Recensione: “Un firmamento di stelle”

Un firmamento di stelle flower-edI versi di Rosaria Andrisani nascono dall’ispirazione naturale del suo animo sensibile. 
Sono il riflesso di sensazioni, ricordi, pensieri e realtà che abbracciano l’universo femminile, ricco di contorni dai diversi e contrastanti colori che mostrano le mutevoli tonalità della gioia e del dolore, delle lacrime e dei rimpianti, delle illusioni e dell’apparenza, dell’orgoglio e della forza d’animo.


di Rosaria Andrisani Flower-ed Edizioni  | Poesia
ISBN   978-88-97815-55-6  | ebook 4,99€  Acquista

Le mie parole
Come in un firmamento di stelle
danzano soavi,
ricordano momenti,
disegnano contorni,
evocano sussurri,

semplicemente.

 

L’overture della silloge “Un firmamento di stelle” racchiude in sé il significato dell’opera stessa. Parole che danzano soavi, a volte malinconiche, tra le emozioni che prendono colore come immagini nitide richiamate alla mente.
Rosaria Andrisani ha un tocco lieve che scosta appena un flebile sipario lasciando intravvedere la sua anima pulita, delicata, elegante, come lo sono le sue parole che descrivono sensazioni e pensieri a volte altrimenti irraggiungibili, ma che l’abilità dell’autrice riporta al lettore, afferrando nell’aria bolle di sapone che diventano macchie d’inchiostro, verità a portata di mano.
Il suo “pensiero svela sfumature di vita”, come recita nella poesia “Donna”, in cui la delicatezza dei versi lascia il posto all’orgoglio e alla determinazione, ad una forza che emerge dal profondo e trascina con sé un’eco potente. La donna è “coraggio”, la donna è “realtà cosciente”.
Tra le pagine della prima parte dell’opera, aleggiano malinconia, solitudine, il rammarico per il tempo che, inesorabilmente, scorre, l’amaro rimpianto. Centellina le parole, la Andrisani, goccia a goccia, sapientemente essenziali, una manciata appena per le prime poesie, dove la mancanza di verbi crea delle immagini dense di colore, da ammirare come un quadro impressionista, sottovoce, senza inutili preziosismi barocchi che ne appesantirebbero la comprensione e allontanerebbero il messaggio dall’immediatezza.
Poi il ritmo cresce, si volta pagina e si è testimoni della rinascita dell’autrice, di un “giorno nuovo”, del “cambiamento” propizio. Leggiamo la sua speranza così come lei le legge negli occhi dei bambini. Di sua figlia. E l’epilogo non può che essere la “gioia”, la “vita ritrovata”, il respiro regolare di un’esistenza serena. La luce. Non più luce di stelle lontane, ma bagliore interiore.
La silloge di Rosaria Andrisani è un dono delicato, poche pagine da gustare al caldo di un abbraccio, mentre fuori nevica, o in un’assolata veranda rigogliosa, al tepore della primavera. Una lettura per tutte le stagioni, poesia da tutti fruibile, anche da chi non la ama. Parole semplici ma sapienti. Emozioni intense ma comuni, cui la brava autrice dà una perfetta connotazione. Come se non si potessero usare che quelle parole per descriverle.

Stefania Bergo

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Recensione: “Un firmamento di stelle”

Recensione: Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX. Emilia Giovanna Brontë

Cari lettori oggi sono a parlarvi di questo breve saggio dedicato ad una poetessa e scrittrice inglese Emily Brontë.
Intanto ringrazio la flower-ed per la fiducia e per anche il bellissimo lavoro che sta compiendo riportando alla luce i testi sconosciuti di un’ autrice dell’inizio del novecento, Giorgina Sonnino, che è una vera scoperta per me!
Questo è il secondo capitolo della collana “Windy Moors” che era iniziato con l’interessante “Tre anime luminose tra le nebbie nordiche-Le sorelle Brontë” sempre della talentuosa Giorgina Sonnino.

