DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato

INDICE

Introduzione
I – Romanità e Italianità
II – Prove medievali di “risorgimento”
III – L’età moderna: sogni e disegni della Nazione
IV – Il Risorgimento: una “magia” nata a Napoli?
V – L’infanzia “giacobina” del Risorgimento
VI – Risorgimento e plot theory
– La cospirazione massonica
– La cospirazione ebraica
– La cospirazione comunista
VII – Neoguelfi e moderati di fronte a Roma
VIII – La Destra che volle Roma
IX – I Savoia: una dinastia per l’Italia
X – Mazzini e la Repubblica Romana
XI – Garibaldi e il genio Telesforo
XII – Crispi e il tramonto del Risorgimento
XIII – Il complotto contro il Regno d’Italia
Conclusione. Provare a ri-sorgere
L’autore

DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato

"Esoterismo, storia e politica": pubblicata oggi su Rinascita l’intervista a Sandro Consolato, autore del saggio "Dell’elmo di Scipio"

Esoterismo, storia e politica. A colloquio con Sandro Consolato, autore del saggio “Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, Storia d’Italia e memoria di Roma”
di Giampaolo Cufino
 
Abbiamo incontrato Sandro Consolato, studioso dei rapporti tra esoterismo, storia e politica, per 12 anni direttore del periodico “La Cittadella” e autore di numerosi saggi e articoli. Recentemente la casa editrice flower-ed ha pubblicato, in formato e-book, un suo saggio storico dal titolo molto eloquente, “Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma”.
Esoterismo, storia e politica, dicevo: tre elementi che ritroviamo continuamente intrecciati in questa storia d’Italia e che ci piace approfondire; in tale orizzonte si situa la nostra intervista a Sandro Consolato.


“Dell’elmo di Scipio” si colloca nel genere letterario della saggistica storica. Quale importanza riveste fare ricerca storica? E questo saggio quali nuove prospettive apre al lettore?

Ho una formazione accademica di tipo storico, ma non sono uno storico di professione. La ricerca storica io la intendo, ovviamente in rapporto alla mia persona e ai miei interessi ed obiettivi, come parte integrante di una attività “militante” da esercitare nel dominio delle idee, con lo scopo di offrire determinati punti di vista spirituali, etici e politici. Questo tipo di ricerca deve coniugare quanto più possibile l’obiettività storica con la funzione persuasiva, cioè con la capacità di convincere il lettore della bontà di un punto di vista sulla storia che in qualche modo deve sfociare naturalmente in una determinata prassi – ripeto: spirituale, etica e politica – riguardo al presente. Le prospettive che vorrei aprire sono quelle stesse per cui lavoro, intellettualmente, ormai da più di venti anni, ovvero quelle della ricostruzione di un saldo senso dell’identità nazionale.

Il titolo del saggio mostra in maniera chiara quale sia l’argomento trattato. Ma qual è il punto di vista secondo cui viene ricostruita la nostra storia nazionale?

Direi che è il sottotitolo a indicare chiaramente sia l’argomento trattato che il punto di vista assunto. Parlo di “Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma”, perché il saggio tratta inizialmente anche di tutta la storia d’Italia prerisorgimentale, evidenziando come a Roma l’Italia debba la sua identità unitaria, e alla “memoria di Roma” il faticoso cammino verso la nascita di uno Stato nazionale. Il titolo, tratto ovviamente dall’inno di Mameli, è a mio avviso simbolicamente perfetto: perché Mameli voleva dire esattamente questo: che l’Italia non poteva trovare ragione e forza di unità se non nel richiamo alla virtus romana. Il mio punto di vista però è più complesso, e direi anche più ardito: io non mi limito a sostenere che in tutta la storia dell’Italia postromana è esistita una “memoria di Roma” (di carattere eminentemente culturale) che ha agito per l’unità nazionale, ma mi spingo fino a sostenere che questa “memoria” è stata anche attivata, per così dire, “magicamente”, da élites esoteriche di radice precristiana, spesso coincidenti con le élites culturali della nazione (tutto questo ha a che fare con la mia più nota attività di studioso di esoterismo).

