5 domande per 5 ipotesi sul futuro dell’editoria: le risposte di flower-ed

Continua il nostro viaggio nel futuro dell’editoria digitale attraverso le opinioni degli editori nativi digitali. In questa seconda intervista parliamo con i tipi di flower-ed, editrice specializzata nella diffusione della cultura umanistica e della buona lettura attraverso saggistica, narrativa e poesia.

Secondo gli ultimi dati AIE, il mercato degli ebook vale lo 0,9% del fatturato totale dell’editoria italiana. Quanto tempo ci vorrà per arrivare al 10%? 
Non potendo fare delle previsioni certe, mi limito a considerare i numeri che abbiamo sotto mano al momento attuale e che corrispondono a una crescita costante ed esponenziale per l’editoria digitale: un settore di nicchia che sta crescendo, dunque, e che a mio parere diventerà preponderante. Con tutte le diversità del caso, il mercato cui dobbiamo guardare è quello americano: noi siamo ancora lontani dalle sue percentuali, ma in questo momento è comunque importante osservare la tendenza.

Quali sono i settori editoriali che avranno maggior successo con la diffusione del digitale? La fiction sarà sempre la più ambita dai lettori? 
Quando si è iniziato a parlare di e-book e ci si è interrogati su quali fossero i generi idonei a questo tipo di formato, spesso ho sentito citare la saggistica e la manualistica. In realtà, ora le statistiche ci dicono che anche la narrativa risulta tra i generi più venduti.

Il canale di vendita che vi porta la percentuale maggiore di fatturato? Retailer internazionali, distribuzione “locale”, sito e-commerce proprietario? 
Flower-ed distribuisce sia attraverso il proprio sito e-commerce che attraverso quelli che al momento sono i principali store (Amazon, Bookrepublic e diverse librerie on-line), ma il principale canale di vendita resta il sito proprietario: se negli store gli e-book delle piccole case editrici si trovano fianco a fianco con quelli delle grandi case editrici, il sito ha però il vantaggio di permettere un contatto diretto con i lettori.

Gli enhanced book saranno decisivi per attirare i lettori “tradizionali” verso il digitale?
Non vedo un collegamento immediato tra lettore tradizionale ed enhanced book. Penso che i tempi non siano ancora del tutto maturi per questa forma di lettura “ampliata”, ma è solo questione di tempo. Sarà l’editoria del domani e inizialmente avrà successo, a mio parere, soprattutto nel segmento bambini e ragazzi.

Il digitale può stimolare un incremento di lettura nelle fasce di popolazione che mediamente leggono meno? 
Questo è proprio ciò che ci auguriamo: al momento i lettori di e-book sono i cosiddetti lettori forti, i divoratori di libri che non si stanno lasciando scappare questa nuova opportunità, ma la speranza è che si avvicinino all’e-book anche i non lettori, in particolare quelli che appartengono alle nuove generazioni. Quando si investe in un’attività, non bisogna pensare solo all’immediato, ma anche al risultato a venire, soprattutto quando questo investimento implica la crescita, la cultura, lo stile di vita delle generazioni future.

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Per flower-ed ha risposto alle nostre domande Michela Alessandroni.

Fonte: Editoria Crossmediale

5 domande per 5 ipotesi sul futuro dell’editoria: le risposte di flower-ed

Letto e Bloggato: Soldi, misteri e altre conseguenze

Sotto un cielo infuocato e con il caldo che avanza implacabile, prendersi qualche momento di relax ed appartarsi al fresco con un bel libro appare sempre più invitante. Così eccoci ancora una volta con la nostra rubrica Letto e Bloggato a parlarvi di libri e autori che potrebbero interessarvi. Questa settimana dedichiamo un pò di spazio a Federico Negri e al suo romanzo d’esordio “Soldi, misteri ed altre conseguenze” a cura della casa editrice specializzata in ebook Flower-Ed.
 
