DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato

INDICE

Introduzione
I – Romanità e Italianità
II – Prove medievali di “risorgimento”
III – L’età moderna: sogni e disegni della Nazione
IV – Il Risorgimento: una “magia” nata a Napoli?
V – L’infanzia “giacobina” del Risorgimento
VI – Risorgimento e plot theory
– La cospirazione massonica
– La cospirazione ebraica
– La cospirazione comunista
VII – Neoguelfi e moderati di fronte a Roma
VIII – La Destra che volle Roma
IX – I Savoia: una dinastia per l’Italia
X – Mazzini e la Repubblica Romana
XI – Garibaldi e il genio Telesforo
XII – Crispi e il tramonto del Risorgimento
XIII – Il complotto contro il Regno d’Italia
Conclusione. Provare a ri-sorgere
L’autore

DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato

"Esoterismo, storia e politica": pubblicata oggi su Rinascita l’intervista a Sandro Consolato, autore del saggio "Dell’elmo di Scipio"

Esoterismo, storia e politica. A colloquio con Sandro Consolato, autore del saggio “Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, Storia d’Italia e memoria di Roma”
di Giampaolo Cufino
 
Abbiamo incontrato Sandro Consolato, studioso dei rapporti tra esoterismo, storia e politica, per 12 anni direttore del periodico “La Cittadella” e autore di numerosi saggi e articoli. Recentemente la casa editrice flower-ed ha pubblicato, in formato e-book, un suo saggio storico dal titolo molto eloquente, “Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma”.
Esoterismo, storia e politica, dicevo: tre elementi che ritroviamo continuamente intrecciati in questa storia d’Italia e che ci piace approfondire; in tale orizzonte si situa la nostra intervista a Sandro Consolato.


“Dell’elmo di Scipio” si colloca nel genere letterario della saggistica storica. Quale importanza riveste fare ricerca storica? E questo saggio quali nuove prospettive apre al lettore?

Ho una formazione accademica di tipo storico, ma non sono uno storico di professione. La ricerca storica io la intendo, ovviamente in rapporto alla mia persona e ai miei interessi ed obiettivi, come parte integrante di una attività “militante” da esercitare nel dominio delle idee, con lo scopo di offrire determinati punti di vista spirituali, etici e politici. Questo tipo di ricerca deve coniugare quanto più possibile l’obiettività storica con la funzione persuasiva, cioè con la capacità di convincere il lettore della bontà di un punto di vista sulla storia che in qualche modo deve sfociare naturalmente in una determinata prassi – ripeto: spirituale, etica e politica – riguardo al presente. Le prospettive che vorrei aprire sono quelle stesse per cui lavoro, intellettualmente, ormai da più di venti anni, ovvero quelle della ricostruzione di un saldo senso dell’identità nazionale.

Il titolo del saggio mostra in maniera chiara quale sia l’argomento trattato. Ma qual è il punto di vista secondo cui viene ricostruita la nostra storia nazionale?

Direi che è il sottotitolo a indicare chiaramente sia l’argomento trattato che il punto di vista assunto. Parlo di “Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma”, perché il saggio tratta inizialmente anche di tutta la storia d’Italia prerisorgimentale, evidenziando come a Roma l’Italia debba la sua identità unitaria, e alla “memoria di Roma” il faticoso cammino verso la nascita di uno Stato nazionale. Il titolo, tratto ovviamente dall’inno di Mameli, è a mio avviso simbolicamente perfetto: perché Mameli voleva dire esattamente questo: che l’Italia non poteva trovare ragione e forza di unità se non nel richiamo alla virtus romana. Il mio punto di vista però è più complesso, e direi anche più ardito: io non mi limito a sostenere che in tutta la storia dell’Italia postromana è esistita una “memoria di Roma” (di carattere eminentemente culturale) che ha agito per l’unità nazionale, ma mi spingo fino a sostenere che questa “memoria” è stata anche attivata, per così dire, “magicamente”, da élites esoteriche di radice precristiana, spesso coincidenti con le élites culturali della nazione (tutto questo ha a che fare con la mia più nota attività di studioso di esoterismo).

In “Dell’elmo di Scipio” si criticano le varie forze politiche e culturali che hanno dominato la scena politica della prima e della seconda repubblica per il loro sostanziale antirisorgimentalismo, ma la critica è più severa con la destra. Il libro si può qualificare come espressione di un’area politica particolare…

Ho evidenziato come certe posizioni antirisorgimentali, e quindi poi antinazionali tout court, espresse in questi ultimi decenni dal leghismo al nord e dal neoborbonismo al sud, abbiano radici tanto nella destra quanto nella sinistra estrema, soprattutto degli anni 60-70, cui si è aggiunto il peso dell’universalismo e del neotemporalismo cattolico. Sono più severo con la destra perché ha finito in gran parte per vedere nel Risorgimento solo un fenomeno borghese, moderno ed eterodiretto, e mi sono particolarmente affaticato nel mostrare che le cose non stanno esattamente così. Del resto, lo storico di sinistra Alberto Mario Banti, considerato oggi uno dei migliori studiosi del Risorgimento, ha criticato fortemente il richiamo, molto strumentale e molto recente, della sinistra italiana (con Ciampi in particolare) a quel periodo e modello, che lui vede intriso pericolosamente di idee identitarie, di “sangue e suolo”, di mistica del sacrificio. Con grande piacere, ho in questi giorni visto pure che “Nouvelle Ecole”, la rivista di Alain de Benoist, in appendice al suo numero 61 monografico sui Romani ha posto anche un saggio di Yves Branca sul Risorgimento italiano, che lo valorizza positivamente come fenomeno di “rivoluzione conservatrice” e “nazionalpopolare”, facendo particolarmente riferimento alla sinistra risorgimentale, a Mazzini, Pisacane, Garibaldi. Ora, se il mio libro dovesse essere espressione di un’area politica particolare, lo sarebbe di un’area che attualmente non c’è, che è appunto quella di una sinistra nazionale, fortemente innervata di elementi propri peraltro alla cultura della destra non liberale né liberista.

Roma appare come momento di concezione dell’idea nazionale. Qual è l’eredità culturale, politica, valoriale di questa nostra ascendenza?

Questa eredità purtroppo è largamente distrutta. Anche per colpa degli abusi del Fascismo, in verità. Rimane nel territorio, nei monumenti, in quel po’ di cultura classica che ancora si veicola a scuola o nei media, ma non genera consapevolezza identitaria, né risveglio etico e civile. Roma antica è molto più ammirata, rispettata e ricordata all’estero che in Italia: questo è molto triste.

Il periodo risorgimentale rappresenta, invece, il momento di fioritura di quell’idea, ripresa e riattualizzata. Con quanta consapevolezza di ciò agirono i protagonisti dell’epoca?

Il Risorgimento, complessivamente considerato, è stato tante cose assieme. E’ esistito anche un patriottismo italiano piuttosto avverso all’idea forte di Roma. Io questo l’ho messo ben in luce, in particolare trattando dell’ala moderata. Però il nucleo forte del Risorgimento sente notevolmente questa idea che Roma sia l’origine e il fine del Risorgimento. Garibaldi, che è il simbolo stesso dell’indipendenza italiana, su questo è molto netto.

L’esposizione ci conduce fino alle soglie del 2012 con i relativi fatti di cronaca e politica. Che ne pensa delle celebrazioni del 150° del 2011 e del ruolo del presidente Napolitano?

Il mio libro era programmato per il marzo 2011 e ho dovuto poi riaggiornarlo un po’ quasi costantemente. Chi ricorda l’anticipazione dell’introduzione, che uscì nel novembre 2010 sul “Foglio” di Giuliano Ferrara, ricorderà anche come guardavo con una certa apprensione al modo in cui sarebbe andato il 150° e anche al ruolo della Lega. Ora, il 150° alla fine è andato molto meglio di quanto prevedessi, e secondo me, anche a livello per così dire “sottile”, ha determinato il successivo crollo politico-morale della Lega. Se il 150° doveva essere una sorta di referendum sul sentirsi italiani o no, beh, ha vinto senz’altro il partito del sì, e questo è positivo. Nel libro riconosco il ruolo positivo che Napolitano ha avuto nell’avvicinare istituzioni e popolo al tema unitario. Devo però qui aggiungere – dapprima lo avevo fatto anche nel libro, ma poi ho voluto glissare, lasciando in fondo capire come la pensavo su ciò che è accaduto alla fine del 2011 grazie ad una citazione di Marcello Veneziani – che al suddetto riconoscimento verso la presidenza della Repubblica deve accompagnarsi la severissima critica di aver piegato quelle stesse celebrazioni ai fini di una ulteriore e più grave diminuzione della sovranità nazionale, sia osando paragonare le pseudo “primavere arabe” al Risorgimento sia pilotando l’Italia verso il suo commissariamento da parte della cosiddetta “Europa”.

Quale messaggio possiamo mandare ai lettori di “Rinascita” e ai potenziali lettori dell’e-book al fine di restituire un’immagine positiva della nostra storia nazionale?

Il messaggio è proprio quello della “rinascita”. L’Italia è stata a volte paragonata ad una Fenice, soggetta a morti e resurrezioni. Il Risorgimento è stato, pur con tutti i suoi limiti, i suoi drammi intrinseci e le non poche eredità negative, un grande momento storico di risveglio di energie vitali, destinate a fare dell’Italia una nazione comunque protagonista della grande storia contemporanea; una nazione con cui sono ferocemente arrabbiato ma che preferisco alla Svizzera, federalista e ordinata quanto si vuole, ma memorabile solo per gli orologi e le banche. Se non esiste, come pretendeva Fukuyama, la “fine della storia”, allora non esiste nemmeno la fine dell’Italia, la terra che fu detta “sempre rinascente”.

L’e-book può essere acquistato sul sito della casa editrice: http://www.flower-ed.it
“Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma”, di Sandro Consolato (flower-ed, 2012)

Fonte: Rinascita
"Esoterismo, storia e politica": pubblicata oggi su Rinascita l’intervista a Sandro Consolato, autore del saggio "Dell’elmo di Scipio"

Su ZeBuk la presentazione di DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato

Un saggio storico ampio e dettagliato, costituito da tredici capitoli attraverso i quali Sandro Consolato, noto studioso di tradizionalismo romano, ripercorre la nostra storia: partendo dall’antichità, da quella Roma dalla quale riceviamo l’unità culturale e politica, l’autore giunge fino agli inizi del 2012, seguendo lo sforzo fatto nei secoli per pensare e ritrovare l’unità nazionale.
Ben nove sono i capitoli dedicati al Risorgimento, di cui lo studioso analizza gli aspetti, le correnti e i protagonisti, includendo nella sua ricerca anche le teorie complottistiche sui moti unitari: la cospirazione massonica, quella ebraica e quella comunista.
Molti sono i riferimenti al Fascismo, ma un rilievo particolare è dato a tutta la parabola storica del Regno d’Italia, fino al 1946, soprattutto dal punto di vista della lotta palese e occulta tra Stato e Chiesa.
L’autore
Sandro Consolato (Bagnara Calabra, RC, 1959), studioso dei rapporti tra esoterismo, storia e politica, ha curato, tra il 2001 e il 2012, la nuova serie della rivista di studi tradizionali e storici La Cittadella. È autore del saggio Julius Evola e il buddhismo (SeaR, Borzano, RE, 1995) e ha collaborato ai volumi di AA.VV. Il gentil seme. L’idea di Europa: radici e innesti (Ar, Padova 2004), Evola no-global? (Libreria Ar, Salerno 2004), Esoterismo e fascismo (Mediterranee, Roma 2006), Per una nuova oggettività (Heliopolis, Pesaro 2011).
Suoi scritti sono apparsi sulle riviste Arthos, Politica Romana, Letteratura-Tradizione e Margini. Ha contribuito al dibattito sul 150° dell’Unità nazionale con articoli e interviste pubblicate sui quotidiani Il Foglio, il Secolo d’Italia, il Domani e sul mensile di Casa Pound Occidentale.
Credits: Ufficio Stampa Flower-ed
Formati: EPUB + MOBI
ISBN: 978-88-97815-05-1
Fonte: ZeBuk
Su ZeBuk la presentazione di DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato

Il Risorgimento nel mito di Roma. Recensione dell’e-book DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato

L’articolo sarà pubblicato in «Occidentale», giugno 2012.

In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia – oltre ai festeggiamenti e ai «solenni» discorsi delle alte cariche dello Stato – è stata prodotta una mole imponente di saggi, monografie, miscellanee, conferenze e convegni che hanno trattato del nostro Risorgimento. Molto spesso a sproposito, lasciando oltretutto ampio spazio ai vari rigurgiti antinazionali (padani, neoborbonici, neoguelfi, internazionalisti, mondialisti, ecc. ecc.). E anche la «nebulosa» neofascista ha in molti casi snobbato la memoria del nostro processo unitario, secondo schemi e modalità assai complessi e stratificati di cui abbiamo ampiamente trattato qui sulle colonne di «Occidentale».

Eppure, proprio in seno all’ambiente nazional-rivoluzionario, abbiamo potuto apprezzare una coraggiosa, doverosa e puntuale messa in discussione della tradizione antirisorgimentale neofascista. E questo, in particolare, grazie al volume miscellaneo curato da Pietro Cappellari Una Patria, una Nazione, un Popolo (Herald Editore), il quale segna un punto di rottura all’interno del proprio ambiente di riferimento, e che si propone anche come punto di non ritorno: come fine degli equivoci, come riappropriazione di una gloriosa tradizione che, invece di essere dimenticata o distorta o umiliata, deve essere al contrario proiettata, decantata e potenziata, nell’avvenire prossimo e remoto.  

È proprio in tal contesto che si inserisce l’ultima fatica di Sandro Consolato, ossia Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma (Flower-ed, pp. 331, € 14). Consolato, cultore di «studi tradizionali» e direttore de «La Cittadella», per quest’operazione editoriale ha scelto un’opzione innovativa e coraggiosa, cioè la formula dell’e-book: gli amanti del cartaceo potrebbero scoraggiarsi nell’impresa, eppure – premetto subito – la lettura del documento telematico non risulta affatto scomoda o limitante. Tra l’altro l’opera merita un’attenta e meditata lettura poiché – sulla scorta di una vasta e valida bibliografia, oltreché grazie a una interessante chiave di interpretazione – l’autore confuta una per una tutte le distorsioni neofasciste del Risorgimento, mettendo altresì in luce la plurisecolare continuità, talvolta palese talaltra sotterranea, dell’ideale unitario italiano all’insegna di Roma e della romanità.

La specificità tutta italiana di quest’idea di ri-sorgenza (pensiamo, oltre a «Risorgimento», a termini quali «Rinascimento» e «Riscossa»), ossia l’idea del ripiego – per usare una formula locchiana – su un’origine mitica e carica di gloria, era stata del resto già notata e posta in rilievo da un insospettabile come Antonio Gramsci (insospettabile solo per chi ragiona ancora con paraocchi ideologici), che Consolato opportunamente cita: «Nel linguaggio storico-politico italiano è da notare tutta una serie di espressioni legate strettamente al modo tradizionale di concepire la storia della nazione e della cultura italiana, che è difficile e talvolta impossibile di tradurre nelle lingue straniere. […] Nasce nell’Ottocento il termine “Risorgimento” in senso più strettamente nazionale e politico, accompagnato dalle altre espressioni di “Riscossa nazionale” e “riscatto nazionale”: tutti esprimono il concetto del ritorno a uno stato di cose già esistito nel passato o di “ripresa” offensiva (“riscossa”) delle energie nazionali disperse intorno a un nucleo militante e concentrato, o di emancipazione da uno stato di servitù per ritornare alla primitiva autonomia (“riscatto”). Sono difficili da tradurre appunto perché strettamente legate alla tradizione letteraria-nazionale di una continuità essenziale della storia svoltasi nella penisola italiana, da Roma all’unità dello Stato moderno, per cui si concepisce la nazione italiana “nata” o “sorta” con Roma, si pensa che la cultura greco-romana sia “rinata”, la nazione sia “risorta”, ecc. La parola “riscossa” è del linguaggio militare francese, ma poi si è legata alla nozione di un organismo vivo che cade in letargia e si riscuote, sebbene non si possa negare che le è rimasto un po’ del primitivo senso militare».

L’acume di Gramsci, in effetti, lascia sbalorditi: in questa lucidissima notazione dell’intellettuale comunista, infatti, è contenuta l’idea fondamentale del ritorno all’origine mitica visto non come restaurazione anacronistica o reazionaria di un passato morto e sepolto, bensì come risveglio delle «energie nazionali», come progetto d’avvenire, come «ripresa offensiva», ossia come avanzata. È una concezione squisitamente rivoluzionaria, anche nel senso «tradizionale» indicato da Consolato, il quale intende la «ri-voluzione come ri-torno, quasi astronomicamente scandito, a una condizione originaria perduta in virtù di un perturbamento intervenuto nell’ordo rerum». Non fu d’altronde già D’Annunzio, non a caso cultore del mondo greco-romano nonché «Vate» della nuova Italia, a definire la nostra nazione, con un magnifico epiteto dall’eco omerica, la «Semprerinascente»?

E Consolato, di fatti, tenta di rintracciare il filo rosso del nostro ideale nazionale dall’Antichità sino alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, passando per i sovrani longobardi, Federico II di Svevia, Dante, Petrarca, Cola Di Rienzo, Alfonso d’Aragona, Machiavelli, Campanella, Vico, Filangieri, Romagnosi, Vittorio Emanuele II, Mazzini, Garibaldi e tanti altri, più o meno conosciuti dal grande pubblico, i quali desiderarono ardentemente e prepararono lungo i secoli la rinascita dell’Italia nel nome augusto di Roma.

Proprio in questo contesto, del resto, si inserisce la critica spietata, ma acuta e documentata, delle fallaci interpretazioni neofasciste del Risorgimento. A cominciare da quella – interna dunque al «movimento tradizionale» – di Julius Evola, la quale aveva d’altra parte già ricevuto le obiezioni puntuali di Adriano Romualdi, uno tra i migliori allievi del Barone. Evola, infatti, fece sua in buona parte la lettura demonizzante della corrente neoguelfa («a destra» rappresentata soprattutto da Attilio Mordini), la quale vedeva nel Risorgimento un complotto massonico ai danni della Chiesa e del «mondo tradizionale», rintracciando viceversa i paladini della Tradizione nella Santa Alleanza, nell’Austria asburgica, nelle potenze della Restaurazione e in quel Metternich (l’«ultimo grande europeo» secondo Evola) che reputava l’Italia una mera «espressione geografica». Tutto un mondo, cioè, che tra l’altro – argomenta l’autore – si presenta tutt’altro che cristallino e in regola anche da un punto di vista strettamente tradizionale, non mancando tra le sue fila persone equivoche, ambigue e poco nobili, le quali talvolta intrattenevano inquietanti rapporti con varie sette e massonerie ben poco rispettabili.

E questo proprio mentre l’autore illustra, con dovizia di particolari e con valida documentazione, come presso molti gruppi insorgenti e unitaristi la Massoneria svolgesse la «funzione di “copertura” di realtà iniziatiche italiane ben più antiche della Libera Muratoria nata in Inghilterra nel 1717», con gli esempi di spicco della Carboneria, della Società dei Raggi e della Guelfia (ma il nome non tragga in inganno), le quali molto spesso si caratterizzavano in quanto depositarie dell’antica sapienza pitagorica. Così si può dire del resto di Garibaldi, spesso disprezzato dalla vulgata neoguelfa in quanto appartenente alla Massoneria, laddove Consolato mette ben in luce la poco nota ma radicatissima ispirazione romana dell’«eroe dei due mondi».

