L’intervista di Giampaolo Cufino a Sandro Consolato pubblicata sul quotidiano Rinascita

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L’intervista di Giampaolo Cufino a Sandro Consolato pubblicata sul quotidiano Rinascita

"Esoterismo, storia e politica": pubblicata oggi su Rinascita l’intervista a Sandro Consolato, autore del saggio "Dell’elmo di Scipio"

Esoterismo, storia e politica. A colloquio con Sandro Consolato, autore del saggio “Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, Storia d’Italia e memoria di Roma”
di Giampaolo Cufino
 
Abbiamo incontrato Sandro Consolato, studioso dei rapporti tra esoterismo, storia e politica, per 12 anni direttore del periodico “La Cittadella” e autore di numerosi saggi e articoli. Recentemente la casa editrice flower-ed ha pubblicato, in formato e-book, un suo saggio storico dal titolo molto eloquente, “Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma”.
Esoterismo, storia e politica, dicevo: tre elementi che ritroviamo continuamente intrecciati in questa storia d’Italia e che ci piace approfondire; in tale orizzonte si situa la nostra intervista a Sandro Consolato.


“Dell’elmo di Scipio” si colloca nel genere letterario della saggistica storica. Quale importanza riveste fare ricerca storica? E questo saggio quali nuove prospettive apre al lettore?

Ho una formazione accademica di tipo storico, ma non sono uno storico di professione. La ricerca storica io la intendo, ovviamente in rapporto alla mia persona e ai miei interessi ed obiettivi, come parte integrante di una attività “militante” da esercitare nel dominio delle idee, con lo scopo di offrire determinati punti di vista spirituali, etici e politici. Questo tipo di ricerca deve coniugare quanto più possibile l’obiettività storica con la funzione persuasiva, cioè con la capacità di convincere il lettore della bontà di un punto di vista sulla storia che in qualche modo deve sfociare naturalmente in una determinata prassi – ripeto: spirituale, etica e politica – riguardo al presente. Le prospettive che vorrei aprire sono quelle stesse per cui lavoro, intellettualmente, ormai da più di venti anni, ovvero quelle della ricostruzione di un saldo senso dell’identità nazionale.

Il titolo del saggio mostra in maniera chiara quale sia l’argomento trattato. Ma qual è il punto di vista secondo cui viene ricostruita la nostra storia nazionale?

Direi che è il sottotitolo a indicare chiaramente sia l’argomento trattato che il punto di vista assunto. Parlo di “Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma”, perché il saggio tratta inizialmente anche di tutta la storia d’Italia prerisorgimentale, evidenziando come a Roma l’Italia debba la sua identità unitaria, e alla “memoria di Roma” il faticoso cammino verso la nascita di uno Stato nazionale. Il titolo, tratto ovviamente dall’inno di Mameli, è a mio avviso simbolicamente perfetto: perché Mameli voleva dire esattamente questo: che l’Italia non poteva trovare ragione e forza di unità se non nel richiamo alla virtus romana. Il mio punto di vista però è più complesso, e direi anche più ardito: io non mi limito a sostenere che in tutta la storia dell’Italia postromana è esistita una “memoria di Roma” (di carattere eminentemente culturale) che ha agito per l’unità nazionale, ma mi spingo fino a sostenere che questa “memoria” è stata anche attivata, per così dire, “magicamente”, da élites esoteriche di radice precristiana, spesso coincidenti con le élites culturali della nazione (tutto questo ha a che fare con la mia più nota attività di studioso di esoterismo).

In “Dell’elmo di Scipio” si criticano le varie forze politiche e culturali che hanno dominato la scena politica della prima e della seconda repubblica per il loro sostanziale antirisorgimentalismo, ma la critica è più severa con la destra. Il libro si può qualificare come espressione di un’area politica particolare…