Dal lontano 1904 il primo saggio italiano sulla filosofia religiosa di Emily Brontë


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Collana: Windy Moors
Volume: 2
Curatori: Giorgia e Michela Alessandroni
Formati: EPUB +MOBI
 ISBN: 978-88-97815-53-2
Anno: 2015
Acquista il libro cartaceo su Lulu
ISBN: 978-88-97815-56-3

Prezzo: 8.00 €
link acquisto:
http://www.flower-ed.it/index.php?route=product/product&path=60_84&product_id=137


Sinossi:

Pubblicato nel 1904 sulla rivista Nuova Antologia e mai dato alle stampe in forma autonoma, Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX. Emilia Giovanna Brontë è un saggio breve che Giorgina Sonnino ha dedicato interamente alla figura di Emily. Il testo trasporta il lettore nel mondo interiore della straordinaria poetessa, formatosi quasi a immagine di quel villaggio “inerpicato sul selvaggio pendio di un vasto altipiano” dove viveva con l’amata famiglia. In quel paesaggio solamente era felice, perché lo conosceva come conosceva se stessa, sentendosi parte di esso più che del consesso umano: indomita, solitaria, libera.


Recensione:

In questo testo scritto da Giorgina Sonnino scopriamo qualche nuovo aspetto  della vita e del carattere di questa importante scrittrice/poetessa.
Come è già noto la vita della famiglia Brontë è segnata dal dolore e dalla malattia, che a poco a poco porterà via tutti i componenti della famiglia solo il padre delle sorelle riuscirà a sopravvivere.
Emily ha avuto una vita molto solitaria, soffriva moltissimo quando doveva abbandonare i suoi moors dove era cresciuta, non aveva amiche se non le sorelle, ne amava parlare molto con le persone infatti quando doveva farlo si sentiva molto impacciata e piuttosto timida.
Mentre con gli animali diventava un’altra persona, era felice e allegra e li amava moltissimo.
Le sorelle Charlotte e Anne sono state, per Emily, un punto di riferimento e un sostegno prezioso come anche lei lo era per loro.
Amava molto la poesia, continuava a scrivere anche quando ormai non ne aveva più le forze, e in particolare Charlotte credeva molto nei suoi scritti poetici e anche dopo la sua scomparsa ne ritrova molti e così decide di pubblicare una raccolta con le poesie della sorella. Mentre per quanto riguarda la prosa “Cime tempestose” è stato l’unico romanzo che è riuscita a realizzare.
Emily, come anche Charlotte e Anne, avevano un gran senso del dovere verso gli altri e verso la famiglia e in particolare l’autrice di “Cime tempestose”, fino alla fine della sua breve vita, invece di riposarsi e rimanere a letto continua a lavorare in casa e a scrivere. Non vuole essere una vittima , ed essere compatita dalle sorelle ma lotta fino alla fine dei suoi giorni.
Per quanto poi riguarda la religione, il suo pensiero discosta moltissimo da quello della famiglia, Emily crede fermamente nella natura e nella sua forza, in particolare possiamo dire che aveva un credo religioso molto forte ma estremamente indipendente rispetto alla maggior parte delle persone che vivevano nel suo tempo.
Emily di certo non aveva avuto molto fortuna nella sua vita, non aveva mai conosciuto l’amore di un uomo, era senza una propria famiglia, non aveva amici e nel campo professionale non aveva avuto molto successo, il suo romanzo non aveva avuto lo stesso riscontro di pubblico come invece lo era stato quello di Charlotte.
Però non per questo lei era infelice, anzi amava la sua vita, il posto in cui era cresciuta, i suoi ideali, le sorelle e anche in fondo credo che nemmeno volesse diventare famosa, forse ci sperava solamente.

In questo saggio molto interessante quindi andiamo a conoscere ancora meglio Emilia, come la chiama Giorgina,  scoprendo anche la persona che c’era dietro la scrittrice.
Che dire è la seconda volta che leggo un testo scritto da Giorgina e ne rimango sempre molto affascinata e colpita dalla ricerca e dalla passione che quest’ autrice del passato mette nel raccontare qualcosa di inedito sulle sorelle Brontë.

Una continua sorpresa consigliato!

***BUONA LETTURA***
Alice De Checchi
Recensione: Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX. Emilia Giovanna Brontë

Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX. Emilia Giovanna Brontë

“Così, in verità, sorgerà l’anima tua quando codesto cuore imprigionato sarà freddo. La prigione tornerà alla terra, il prigioniero potrà confondersi coi cieli.” (Emily Brontë)
 
Il mese scorso ho avuto il piacere di leggere, grazie alla giovane e intraprendente Casa Editrice Flower-ed, la prima biografia italiana sulle sorelle Brontë: Tre anime luminose fra le nebbie nordiche, di Giorgina Sonnino (Qui la mia recensione); opera che ha inaugurato una collana, Windy moors, che ha lo scopo di raccogliere e di portare all’attenzione di noi lettori, lavori dimenticati connessi alla letteratura vittoriana e in modo particolare alle tre sorelle più famose della letteratura.
La seconda e recentissima pubblicazione di tal genere è ancora una volta uno scritto della Sonnino: Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX. Emilia Giovanna Brontë (come specificato dallo stesso Editore nell’introduzione, si è preferito mantenere i nomi in lingua italiana così come si usava ai tempi della Sonnino). Questo breve saggio, che io definirei un’appendice della biografia sopracitata, fu pubblicato per la prima volta nel 1904 sulla rivista Nuova Antologia, ma mai autonomamente.
In queste poche pagine l’autrice si concentra sulla religiosità eccezionale, unica, di Emily Brontë, prendendo come riferimento le testimonianze lasciateci dalla sorella Charlotte, ma soprattutto le poesie della stessa Emily. Queste ultime rappresentano la fonte di maggiore documentazione per conoscere  Emily Brontë, perché sono la sua reale confessione e perché scrisse in versi più che in prosa lungo l’intero arco della sua breve e appartata vita. Dalle poesie di Emily emerge una religiosità fortemente connessa alle leggi costanti e immutabili della natura. Il suo sentimento religioso, che pure aveva i germi nella cristianità (nasce protestante, figlia di un pastore) non conosceva dogmi, rifuggiva luoghi sacri, non si esprimeva attraverso formule prefisse quali le preghiere, non provava interesse per i culti che invece stimolavano l’intelletto di Charlotte e inibivano Anne. Al contrario, la spiritualità di questa ragazza solitaria, dotata di genio poetico, era libera come il vento che sferza sugli arbusti d’erica della brughiera, dove lei trovava se stessa, dove incontrava lo spirito del divino: negli animali, nelle piante, nella natura tutta. Un sentire Dio, principio della vita, attraverso le cose da Lui create. Ella avvertiva il divino in sé, ed è così che trova spiegazione anche l’atteggiamento che ebbe quando la morte sopraggiunse, quando, fino all’ultimo respiro, resistette stoicamente e rifiutò ogni cura, sotto lo sguardo angosciato delle sorelle, serenamente convinta che i rimedi dell’uomo nulla possono contro la legge della natura, di Dio. La morte non era per lei quella spaventosa separazione o quella macabra idea comune agli uomini, piuttosto era liberazione dalle catene terrene, perché permette allo spirito di ognuno di riunirsi allo spirito universale dal quale proviene, di tornare a una pienezza di Vita. La sua era una religione individuale, indipendente, in stretta connessione con il creato, dove il male era per lei solo uno squilibrio nella perfezione.

La Sonnino aveva una profonda conoscenza della poetessa dello Yorkshire, e i suoi studi, la sua passione, hanno fatto si che tracciasse un quadro più che esaustivo della religiosità di Emily Brontë; un quadro che grazie alla riscoperta di Flower-ed oggi tutti possiamo conoscere. Il testo è scorrevole; lo stile raffinato. Si legge davvero in poco tempo, ma in quel poco meglio si comprende perché Emily Brontë era pienamente se stessa, serena, in pace, solo quando attraversava i suoi moors, scovava nidiate di uccellini o accarezzava con una mano teneri ciuffi d’erica.

Antonella Iuliano
Per l’aquisto dell’ebook Qui
Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX. Emilia Giovanna Brontë

“Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX. Emilia Giovanna Brontë” di Giorgina Sonnino

“Alla poesia, alla solitudine, alla libertà”
(dedica di Giorgina Sonnino sul frontespizio del suo libro…come resistere? *_*)
Ciao a tutti! ^^
Dopo lo splendido “Tre anime luminose tra le nebbie nordiche-Le sorelle Brontë” non potevo non leggere anche il secondo titolo della collana Windy Moors che la casa editrice Flower-Ed ci ha regalato…soprattutto considerando che è scritto dalla stessa Giorgina Sonnino (che non capisco come possa essere sconosciuta nella sua patria, vista la penna sopraffina *_*) ed è un saggio dedicato alla mia poetessa preferita: Emily Brontë!
Emilia Giovanna Brontë
Questo piccolo saggio (40 pagine ebook, si legge davvero in poco tempo) pone l’accento sulla spiritualità della poetessa inglese, facendo riferimento soprattutto alle sue poesie e ad alcuni aneddoti sulla sua vita raccontati dalla sorella Charlotte.
Emerge un ritratto mistico di Emily, che al contrario di quanto credessero i suoi detrattori (che per fortuna avevano cessato di esistere già nei primi anni del ‘900, quando questo saggio fu scritto) non  credeva che tutte le cose fossero Dio (come i panteisti), ma semplicemente che Dio fosse in tutte le cose.
“Dio è legge, equilibrio, ordine universale. Il male non è un’altra legge che gli si contrapponga, non è che un’idea negativa, un disordine, un disquilibrio che necessariamente tende a ricomporsi. Fare il bene dunque è una necessità, e facendolo, ci avviciniamo a Dio. E dopo la morte? Siccome nulla si distrugge in natura resteremo ancora nell’universo, ossia in Dio”.
Per la nostra vita spirituale avremmo tanto da imparare da questa ragazza solitaria, che conobbe nella sua vita poco più che i suoi parenti e la sua eterna amica, la brughiera solitaria sferzata dal vento, che sola la faceva sentire libera e autenticamente se stessa.
Sono grata a Giorgina Sonnino per queste stupende riflessioni, e alla Flower-Ed per averle riportate alla luce…che dire? Se amate Emily non potete perderlo ^^
Vi lascio la mia poesia preferita tra le tante, stupende, di questa sublime poetessa!
Più felice sono quando più lontana
porto la mia anima dalla sua dimora d’argilla,
in una notte di vento quando la luna brilla
e l’occhio vaga attraverso mondi di luce
Quando mi annullo e niente mi è accanto
né terra, né mare, né cieli tersi
e sono tutta spirito, ampiamente errando
attraverso infinite immensità.
Titolo: “Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX- Emilia Giovanna Bronte”
Autore: Giorgina Sonnino
Editore: Flower-Ed
Voto: da oggi in poi per i libri delle sorelle Brontë e quelli che parlano di loro è omesso per rispetto alle altre opere, che mai potrebbero reggere il confronto per il mio essere troppo di parte xD
Lo trovate in ebook per ora, ma suppongo arriverà presto anche la versione cartacea! ^^
“Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX. Emilia Giovanna Brontë” di Giorgina Sonnino

Un firmamento di stelle: la recensione di Ilaria Biondi

Un firmamento di stelle flower-ed

Rosaria Andrisani, Un firmamento di stelle, Flower-ed, 2015

L’universo poetico di Rosaria Andrisani è un dipinto dai tenui e luminosi colori pastello, un delicato acquerello che traduce un paesaggio interiore ricco di sfumature, suggestioni, impressioni, emozioni, percezioni.
La sua parola prende per mano ogni istante, perché della forza intensa e prorompente di ogni fugace attimo essa si nutre, accoccolandosi sulle ginocchia del “momento” e vivendolo in tutta la sua luminosità. Scava in esso, quasi lo trattiene, con mano ferma e coraggiosa, eppur sempre garbata.
L’io poetico soffre e trema. Patisce, con i suoi simili, in un moto di raccolta condivisione e compassione, le tribolazioni e gli affanni dell’umana condizione. Vive hic et nunc, con partecipata generosità.
La mente coglie, e accoglie. È la Realtà cosciente che, con volontà e coraggio, le indica il sentiero da percorrere, nel ripido e tortuoso cammino quotidiano. È filo tenace che la tiene solidamente ancorata a certezze ed esperienze.
Eppure, qualcosa in Rosaria è ansioso di travalicare confini e varcare soglie, quasi impercettibilmente. Perché lei ha ali che volano verso l’infinito, laddove l’orizzonte sfuma e l’occhio non riesce più a catturarlo. La sua anima si espande. In avanti e indietro. La sua parola danza e volteggia, dipingendo un cielo punteggiato di stelle. Il tempo dell’oggi e dell’ora si dilata a dismisura e si inchina, con pudore e rispetto, davanti all’altare dei ricordi e a quello delle speranze, dei sogni, del nuovo domani.
Il passato si fa vivo e palpitante, ma incede con muta malinconia. Se c’è dolore, se c’è rimpianto, se c’è rimorso, se ci sono lacrime è sulle note di una mestizia appena accennata, mai esibita che essi vengono declinati.
La poesia di Rosaria non è gridata. Non ha voce ruvida e aspra.
Il gruppo consonantico –nt, che si ripete con frequenza, sembra inserire ogni evento, ogni pensiero, ogni palpitante sensazione – sia essa dolente o lieta – entro una dimensione di pacata lentezza e di silente serenità e morbidezza. Il silenzio avvolge tutto, disillusioni, pianti, sorrisi bugiardi e verità disattese, con pazienza e talvolta mite rassegnazione. I tormenti per ciò che non è stato o per ciò che non avrebbe dovuto essere affiorano, fanno sentire il loro peso. Ma l’anima ha la forza, la volontà e il coraggio di elevarsi, in uno stato di quiete interiore e di saggezza che appartengono a chi ha vissuto e vive sapendo cogliere l’incanto del momento, coltivare la letizia, rinascere nello stupore di un fiore che sboccia e di un bambino che sorride, nella taciturna e fragile bellezza di un tramonto.
C’è inquietudine, ma è dolce. L’animo è leso ma le ferite non sanguinano. O se lo fanno, il Verso di Rosaria sa lenirle con bende di fine cotone, che ha il profumo antico di sapone fatto in casa e lavanda.
Il Verso pulito, limpido, essenziale di Rosaria guarda con gratitudine alle lontane memorie, racchiuse in uno scrigno, al sicuro… E ritrova, in sé, la luce e l’emozione per ricominciare, per cambiare, per guardare alla nuova alba, per rinascere.
Il cielo può addensarsi e farsi cupo. Il Tempo sa scorrere impietoso sul cuore e sulla pelle. L’inverno dell’anima tenta talvolta di aprirsi varchi e squarci, di far capolino nelle giornate scolorate. Ma l’attesa dell’arcobaleno restituisce luce ed ali a quella stessa anima, assetata di vita.
Rosaria cammina scalza sul sentiero dei suoi giorni, con il cuore nudo in mano… ed estasiata, meravigliata, rapita, volge lo sguardo al cielo e lì si abbandona al bagliore stupito del suo personale firmamento di stelle: creatura umana, bambina, donna, figlia e madre, che con anima fanciulla prende per mano il suo destino e ad esso si affida speranzosa.

Ilaria Biondi

Fonte: Cultura al Femminile

Un firmamento di stelle: la recensione di Ilaria Biondi

“Un firmamento di stelle”: la recensione di Samantha Terrasi

Un firmamento di stelle flower-ed

“Un firmamento di stelle” di Rosaria Andrisani

(poesie)

edizioni Flower-ed

Mi sono avvicinata alla poesia all’età di sedici anni quando per quell’animo sensibile che accomuna molti, avevo bisogno di esprimere quei turbamenti che giravano con fare misterioso dentro un io sempre troppo castigato. La poesia è diventata comunicazione, è diventata studio ed espressione. I grandi poeti la cui dote è stata quella di ammaliare milioni di studenti, sono stati per me ispirazione. E la poesia è stata qualcosa di vivo che muta e traduce così repentinamente tutto quello che vede, non c’è forma se non l’animo che la contiene.  Rosaria Andrisaniprofessionista già fortemente impegnata in recensioni di libri e varie collaborazioni editoriali in un forse diverso percorso dal mio scrive “ Un firmamento di stelle”. Corona un sogno. Riesce a dipingere tante sfumature del cielo, dell’animo, dell’umano sentire. La prefazione di Susanna Polimanti apre il sipario:

“Certe atmosfere calde e accoglienti avviano un colloquio confidenziale con la realtà per una poetica intimista e autobiografica di pura consapevolezza dell’esigenza di alcune rinunce in favore di altre conquiste.”

Il dialogo con noi stessi, il modo in cui la nostra sensibilità traduce le sue parole e le fa nostre. ci avvia in questo mondo di Rosaria. Ogni libro di poesia è sempre un piccolo scrigno dove le gemme, cioè le parole, possono combinarsi per dare lucentezze diverse e originali.

Si fa poesia quando si guarda con occhi nuovi il mondo che ci ha calpestati. Si fa poesia quando l’amore finisce o rinasce. Si fa poesia e Rosaria riesce a dipingere qualcosa di unico in Tramonto spingendoci a credere di nuovo. Perché la poesia è come una preghiera si rinnova, rimanendo immutata. Leggere la sua raccolta è stata come accogliere una piuma e lasciarla volare di nuovo.

Ho apprezzato la sua poesia semplice, senza troppi fronzoli. Essenziale, lineare ma non per questo meno profonda. Ricerca l’immediatezza che come un sorso di acqua fresca disseta subito. Rosaria è maestra nell’accompagnarci in un mondo fatto di sentimenti, di delusione, malinconia e gioia. Ci fa camminare a passo di danza con le parole:

Gli occhi dei bambini

Luce di stelle

quando gli anni

hanno già consumato la voglia

di abbracciare la vita.

E ricomincio a credere nelle emozioni.

(Un firmamento di stelle-Rosaria Andrisani)

Ci fa volare con la voglia ancora di sognare. Perché i sogni, non smetterò mai di ripeterlo, sono come le stelle li vedi al buio quando tutto scompare. Grazie Rosaria per questa pennellata di parole gentili e di speranza.

Fonte: Samantha Terrasi

“Un firmamento di stelle”: la recensione di Samantha Terrasi

Nella Grande Guerra agì la forza di Roma

consolatoRoma, 4 nov – Italia 2015: cosa resta oggi nella Penisola di quell’Italia che il 4 novembre del 1918 portava a compimento l’epopea risorgimentale trionfando nella Grande Guerra? Lo abbiamo chiesto ad Sandro Consolato, saggista, autore dell’e-book storico Dell’elmo di Scipio, già curatore della rivista di studi tradizionali “La Cittadella” (2001-2012).

Un suo scritto di qualche tempo, sulla rivista “Politica Romana”, definiva la Prima guerra mondiale come “una Grande Guerra Romana”. Può riassumerci il perché di quella definizione? Cosa ebbe di “romano” la Grande Guerra?

Mi rendo conto che oggi a molti parlare del 15-18 (sia chiaro che il mio riferimento era alla sola guerra degli Italiani) come di una “Grande guerra romana” potrà apparire come una definizione retorica. Tuttavia, se solo si pensa che uno scrittore italiano celebrato come uno dei più antiretorici, ovvero Carlo Emilio Gadda, poté descrivere il suo interventismo e la sua partecipazione alla guerra da volontario con queste parole: “Sognavo una vivente Italia, come nei libri di Cesare e di Livio”, bene, allora si potrà capire che la mia definizione trascrive un sentimento che attraversò effettivamente l’Italia di allora, producendo anche, durante e dopo la guerra, una forte simbolica in senso romano. Quella guerra, del resto, restituiva all’Italia pressoché integralmente i suoi confini augustei. In più, poiché io mi occupo essenzialmente dei rapporti tra esoterismo e politica, è storicamente documentata l’influenza e la partecipazione di ambienti esoterici italiani che ritenevano vivente e operante la “forza” di Roma antica nella vicenda bellica.

Nel suo testo lei parla delle simpatie apertamente filo-asburgiche del Vaticano in quel contesto bellico. Ritiene che questa tentazione “anti-italiana” della Chiesa si sia con gli anni attenuata o rinforzata?

Sono alieno da un anticlericalismo di maniera, e ho anche ricordato il sacrificio di tanti giovani dell’Azione Cattolica nelle trincee del 15-18. È però un fatto che il Vaticano avesse più a cuore la sorte dell’Austria-grande-guerra1-560x325Ungheria che dell’Italia, non avendo tra l’altro per nulla rinunciato all’idea della restaurazione del potere temporale. Il quadro oggi è molto diverso. Però il discorso del papa l’anno scorso a Redipuglia è stato di totale insensibilità verso la storia italiana, tanto più che come cardinale argentino Bergoglio sulla questione delle Falkland-Malvinas si era pronunciato da nazionalista argentino, e non da pacifista-universalista. Non volendo assumere un punto di vista troppo estremista, io direi che se oggi esiste un anti-italianità della Chiesa essa coincide col, è una conseguenza fatale del suo sempre più accentuato universalismo apolide, di cui l’Italia fa le spese in quanto sede del Vaticano.

