a indicare chiaramente sia l’argomento trattato che il punto di vista assunto. Parlo di “Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma”, perché il saggio tratta inizialmente anche di tutta la storia d’Italia prerisorgimentale, evidenziando come a Roma l’Italia debba la sua identità unitaria, e alla “memoria di Roma” il faticoso cammino verso la nascita di uno Stato nazionale. Il titolo, tratto ovviamente dall’inno di Mameli, è a mio avviso simbolicamente perfetto: perché Mameli voleva dire esattamente questo: che l’Italia non poteva trovare ragione e forza di unità se non nel richiamo alla virtus romana. Il mio punto di vista però è più complesso, e direi anche più ardito: io non mi limito a sostenere che in tutta la storia dell’Italia postromana è esistita una “memoria di Roma” (di carattere eminentemente culturale) che ha agito per l’unità nazionale, ma mi spingo fino a sostenere che questa “memoria” è stata anche attivata, per così dire, “magicamente”, da élites esoteriche di radice precristiana, spesso coincidenti con le élites culturali della nazione (tutto questo ha a che fare con la mia più nota attività di studioso di esoterismo).

In “Dell’elmo di Scipio” si criticano le varie forze politiche e culturali che hanno dominato la scena politica della prima e della seconda repubblica per il loro sostanziale antirisorgimentalismo, ma la critica è più severa con la destra. Il libro si può qualificare come espressione di un’area politica particolare…

Ho evidenziato come certe posizioni antirisorgimentali, e quindi poi antinazionali tout court, espresse in questi ultimi decenni dal leghismo al nord e dal neoborbonismo al sud, abbiano radici tanto nella destra quanto nella sinistra estrema, soprattutto degli anni 60-70, cui si è aggiunto il peso dell’universalismo e del neotemporalismo cattolico. Sono più severo con la destra perché ha finito in gran parte per vedere nel Risorgimento solo un fenomeno borghese, moderno ed eterodiretto, e mi sono particolarmente affaticato nel mostrare che le cose non stanno esattamente così. Del resto, lo storico di sinistra Alberto Mario Banti, considerato oggi uno dei migliori studiosi del Risorgimento, ha criticato fortemente il richiamo, molto strumentale e molto recente, della sinistra italiana (con Ciampi in particolare) a quel periodo e modello, che lui vede intriso pericolosamente di idee identitarie, di “sangue e suolo”, di mistica del sacrificio. Con grande piacere, ho in questi giorni visto pure che “Nouvelle Ecole”, la rivista di Alain de Benoist, in appendice al suo numero 61 monografico sui Romani ha posto anche un saggio di Yves Branca sul Risorgimento italiano, che lo valorizza positivamente come fenomeno di “rivoluzione conservatrice” e “nazionalpopolare”, facendo particolarmente riferimento alla sinistra risorgimentale, a Mazzini, Pisacane, Garibaldi. Ora, se il mio libro dovesse essere espressione di un’area politica particolare, lo sarebbe di un’area che attualmente non c’è, che è appunto quella di una sinistra nazionale, fortemente innervata di elementi propri peraltro alla cultura della destra non liberale né liberista.

Roma appare come momento di concezione dell’idea nazionale. Qual è l’eredità culturale, politica, valoriale di questa nostra ascendenza?

Questa eredità purtroppo è largamente distrutta. Anche per colpa degli abusi del Fascismo, in verità. Rimane nel territorio, nei monumenti, in quel po’ di cultura classica che ancora si veicola a scuola o nei media, ma non genera consapevolezza identitaria, né risveglio etico e civile. Roma antica è molto più ammirata, rispettata e ricordata all’estero che in Italia: questo è molto triste.

Il periodo risorgimentale rappresenta, invece, il momento di fioritura di quell’idea, ripresa e riattualizzata. Con quanta consapevolezza di ciò agirono i protagonisti dell’epoca?

Il Risorgimento, complessivamente considerato, è stato tante cose assieme. E’ esistito anche un patriottismo italiano piuttosto avverso all’idea forte di Roma. Io questo l’ho messo ben in luce, in particolare trattando dell’ala moderata. Però il nucleo forte del Risorgimento sente notevolmente questa idea che Roma sia l’origine e il fine del Risorgimento. Garibaldi, che è il simbolo stesso dell’indipendenza italiana, su questo è molto netto.

L’esposizione ci conduce fino alle soglie del 2012 con i relativi fatti di cronaca e politica. Che ne pensa delle celebrazioni del 150° del 2011 e del ruolo del presidente Napolitano?

Il mio libro era programmato per il marzo 2011 e ho dovuto poi riaggiornarlo un po’ quasi costantemente. Chi ricorda l’anticipazione dell’introduzione, che uscì nel novembre 2010 sul “Foglio” di Giuliano Ferrara, ricorderà anche come guardavo con una certa apprensione al modo in cui sarebbe andato il 150° e anche al ruolo della Lega. Ora, il 150° alla fine è andato molto meglio di quanto prevedessi, e secondo me, anche a livello per così dire “sottile”, ha determinato il successivo crollo politico-morale della Lega. Se il 150° doveva essere una sorta di referendum sul sentirsi italiani o no, beh, ha vinto senz’altro il partito del sì, e questo è positivo. Nel libro riconosco il ruolo positivo che Napolitano ha avuto nell’avvicinare istituzioni e popolo al tema unitario. Devo però qui aggiungere – dapprima lo avevo fatto anche nel libro, ma poi ho voluto glissare, lasciando in fondo capire come la pensavo su ciò che è accaduto alla fine del 2011 grazie ad una citazione di Marcello Veneziani – che al suddetto riconoscimento verso la presidenza della Repubblica deve accompagnarsi la severissima critica di aver piegato quelle stesse celebrazioni ai fini di una ulteriore e più grave diminuzione della sovranità nazionale, sia osando paragonare le pseudo “primavere arabe” al Risorgimento sia pilotando l’Italia verso il suo commissariamento da parte della cosiddetta “Europa”.

Quale messaggio possiamo mandare ai lettori di “Rinascita” e ai potenziali lettori dell’e-book al fine di restituire un’immagine positiva della nostra storia nazionale?

Il messaggio è proprio quello della “rinascita”. L’Italia è stata a volte paragonata ad una Fenice, soggetta a morti e resurrezioni. Il Risorgimento è stato, pur con tutti i suoi limiti, i suoi drammi intrinseci e le non poche eredità negative, un grande momento storico di risveglio di energie vitali, destinate a fare dell’Italia una nazione comunque protagonista della grande storia contemporanea; una nazione con cui sono ferocemente arrabbiato ma che preferisco alla Svizzera, federalista e ordinata quanto si vuole, ma memorabile solo per gli orologi e le banche. Se non esiste, come pretendeva Fukuyama, la “fine della storia”, allora non esiste nemmeno la fine dell’Italia, la terra che fu detta “sempre rinascente”.

L’e-book può essere acquistato sul sito della casa editrice: http://www.flower-ed.it
“Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma”, di Sandro Consolato (flower-ed, 2012)

Fonte: Rinascita
"Esoterismo, storia e politica": pubblicata oggi su Rinascita l’intervista a Sandro Consolato, autore del saggio "Dell’elmo di Scipio"

Su ZeBuk la presentazione di DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato

Un saggio storico ampio e dettagliato, costituito da tredici capitoli attraverso i quali Sandro Consolato, noto studioso di tradizionalismo romano, ripercorre la nostra storia: partendo dall’antichità, da quella Roma dalla quale riceviamo l’unità culturale e politica, l’autore giunge fino agli inizi del 2012, seguendo lo sforzo fatto nei secoli per pensare e ritrovare l’unità nazionale.
Ben nove sono i capitoli dedicati al Risorgimento, di cui lo studioso analizza gli aspetti, le correnti e i protagonisti, includendo nella sua ricerca anche le teorie complottistiche sui moti unitari: la cospirazione massonica, quella ebraica e quella comunista.
Molti sono i riferimenti al Fascismo, ma un rilievo particolare è dato a tutta la parabola storica del Regno d’Italia, fino al 1946, soprattutto dal punto di vista della lotta palese e occulta tra Stato e Chiesa.
L’autore
Sandro Consolato (Bagnara Calabra, RC, 1959), studioso dei rapporti tra esoterismo, storia e politica, ha curato, tra il 2001 e il 2012, la nuova serie della rivista di studi tradizionali e storici La Cittadella. È autore del saggio Julius Evola e il buddhismo (SeaR, Borzano, RE, 1995) e ha collaborato ai volumi di AA.VV. Il gentil seme. L’idea di Europa: radici e innesti (Ar, Padova 2004), Evola no-global? (Libreria Ar, Salerno 2004), Esoterismo e fascismo (Mediterranee, Roma 2006), Per una nuova oggettività (Heliopolis, Pesaro 2011).
Suoi scritti sono apparsi sulle riviste Arthos, Politica Romana, Letteratura-Tradizione e Margini. Ha contribuito al dibattito sul 150° dell’Unità nazionale con articoli e interviste pubblicate sui quotidiani Il Foglio, il Secolo d’Italia, il Domani e sul mensile di Casa Pound Occidentale.
Credits: Ufficio Stampa Flower-ed
Formati: EPUB + MOBI
ISBN: 978-88-97815-05-1
Fonte: ZeBuk
Su ZeBuk la presentazione di DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato

Il Risorgimento nel mito di Roma. Recensione dell’e-book DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato

L’articolo sarà pubblicato in «Occidentale», giugno 2012.

In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia – oltre ai festeggiamenti e ai «solenni» discorsi delle alte cariche dello Stato – è stata prodotta una mole imponente di saggi, monografie, miscellanee, conferenze e convegni che hanno trattato del nostro Risorgimento. Molto spesso a sproposito, lasciando oltretutto ampio spazio ai vari rigurgiti antinazionali (padani, neoborbonici, neoguelfi, internazionalisti, mondialisti, ecc. ecc.). E anche la «nebulosa» neofascista ha in molti casi snobbato la memoria del nostro processo unitario, secondo schemi e modalità assai complessi e stratificati di cui abbiamo ampiamente trattato qui sulle colonne di «Occidentale».

Eppure, proprio in seno all’ambiente nazional-rivoluzionario, abbiamo potuto apprezzare una coraggiosa, doverosa e puntuale messa in discussione della tradizione antirisorgimentale neofascista. E questo, in particolare, grazie al volume miscellaneo curato da Pietro Cappellari Una Patria, una Nazione, un Popolo (Herald Editore), il quale segna un punto di rottura all’interno del proprio ambiente di riferimento, e che si propone anche come punto di non ritorno: come fine degli equivoci, come riappropriazione di una gloriosa tradizione che, invece di essere dimenticata o distorta o umiliata, deve essere al contrario proiettata, decantata e potenziata, nell’avvenire prossimo e remoto.  

È proprio in tal contesto che si inserisce l’ultima fatica di Sandro Consolato, ossia Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma (Flower-ed, pp. 331, € 14). Consolato, cultore di «studi tradizionali» e direttore de «La Cittadella», per quest’operazione editoriale ha scelto un’opzione innovativa e coraggiosa, cioè la formula dell’e-book: gli amanti del cartaceo potrebbero scoraggiarsi nell’impresa, eppure – premetto subito – la lettura del documento telematico non risulta affatto scomoda o limitante. Tra l’altro l’opera merita un’attenta e meditata lettura poiché – sulla scorta di una vasta e valida bibliografia, oltreché grazie a una interessante chiave di interpretazione – l’autore confuta una per una tutte le distorsioni neofasciste del Risorgimento, mettendo altresì in luce la plurisecolare continuità, talvolta palese talaltra sotterranea, dell’ideale unitario italiano all’insegna di Roma e della romanità.

La specificità tutta italiana di quest’idea di ri-sorgenza (pensiamo, oltre a «Risorgimento», a termini quali «Rinascimento» e «Riscossa»), ossia l’idea del ripiego – per usare una formula locchiana – su un’origine mitica e carica di gloria, era stata del resto già notata e posta in rilievo da un insospettabile come Antonio Gramsci (insospettabile solo per chi ragiona ancora con paraocchi ideologici), che Consolato opportunamente cita: «Nel linguaggio storico-politico italiano è da notare tutta una serie di espressioni legate strettamente al modo tradizionale di concepire la storia della nazione e della cultura italiana, che è difficile e talvolta impossibile di tradurre nelle lingue straniere. […] Nasce nell’Ottocento il termine “Risorgimento” in senso più strettamente nazionale e politico, accompagnato dalle altre espressioni di “Riscossa nazionale” e “riscatto nazionale”: tutti esprimono il concetto del ritorno a uno stato di cose già esistito nel passato o di “ripresa” offensiva (“riscossa”) delle energie nazionali disperse intorno a un nucleo militante e concentrato, o di emancipazione da uno stato di servitù per ritornare alla primitiva autonomia (“riscatto”). Sono difficili da tradurre appunto perché strettamente legate alla tradizione letteraria-nazionale di una continuità essenziale della storia svoltasi nella penisola italiana, da Roma all’unità dello Stato moderno, per cui si concepisce la nazione italiana “nata” o “sorta” con Roma, si pensa che la cultura greco-romana sia “rinata”, la nazione sia “risorta”, ecc. La parola “riscossa” è del linguaggio militare francese, ma poi si è legata alla nozione di un organismo vivo che cade in letargia e si riscuote, sebbene non si possa negare che le è rimasto un po’ del primitivo senso militare».

L’acume di Gramsci, in effetti, lascia sbalorditi: in questa lucidissima notazione dell’intellettuale comunista, infatti, è contenuta l’idea fondamentale del ritorno all’origine mitica visto non come restaurazione anacronistica o reazionaria di un passato morto e sepolto, bensì come risveglio delle «energie nazionali», come progetto d’avvenire, come «ripresa offensiva», ossia come avanzata. È una concezione squisitamente rivoluzionaria, anche nel senso «tradizionale» indicato da Consolato, il quale intende la «ri-voluzione come ri-torno, quasi astronomicamente scandito, a una condizione originaria perduta in virtù di un perturbamento intervenuto nell’ordo rerum». Non fu d’altronde già D’Annunzio, non a caso cultore del mondo greco-romano nonché «Vate» della nuova Italia, a definire la nostra nazione, con un magnifico epiteto dall’eco omerica, la «Semprerinascente»?

E Consolato, di fatti, tenta di rintracciare il filo rosso del nostro ideale nazionale dall’Antichità sino alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, passando per i sovrani longobardi, Federico II di Svevia, Dante, Petrarca, Cola Di Rienzo, Alfonso d’Aragona, Machiavelli, Campanella, Vico, Filangieri, Romagnosi, Vittorio Emanuele II, Mazzini, Garibaldi e tanti altri, più o meno conosciuti dal grande pubblico, i quali desiderarono ardentemente e prepararono lungo i secoli la rinascita dell’Italia nel nome augusto di Roma.

Proprio in questo contesto, del resto, si inserisce la critica spietata, ma acuta e documentata, delle fallaci interpretazioni neofasciste del Risorgimento. A cominciare da quella – interna dunque al «movimento tradizionale» – di Julius Evola, la quale aveva d’altra parte già ricevuto le obiezioni puntuali di Adriano Romualdi, uno tra i migliori allievi del Barone. Evola, infatti, fece sua in buona parte la lettura demonizzante della corrente neoguelfa («a destra» rappresentata soprattutto da Attilio Mordini), la quale vedeva nel Risorgimento un complotto massonico ai danni della Chiesa e del «mondo tradizionale», rintracciando viceversa i paladini della Tradizione nella Santa Alleanza, nell’Austria asburgica, nelle potenze della Restaurazione e in quel Metternich (l’«ultimo grande europeo» secondo Evola) che reputava l’Italia una mera «espressione geografica». Tutto un mondo, cioè, che tra l’altro – argomenta l’autore – si presenta tutt’altro che cristallino e in regola anche da un punto di vista strettamente tradizionale, non mancando tra le sue fila persone equivoche, ambigue e poco nobili, le quali talvolta intrattenevano inquietanti rapporti con varie sette e massonerie ben poco rispettabili.

E questo proprio mentre l’autore illustra, con dovizia di particolari e con valida documentazione, come presso molti gruppi insorgenti e unitaristi la Massoneria svolgesse la «funzione di “copertura” di realtà iniziatiche italiane ben più antiche della Libera Muratoria nata in Inghilterra nel 1717», con gli esempi di spicco della Carboneria, della Società dei Raggi e della Guelfia (ma il nome non tragga in inganno), le quali molto spesso si caratterizzavano in quanto depositarie dell’antica sapienza pitagorica. Così si può dire del resto di Garibaldi, spesso disprezzato dalla vulgata neoguelfa in quanto appartenente alla Massoneria, laddove Consolato mette ben in luce la poco nota ma radicatissima ispirazione romana dell’«eroe dei due mondi».

Insomma, ce n’è abbastanza per mandare in soffitta settant’anni di neofascismo reazionario e antirisorgimentale, riattivando invece – sia secondo tradizione che secondo rivoluzione (che è la quintessenziale sintesi fascista) – il nostro mito più puro e originario. Un mito che è carico di storia e di gloria, ma anche – se noi ancora lo vorremo – del più splendido destino.
 
Fonte: Augusto
Il Risorgimento nel mito di Roma. Recensione dell’e-book DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato