Per il Bicentenario di Patrick Branwell Brontë

Cari lettori, a partire dalla pubblicazione della biografia di Giorgina Sonnino, ci siamo occupati molto della famiglia Brontë. Continuiamo a farlo, raccontando di quel giovane la cui vita era troppo vicino al tempo del piacere per pentirsi, e troppo vicino alla morte per sperare.

Patrick Branwell Brontë

Nel Bicentenario della nascita di Patrick Branwell Brontë (26 giugno 1817-24 settembre 1848) abbiamo scelto di rendergli omaggio attraverso la pubblicazione di due libri: uno vedrà la luce alla fine di maggio e l’altro nel mese di giugno. Entrambi nascono dalla volontà di celebrare lo sfortunato e fragile fratello, sempre in ombra rispetto allo sfolgorante successo letterario di Charlotte, Emily e Anne.

Abbandonata ogni speranza di costruirsi una carriera da pittore e scrivendo poesie con poca fortuna, deluso da un amore impossibile, giorno dopo giorno accompagnò la propria vita verso la tomba, raccontandosi nelle lettere indirizzate agli amici più cari. Attraverso un complesso lavoro di ricerca e traduzione di Alessandranna D’Auria, quelle lettere vengono ora consegnate per la prima volta in forma completa al pubblico italiano, per conoscere meglio quel giovane che fu tradito dai propri sogni e da se stesso.

Non vi nascondo che è con grande emozione che vi presento, dunque, Patrick Branwell Brontë, E come un sogno la vita vola. Lettere 1835-1848. Sarà disponibile in ebook e in cartaceo a partire dal 29 maggio.

Avete già avuto modo di assaporare le traduzioni e i ricchi commenti critici della nostra traduttrice in occasione della pubblicazione degli incompiuti di Charlotte Brontë, in cui la competenza e, in un certo senso, anche l’affetto che la lega agli scrittori della brughiera inglese emergono chiaramente. Sarà quella stessa mano a tradurre e curare il secondo libro che abbiamo preparato per il Bicentenario di Branwell: la biografia scritta da Alice Law e mai tradotta prima d’ora in italiano.

La collana Windy Moors sta diventando sempre più bella e affascinante, non è vero?

Michela Alessandroni

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Per il Bicentenario di Patrick Branwell Brontë

Jane Austen. Donna e scrittrice: quanto l’esperienza dell’una ha influenzato l’altra

Jane AustenPuò essere un retaggio romantico quello che ci porta a voler riconoscere un po’ di Jane Austen in ognuna delle sue eroine ma credo sia inutile negare che l’esperienza autobiografica di uno scrittore passi nelle sue opere.

Il mondo culturale e letterario dell’epoca l’ha ignorata, i nipoti hanno provato a darcene l’immagine di una zia modello che scriveva per passatempo, e lei stessa non firmava i suoi romanzi nel timore che ciò potesse ledere la sua reputazione di signorina perbene. Ma sappiamo bene che li considerava come sue creature e che, a prescindere dal fatto che le venisse naturale o meno, la fonte di ispirazione per le sue storie e i suoi personaggi era proprio a portata di mano nel circondario delle sue conoscenze.

È proprio questo ciò che si tenta di dimostrare in Jane Austen. Donna e scrittrice, e cioè che la signorina di Chawton abbia trasmesso qualcosa di sé, un’esperienza, un aspetto caratteriale, nei suoi romanzi, andando a individuare gli spunti autobiografici o, quanto meno, i riferimenti alla sua vita reale, agli affetti, alle vicende familiari e ai caratteri che l’hanno circondata.

Nella pochezza di notizie e materiale biografico che stuzzica la fame di conoscenza del pubblico estimatore, facile è il rischio di andare a reperire indizi e prove del tutto immaginarie, basati non su riscontri oggettivi. ma su sensazioni e affinità destati dall’emotività dell’incontro con quanto di lei è passato attraverso la parola scritta.

Allora a chi dovremmo credere: ai nipoti che ce la dipingono come una signorina di mezz’età tutta casa e chiesa o all’immagine solare e indomita di Elizabeth Bennet e all’appassionata difesa della costanza delle donne fatta pronunciare ad Anne Elliot?

Jane Austen. Donna e scrittriceNon a uno dei romanzi in particolare, si deve l’identificazione dell’autrice con la protagonista; troppo facile sarebbe confondere Anne Elliot con una malinconica Jane Austen desiderosa di dare almeno al suo alter ego una seconda possibilità.

Jane Austen parla per bocca dell’uno o dell’altro personaggio, proprio per non svelarsi e non compromettere la sua già ardita iniziativa di scrivere, senza attirarsi gli strali dei colleghi uomini, fino ad allora detentori assoluti del monopolio della scrittura. Non a caso è proprio Anne Elliot a pronunciare la veemente difesa delle emozioni femminili.