Sul Libro:
Anna è una giovane analista economica, il cui lavoro e i cui progetti vengono sconvolti dall’incontro imprevisto con un genio della finanza. Trascinata insieme all’amico e collega Rino in giro per il mondo, in un vortice di avventure senza respiro, vedrà minacciata la sicurezza stessa della sua famiglia.
Anna si scoprirà a varcare ripetutamente i propri limiti, sino a un finale aperto e sorprendente, in cui un nemico invisibile aspettava da sempre nell’ombra, pronto a colpire proprio quando tutto sembrava finalmente essersi aggiustato.
La trama principale si mescola alla complessità della micro vita di Anna e della carrellata di incredibili personaggi con cui viene a contatto nella sua corsa per quattro diversi continenti.
Una storia che intenzionalmente vuole essere difficile da collocare in un genere predefinito, una narrazione scorrevole, veloce e avvincente, che, pagina dopo pagina, prende per mano il lettore e lo fa scivolare in un mondo dove tutto può accadere.
La mia opinione:
Anna è abitutata a macinare numeri. Da buona analista finanziaria sa che non sempre tutto è come appare al primo sguardo e che per trovare la verità si deve spesso scavare a fondo. Sarà per questo che, contro ogni previsione, accetta di aiutare un misterioso uomo in fuga tenuto prigioniero in quella che doveva essere una sede finanziaria in Sudafrica che si rivela, invece, un capannone in disuso. Inizia così, tra rocambolesche fughe da misteriosi individui armati, polizie straniere un pò troppo corruttibili e mercenari pronti a tutto, “Soldi, misteri e altre conseguenze”. Nel procedere della lettura si innescano meccanismi narrativi per nulla banali, in una miscela inventiva ricchissima e allo stesso tempo non appesantita da sovrabbondante annedottica. L’autore, infatti, prende l’intelligente decisione di non raccontare tutto, passo dopo passo, ma di mostrare solo l’essenziale sempre con un occhio di riguardo alla coerenza dei personaggi e alla plausibilità dei vari scenari. Si svelano enigmi, si schiariscono le ombre e ai ritmi fulminei si alternano momenti più pacati e riflessivi che nulla tolgono al mordente della narrazione. Una storia ben raccontata, ricca di movimento (sia geografico, visto che si gira mezzo mondo, sia stilistico) da cui il lettore farà fatica a staccarsi. Sicuramente un buon esordio per una buona penna.
Ed ora l’intervista all’autore:
Ciao Federico, benvenuto su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinato alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Grazie per questo caloroso benvenuto, e adesso vi dico qualcosa di me… non so mai cosa rispondere a questa domanda! Sono nato e vivo a Torino, anche se la maggior parte del tempo durante la settimana lavorativa lo passo da un aeroporto all’altro. Lavoro nell’area finanza di una grande multinazionale, e gli spazi che mi rimangono per la scrittura sono veramente risicati. Avere a casa due bimbi e una moglie, che magari la domenica vuole anche andare al mare, è un’ulteriore difficoltà a praticare questa passione. Però visto da un’altra prospettiva è invece un vantaggio, infatti il cosiddetto “blocco dello scrittore” non mi ha mai sfiorato, anzi molto spesso devo rinunciare a scrivere pur avendone voglia.
Mi sono avvicinato alla scrittura tramite la lettura. Nasco infatti come un avido lettore e quindi, verso la fine dell’università quasi per gioco ho provato a scrivere un romanzo, una specie di polpettone di fantascienza. Il libro è rimasto nel cassetto, anche perché nei primi anni 90 non c’erano le possibilità attuali. Negli anni successivi ho avuto alti e bassi, scrivendo soprattutto brevi racconti, sui blog e sui forum, sino a quando un paio di anni fa ho deciso di riprendere seriamente la questione e provare a scrivere un romanzo vero, carico delle esperienze che avevo accumulato in tutti questi anni.
Nel tuo libro si parte da un’investigazione su strane transazioni economiche per passare poi a un sorprendente e allarmante incontro, rocambolesche fughe per il mondo, scontri con organizzazioni più o meno segrete e il sodalizio con un uomo che sembra avere capacità straordinarie. Tanta carne al fuoco! Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del progetto “ Soldi, misteri e altre conseguenze”?
Per quanto mi riguarda la scrittura nasce sempre da una sensazione molto semplice. Per “Soldi…” l’idea base riguarda la rottura del limite. Quindi prendere una persona comune, con un lavoro e una vita normale, e portarla a superare un confine. Solo per scoprire che dopo c’è un altro limite da oltrepassare, e poi un altro e poi un altro ancora.
Sicuramente l’idea del romanzo nasce attorno alla figura di Anna. Effettivamente il plot è abbastanza complesso, e non mi ha fatto dormire per diverse notti! Tirare le fila di tutte le idee che avevo non è stato semplice, però è stato divertente e molto interessante. Infine volevo sperimentare una narrazione diversa dal solito incedere dei thriller tradizionali e quindi ho scelto una cronaca “a scosse”, con dei salti temporali e concettuali significativi tra un evento e l’altro. A molti lettori questa scelta potrà dare una sensazione di disorientamento, di perdere il filo degli eventi. Non preoccupatevi è normale, d’altronde anche nella vita ogni tanto vi succede di non capire bene quello che sta succedendo, sino a quando non ne arrivano le conseguenze, no?
Mi ha colpita la semplice vividezza con cui riesci a tratteggiare i tuoi personaggi. Da cosa hai tratto ispirazione nel crearli? Come hai bilanciato la ‘quota’ autobiografica e quella di pura invenzione nell’idearli e nel descriverli al lettore?
La quota auto-biografica è presente in pizzichi in tutti i personaggi di cui si scrive, almeno per me è così. Poi si aggiungono altri pizzichi di persone che si conoscono, o anche solo il modo di tirarsi indietro i capelli di qualcuno che hai visto in tram. Io credo che lo scrittore prima di tutto debba essere un buon osservatore, le storie e i personaggi più interessanti sono quelli reali che ci circondano nella vita di tutti i giorni.

Nel tuo romanzo spicca la figura di Anna, donna in carriera forte, tenace, ma anche molto sollecita. E’ difficile che un libro d’azione e avventura come il tuo abbia come protagonista una donna dato che solitamente, purtroppo , le figure femminili sono relegate al ruolo di comprimarie o di semplici vittime indifese in paziente attesa del loro salvatore. Cosa ti ha spinto a fare questa azzeccatissima scelta?