In “Dell’elmo di Scipio” si criticano le varie forze politiche e culturali che hanno dominato la scena politica della prima e della seconda repubblica per il loro sostanziale antirisorgimentalismo, ma la critica è più severa con la destra. Il libro si può qualificare come espressione di un’area politica particolare…

Ho evidenziato come certe posizioni antirisorgimentali, e quindi poi antinazionali tout court, espresse in questi ultimi decenni dal leghismo al nord e dal neoborbonismo al sud, abbiano radici tanto nella destra quanto nella sinistra estrema, soprattutto degli anni 60-70, cui si è aggiunto il peso dell’universalismo e del neotemporalismo cattolico. Sono più severo con la destra perché ha finito in gran parte per vedere nel Risorgimento solo un fenomeno borghese, moderno ed eterodiretto, e mi sono particolarmente affaticato nel mostrare che le cose non stanno esattamente così. Del resto, lo storico di sinistra Alberto Mario Banti, considerato oggi uno dei migliori studiosi del Risorgimento, ha criticato fortemente il richiamo, molto strumentale e molto recente, della sinistra italiana (con Ciampi in particolare) a quel periodo e modello, che lui vede intriso pericolosamente di idee identitarie, di “sangue e suolo”, di mistica del sacrificio. Con grande piacere, ho in questi giorni visto pure che “Nouvelle Ecole”, la rivista di Alain de Benoist, in appendice al suo numero 61 monografico sui Romani ha posto anche un saggio di Yves Branca sul Risorgimento italiano, che lo valorizza positivamente come fenomeno di “rivoluzione conservatrice” e “nazionalpopolare”, facendo particolarmente riferimento alla sinistra risorgimentale, a Mazzini, Pisacane, Garibaldi. Ora, se il mio libro dovesse essere espressione di un’area politica particolare, lo sarebbe di un’area che attualmente non c’è, che è appunto quella di una sinistra nazionale, fortemente innervata di elementi propri peraltro alla cultura della destra non liberale né liberista.

Roma appare come momento di concezione dell’idea nazionale. Qual è l’eredità culturale, politica, valoriale di questa nostra ascendenza?

Questa eredità purtroppo è largamente distrutta. Anche per colpa degli abusi del Fascismo, in verità. Rimane nel territorio, nei monumenti, in quel po’ di cultura classica che ancora si veicola a scuola o nei media, ma non genera consapevolezza identitaria, né risveglio etico e civile. Roma antica è molto più ammirata, rispettata e ricordata all’estero che in Italia: questo è molto triste.

Il periodo risorgimentale rappresenta, invece, il momento di fioritura di quell’idea, ripresa e riattualizzata. Con quanta consapevolezza di ciò agirono i protagonisti dell’epoca?

Il Risorgimento, complessivamente considerato, è stato tante cose assieme. E’ esistito anche un patriottismo italiano piuttosto avverso all’idea forte di Roma. Io questo l’ho messo ben in luce, in particolare trattando dell’ala moderata. Però il nucleo forte del Risorgimento sente notevolmente questa idea che Roma sia l’origine e il fine del Risorgimento. Garibaldi, che è il simbolo stesso dell’indipendenza italiana, su questo è molto netto.

L’esposizione ci conduce fino alle soglie del 2012 con i relativi fatti di cronaca e politica. Che ne pensa delle celebrazioni del 150° del 2011 e del ruolo del presidente Napolitano?

Il mio libro era programmato per il marzo 2011 e ho dovuto poi riaggiornarlo un po’ quasi costantemente. Chi ricorda l’anticipazione dell’introduzione, che uscì nel novembre 2010 sul “Foglio” di Giuliano Ferrara, ricorderà anche come guardavo con una certa apprensione al modo in cui sarebbe andato il 150° e anche al ruolo della Lega. Ora, il 150° alla fine è andato molto meglio di quanto prevedessi, e secondo me, anche a livello per così dire “sottile”, ha determinato il successivo crollo politico-morale della Lega. Se il 150° doveva essere una sorta di referendum sul sentirsi italiani o no, beh, ha vinto senz’altro il partito del sì, e questo è positivo. Nel libro riconosco il ruolo positivo che Napolitano ha avuto nell’avvicinare istituzioni e popolo al tema unitario. Devo però qui aggiungere – dapprima lo avevo fatto anche nel libro, ma poi ho voluto glissare, lasciando in fondo capire come la pensavo su ciò che è accaduto alla fine del 2011 grazie ad una citazione di Marcello Veneziani – che al suddetto riconoscimento verso la presidenza della Repubblica deve accompagnarsi la severissima critica di aver piegato quelle stesse celebrazioni ai fini di una ulteriore e più grave diminuzione della sovranità nazionale, sia osando paragonare le pseudo “primavere arabe” al Risorgimento sia pilotando l’Italia verso il suo commissariamento da parte della cosiddetta “Europa”.

Quale messaggio possiamo mandare ai lettori di “Rinascita” e ai potenziali lettori dell’e-book al fine di restituire un’immagine positiva della nostra storia nazionale?