Ho evidenziato come certe posizioni antirisorgimentali, e quindi poi antinazionali tout court, espresse in questi ultimi decenni dal leghismo al nord e dal neoborbonismo al sud, abbiano radici tanto nella destra quanto nella sinistra estrema, soprattutto degli anni 60-70, cui si è aggiunto il peso dell’universalismo e del neotemporalismo cattolico. Sono più severo con la destra perché ha finito in gran parte per vedere nel Risorgimento solo un fenomeno borghese, moderno ed eterodiretto, e mi sono particolarmente affaticato nel mostrare che le cose non stanno esattamente così. Del resto, lo storico di sinistra Alberto Mario Banti, considerato oggi uno dei migliori studiosi del Risorgimento, ha criticato fortemente il richiamo, molto strumentale e molto recente, della sinistra italiana (con Ciampi in particolare) a quel periodo e modello, che lui vede intriso pericolosamente di idee identitarie, di “sangue e suolo”, di mistica del sacrificio. Con grande piacere, ho in questi giorni visto pure che “Nouvelle Ecole”, la rivista di Alain de Benoist, in appendice al suo numero 61 monografico sui Romani ha posto anche un saggio di Yves Branca sul Risorgimento italiano, che lo valorizza positivamente come fenomeno di “rivoluzione conservatrice” e “nazionalpopolare”, facendo particolarmente riferimento alla sinistra risorgimentale, a Mazzini, Pisacane, Garibaldi. Ora, se il mio libro dovesse essere espressione di un’area politica particolare, lo sarebbe di un’area che attualmente non c’è, che è appunto quella di una sinistra nazionale, fortemente innervata di elementi propri peraltro alla cultura della destra non liberale né liberista.

Roma appare come momento di concezione dell’idea nazionale. Qual è l’eredità culturale, politica, valoriale di questa nostra ascendenza?

Questa eredità purtroppo è largamente distrutta. Anche per colpa degli abusi del Fascismo, in verità. Rimane nel territorio, nei monumenti, in quel po’ di cultura classica che ancora si veicola a scuola o nei media, ma non genera consapevolezza identitaria, né risveglio etico e civile. Roma antica è molto più ammirata, rispettata e ricordata all’estero che in Italia: questo è molto triste.

Il periodo risorgimentale rappresenta, invece, il momento di fioritura di quell’idea, ripresa e riattualizzata. Con quanta consapevolezza di ciò agirono i protagonisti dell’epoca?

Il Risorgimento, complessivamente considerato, è stato tante cose assieme. E’ esistito anche un patriottismo italiano piuttosto avverso all’idea forte di Roma. Io questo l’ho messo ben in luce, in particolare trattando dell’ala moderata. Però il nucleo forte del Risorgimento sente notevolmente questa idea che Roma sia l’origine e il fine del Risorgimento. Garibaldi, che è il simbolo stesso dell’indipendenza italiana, su questo è molto netto.

L’esposizione ci conduce fino alle soglie del 2012 con i relativi fatti di cronaca e politica. Che ne pensa delle celebrazioni del 150° del 2011 e del ruolo del presidente Napolitano?

Il mio libro era programmato per il marzo 2011 e ho dovuto poi riaggiornarlo un po’ quasi costantemente. Chi ricorda l’anticipazione dell’introduzione, che uscì nel novembre 2010 sul “Foglio” di Giuliano Ferrara, ricorderà anche come guardavo con una certa apprensione al modo in cui sarebbe andato il 150° e anche al ruolo della Lega. Ora, il 150° alla fine è andato molto meglio di quanto prevedessi, e secondo me, anche a livello per così dire “sottile”, ha determinato il successivo crollo politico-morale della Lega. Se il 150° doveva essere una sorta di referendum sul sentirsi italiani o no, beh, ha vinto senz’altro il partito del sì, e questo è positivo. Nel libro riconosco il ruolo positivo che Napolitano ha avuto nell’avvicinare istituzioni e popolo al tema unitario. Devo però qui aggiungere – dapprima lo avevo fatto anche nel libro, ma poi ho voluto glissare, lasciando in fondo capire come la pensavo su ciò che è accaduto alla fine del 2011 grazie ad una citazione di Marcello Veneziani – che al suddetto riconoscimento verso la presidenza della Repubblica deve accompagnarsi la severissima critica di aver piegato quelle stesse celebrazioni ai fini di una ulteriore e più grave diminuzione della sovranità nazionale, sia osando paragonare le pseudo “primavere arabe” al Risorgimento sia pilotando l’Italia verso il suo commissariamento da parte della cosiddetta “Europa”.