Si fa fatica a considerare Jane Austen una bacchettona, se solo si pensa alle sue battute ironiche e a tratti velenose, lasciate cadere all’indirizzo dei suoi personaggi più vanesi, servili o indolenti. È infatti pacifico che la signorina in questione si guardava bene intorno e si teneva informata:

L’interscambio è reciproco, il flusso è ininterrotto tra due vasi comunicanti di cui si fatica a riconoscere l’originario: se le persone reali entrano nei romanzi, i personaggi dei libri entrano nella vita reale, in una serata in salotto: “Non appena formato un gruppo per giocare a whist e minacciato un tavolo per un gioco di società, ho accampato la mamma come scusa e me ne sono andata; lasciandone per il loro tavolo da gioco quanti ce n’erano da Mrs. Grant” (Jane Austen, Lettere, trad. Giuseppe Ierolli, edizioni ilmiolibro.it, Roma, 2011, L. 78 di domenica 24 gennaio 1813, p. 291).

Di certo c’è una dimensione che rimarrà per sempre sconosciuta ai nostri occhi, grazie anche ai numerosi tagli apportati dalla sorella Cassandra alle lettere, ma, anche se difficilmente cambiava opinione su qualcosa, la nostra cara Jane ha voluto dire la sua su alcuni temi delicati come quello della condizione femminile, del matrimonio, del maschilismo sociale, fingendo di parlare d’altro.

Come poi riuscisse a dischiudere le porte di un universo sterminato quale quello dell’animo umano, sfiorandolo appena in superficie eppure esposto nei suoi più miseri difetti o recessi, questo è il segreto del suo talento.

La sua è stata definita un’arte di sfumature che, a distanza di duecento anni dalla morte della scrittrice, non manca di stupire e deliziare.

Romina Angelici

Romina Angelici, Jane Austen. Donna e scrittrice, coll. Windy Moors, vol. 8, flower-ed 2017 – ebook e cartaceo

Jane Austen. Donna e scrittrice: quanto l’esperienza dell’una ha influenzato l’altra

Scrivere è magia

Lettori cari, lasciatemelo dire: il premio letterario Parole magiche è un progetto meraviglioso.

La prima edizione, quella dello scorso anno, mi ha permesso di conoscere nuovi poeti e romanzieri e di selezionarne due per la pubblicazione: Alessandra Corbetta, con le poesie dell’antologia L’amore non ha via, e Rosanna Spinazzola, con il romanzo distopico Canterà il gallo.

Anche quest’anno sta andando tutto a gonfie vele per quantità e qualità delle opere ricevute. E non è ancora finita, perché la scadenza, come sapete, è fissata al 10 maggio.

La valutazione delle nuove opere da introdurre in catalogo rappresenta un momento delicato, perché quando selezioni un manoscritto scegli prima di tutto una persona, qualcuno che entrerà nella tua vita professionale per un lungo periodo e con cui ti confronterai spesso e, si spera, volentieri.

Quando le selezioni dei manoscritti sono aperte, arrivano vagonate di testi ogni giorno. Purtroppo, a volte capita che manchino di cura o che non rientrino nemmeno lontanamente nella nostra linea editoriale. Degli errori da evitare quando si invia un manoscritto ne ho parlato qui. Al di là di questo, ho notato che la qualità delle opere giunte per il premio è invece generalmente alta: è un fattore che mi ha colpito positivamente, tanto che un paio dei non vincitori sono stati contatti comunque per pubblicare il loro ebook con noi.

Momento amarcord. Quando ero più giovane seguivo molto il mondo dei premi letterari. Una volta partecipai a un concorso con una poesia, la quale fu pubblicata in un’antologia che era la prima creatura di un editore romano oggi molto noto. Quando si lancia un nuovo progetto, una nuova iniziativa per sapere come andrà ci si deve sempre mettere nei panni dell’altro. E questo è quel che ho fatto con il nostro premio letterario: se fossi un poeta o un romanziere e leggessi il bando, parteciperei? Io che per prima ho aderito a queste iniziative mi sono detta di sì, perché è ben strutturato e la pubblicazione in ebook e in cartaceo è molto allettante. Quello che io cercavo e che ora offro agli altri è inoltre un contatto diretto con la casa editrice, la certezza di essere letto e valutato. La competizione dà poi quel brivido in più e quella spinta a perfezionarsi prima di presentare l’opera.

Le parole sono un ingrediente indispensabile della magia. La parola magica è quella che realizza l’incantesimo. Le vostre Parole magiche, quelle che aprono la porta della nostra casa editrice, quali sono?

Michela Alessandroni

Scrivere è magia