Il messaggio è proprio quello della “rinascita”. L’Italia è stata a volte paragonata ad una Fenice, soggetta a morti e resurrezioni. Il Risorgimento è stato, pur con tutti i suoi limiti, i suoi drammi intrinseci e le non poche eredità negative, un grande momento storico di risveglio di energie vitali, destinate a fare dell’Italia una nazione comunque protagonista della grande storia contemporanea; una nazione con cui sono ferocemente arrabbiato ma che preferisco alla Svizzera, federalista e ordinata quanto si vuole, ma memorabile solo per gli orologi e le banche. Se non esiste, come pretendeva Fukuyama, la “fine della storia”, allora non esiste nemmeno la fine dell’Italia, la terra che fu detta “sempre rinascente”.

L’e-book può essere acquistato sul sito della casa editrice: http://www.flower-ed.it
“Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma”, di Sandro Consolato (flower-ed, 2012)

Fonte: Rinascita
"Esoterismo, storia e politica": pubblicata oggi su Rinascita l’intervista a Sandro Consolato, autore del saggio "Dell’elmo di Scipio"

Su ZeBuk la presentazione di DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato

Un saggio storico ampio e dettagliato, costituito da tredici capitoli attraverso i quali Sandro Consolato, noto studioso di tradizionalismo romano, ripercorre la nostra storia: partendo dall’antichità, da quella Roma dalla quale riceviamo l’unità culturale e politica, l’autore giunge fino agli inizi del 2012, seguendo lo sforzo fatto nei secoli per pensare e ritrovare l’unità nazionale.
Ben nove sono i capitoli dedicati al Risorgimento, di cui lo studioso analizza gli aspetti, le correnti e i protagonisti, includendo nella sua ricerca anche le teorie complottistiche sui moti unitari: la cospirazione massonica, quella ebraica e quella comunista.
Molti sono i riferimenti al Fascismo, ma un rilievo particolare è dato a tutta la parabola storica del Regno d’Italia, fino al 1946, soprattutto dal punto di vista della lotta palese e occulta tra Stato e Chiesa.
L’autore
Sandro Consolato (Bagnara Calabra, RC, 1959), studioso dei rapporti tra esoterismo, storia e politica, ha curato, tra il 2001 e il 2012, la nuova serie della rivista di studi tradizionali e storici La Cittadella. È autore del saggio Julius Evola e il buddhismo (SeaR, Borzano, RE, 1995) e ha collaborato ai volumi di AA.VV. Il gentil seme. L’idea di Europa: radici e innesti (Ar, Padova 2004), Evola no-global? (Libreria Ar, Salerno 2004), Esoterismo e fascismo (Mediterranee, Roma 2006), Per una nuova oggettività (Heliopolis, Pesaro 2011).
Suoi scritti sono apparsi sulle riviste Arthos, Politica Romana, Letteratura-Tradizione e Margini. Ha contribuito al dibattito sul 150° dell’Unità nazionale con articoli e interviste pubblicate sui quotidiani Il Foglio, il Secolo d’Italia, il Domani e sul mensile di Casa Pound Occidentale.
Credits: Ufficio Stampa Flower-ed
Formati: EPUB + MOBI
ISBN: 978-88-97815-05-1
Fonte: ZeBuk
Su ZeBuk la presentazione di DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato

Il Risorgimento nel mito di Roma. Recensione dell’e-book DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato

L’articolo sarà pubblicato in «Occidentale», giugno 2012.

In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia – oltre ai festeggiamenti e ai «solenni» discorsi delle alte cariche dello Stato – è stata prodotta una mole imponente di saggi, monografie, miscellanee, conferenze e convegni che hanno trattato del nostro Risorgimento. Molto spesso a sproposito, lasciando oltretutto ampio spazio ai vari rigurgiti antinazionali (padani, neoborbonici, neoguelfi, internazionalisti, mondialisti, ecc. ecc.). E anche la «nebulosa» neofascista ha in molti casi snobbato la memoria del nostro processo unitario, secondo schemi e modalità assai complessi e stratificati di cui abbiamo ampiamente trattato qui sulle colonne di «Occidentale».

Eppure, proprio in seno all’ambiente nazional-rivoluzionario, abbiamo potuto apprezzare una coraggiosa, doverosa e puntuale messa in discussione della tradizione antirisorgimentale neofascista. E questo, in particolare, grazie al volume miscellaneo curato da Pietro Cappellari Una Patria, una Nazione, un Popolo (Herald Editore), il quale segna un punto di rottura all’interno del proprio ambiente di riferimento, e che si propone anche come punto di non ritorno: come fine degli equivoci, come riappropriazione di una gloriosa tradizione che, invece di essere dimenticata o distorta o umiliata, deve essere al contrario proiettata, decantata e potenziata, nell’avvenire prossimo e remoto.  

È proprio in tal contesto che si inserisce l’ultima fatica di Sandro Consolato, ossia Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma (Flower-ed, pp. 331, € 14). Consolato, cultore di «studi tradizionali» e direttore de «La Cittadella», per quest’operazione editoriale ha scelto un’opzione innovativa e coraggiosa, cioè la formula dell’e-book: gli amanti del cartaceo potrebbero scoraggiarsi nell’impresa, eppure – premetto subito – la lettura del documento telematico non risulta affatto scomoda o limitante. Tra l’altro l’opera merita un’attenta e meditata lettura poiché – sulla scorta di una vasta e valida bibliografia, oltreché grazie a una interessante chiave di interpretazione – l’autore confuta una per una tutte le distorsioni neofasciste del Risorgimento, mettendo altresì in luce la plurisecolare continuità, talvolta palese talaltra sotterranea, dell’ideale unitario italiano all’insegna di Roma e della romanità.

La specificità tutta italiana di quest’idea di ri-sorgenza (pensiamo, oltre a «Risorgimento», a termini quali «Rinascimento» e «Riscossa»), ossia l’idea del ripiego – per usare una formula locchiana – su un’origine mitica e carica di gloria, era stata del resto già notata e posta in rilievo da un insospettabile come Antonio Gramsci (insospettabile solo per chi ragiona ancora con paraocchi ideologici), che Consolato opportunamente cita: «Nel linguaggio storico-politico italiano è da notare tutta una serie di espressioni legate strettamente al modo tradizionale di concepire la storia della nazione e della cultura italiana, che è difficile e talvolta impossibile di tradurre nelle lingue straniere. […] Nasce nell’Ottocento il termine “Risorgimento” in senso più strettamente nazionale e politico, accompagnato dalle altre espressioni di “Riscossa nazionale” e “riscatto nazionale”: tutti esprimono il concetto del ritorno a uno stato di cose già esistito nel passato o di “ripresa” offensiva (“riscossa”) delle energie nazionali disperse intorno a un nucleo militante e concentrato, o di emancipazione da uno stato di servitù per ritornare alla primitiva autonomia (“riscatto”). Sono difficili da tradurre appunto perché strettamente legate alla tradizione letteraria-nazionale di una continuità essenziale della storia svoltasi nella penisola italiana, da Roma all’unità dello Stato moderno, per cui si concepisce la nazione italiana “nata” o “sorta” con Roma, si pensa che la cultura greco-romana sia “rinata”, la nazione sia “risorta”, ecc. La parola “riscossa” è del linguaggio militare francese, ma poi si è legata alla nozione di un organismo vivo che cade in letargia e si riscuote, sebbene non si possa negare che le è rimasto un po’ del primitivo senso militare».

L’acume di Gramsci, in effetti, lascia sbalorditi: in questa lucidissima notazione dell’intellettuale comunista, infatti, è contenuta l’idea fondamentale del ritorno all’origine mitica visto non come restaurazione anacronistica o reazionaria di un passato morto e sepolto, bensì come risveglio delle «energie nazionali», come progetto d’avvenire, come «ripresa offensiva», ossia come avanzata. È una concezione squisitamente rivoluzionaria, anche nel senso «tradizionale» indicato da Consolato, il quale intende la «ri-voluzione come ri-torno, quasi astronomicamente scandito, a una condizione originaria perduta in virtù di un perturbamento intervenuto nell’ordo rerum». Non fu d’altronde già D’Annunzio, non a caso cultore del mondo greco-romano nonché «Vate» della nuova Italia, a definire la nostra nazione, con un magnifico epiteto dall’eco omerica, la «Semprerinascente»?

E Consolato, di fatti, tenta di rintracciare il filo rosso del nostro ideale nazionale dall’Antichità sino alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, passando per i sovrani longobardi, Federico II di Svevia, Dante, Petrarca, Cola Di Rienzo, Alfonso d’Aragona, Machiavelli, Campanella, Vico, Filangieri, Romagnosi, Vittorio Emanuele II, Mazzini, Garibaldi e tanti altri, più o meno conosciuti dal grande pubblico, i quali desiderarono ardentemente e prepararono lungo i secoli la rinascita dell’Italia nel nome augusto di Roma.

Proprio in questo contesto, del resto, si inserisce la critica spietata, ma acuta e documentata, delle fallaci interpretazioni neofasciste del Risorgimento. A cominciare da quella – interna dunque al «movimento tradizionale» – di Julius Evola, la quale aveva d’altra parte già ricevuto le obiezioni puntuali di Adriano Romualdi, uno tra i migliori allievi del Barone. Evola, infatti, fece sua in buona parte la lettura demonizzante della corrente neoguelfa («a destra» rappresentata soprattutto da Attilio Mordini), la quale vedeva nel Risorgimento un complotto massonico ai danni della Chiesa e del «mondo tradizionale», rintracciando viceversa i paladini della Tradizione nella Santa Alleanza, nell’Austria asburgica, nelle potenze della Restaurazione e in quel Metternich (l’«ultimo grande europeo» secondo Evola) che reputava l’Italia una mera «espressione geografica». Tutto un mondo, cioè, che tra l’altro – argomenta l’autore – si presenta tutt’altro che cristallino e in regola anche da un punto di vista strettamente tradizionale, non mancando tra le sue fila persone equivoche, ambigue e poco nobili, le quali talvolta intrattenevano inquietanti rapporti con varie sette e massonerie ben poco rispettabili.

E questo proprio mentre l’autore illustra, con dovizia di particolari e con valida documentazione, come presso molti gruppi insorgenti e unitaristi la Massoneria svolgesse la «funzione di “copertura” di realtà iniziatiche italiane ben più antiche della Libera Muratoria nata in Inghilterra nel 1717», con gli esempi di spicco della Carboneria, della Società dei Raggi e della Guelfia (ma il nome non tragga in inganno), le quali molto spesso si caratterizzavano in quanto depositarie dell’antica sapienza pitagorica. Così si può dire del resto di Garibaldi, spesso disprezzato dalla vulgata neoguelfa in quanto appartenente alla Massoneria, laddove Consolato mette ben in luce la poco nota ma radicatissima ispirazione romana dell’«eroe dei due mondi».

Insomma, ce n’è abbastanza per mandare in soffitta settant’anni di neofascismo reazionario e antirisorgimentale, riattivando invece – sia secondo tradizione che secondo rivoluzione (che è la quintessenziale sintesi fascista) – il nostro mito più puro e originario. Un mito che è carico di storia e di gloria, ma anche – se noi ancora lo vorremo – del più splendido destino.
 
Fonte: Augusto
Il Risorgimento nel mito di Roma. Recensione dell’e-book DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato

Recensione del quotidiano Rinascita dell’e-book DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato

L’unità nazionale è una creazione della Roma precristiana
di: Franco Nerva
Un saggio storico ampio e circostanziato, composto di tredici capitoli corredati da una lunga serie di note: si tratta del nuovo libro di Sandro Consolato, “Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma”, edito dalla casa editrice flower-ed.
Pubblicato in e-book, formato che sta prendendo sempre più piede anche in Italia, questo testo rappresenta un’importante ricerca sulla nostra storia nazionale.
Il punto di vista è quello di uno studioso che vive da trent’anni nell’ambito della cultura tradizionale di destra e che proprio di questa cultura fa il suo principale interlocutore. L’ampiezza dell’opera consente di ripercorrere in maniera molto dettagliata tutte le idee, le vicende e le circostanze che, dall’antichità ai giorni nostri, hanno costituito lo sforzo fatto per pensare e poi ritrovare l’unità nazionale.
Conoscitore straordinario della Tradizione Romana, l’autore prende le mosse proprio da quella Roma antica che ha gettato le basi culturali e politiche della nazione italiana; secondo la tesi di Sandro Consolato, infatti, l’unità nazionale è una creazione della Roma precristiana: di qui l’opposizione della Chiesa cattolica a un ritorno alla romanità che non è quella da essa veicolata e che, tuttavia, non è stata mai davvero sradicata.
Dopo Roma, il Medioevo e l’età moderna: risalendo le diverse epoche lo studioso giunge, infine, al momento centrale rappresentato dal Risorgimento, che ci racconta per la durata di ben nove capitoli, illustrandone ogni aspetto possibile.
Esperto di Risorgimento, Sandro Consolato è stato autore, fra il 1997 e il 2004, di tre lunghi articoli apparsi sulla rivista “Politica Romana” e seguiti poi da altri testi, tutti riguardanti tale periodo storico.
I capitoli che gli dedica non rappresentano però una mera esposizione degli studi già pubblicati, bensì un’analisi approfondita dei protagonisti, delle correnti e di molti altri elementi, tra cui si possono persino annoverare le teorie cospirazioniste sui moti unitari, da quella massonica a quella ebraica e a quella comunista. Non mancano i riferimenti al Fascismo, ma questo, insieme alla Prima guerra mondiale, non costituisce uno degli argomenti trattati nello specifico, sebbene siano considerati come compimento ed eredità risorgimentale. Un’importanza particolare è stata riservata piuttosto a tutto il percorso storico del Regno d’Italia, in particolare dal punto di vista della lotta palese e occulta tra Stato e Chiesa.
Per concludere, saremmo già molto contenti se l’Italia – e cito direttamente le parole di Sandro Consolato – tornasse a essere consapevole di tutto ciò che deve a Roma e della dignità di Stato e di Nazione che ha avuto grazie al sacrificio di tanti Italiani che nel corso dei secoli si sono battuti, col pensiero e con l’azione, perché non fossimo più la lamartiniana “terra dei morti”.

