L’erica di Emily Brontë

erica

Il clima di questi giorni ci ha portato a percorrere i sentieri di montagna, lunghi, freddi e solitari. Ai piedi degli alberi e sotto lo sguardo di qualche animale furtivo, cresce lerica vermiglia, in piccoli cespugli. A quella vista, il nostro pensiero è corso immediatamente allamata Emily e a quella volta in cui, lontana da casa, scorse un rametto di erica fra le rocce

Riascoltiamo il racconto attraverso le parole Giorgina Sonnino, che dedica a questo episodio una pagina del suo saggio su Emily Brontë.

***

Un giorno, a Roe-Head, Emilia scoprì sotto una roccia una pianticella di erica per caso lì cresciuta. Non era che un rametto esotico e stentato di quella brughiera che ricuopre come d’un manto i moors, in ogni loro parte. Ma quel rametto le destò in petto una tempesta di sentimenti, le riaccese nell’immaginazione un miraggio di colori. Oh! quel manto morbido che sentiva elastico sotto il piede camminando sui moors; quel manto chiaro e delicato della brughiera in fiore, rosa tenero, poi ardente nell’estate, e dorato nell’autunno! Quella rievocazione le diede uno spasimo di gioia e di sofferenza, che sarebbe difficile comprendere in un animo comune.

(Tratto da Giorgina Sonnino, Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX. Emilia Giovanna Brontë, coll. Windy Moors, vol. 2. flower-ed 2015)

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