Quale messaggio possiamo mandare ai lettori di “Rinascita” e ai potenziali lettori dell’e-book al fine di restituire un’immagine positiva della nostra storia nazionale?

Il messaggio è proprio quello della “rinascita”. L’Italia è stata a volte paragonata ad una Fenice, soggetta a morti e resurrezioni. Il Risorgimento è stato, pur con tutti i suoi limiti, i suoi drammi intrinseci e le non poche eredità negative, un grande momento storico di risveglio di energie vitali, destinate a fare dell’Italia una nazione comunque protagonista della grande storia contemporanea; una nazione con cui sono ferocemente arrabbiato ma che preferisco alla Svizzera, federalista e ordinata quanto si vuole, ma memorabile solo per gli orologi e le banche. Se non esiste, come pretendeva Fukuyama, la “fine della storia”, allora non esiste nemmeno la fine dell’Italia, la terra che fu detta “sempre rinascente”.

L’e-book può essere acquistato sul sito della casa editrice: http://www.flower-ed.it
“Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma”, di Sandro Consolato (flower-ed, 2012)

Fonte: Rinascita
"Esoterismo, storia e politica": pubblicata oggi su Rinascita l’intervista a Sandro Consolato, autore del saggio "Dell’elmo di Scipio"

Intervista a Michela Alessandroni sul quotidiano Rinascita

Michela Alessandroni, editore di flower-ed
di: Giampaolo Cufino


Iniziamo col fare una breve presentazione della tua casa editrice?
Flower-ed è una giovane casa editrice che pubblica testi di narrativa e di saggistica in formato e-book. L’intento è quello di diffondere la cultura umanistica e la buona letteratura facendo sposare la parola scritta, quindi una forma di comunicazione tradizionale, con i nuovi mezzi tecnologici.

Come sei arrivata alla decisione di fondare una tua casa editrice?
L’idea è nata diverso tempo fa e poi è maturata di pari passo con i nuovi scenari su cui si è affacciata l’editoria negli ultimi anni. Alla base di ogni attività imprenditoriale (e anche una casa editrice lo è, con tutte le particolarità del caso) deve esserci, infatti, esperienza e conoscenza del settore, oltre a una forte dedizione personale e, possibilmente, idee innovative.

Quindi puoi affermare che in Italia c’è ancora spazio per i giovani che vogliono mettere insieme spirito d’iniziativa e diffusione della cultura?
Certo, c’è ancora spazio per i giovani come per chiunque si senta in dovere di difendere e diffondere la cultura: non solo per chi voglia fare impresa, ma anche lo scrittore che, attraverso i nuovi mezzi, può far conoscere le proprie opere e le proprie ricerche o il lettore che apprende, interiorizza e si migliora.

Cosa manca ancora al libro elettronico per essere pienamente riconosciuto come “libro”?
In realtà all’e-book non manca nulla, anzi questo offre delle possibilità in più prima impensabili. Negli USA il formato digitale è la norma e l’e-book non si discute: a New York si possono vedere persone di qualsiasi età che leggono il giornale in formato elettronico in metro o un e-book seduti in un locale. In Europa l’innovazione arriva sempre con un po’ di ritardo, per vari motivi, ma è ormai chiaro che finalmente stiamo vivendo anche noi questo momento di passaggio.

Secondo te funziona meglio nella lettura di un libro elettronico l’impaginazione fissa (in formato pdf) o l’impaginazione liquida (ePub)?
Sicuramente l’impaginazione liquida, che offre delle possibilità di lettura sartoriali, direi: si adatta perfettamente alle esigenze del singolo lettore e ai diversi dispositivi di visualizzazione. Molti miglioramenti possono essere ancora apportati, ma rappresenta comunque il tipo di impaginazione più funzionale.

Cosa ne pensi del programma gratuito Calibre, quali problemi potrebbe comportare?
Gli strumenti come Calibre sono molto utili al lettore per organizzare, gestire e archiviare i propri e-book; tuttavia, non lo userei a livello professionale per la conversione automatica in ePub: è preferibile agire direttamente sul codice.