E’ una sfida per un uomo cercare di narrare una storia da un punto di vista femminile e mi interessava cogliere questa sfida. E poi il coraggio è una dote, secondo me, più femminile che maschile, per quanto i nostri modelli “culturali” suggeriscano il contrario, e per superare tutti gli ostacoli che le ho posto tra i piedi, di coraggio ce ne voleva parecchio!
Questo è il tuo primo romanzo e hai scelto di pubblicarlo in formato digitale. Ci vuoi raccontare i motivi di questa tua decisione e i passi che hai dovuto compiere per vedere finalmente pubblicato “Soldi, misteri e altre conseguenze”?
I motivi sono legati alla dura realtà dell’editoria. O si riesce a farsi pubblicare da uno dei primi dieci editori italiani in termini di volumi di vendita, oppure il cartaceo non ha senso. E sto parlando ovviamente di editoria non a pagamento, per principio non ho voluto tirare fuori neanche un euro per vedere il mio romanzo pubblicato. Distribuire un libro in libreria richiede uno sforzo finanziario impossibile da sostenere per un piccolo editore. Quindi molti editori, anche seri, si ritrovano a stampare qualche centinaio di copie e a distribuire il romanzo in quelle quattro-cinque librerie con cui sono convenzionati. Ma che possibilità ci sono di farsi notare in una situazione del genere?
Invece l’ebook ha il grandissimo pregio di avere costi di avviamento vicino allo zero. E quindi di sottoporsi direttamente al giudizio dei lettori, senza ulteriori intermediazioni della catena distributiva. Quindi l’opportunità che offre è immensa, poi è chiaro che comunque emergere dalla massa è difficilissimo per tutti, ma almeno la possibilità c’è.
Sui passi da compiere, io ho scelto un metodo molto tradizionale: bisogna contattare gli editori, mandare i manoscritti e aspettare. Consiglio di seguire le fasi in maniera distinta. Mandate i manoscritti solo a quelli che si dimostrano interessati a riceverli, dopo averne letto un line-up (venticinque parole max) o una sinossi. Evitate di mandare materiale non richiesto in giro, è inutile e nessuno lo leggerà. Io non mi sono rivolto ad agenti letterari, perché in un paio di casi mi hanno offerto contratti a pagamento per l’editing o la correzione delle bozze e quindi me ne sono allontanato con diffidenza. Ma magari alcuni sono più seri e non ho avuto la fortuna di incontrarli.
C’è un genere, una forma letteraria, con i quali vorresti cimentarti e che non hai ancora affrontato?
Diciamo che io non sono tanto per i “generi”, e chi leggerà il mio libro penso che se ne accorgerà.
Sicuramente non scriverò mai poesie, non ne sono capace. Mi piacerebbe scrivere un romanzo con protagonisti degli adolescenti, sarebbe una prova molto complessa, ma affascinante.
Ho letto sul tuo profilo che sei “un avido e insaziabile lettore “. Quali generi letterari ti affascinano e quali sono gli autori e i libri, sia contemporanei che classici, a cui sei più affezionato e che hanno in qualche modo influenzato il tuo modo di scrivere?
Mi piacciono i libro che abbiano una vena fantastica. Nasco come lettore di fantascienza, infatti la mia autrice feticcio, CJ Cherryh, è un mostro sacro di SF dura e pura. Nel fantasy amo George RR Martin, con le sue infinite “cronache del ghiaccio e del fuoco”, per quanto gli ultimi due volumi abbiano perso un po’ di mordente. E poi non posso dire che mi piaccia l’horror, però Stephen King è un grande autore, al di là dei generi, e senza “l’ombra dello scorpione” non avrei mai scritto una parola in vita mia. I classici non mi riescono sempre a coinvolgere, sorry, sono un lettore da spiaggia!!! Comunque qualcuno l’ho letto anch’io: JD Salinger lo riprendo in mano una volta all’anno, secondo me il suo “catcher in the rye” è il capolavoro dei capolavori, e mi affascinano anche Gabriel Garcia Marquez e Herman Hesse.
3 imprescindibili regole per scrivere bene.
Non sono bravo in queste cose… Una frase ben scritta deve toccare una corda dentro chi la legge. Può essere la sorpresa, o l’emozione, o un’idea sopita che viene risvegliata.
Io sono comunque un fautore del “less is more”, quindi meno è meglio. Agli aspiranti scrittori chiederei di fare l’esercizio di scrivere un racconto e poi di provare a togliere più parole possibili senza perdere il senso delle frasi. Rimarrete stupiti di quanto si possa asciugare la prosa.
Sperando di leggere al più presto un tuo prossimo romanzo, ti andrebbe di anticiparci i tuoi progetti per il futuro?
Ho scritto un racconto lungo che uscirà con Flower-ed, la mia casa editrice e dovrebbe essere gratuito, quindi chi vuole avere un assaggio senza farsi male, può provare questo ebook, presto disponibile sul sito del mio editore. Poi ho in programma un progetto un po’ particolare, un altro racconto con elementi grafici, ma è ancora in fase molto preliminare. E mi piacerebbe anche scrivere il seguito di “Soldi…”, tutto sommato mi sono affezionato ai personaggi e secondo me meriterebbero una seconda puntata.
Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato!
 
Letto e Bloggato: Soldi, misteri e altre conseguenze

La lettrice impertinente intervista Federico Negri

Sono lieta di ospitare nel mio blog Federico Negri che ha da poco pubblicato il suo primo romanzo Soldi, misteri e altre conseguenze.

Ciao Federico e benvenuto! Ti va di presentarti ai nostri lettori?  
Certo, grazie innanzitutto del caloroso benvenuto. Sono un autore che si affaccia sulla scena a quasi quarant’anni, quindi non proprio di primissimo pelo. Lavoro in una multinazionale e la mia attività mi porta spesso in giro per il mondo, però l’aereo è un’ottimo posto dove scrivere, basta dotarsi di una batteria decente per il computer!