L’e-book può essere acquistato sul sito della casa editrice: http://www.flower-ed.it
“Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma”,
di Sandro Consolato
Flower-ed, 2012
Prezzo: 14,00 euro

Fonte: Rinascita
Recensione del quotidiano Rinascita dell’e-book DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato

“DELL’ELMO DI SCIPIO”. INTERVISTA A SANDRO CONSOLATO (a cura di Federico Gizzi)

Dell’elmo di Scipio, il tuo libro sul Risorgimento, promesso per il 2011, è finalmente uscito. Ma come mai in forma di e-book?
Nel 2011 non si poté pubblicare perché l’editore che si era impegnato a farlo poi cambiò idea. A invogliarmi a ricorrere all’e-book – ed anche a non farmelo considerare un ripiego ma una eccellente alternativa – è stata la mia amica (ed anche collaboratrice de “La Cittadella”) Michela Alessandroni, che a febbraio ha varato la sua casa editrice, la flower-ed, per la quale appunto è ora uscito il mio saggio. Quella dell’e-book è una scelta che penalizza i lettori non informatizzati, ma è un fatto che ormai questi sono davvero pochi; non vanno poi sottovalutate le grandi potenzialità di questo nuovo tipo di editoria, e i vantaggi rispetto al cartaceo, come quello di poter aggiornare in modo continuo e senza ricorso a costose ristampe la prima edizione del testo.
Il sottotitolo esplicativo del tuo libro recita: “Storia d’Italia, Risorgimento e memoria di Roma”. Non sembra il classico libro, pro o contro, sul Risorgimento…
Il libro ha 13 capitoli, 15 se consideriamo anche l’introduzione e la conclusione, entrambe ampie ed importanti. Dei 13 capitoli 9 sono dedicati a figure, correnti, eventi, aspetti del Risorgimento, seguendo la periodizzazione classica che va dalle cosiddette “repubbliche giacobine” all’età umbertina. Ma i primi tre capitoli riguardano tutta la storia precedente d’Italia e sono legati ai seguenti dal tema della “memoria di Roma”, poiché la tesi centrale dell’opera è che l’unità etnico-culturale e politica dell’Italia si deve a Roma antica, e l’ideale successivo di uno Stato degli Italiani, dal Medioevo in poi, ha sempre trovato il suo fondamento principale, appunto, nella “memoria di Roma”. Il titolo del libro, intellegibile per ogni italiano, sintetizza, penso efficacemente, il concetto.
Il tuo libro viene da lontano, da una fortunata serie di articoli su “Politica Romana” degli anni ‘90, se non sbaglio…
Sì, è così. Nel 1996 pubblicai per quella rivista fondata da Piero Fenili e Marco Baistrocchi – una rivista congiungente gli interessi esoterici a quelli storico-politici – un articolo sulla Grande Guerra, teso a valutare positivamente questo evento grande e terribile vissuto dal giovane Regno d’Italia.  Baistrocchi, un diplomatico con profondi interessi per l’esoterismo e la religione romana, mi invitò ad ampliare l’orizzonte di quell’articolo, chiedendomene uno sul Risorgimento, ove, come avevo fatto per il ‘15-‘18, se ne mettesse in luce la dimensione “romana”. Fu così che iniziai uno studio molto approfondito, che mi portò a scrivere non un articolo ma un ponderoso saggio, che fu pubblicato in tre puntate, seguendo i tempi un po’ problematici della rivista che lo ospitava, così che la prima parte apparve nel 1997 e l’ultima solo nel 2004.
Quel lavoro, nonché tanti altri articoli e interventi in internet sempre aventi a che fare col Risorgimento, mi hanno procurato, almeno negli ambienti che si interessano al rapporto tra esoterismo e storia, e politica, una certa notorietà come studioso filo-risorgimentale del Risorgimento, e da parte di davvero molti amici e lettori l’invito a condensare in un libro tutto ciò che avevo pensato e scritto in materia. Dunque, Dell’elmo di Scipio – questo va senz’altro detto – non è la mera riproposizione di quanto pubblicato su “Politica Romana”: il libro ha riferimenti storiografici, e di cronaca culturale e politica, che arrivano alle soglie del 2012.
Forse è il rapporto con l’esoterismo che andrebbe chiarito… Il Risorgimento al massimo viene legato, ora in positivo ora in negativo, con la Massoneria…
Fondamentalmente io sono uno studioso di esoterismo, di quelli che Guénon chiamava “studi tradizionali”, e sono, per quanto riguarda il personale orientamento spirituale ed intellettuale, conosciuto come esponente di quella corrente alla quale è stato dato il nome di “tradizionalismo romano”, cui è proprio il rivendicare la permanente attualità della spiritualità precristiana italico-romana. Ora, nel mio libro sostengo  che dal Medioevo in poi hanno agito nella storia del nostro Paese delle élites “pagane”, alcune anche d’indirizzo ermetico, che hanno mantenuto vivo, influenzando anche la letteratura e le arti, l’ideale “romano” dell’unità d’Italia, e hanno pure concretamente operato per la sua attuazione. Dal ‘700 fino al primo ‘900 anche nella Massoneria sono state veicolate le influenze di quelle élites. Comunque sia, l’Italia una, senza la memoria culturale della Romanità, trasmessa di secolo in secolo soprattutto dai letterati, non si spiega.
L’introduzione del tuo saggio fu anticipata nel novembre del 2010 con un intero paginone su “Il Foglio” di Giuliano Ferrara. Allora colpì – ne tiene positivamente conto anche Adriano Scianca nel suo saggio Riprendiamoci tutto dedicato alle idee-base di Casa Pound – la tua forte sottolineatura del diffuso orientamento antirisorgimentale nella destra italiana, oltre che nella sinistra.
Io, nell’introduzione, che nel libro ora pubblicato ha subito qualche necessaria variante, dovuta agli eventi del 2011, ho voluto mettere in luce come la Lega – della cui dirigenza oggi vediamo svelata la miserabile natura – non venisse fuori dal nulla, nel suo animus sia antiromano sia antirisorgimentale. L’ideologia leghista è inspiegabile senza il retroterra antirisorgimentale delle famiglie politiche dell’Italia repubblicana: comunismo internazionalista, cattolicesimo universalista e antiunitario, estrema destra germanofila e cattolico-integralista. Ho dato particolare rilievo alle posizioni di destra perché è la cultura di destra quella storicamente più attenta alle mitologie politiche, alle connessioni tra il sacro e il politico, all’idea di influssi esoterici nella grande storia.
Ma il tuo saggio, può essere etichettato politicamente? Si rivolge ad una parte politica in particolare?
E’ esattamente da 30 anni che vivo nell’ambito della cultura di destra e la considero ancor oggi la mia cultura di appartenenza. Attenzione: parlo di cultura, e non di area politica, poiché non mi riconosco in nessun partito o movimento di destra attualmente operante nel nostro Paese. Il mio è un libro che nasce, come già ho detto, nell’area degli “studi tradizionali”, che in genere sono annessi alla cultura di destra, ma se dovesse essere proprio etichettato politicamente, forse gli converrebbe una etichetta di “sinistra nazionale”, poiché la massima valorizzazione la riceve la sinistra risorgimentale (con Mazzini, Pisacane, Garibaldi, Crispi), in quanto nell’800 è stata questa corrente, e non la destra moderata cavouriana, a sentire fortemente e a veicolare attivamente il mito di Roma. Ad ogni modo, nel mio saggio ho voluto mostrare come sia possibile a vari possibili schieramenti politici italiani trovare nel Risorgimento figure ed idee che servano da modello, e che giudico tutte positive, proprio per l’accento da esse posto su una concezione dello Stato e della società sensibile a valori “antichi”, come il primato della spiritualità e della politica rispetto alla sfera economica, il riconoscimento di un’etica guerriera (senza che ciò significhi esser guerrafondai) come necessario elemento vitale di una nazione pure democratica, la decisa opposizione al temporalismo della Chiesa cattolica, anche da parte di chi aderisca alla sua religione. Insomma, alla destra liberale indico come esempi Ricasoli e Sella; alla sinistra Pisacane, Mazzini e Garibaldi; ad una “destra sociale” i precedenti ma anche Crispi. In fondo, anche nel miglior fascismo erano presenti pure tutte queste eredità.
Tu sei meridionale, sai bene che vi è una forte critica d’origine meridionale all’unificazione nazionale, addirittura con punti di vista filo-borbonici. Nel tuo libro affronti questa problematica?
Da ragazzo – ne fanno fede due miei libriccini giovanili di poesie – avevo una forte ideologia “meridionalista”, connessa a posizioni di estrema sinistra, che mi portavano anche ad una simpatia verso il cosiddetto “brigantaggio”. Mi sono poi reso conto dei forti limiti storiografici di certo antirisorgimento meridionalista, sia di sinistra sia di destra, nonché del profondo errore spirituale, politico ed etico che vi sta dietro. Non mi va più neanche di dirmi “meridionale”, poiché in effetti sono pienamente “italiano”: padre calabrese figlio di un siciliano formatosi a Torino, madre puramente lombarda. C’è un Sud comunque in cui mi riconosco, che è fondamentale per la vita eterna dell’Italia, ed è il Sud di Pitagora, di Campanella, di Giordano Bruno, ma anche quello di tanta gente comune che manifesta spontaneamente alcuni positivi valori del passato, come il senso della comunità e dell’ospitalità.  Senza il Sud l’Italia mancherebbe di alcuni fondamentali impulsi spirituali. Nel mio libro, ho dato il massimo risalto al ruolo attivo, creativo, del Sud nel Risorgimento, dal ‘700 in poi. Il Sud ha espresso figure straordinarie di patrioti, figure notissime ma anche semisconosciute, di grande qualità spirituale e intellettuale, di salda forza etica, di stupendo coraggio guerriero. E’ peraltro vero che dopo il ‘60 il Sud ha conosciuto una vera guerra civile – quella conosciuta col termine “brigantaggio” –  in buona misura conseguenza della vittoria della parte liberal-moderata del movimento unitario su quella democratica, che non a caso avrà poi al Sud (a Messina ad es.) le sue roccaforti elettorali.
All’apparire del governo Monti, Eugenio Scalfari disse più o meno che finalmente riappariva la Destra liberale “perbene” dei primi decenni dell’Unità. Che ne pensi di una simile affermazione.
Scalfari in passato ha sfoderato la retorica risorgimentale contro la Lega, poi di recente ha dichiarato – alla Gruber se non ricordo male – che lui si sente solo “europeo”, che è “italiano” così come uno è “fiorentino”. In quel momento l’ho disprezzato tanto quanto disprezzo Umberto Bossi. Nel mio libro si potrà notare come un Sella, ad es., non avrebbe mai detto una cosa simile. Quanto al governo Monti, nelle conclusioni del mio saggio io ricordo la figura di Silvio Spaventa (meridionale, per inciso), che da ministro dei Lavori pubblici del governo della Destra ingaggiò una veemente campagna contro le società anonime della finanza internazione, battendosi per la statalizzazione delle ferrovie, sostenendo il primato dell’interesse nazionale su ogni interesse privato. Certo, c’erano altri uomini politici dell’epoca, come Ubaldino Peruzzi, che erano per le concessioni ai banchieri Rothschild e Péreire, ma io sto con Spaventa, uno che diceva che le ferrovie dovevano essere pubbliche perché così erano le antiche vie romane, considerate «come cosa sacra, e assolutamente estranea a qualunque idea di privato lucro», uno che diceva che «la fede nella patria e nella solidarietà umana, qualche cosa che non sia solamente il nostro miserabile egoismo, io la credo necessaria e salutare per il mio Paese». Insomma, niente a che fare con Berlusconi, ma neanche con Monti.
di Sandro Consolato 
“DELL’ELMO DI SCIPIO”. INTERVISTA A SANDRO CONSOLATO (a cura di Federico Gizzi)

DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato

SANDRO CONSOLATO
DELL’ELMO DI SCIPIO
Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma
 
Un saggio storico ampio e dettagliato, costituito da tredici capitoli attraverso i quali Sandro Consolato, noto studioso di tradizionalismo romano, ripercorre la nostra storia: partendo dall’antichità, da quella Roma dalla quale riceviamo l’unità culturale e politica, l’autore giunge fino agli inizi del 2012, seguendo lo sforzo fatto nei secoli per pensare e ritrovare l’unità nazionale.

Ben nove sono i capitoli dedicati al Risorgimento, di cui lo studioso analizza gli aspetti, le correnti e i protagonisti, includendo nella sua ricerca anche le teorie complottistiche sui moti unitari: la cospirazione massonica, quella ebraica e quella comunista.
 
Molti sono i riferimenti al Fascismo, ma un rilievo particolare è dato a tutta la parabola storica del Regno d’Italia, fino al 1946, soprattutto dal punto di vista della lotta palese e occulta tra Stato e Chiesa.
Formati: EPUB + MOBI
ISBN: 978-88-97815-05-1
Prezzo: 14 euro
 
DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato

"Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma" di Sandro Consolato

 
IN USCITA IL 21 APRILE 
 
SANDRO CONSOLATO

DELL’ELMO DI SCIPIO
Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma

 
 
INDICE

Introduzione
I – Romanità e Italianità
II – Prove medievali di “risorgimento”
III – L’età moderna: sogni e disegni della Nazione
IV – Il Risorgimento: una “magia” nata a Napoli?
V – L’infanzia “giacobina” del Risorgimento
VI – Risorgimento e plot theory
– La cospirazione massonica
– La cospirazione ebraica
– La cospirazione comunista
VII – Neoguelfi e moderati di fronte a Roma
VIII – La Destra che volle Roma
IX – I Savoia: una dinastia per l’Italia
X – Mazzini e la Repubblica Romana
XI – Garibaldi e il genio Telesforo
XII – Crispi e il tramonto del Risorgimento
XIII – Il complotto contro il Regno d’Italia
Conclusione. Provare a ri-sorgere
L’autore

"Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma" di Sandro Consolato