Anne Brontë a Londra

Anne_Brontë_by_Patrick_Branwell_Brontë_restoredAnne Brontë nacque a Thornton il 17 gennaio 1820. Vogliamo ricordarla oggi, nel giorno del suo compleanno, attraverso le parole della sorella Charlotte e della biografa Giorgina Sonnino, condividendo con i nostri lettori alcuni brani che riguardano il breve viaggio compiuto dalle due sorelle a Londra.

***

Venne però il momento in cui fu necessario, per ragioni di interessi, di chiarire questo segreto, ma con gli editori soltanto. A tale fine Carlotta fece con Anna una brevissima gita a Londra. Ecco come descrive, in una lettera a Maria Taylor, le sue prime rapide impressioni:
«… Arrivammo alla locanda del Chapter Coffee-house la mattina, verso le otto. Dopo esserci rinfrescate, aver fatto colazione ed esserci riposate pochi minuti, ci avviammo, con uno strano senso di emozione, al N.° 65 Cornhill. Né il signor Smith, né il signor Williams era stato avvertito del nostro arrivo; non ci avevano mai viste, non erano neppur sicuri se fossimo uomini o donne e, nel dubbio, ci avevano sempre indirizzate le lettere come a uomini.
… Finalmente fummo condotte dinanzi a Mr. Smith. – «Parlo con Mr. Smith?» dissi io, alzando lo sguardo attraverso i miei occhiali, verso un giovane alto.
«Appunto.» – Allora gli consegnai la lettera da lui stesso indirizzata a Currer Bell.
Poiché ebbe osservato attentamente prima il foglio, poi me, mi domandò: «Dove ha trovato questo?» – Sorrisi del suo impaccio, mi feci conoscere e dissi il mio nome.
… Le autrici rifiutarono l’invito del signore Smith di andare a stare a casa sua e di sua madre, e tornarono alla locanda.
Carlotta fece le spese della giornata con un grande mal di capo. Non s’era ancora rimessa, quando le fu annunziata la visita delle signore Smith… «Entrarono due belle ragazze elegantemente vestite in abito da teatro e accompagnate da Mr. Smith stesso, pronto anch’egli per andare in società.
Noi due non avevamo capito che si fosse combinato di andare al teatro, non eravamo vestite per quello; e del resto non avevamo né lì, né altrove gli abiti adatti. Tuttavia, dopo breve riflessione, pensai bene di non fare difficoltà. Io misi in tasca il mio mal di capo, tutte e due ci vestimmo dei nostri semplici e goffi panni di campagna, e ci avviammo con loro alla carrozza, ove trovammo anche la signora Smith madre.
Che effetto grottesco dobbiamo aver fatto a loro, specialmente io, coi miei occhiali! Dentro di me sorridevo dello strano contrasto che doveva fare la mia strana figura accanto a quella del signor Smith, mentre salivo con lui sul tappeto rosso che copre i gradini della scala al teatro d’opera, e poi, mentre aspettavamo, in mezzo ad una folla elegante, che s’aprisse l’uscio del palco.
Ancorché i signori e le signore ci guardassero con un leggero sussiego – molto perdonabile in quelle circostanze – nondimeno io mi sentivo piacevolmente eccitata, a dispetto del mal di capo, della nausea e della goffaggine di cui ero consapevole. Guardai Anna e vidi che era serena e dolce come sempre.
Dopo avere sentito l’opera, che era il Barbiere di Siviglia, tornammo a casa all’una di notte. Ti puoi immaginare quanto fossimo stanche.
Il domani, domenica, il signor Williams venne per tempo a condurci in chiesa. Usò con noi una cortesia così composta e tranquilla, da forzarci a trattarlo amichevolmente. Una leggera balbuzie ed una certa quale incertezza nello scegliere i vocaboli gli impedisce di brillare nella conversazione. Ma ciò non poteva farmi dubitare del suo valore, perché conoscevo già dalle lettere la sua bella intelligenza.

a4492-le-sorelle-brontc3ab-500x500Nel pomeriggio il signor Smith e sua madre vennero con la carrozza per condurci a pranzo in casa loro.
… Le stanze, il salone specialmente, ci sembrarono splendide… Ci servirono un magnifico pranzo: ma ad Anna e a me mancava l’appetito per farvi onore e fummo liete quando fu finito. Mi sento sempre un poco impacciata a tavola, e perciò il pranzare spesso fuori di casa sarebbe una cosa odiosa per me. Il signor Smith fu molto affabile.
… Lunedì… andammo col signor Williams alla sua dimora relativamente modesta. Ci offrì il tè e ci fece conoscere la sua bella famiglia di otto figliuoli. V’era anche una figlia di Leigh-Hunt la quale cantò degli stornelli toscani in modo che ne rimasi incantata.
Martedì mattina lasciammo Londra con le sacche
piene di libri che il signor Smith ci aveva regalati.»

(Tratto da Giorgina Sonnino, Tre Anime Luminose fra le nebbie nordiche. Le Sorelle Brontë. coll. Windy Moors, vol. 1, flower-ed 2015)

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