Ci racconti qualcosa del tuo romanzo Soldi, misteri e altre conseguenze? 
Quando ho scritto “Soldi…” non volevo cadere in un racconto convenzionale. Ho cercato quindi un approccio discontinuo, a scalini improvvisi, nello sviluppo della narrazione, dei protagonisti e della trama. L’aspetto che maggiormente mi interessava era inchiodare il lettore al libro e penso di esserci riuscito, almeno in molti mi hanno dato questo ritorno. La storia è incentrata attorno ad Anna, una persona normale con un lavoro normale, portata al di fuori della sua zona di conoscenza e controllo. Nella parte iniziale del libro lei cercherà di far rientrare gli avvenimenti entro i limiti a lei conosciuti, mentre le prove successive la indurranno a cavalcare gli eventi sino a guidarli. Io poi sono un amante dei plot complessi e penso di essere riuscito a trasmettere parte di questa mia passione con l’intreccio di situazioni, luoghi e personaggi che animano la narrazione.

Il tuo libro abbraccia generi diversi, dal thriller alla fantascienza passando attraverso l’azione e l’avventura. In quale ti ritrovi di più? 
Nessuno in particolare, e tutti quelli che hai citato. Volevo descrivere qualcosa di reale, dinamico, ma permeato però da qualche accenno fantastico. Non so se esista un genere apposta per questo!

I tuoi protagonisti fanno parte del mondo della finanza e viaggiano spesso per lavoro come te. C’è tanto della tua quotidianità in quello che scrivi? 
Qualcosa c’è, anche se a me non sono mai capitati eventi così strani come ad Anna e al suo team, ma molto più prosaici. Più che altro c’è qualcosa nel “mood” credo, nel sentirsi qualche volta lontano da casa, sospeso nel limbo di qualche paese straniero, con qualche affare delicato da concludere.

Quando hai iniziato a scrivere sapevi come si sarebbe evoluta la storia? Avevi già in mente il finale? 
Non esattamente. O meglio avevo in mente alcuni possibili finali, ma non quello poi che ho scelto, che invece si è sviluppato mentre scrivevo. Devi pensare che ci ho messo quasi nove mesi per finire la prima bozza, quindi ne ho avuto di tempo per cambiare idea…
Hai qualche abitudine o rituale di scrittura? 
Ho due figli, una moglie e un cane, come direbbe uno dei protagonisti del romanzo, oltre a un lavoro che mi assorbe parecchio. Quindi diciamo che non posso permettermi un rituale o un’abitudine. L’unico lusso che mi concedo è il tempo, se non ho almeno un’ora libera non inizio, perchè comunque ci metto qualche minuto a calarmi nell’atmosfera, di solito rileggendo le ultime pagine scritte.

A chi fai leggere per primo i tuoi esperimenti letterari? 
A nessuno. Sono piuttosto geloso di quello che scrivo e poi se va bene per me, vuol dire che è pronto per tutti. Penso di essere infatti abbastanza perfezionista e critico nei miei confronti.

La tua libreria sta per bruciare e puoi salvare solo cinque libri. Quali scegli? 
Solo cinque ahia… la saga di Chanur di CJ Cherryh sono quattro libri e la prenderei per prima…. quindi non mi resterebbe molto spazio! Prenderei il giovane Holden di JD Salinger, e poi cercherei di agguantare ancora l’ombra dello scorpione di Stephen King, ma siamo già a sei… Anche se devo dire che l’unico vero indispensabile libro di cui è impossibile per uno scrittore fare a meno, è un buon dizionario della lingua italiana.

Hai già in mente una trama per il tuo prossimo lavoro? 
Sì certo! Ne ho fin troppe di trame, il problema è scremare quelle buone dai rami morti. Tra pochi giorni uscirà un racconto sempre con il mio editore, Flower-ed, in ebook gratuito. La trama di questo nuovo lavoro è interessante e molto diversa da “Soldi…”. Chi non ha paura delle sorprese è invitato a leggere.

Come possono contattarti i tuoi lettori? 
Via email f_315@yahoo.it Fatevi sentire, le vostre opinioni sono importanti!

Federico l’intervista è finita e ti ringrazio per aver partecipato! 
Grazie a te!

Fonte: La lettrice impertinente

La lettrice impertinente intervista Federico Negri

"Esoterismo, storia e politica": pubblicata oggi su Rinascita l’intervista a Sandro Consolato, autore del saggio "Dell’elmo di Scipio"

Esoterismo, storia e politica. A colloquio con Sandro Consolato, autore del saggio “Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, Storia d’Italia e memoria di Roma”
di Giampaolo Cufino
 
Abbiamo incontrato Sandro Consolato, studioso dei rapporti tra esoterismo, storia e politica, per 12 anni direttore del periodico “La Cittadella” e autore di numerosi saggi e articoli. Recentemente la casa editrice flower-ed ha pubblicato, in formato e-book, un suo saggio storico dal titolo molto eloquente, “Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma”.
Esoterismo, storia e politica, dicevo: tre elementi che ritroviamo continuamente intrecciati in questa storia d’Italia e che ci piace approfondire; in tale orizzonte si situa la nostra intervista a Sandro Consolato.