Per quali altre tradizioni politiche il 4 novembre è oggi una giornata di lutto o quanto meno di indifferenza? Quali sono, in altri termini, le altre correnti del partito anti-italiano?

L’ostilità verso il 4 novembre è tipica di un certo filone di sinistra estrema e coincide con l’antimilitarismo più becero, mentre non direi che sia oggi presente o significativa nella sinistra moderata. Permane anche un filone di destra ostile tanto al Risorgimento che alla Grande Guerra perché di orientamento antinazionale e filo-asburgico. Un Gilberto Oneto ne è un tipico rappresentante, e anche Cardini fa la sua parte. Nel leghismo un simile orientamento sembra essersi attenuato, e credo che la componente “alpina”, con memorie così radicate nella Grande Guerra, difficilmente poteva farne un elemento caratterizzante. Salvini dal canto suo ha ripreso il “mito” del Piave anche in funzione antiimmigratoria, e questo qualcosa vorrà pur dire riguardo al cosiddetto “immaginario collettivo” e alle operazioni che si fanno su di esso e con esso.

Come giudica le celebrazioni italiane per il centenario della Grande Guerra? Che bilancio possiamo trarre dal modo in cui oggi l’Italia ha ricordato quel passaggio storico?

Ho l’impressione che, penso in particolare a TV ed editoria, ci si sia “sfogati” troppo nel 2014, seguendo l’Europa. Ma la nostra guerra non è “il 14-18” ma “il 15-18”. E non mi sembra che ci sia un’adeguata valorizzazione della nostra specificità storica. Poi, le istituzioni si comportano come la Chiesa: vietato parlare di “Vittoria”, la guerra deve essere sempre e solo stigmatizzata, ricondotta alla “inutile strage” e via di questo passo. L’idea della riabilitazione dei disertori del resto è in linea con una visione di fatto svalutativa del significato ultimo dell’esperienza di quel grande conflitto.

Un altro personaggio a cui lei ha dedicato un importante studio è Giacomo Boni. Può raccontarci come visse quell’incredibile uomo i giorni del conflitto mondiale?

Pochi sanno oggi chi era Giacomo Boni, e mi fa piacere che il “Primato Nazionale” quest’estate ne abbia ricordato i 90 anni dalla morte. Boni fu un grande archeologo, famoso in tutto il mondo nei primi decenni del 900 per le sue scoperte nel Foro e nel Palatino. Ma Boni ebbe anche un suo ruolo nella Grande Guerra, ed è proprio pensando a figure come lui che io ho parlato di “Grande Guerra Romana”. Boni progettò e fece adottare indumenti militari che riprendevano elementi romano-antichi, e che erano del tutto pratici, sia chiaro. E poi lui, che era un profondo studioso della religione romana arcaica, e a cui erano riconosciute pure doti quasi di “veggente”, costruì sul Palatino un’ara graminea che avrebbe dovuto propiziare la Vittoria, di cui egli poi, nel 1918, ritenne di aver avuto un presagio scoprendo proprio una statua della Vittoria sempre sul Palatino. Ripeto, tutto ciò oggi può sembrare retorica, ricondurre all’antico il moderno può far storcere il naso. Ma si pensi che l’ultimo imperatore asburgico, Carlo, beatificato da Wojtyla, poté chiamare gli italiani “il nemico ancestrale”, evidentemente ritenendosi erede di quei Quadi e quei Marcomanni che avevano invaso il Nord-Est dell’Italia ai tempi di Marco Aurelio. Ma mal gliene incolse, perché il giovane Regno d’Italia poté richiamare evidentemente in vita l’eredità ancestrale di ben altro popolo, quello di cui noi siamo ancora, pur se indegni e immiseriti, i più legittimi eredi.

Adriano Scianca

Fonte: Il Primato Nazionale

Nella Grande Guerra agì la forza di Roma