L’autopubblicazione di e-book sta prendendo piede anche in Italia, cosa ne pensi?
Penso che l’autopubblicazone sia sempre esistita, in fondo. Stampare il libro dal tipografo o pubblicare l’e-book da sé è la stessa cosa. Ma dalla figura dell’editore, dell’editor, del correttore di bozze e poi di chi si occupa del marketing e delle vendite ecc. non si deve prescindere se si vuole produrre un’opera di qualità.

Secondo te gli attuali programmi di lettura per e-book hanno tutte le funzionalità che servono? Ce ne sono alcune a tuo avviso che mancano e si potrebbero aggiungere?
La storia dell’informatica ci insegna che quello che sembra essere un buon punto di arrivo è solamente il punto di partenza per lo sviluppo di nuove idee; anche in questo caso, penso che se gli e-reader di oggi ci sembrano completi, quelli del futuro saranno ancora più funzionali, penso per esempio a un tipo di grafica complessa che al momento è ancora difficile da gestire.

Cosa ne pensi dell’inserimento di animazioni?
Da ragazzina, sognavo di scrivere un libro che fosse multisensoriale: così, per esempio, immaginavo di descrivere una sala da ballo e che, nel corso della descrizione, il lettore potesse udire la musica. A quei tempi non si parlava ancora di e-book e non era possibile realizzare quell’idea in modo facilmente fruibile per il lettore; ora, con l’e-book e l’inserimento di “animazioni” di diverso tipo si può.

Ci sono delle case editrici, in particolari americane, che presentano dei veri e propri booktrailer, pensi che sia un contenuto che possa avere una sua utilità?
Non la trovo una forma promozionale particolarmente efficace, soprattutto se non è costruita e realizzata a regola d’arte. Continuo a preferire le anteprime testuali.

C’è sempre un sito americano che ha raccolto sei variazioni su altrettanti libri di successo. Il risultato sono sei narrazioni interattive tutte da esplorare. Se ti venisse presentato un progetto di narrazione interattiva lo prenderesti in considerazione?
Se fosse un buon progetto, bene organizzato e con delle prospettive interessanti per i lettori, perché no?

Tornando ai titoli pubblicati; nel reparto saggistica, troviamo un titolo di Sandro Consolato, conosciuto bene negli ambienti “tradizionali” e non solo. Che impatto pensi possa avere un formato tecnologico come l’e-book su un pubblico generalmente refrattario a questo tipo di innovazioni?

L’impatto non è stato dei più morbidi, in effetti, perché solo una parte dei lettori era già preparata a leggere questo tipo di formato; tuttavia, sono stati in molti a volersi avvicinare all’e-book, chiedendo anche di essere guidati in questa nuova esperienza di lettura: per me è sempre un piacere supportare i lettori che vogliono imparare. E’ importante che anche i contenuti di tipo tradizionale, come un saggio storico sull’unità nazionale, vengano diffusi attraverso i nuovi mezzi, perché altrimenti corriamo il rischio di lasciarli indietro e perderli.
Questo vale per le nuove pubblicazioni come anche per le opere prodotte in passato, naturalmente.

Passando invece alla narrativa presente nel catalogo, c’è un genere che prediligi o sono altri gli aspetti su cui ti basi per l’eventuale pubblicazione?
La sezione di narrativa comprende opere molto diverse fra loro.
Semplicemente, non ho voluto mettere troppi paletti per quanto riguarda questo genere, ma lasciare spazio alle belle voci che cercano uno spazio in cui esprimersi. Mi piacerebbe, però, che si facessero sentire un po’ di più gli autori di romanzi storici.

Perfetto, Michela, puoi lasciare un ultimo messaggio ai lettori di Rinascita.
Spero che i lettori di Rinascita che ancora non lo hanno fatto vogliano avvicinarsi a questa nuova forma di pubblicazione di libri. Prima o poi l’editoria sarà completamente digitale, quindi è preferibile arrivare a quel momento preparati, per non lasciarsi sbaragliare dall’innovazione e diventare gli analfabeti del futuro.

Concludiamo, invitando tutti i lettori di Rinascita a visitare il sito http://www.flower-ed.it per dare una possibilità a chi ha il coraggio nel nostro Paese a investire nella cultura e nelle nuove tecnologie.
schuon74@gmail.com

Fonte: Rinascita
Intervista a Michela Alessandroni sul quotidiano Rinascita