“Dell’elmo di Scipio” si colloca nel genere letterario della saggistica storica. Quale importanza riveste fare ricerca storica? E questo saggio quali nuove prospettive apre al lettore?

Ho una formazione accademica di tipo storico, ma non sono uno storico di professione. La ricerca storica io la intendo, ovviamente in rapporto alla mia persona e ai miei interessi ed obiettivi, come parte integrante di una attività “militante” da esercitare nel dominio delle idee, con lo scopo di offrire determinati punti di vista spirituali, etici e politici. Questo tipo di ricerca deve coniugare quanto più possibile l’obiettività storica con la funzione persuasiva, cioè con la capacità di convincere il lettore della bontà di un punto di vista sulla storia che in qualche modo deve sfociare naturalmente in una determinata prassi – ripeto: spirituale, etica e politica – riguardo al presente. Le prospettive che vorrei aprire sono quelle stesse per cui lavoro, intellettualmente, ormai da più di venti anni, ovvero quelle della ricostruzione di un saldo senso dell’identità nazionale.

Il titolo del saggio mostra in maniera chiara quale sia l’argomento trattato. Ma qual è il punto di vista secondo cui viene ricostruita la nostra storia nazionale?

Direi che è il sottotitolo a indicare chiaramente sia l’argomento trattato che il punto di vista assunto. Parlo di “Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma”, perché il saggio tratta inizialmente anche di tutta la storia d’Italia prerisorgimentale, evidenziando come a Roma l’Italia debba la sua identità unitaria, e alla “memoria di Roma” il faticoso cammino verso la nascita di uno Stato nazionale. Il titolo, tratto ovviamente dall’inno di Mameli, è a mio avviso simbolicamente perfetto: perché Mameli voleva dire esattamente questo: che l’Italia non poteva trovare ragione e forza di unità se non nel richiamo alla virtus romana. Il mio punto di vista però è più complesso, e direi anche più ardito: io non mi limito a sostenere che in tutta la storia dell’Italia postromana è esistita una “memoria di Roma” (di carattere eminentemente culturale) che ha agito per l’unità nazionale, ma mi spingo fino a sostenere che questa “memoria” è stata anche attivata, per così dire, “magicamente”, da élites esoteriche di radice precristiana, spesso coincidenti con le élites culturali della nazione (tutto questo ha a che fare con la mia più nota attività di studioso di esoterismo).

In “Dell’elmo di Scipio” si criticano le varie forze politiche e culturali che hanno dominato la scena politica della prima e della seconda repubblica per il loro sostanziale antirisorgimentalismo, ma la critica è più severa con la destra. Il libro si può qualificare come espressione di un’area politica particolare…

Ho evidenziato come certe posizioni antirisorgimentali, e quindi poi antinazionali tout court, espresse in questi ultimi decenni dal leghismo al nord e dal neoborbonismo al sud, abbiano radici tanto nella destra quanto nella sinistra estrema, soprattutto degli anni 60-70, cui si è aggiunto il peso dell’universalismo e del neotemporalismo cattolico. Sono più severo con la destra perché ha finito in gran parte per vedere nel Risorgimento solo un fenomeno borghese, moderno ed eterodiretto, e mi sono particolarmente affaticato nel mostrare che le cose non stanno esattamente così. Del resto, lo storico di sinistra Alberto Mario Banti, considerato oggi uno dei migliori studiosi del Risorgimento, ha criticato fortemente il richiamo, molto strumentale e molto recente, della sinistra italiana (con Ciampi in particolare) a quel periodo e modello, che lui vede intriso pericolosamente di idee identitarie, di “sangue e suolo”, di mistica del sacrificio. Con grande piacere, ho in questi giorni visto pure che “Nouvelle Ecole”, la rivista di Alain de Benoist, in appendice al suo numero 61 monografico sui Romani ha posto anche un saggio di Yves Branca sul Risorgimento italiano, che lo valorizza positivamente come fenomeno di “rivoluzione conservatrice” e “nazionalpopolare”, facendo particolarmente riferimento alla sinistra risorgimentale, a Mazzini, Pisacane, Garibaldi. Ora, se il mio libro dovesse essere espressione di un’area politica particolare, lo sarebbe di un’area che attualmente non c’è, che è appunto quella di una sinistra nazionale, fortemente innervata di elementi propri peraltro alla cultura della destra non liberale né liberista.

Roma appare come momento di concezione dell’idea nazionale. Qual è l’eredità culturale, politica, valoriale di questa nostra ascendenza?

Questa eredità purtroppo è largamente distrutta. Anche per colpa degli abusi del Fascismo, in verità. Rimane nel territorio, nei monumenti, in quel po’ di cultura classica che ancora si veicola a scuola o nei media, ma non genera consapevolezza identitaria, né risveglio etico e civile. Roma antica è molto più ammirata, rispettata e ricordata all’estero che in Italia: questo è molto triste.

Il periodo risorgimentale rappresenta, invece, il momento di fioritura di quell’idea, ripresa e riattualizzata. Con quanta consapevolezza di ciò agirono i protagonisti dell’epoca?

Il Risorgimento, complessivamente considerato, è stato tante cose assieme. E’ esistito anche un patriottismo italiano piuttosto avverso all’idea forte di Roma. Io questo l’ho messo ben in luce, in particolare trattando dell’ala moderata. Però il nucleo forte del Risorgimento sente notevolmente questa idea che Roma sia l’origine e il fine del Risorgimento. Garibaldi, che è il simbolo stesso dell’indipendenza italiana, su questo è molto netto.

L’esposizione ci conduce fino alle soglie del 2012 con i relativi fatti di cronaca e politica. Che ne pensa delle celebrazioni del 150° del 2011 e del ruolo del presidente Napolitano?

Il mio libro era programmato per il marzo 2011 e ho dovuto poi riaggiornarlo un po’ quasi costantemente. Chi ricorda l’anticipazione dell’introduzione, che uscì nel novembre 2010 sul “Foglio” di Giuliano Ferrara, ricorderà anche come guardavo con una certa apprensione al modo in cui sarebbe andato il 150° e anche al ruolo della Lega. Ora, il 150° alla fine è andato molto meglio di quanto prevedessi, e secondo me, anche a livello per così dire “sottile”, ha determinato il successivo crollo politico-morale della Lega. Se il 150° doveva essere una sorta di referendum sul sentirsi italiani o no, beh, ha vinto senz’altro il partito del sì, e questo è positivo. Nel libro riconosco il ruolo positivo che Napolitano ha avuto nell’avvicinare istituzioni e popolo al tema unitario. Devo però qui aggiungere – dapprima lo avevo fatto anche nel libro, ma poi ho voluto glissare, lasciando in fondo capire come la pensavo su ciò che è accaduto alla fine del 2011 grazie ad una citazione di Marcello Veneziani – che al suddetto riconoscimento verso la presidenza della Repubblica deve accompagnarsi la severissima critica di aver piegato quelle stesse celebrazioni ai fini di una ulteriore e più grave diminuzione della sovranità nazionale, sia osando paragonare le pseudo “primavere arabe” al Risorgimento sia pilotando l’Italia verso il suo commissariamento da parte della cosiddetta “Europa”.

Quale messaggio possiamo mandare ai lettori di “Rinascita” e ai potenziali lettori dell’e-book al fine di restituire un’immagine positiva della nostra storia nazionale?

Il messaggio è proprio quello della “rinascita”. L’Italia è stata a volte paragonata ad una Fenice, soggetta a morti e resurrezioni. Il Risorgimento è stato, pur con tutti i suoi limiti, i suoi drammi intrinseci e le non poche eredità negative, un grande momento storico di risveglio di energie vitali, destinate a fare dell’Italia una nazione comunque protagonista della grande storia contemporanea; una nazione con cui sono ferocemente arrabbiato ma che preferisco alla Svizzera, federalista e ordinata quanto si vuole, ma memorabile solo per gli orologi e le banche. Se non esiste, come pretendeva Fukuyama, la “fine della storia”, allora non esiste nemmeno la fine dell’Italia, la terra che fu detta “sempre rinascente”.

L’e-book può essere acquistato sul sito della casa editrice: http://www.flower-ed.it
“Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma”, di Sandro Consolato (flower-ed, 2012)

Fonte: Rinascita
"Esoterismo, storia e politica": pubblicata oggi su Rinascita l’intervista a Sandro Consolato, autore del saggio "Dell’elmo di Scipio"

Intervista a Federico Negri, autore di SOLDI, MISTERI E ALTRE CONSEGUENZE

Federico Negri
Un saluto a tutti i lettori! Oggi per la consueta rubrica del sabato, “Ci risponde…”, abbiamo Federico Negri. Ciao Federico e benvenuto su questo blog!
Ci dici qualcosa su di te?

Certo, anche se non so mai cosa rispondere a questa domanda! Vivo a Torino e vi anche sono nato nei primi anni 70, quindi appartengo all’ultima generazione che ha compiuto 18 anni senza aver mai usato un cellulare o essere mai entrato su un sito internet. Ho una bellissima famiglia, con due bimbi, una moglie e anche un cane da corsa, biondo con i piedi bianchi.
E amo leggere, da sempre. Mia madre dice sempre: “è da quando è nato che legge”.
Un’altra domanda “leit-motiv” di questa rubrica. Quali letture ti hanno colpito di più? Quali sono i tuoi autori preferiti?
Ho vissuto diverse fasi nella mia vita di lettore, però ovviamente ho anch’io io miei bravi autori feticcio. Nel periodo liceo-università quando avevo molto tempo per leggere e pochi soldi per comprare libri, mi sono letto quasi tutto lo scaffale contrassegnato dalla lettera “F” della biblioteca civica di Torino Centro, via Cittadella per chi sa. E “F” sta per fantascienza. Quindi quella è la mia base di partenza e infatti la mia autrice in assoluto preferita, CJ Cherryh, è un mostro sacro del genere. Poi negli anni ho letto altro, sempre però mantenendo vivo il filo del fantastico. Adoro Stephen King, Neil Gaiman, George RR Martin, Vernor Vinge, ma ad esempio anche Amelie Nothomb, Gabriel Garcia Marquez, JD Salinger e talmente tanti altri che mi riesce difficile elencarli tutti. 
Ci parli del tuo romanzo “Soldi, misteri e altre conseguenze”?
Come dicevo sono partito dalla fantascienza, anche nelle mie produzioni letterarie. Nel mio cassetto c’è infatti un romanzo, scritto all’università, ambientato in mondi lontani. Però invece quando ho iniziato a scrivere “Soldi, misteri e altre conseguenze” ho sentito l’esigenza di raccontare qualcosa di più vicino alle mie esperienze. Il libro racconta infatti la storia di una giovane analista finanziaria, Anna, trascinata all’inseguimento di un misterioso genio della finanza per mezzo mondo. Le avventure di Anna la spingono oltre i propri limiti, e quindi è stato estremamente interessante per me osservare e descrivere il comportamento di una persona normale, di una anti-eroina, in una situazione critica, dove deve tirare fuori tutto il suo coraggio e la sua intuizione per sopravvivere ai suoi giganteschi nemici.
Molti esordienti puntano sul protagonista straniero. Come mai per la tua storia hai scelto invece un protagonista italiano?
Ci avevo pensato infatti. Però è un punto di vista troppo difficile da affrontare, almeno per me.
Ci sono delle sfumature nel comportamento di ognuno di noi, che appartengono anche alla nostra eredità culturale. Quindi se avessi scritto con un protagonista straniero penso che mi sarei paralizzato a ogni azione, per pensare se una persona di quel paese poteva pensare e agire in quel modo o meno. Poi c’è straniero e straniero. Scrivere di un personaggio latino penso che mi verrebbe comunque abbastanza naturale, mentre guardo con un po’ di sospetto i libri con sedicenti detective newyorkesi come protagonisti. Gli americani sono molto diversi da noi e penso che se non hai abitato lì per un bel po’ di anni sia difficile penetrare sotto la scorza degli stereotipi.
Ti sei cimentato con altre forme letterarie? Hai tentato esperimenti nella poesia o nel racconto?
La poesia non mi appartiene, non sono un estimatore del genere, e sicuramente sono negato a scriverla. I racconti sono piacevoli da scrivere, però sotto una certa lunghezza diventa difficile esprimere qualcosa di valido, o meglio solo i grandi ci riescono. Paradossalmente secondo me è più facile il romanzo per uno scrittore inesperto.
Leggo che lavori nel mondo della finanza, come nasce allora la passione per la lettura e per la scrittura?
La passione per la lettura penso che nasca dalla mia propensione a sognare ad occhi aperti, ma è una passione che ho da quando ero bambino, molto prima della finanza. Scrivere invece è una conquista molto più recente, al liceo prendevo sempre 5 di italiano… Però è stata una rivelazione, scrivere è un modo molto interessante e profondo per comunicare con gli altri.
Hai pubblicato con una casa editrice prettamente digitale, sicuramente una scelta coraggiosa, ci dici la tua sugli ebook?
Questo formato ha un potenziale enorme e io condivido la scelta di Michela Alessandroni (owner e editor-in-chief di http://www.flower-ed.it) di scegliere esclusivamente questa piattaforma. Non disdegno i libri cartacei, ma sono una scelta economicamente insostenibile per un autore esordiente. O hai la fortuna (o bravura, per carità) di essere Licia Troisi, che ha esordito con Mondadori, oppure è molto difficile pubblicare subito con una major. E le case minori non hanno la forza finanziaria e distributiva di importi alle librerie, stampando migliaia di copie che rischiano di rimanere invendute. Il formato digitale è invece perfetto per promuovere un nuovo autore, perché non ha costi fissi di avviamento. In realtà nessuno sa cosa va e cosa non va presso il pubblico, a priori. Anche i guru, i santoni dell’editoria, spesso non azzeccano. La Rowling ha ricevuto molti rifiuti prima di pubblicare per un piccolissimo editore, per citare l’esempio più noto, ma ce ne sono molti altri. 
Hai qualche nuovo progetto letterario? Cosa bolle in pentola?
Sto finendo un racconto lungo che verrà pubblicato sempre in ebook, spero entro luglio.
E poi ho un altro progetto, un prodotto editoriale pensato per l’Iphone e i lettori casuali, che sto ancora sviluppando.
Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?
Di non inviarlo! Di lasciarlo riposare 6 settimane e di rileggerlo un’altra volta. Questo è uno dei più preziosi consigli che ho appreso dal bellissimo libro “On Writing” di Stephen King, che suggerisco a tutti gli aspiranti autori. 
Ci racconti come sei arrivato alla pubblicazione? In modo che qualche aspirante autore abbia qualche dritta in più su come muoversi.
Consiglio di leggere qualche manuale di scrittura creativa, perché comunque anche il più talentuoso degli scrittori ha bisogno di regole. Io ne ho letti diversi e in ognuno ho trovato degli spunti interessanti. Uno dei migliori è gratis ed è online, l’ha scritto la Chiara (aka Gamberetta) sul sito http://fantasy.gamberi.org.
Poi consiglio di frequentare i vari forum che ci sono su internet, tipo http://aspirantiscrittori.forumcommunity.net oppure http://scrittorinotte.forumcommunity.net oppure ancora http://www.writersdream.org non perché ti insegnino a scrivere, quanto perché le esperienze di altri utenti possono farti capire un po’ meglio come funziona il mondo dell’editoria e come evitare la piaga dell’editoria a pagamento.
Bisogna quindi provare a proporsi, sperando di catturare l’attenzione di qualche casa editrice.
Io ho gestito tutto in prima persona, non mi sono affidato a agenti letterari. Ho ricevuto diverse proposte da agenzie letterarie, ma quasi tutte prevedevano contratti onerosi, per la revisione del testo, correzione bozze ed editing.
Mi sono ostinato a non pagare nulla per la pubblicazione del mio libro perché volevo essere sicuro di aver scritto qualcosa di valido e che quindi il mio editore fosse disponibile a investire un minimo su di me.
E poi non bisogna scoraggiarsi. Se un libro non viene accettato, si può sempre provare a scriverne un altro. E magari poi si riuscirà a pubblicarli entrambi quando si troverà un editore a cui piace il nostro stile.
Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Non sono social perché non condivido le logiche di questi network, che sfruttano il narcisismo umano per fare soldi veri. Ma questa è un’altra storia, magari oggetto di una prossima intervista! Presto metterò online un sito, purtroppo non ho ancora avuto il tempo di dedicarmici, quindi vi invito a seguire il blog del mio editore per avere notizie, al mio tag, http://flower-edblog.blogspot.it/search/label/federico%20negri
Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!
Intervista a Federico Negri, autore di SOLDI, MISTERI E ALTRE CONSEGUENZE

Mauro Simeone, la scrittura e Gustav Jung

“L’arte dello scrivere è il più potente strumento per conoscere se stessi”
Il giovane scrittore castellano è uno dei nomi emergenti nel complesso panorama letterario nazionale. Ecco come salvarsi dal facile clichè 
di Giorgio Capponi

GROTTAFERRATA (08/06/12 – ore 10.30) – E’ tra i volti emergenti di un panorama letterario castellano decisamente frizzante. Mauro Simeone, scrittore mai per caso, è stato tra i protagonisti del recente forum su editoria ed autori andato in scena a Frascati. 35 anni, romano di nascita ma grottaferratese di adozione ed indole, Simeone cerca di farsi strada nel complesso mondo degli autori. senza mai darsi per vinto, mettendo sempre nero su bianco e – perfetto interprete dei tempi – componendo pixel dopo pixel. Tra la carta e il web, Mauro sceglie sempre e comunque l’arte dello scrivere.

La tua carriera da giovane scrittore dei Castelli: pulsione letteraria, catarsi o semplice professione?

Scrivo da sempre, ricordo che già alle elementari mi divertivo a scrivere aforismi che poi facevo leggere a compagni e maestre. I miei primissimi “pensierini” furono questi (errori compresi):
“La coccolata è buona perché è coccolata”, “Il licuore fa male perché è licuore”. Poi, intorno ai vent’anni subii una grossa delusione d’amore e mi venne spontaneo prendere una penna, un quaderno e vomitarci sopra tutta la mia sensibilità ferita. Quindi è facile rispondere alla tua domanda; per me scrivere è pulsione e catarsi.

Le difficoltà che si incontrano lungo la strada del successo letterario sono infinite. Che sia possibile cercare di classificarle?

Domanda interessante, soprattutto nel contesto attuale. Da alcuni anni è infatti cambiata la percezione che si ha dello scrittore; prima era un modello, un punto di riferimento, una persona che con coraggio osava rivelare agli altri la propria anima, il suo modo di essere. Oggi è tutto diverso: lo scrittore è colui che aspira alla popolarità, come se esprimere se stessi non fosse più un’esigenza interiore bensì una regola del marketing. Prova a dire a una ragazza che fai lo scrittore: ti guarderà come se fossi uno che va al provino del Grande Fratello, ti vedrà come uno dei tanti che va alla ricerca del consenso sociale e non capisce che per te scrivere è una necessità fisiologica di esprimerti. Questo succede perché oggi scrivono tutti, senza avere la deferenza necessaria per farsi umili di fronte al foglio di carta (che è poi uno specchio) e guardarsi dentro. E qui ritorniamo alla catarsi.

Parlami della tua ultima fatica letteraria

Ho recentemente pubblicato due ebook con la casa editrice Flower-ed: la raccolta di racconti Dajejung e il romanzo breve Mistral.
Gustav Jung è stato uno dei padri della moderna psicanalisi, un genio assoluto che era avanti duecento anni rispetto alla società in cui viveva. Ho letto i suoi testi e dentro vi ho trovato un tesoro inestimabile che finora non è stato ancora pienamente compreso dalla massa; il titolo è perciò un ammiccamento allo stesso Jung, una specie di incitamento, qualcosa del tipo: “Dai Jung, fatti coraggio che forse stavolta riusciamo a far arrivare il tuo messaggio!”
Mistral è la storia di un avvocato in pensione che per fuggire dal dolore di assistere una moglie morente decide di partire per il mondo andando alla ricerca dei precedenti proprietari dell’auto d’epoca che ha appena acquistato.
In questo romanzetto ho unito le mie due grandi passioni: la scrittura e le auto.

In cantiere, invece, cosa c’è?

C’è un racconto lungo sulle Costellazioni familiari, un concetto innovativo che sta rivoluzionando il modo di intendere le relazioni familiari e non solo.
E poi c’è il racconto del rapporto tra un ragazzo e sua nonna, ambientato in una casa di riposo che sembra un centro sociale occupato; ma di questo non posso dire altro.

Ultima domanda, forse la più filosofica e determinante: vale ancora la pena, oggi, scrivere?

Sì, certo che ne vale la pena. Ma soltanto se si considera lo scrivere per quello che è: uno strumento potentissimo per conoscere se stessi.

La produzione letteraria di Mauro Simeone

2010, Tra fango e cielo, Sorrisi di carta edizioni
2010, Nell’orecchio del gufo, Forme Libere
2012, Dajejung, Flower-ed
2012, Mistral, Flower-ed

 
Fonte: Il Mamilio
Mauro Simeone, la scrittura e Gustav Jung