Insomma, ce n’è abbastanza per mandare in soffitta settant’anni di neofascismo reazionario e antirisorgimentale, riattivando invece – sia secondo tradizione che secondo rivoluzione (che è la quintessenziale sintesi fascista) – il nostro mito più puro e originario. Un mito che è carico di storia e di gloria, ma anche – se noi ancora lo vorremo – del più splendido destino.
 
Fonte: Augusto
Il Risorgimento nel mito di Roma. Recensione dell’e-book DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato

Recensione del quotidiano Rinascita dell’e-book DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato

L’unità nazionale è una creazione della Roma precristiana
di: Franco Nerva
Un saggio storico ampio e circostanziato, composto di tredici capitoli corredati da una lunga serie di note: si tratta del nuovo libro di Sandro Consolato, “Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma”, edito dalla casa editrice flower-ed.
Pubblicato in e-book, formato che sta prendendo sempre più piede anche in Italia, questo testo rappresenta un’importante ricerca sulla nostra storia nazionale.
Il punto di vista è quello di uno studioso che vive da trent’anni nell’ambito della cultura tradizionale di destra e che proprio di questa cultura fa il suo principale interlocutore. L’ampiezza dell’opera consente di ripercorrere in maniera molto dettagliata tutte le idee, le vicende e le circostanze che, dall’antichità ai giorni nostri, hanno costituito lo sforzo fatto per pensare e poi ritrovare l’unità nazionale.
Conoscitore straordinario della Tradizione Romana, l’autore prende le mosse proprio da quella Roma antica che ha gettato le basi culturali e politiche della nazione italiana; secondo la tesi di Sandro Consolato, infatti, l’unità nazionale è una creazione della Roma precristiana: di qui l’opposizione della Chiesa cattolica a un ritorno alla romanità che non è quella da essa veicolata e che, tuttavia, non è stata mai davvero sradicata.
Dopo Roma, il Medioevo e l’età moderna: risalendo le diverse epoche lo studioso giunge, infine, al momento centrale rappresentato dal Risorgimento, che ci racconta per la durata di ben nove capitoli, illustrandone ogni aspetto possibile.
Esperto di Risorgimento, Sandro Consolato è stato autore, fra il 1997 e il 2004, di tre lunghi articoli apparsi sulla rivista “Politica Romana” e seguiti poi da altri testi, tutti riguardanti tale periodo storico.
I capitoli che gli dedica non rappresentano però una mera esposizione degli studi già pubblicati, bensì un’analisi approfondita dei protagonisti, delle correnti e di molti altri elementi, tra cui si possono persino annoverare le teorie cospirazioniste sui moti unitari, da quella massonica a quella ebraica e a quella comunista. Non mancano i riferimenti al Fascismo, ma questo, insieme alla Prima guerra mondiale, non costituisce uno degli argomenti trattati nello specifico, sebbene siano considerati come compimento ed eredità risorgimentale. Un’importanza particolare è stata riservata piuttosto a tutto il percorso storico del Regno d’Italia, in particolare dal punto di vista della lotta palese e occulta tra Stato e Chiesa.
Per concludere, saremmo già molto contenti se l’Italia – e cito direttamente le parole di Sandro Consolato – tornasse a essere consapevole di tutto ciò che deve a Roma e della dignità di Stato e di Nazione che ha avuto grazie al sacrificio di tanti Italiani che nel corso dei secoli si sono battuti, col pensiero e con l’azione, perché non fossimo più la lamartiniana “terra dei morti”.

L’e-book può essere acquistato sul sito della casa editrice: http://www.flower-ed.it
“Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma”,
di Sandro Consolato
Flower-ed, 2012
Prezzo: 14,00 euro

Fonte: Rinascita
Recensione del quotidiano Rinascita dell’e-book DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato