Alla scoperta della Roma degli Inglesi

La nostra passeggiata inizia tornando indietro nel tempo e non certo nel 1800. No. Indietro, molto di più, almeno nel 146 a. C. quando Roma comincia la sua espansione verso la Grecia, culminata nel 27 a. C., per mano di Ottaviano, poi Augusto primo imperatore, che annette la regione greca d’Acaia al suo regno in espansione. Graecia capta ferum victorem cepit et artes intulit agresti Latio. Il poeta Orazio fu molo chiaro: la Grecia fu conquista ma conquistò il vincitore e diffuse le arti dell’agreste Lazio. In quel momento Roma inizia ad assorbire la bellezza delle forme scultoree, copiando e ricopiando quel che di più sublime la Grecia produsse.

1489, Anzio, vengono scoperti in modo casuale due statue di fattura greca. Una di queste darà vita alla pagina più bella della letteratura archeologica che sia mai stata scritta e per penna di un tedesco, Johann J. Winckelmann: “Il complesso delle sue forme sollevasi sovra l’umana natura e ‘l suo atteggiamento mostra la grandezza divina che lo investe. Una primavera eterna, qual regna ne’ Beati Elisi, spande sulle virili forme d’un età perfetta i tratti della piacevole gioventù e sembra che una tenera morbidezza scherzi sull’altera struttura delle sue membra. Vola, o tu che ami i monumenti dell’arte, vola col tuo spirito fino alla regione delle bellezze incorporee e diventa un creatore di una natura celeste per riempire l’alma tua coll’idea d’un bello sovrumano”. Era ed è l’Apollo del Belvedere, l’uomo più bello che la storia della scultura conosca.

Di fronte a questa statua il mondo dell’arte, della cultura, di ogni scienza umanistica, si fermò. I disegnatori del tempo, che erano i fotografi di oggi, produssero centinaia di incisioni, acquerelli, schizzi a matita che lo raffiguravano, mandandoli in giro per il mondo, col chiaro messaggio: Grecia sì, ma anche grecità a Roma. Il nome dello scultore Leochares divenne famoso ovunque, lui, nel suo IV sec. a. C. aveva dato a generazioni future un motivo per lasciare la casa e intraprendere quel cosiddetto Grand Tour alla ricerca della bellezze e di quell’Idea del Bello, corrente di pensiero partita nel Seicento, che culminerà nell’Ottocento e nel Neoclassicismo pittorico. Nobili, aristocratici e chiunque poteva permettersi un viaggio in Italia, arrivò nel nostro paese in cerca della bellezza che riempisse gli occhi, il cuore e l’ispirazione.

Ed eccoli i nostri inglesi, che qualcosa di romano l’avevano anche loro e lo riscoprirono nel 1844 nelle forme del Vallo di Adriano e del Vallo di Antonino, ultimo confine al limes della Scozia attuale. Nel 1807 iniziano gli scavi a Roma, sotto l’egida vaticana, là, nella terra “dove splende sempre il sole”, come diceva Lord Byron, gli inglesi videro nascere una città per loro moderna e una città antica che risorgeva.

Pochi anni dopo quell’inizio vero e proprio dell’archeologia, un trio di ragazzi “particolari”, pensatori, poeti, aspiranti alla libertà, spinti dalla corrente del Grand Tour, giunsero a Roma, in tempi diversi e si sfiorarono, amici che tenevano l’uno i libri in tasca dell’altro: il romantico quanto malato John, il ribelle sostenitore dell’amore libero e vegetariano Percy, l’anticonformista e libertino George. O Keats, Shelley, Byron. E ora comincia la passeggiata, in loro compagnia…

NPG 1234; Percy Bysshe Shelley by Amelia Curran

Via Sistina. Immaginatela sterrata, per carrozze che portavano di continuo verso dei monumenti abbastanza recenti per l’alba del 1800. Una carrozza si ferma al numero 7, anche noi, vediamo scendere una signora, elegante, col cappello, i guanti e una valigetta. Al vetturino dirà qualcosa in italiano stentato, d’altronde è nuova ed irlandese. Le fa strada un uomo, che paga la corsa, inglese, il suo modello, si chiama Percy. Quella sera si fa ritrarre, in posa da scrittore, coi colori scuri e gotici di una letteratura macabra. Ma lui non racconta, lui pensa, mentre viaggia con quella signorina irlandese e mentre ne sposa una inglese. Pensa che la poesia deve avere una funzione sociale, deve insegnare a pensare, a pensare in modo giusto e tramite immagini aeree che sono un canto alla libertà. Bellezza e felicità… cambiano il mondo. Percy Bysshe Shelley… passò di qua… al numero 7 di via Sistina, nel silenzio di un giorno qualunque, in un appartamento che odorava di colori a olio e dove si mangiavano verdure, chiacchierando in inglese… il suo amico George vive già da un po’ a Venezia, dove nessun ha da ridire sulla sua vita libertina.

Lasciamo la pittrice Amelia Curran alla sua opera, anche lei troverà la morte a Roma e sarà sepolta a un passo da casa, nella chiesa di S. Ildebrando di Toledo, poco più in là del numero 7…

Proseguiamo fino all’obelisco egizio ai piedi della chiesa settecentesca di Trinità dei Monti. La città offre un panorama che i nostri tre amici e noi amiche di oggi possiamo intravedere tra la folla… il tempo corre, abbiamo un appuntamento ma prima… scendiamo le scale di S. Sebastianello, la chiesetta di cui rimane solo l’abside, una fontanella e due piccioni… imbocchiamo via del Babuino. Lo sapete no? Si chiama così per quella statua di Sileno talmente brutta che da brutta, a brutta come un babbuino il passo è breve. Non lo raggiungiamo, ci fermiamo al numero 78-9 ove un tempo vi era l’albergo preferito dei turisti americani e dunque Hotel d’Amèrique. Finita l’ondata americana, toccò agli inglesi e dunque cambio di nome, Hotel d’Inghilterra, sempre dimora di pittori, scrittori… scrittrici, George Eliot, donna con nome da uomo, autrice del celebre Middlemarch, si affacciava a una di quelle finestre, alte, in stile ottocentesco puro e magari vedeva la finestra di una palazzina poco più avanti, dove… un attimo, andiamo a vederla… Torniamo indietro, è il momento di passare per quei vicoletti o diverticoli che calpestarono i nostri amici inglesi, alla luce di lanterne accese al tramonto, con bastoni, stoppini e olio vecchio.

In Via Bocca di Leone numero 41 ebbero casa i coniugi Browning o, come recita la targa, Roberto ed Elisabetta, poeti e innamorati del nostro paese perché: “le sue memorie eterne, attestano che l’Italia è immortale”. Stessa strada, altro scrittore, americano naturalizzato inglese, Henry James, autore di Ritratto di Signora. Ci pensiamo un attimo… certo che di qui passarono le penne che ci hanno lasciato le pagine più belle della letteratura…

Qualcuno si ferma sotto la finestra dei Browning… “Rob! Eliza! Tè?”. Scendono i due sposi, per vicoli stretti, all’ombra, dai portoni monumentali, che ci portano in Via dei Condotti, dove un tempo l’acquedotto dell’Aqua Virgo scendeva dal Pincio, dietro Trinità dei Monti. Qualcosa di inglese c’è anche qui, è l’Antico Caffè Greco, il locale che dal 1760 è un unicum artistico: clienti normali e clienti speciali, quelli che lasciarono le loro firme, le loro opere scritte e disegnate, dipinte e cantate. Entrano i Browning, siedono al tavolino… non entriamo, li lasciamo chiacchierare coi loro amici, artisti anche loro.

JohnKeats1819_hires

In un punto della via, vi era una trattoria, detta della lepre. Spande i suoi profumi… è sera, la cena è tutta italiana… entra un giovane, chiede qualcosa da mangiare, da portare via, qualcosa di caldo, fumante, che odora di casa. Si accende un lume poco distante, a una finestra che guarda su Piazza di Spagna. Per noi è giorno, per chi ha acceso la fiammella è notte, spunta la luna, la vede da quella casina rossa, è un ragazzo, siede allo scrittoio, coi cassettini pieni di pennini, inchiostro, quaderni… è appena arrivato a Roma, per respirare aria di cultura e aria salubre per la sua malattia. L’amico, Joseph, entra con la cena presa alla trattoria. Mangiano insieme, davanti al caminetto, e poi ognuno di loro fa quel che sa fare per dono di natura, uno scrive, uno dipinge. Il soggetto è il loro sogno. Di lì a poco, Joseph Severn avrebbe pensato alle ultime volontà del suo amico John Keats. Era il 1821. Un anno dopo, un amico lontano, Percy viene portato a Roma, le sue ceneri raggiungono John, il suo cuore va con la moglie Mary, Mary Shelley, in Inghilterra. Si spegne la lucina della Casina Rossa. La riaccendiamo noi che, oggi, guidate dalla passione per i libri, non possiamo fare a meno di stupirci nelle strette stanze, colme di libri, manoscritti e dipinti… i libri, quelli sono stati scritti da persone con un sogno, quello che oggi noi possiamo leggere, immaginare e vivere ogni volta…

Harry_Fenn_-_Keats'_Home_in_Rome_-_Google_Art_Project

La Casina Rossa o Keats-Shelley House è nata per volere di tre poeti, Rodd, Underwood e Gay per ventiduemila dollari, inaugurata da re Vittorio Emanuele III fu aperta al pubblico ufficialmente nel 1909. Libri, reliquie, atmosfere antiche… la nostra passeggiata finisce qui, è iniziato l’autunno, ci piace questa stagione, si passeggia, si parla di libri, ci si conosce, ci si dà appuntamento alla prossima, George muore in Grecia non lo andiamo a trovare, ma John e Percy ci aspettano qui, a Roma, città che ogni volta ci dà tutto di sé…

Alessandranna D’Auria

Alcune foto della Passeggiata letteraria (23 settembre 2017)

Annunci
Alla scoperta della Roma degli Inglesi

Un pensiero su “Alla scoperta della Roma degli Inglesi

  1. Grazie per questa passeggiata, l’ho trovata molto piacevole! E poi, adoro John Keats… in tanti anni non sono ancora stato alla Keats and Shelley Memorual Housew… devo rimediare di sicuro! Buon pomeriggio! 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...