Alla (ri)scoperta di Elizabeth Gaskell

a4492-le-sorelle-brontc3ab-500x500La mia amicizia con la letteratura vittoriana è iniziata tanto tempo fa, quand’ero poco più che una bambina. Con Jane Eyre e subito dopo Cime tempestose è cominciata la mia avventura di lettrice “forte”, che non si spaventa di fronte a un volume spesso e pesante scritto più di un secolo fa, e anzi, solo tenendolo tra le mani, ancora prima di aprirlo, assapora le lunghe ore di uragani emotivi, di avventure, di sogni e di riflessioni che contiene.

È stata anche la passione per queste storie, infinite nel tempo e nello spazio (perché restano indelebili nei nostri ricordi e nella nostra “educazione sentimentale”), a indirizzarmi verso lo studio della letteratura inglese all’università – prima con la laurea e poi con il dottorato di ricerca. Oggi, a distanza di anni, scoprire la collana Windy Moors di flower-ed mi ha rallegrata, perché penso che in questo momento, in Italia, sia necessario rivalutare gli autori e le autrici che hanno reso immortale il genere del romanzo. Non c’è niente che possa svelare l’immenso fascino della lettura come un romanzo immenso (sia questo David Copperfield, o Mogli e figlie, o Middlemarch).

Sono una “vittorianista” convinta: credo che in quell’età vittoriana allargata, che secondo una certa storiografia supera di qualche anno la morte della Regina Vittoria e raggiunge l’inizio della prima guerra mondiale, la scrittura di fiction in lingua inglese abbia raggiunto traguardi stilistici mai toccati prima (a eccezione di Emma di Jane Austen) ed eguagliati solo dai capolavori del modernismo letterario.

Emilia Giovanna BrontëRisfogliando le pagine del mio blog, che tra poco compirà cinque anni, mi accorgo di aver dedicato alla narrativa ottocentesca tanta parte delle mie letture e delle mie scritture: Dickens, Conrad, James, Brontë, Gaskell, nonché le recentissime recensioni ai due Windy Moors di Giorgina Sonnino: Tre Anime Luminose fra le nebbie nordiche. Le Sorelle Brontë e Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX. Emilia Giovanna Brontë.

Negli ultimi due anni mi sono dedicata con maggiore attenzione allo studio di una scrittrice vittoriana che nel nostro Paese è rimasta per molto, incredibilmente molto tempo, pressoché sconosciuta: Elizabeth Gaskell. Per la verità, le recenti traduzioni italiane delle sue opere faticano ancora oggi a salire sulla ribalta nazionale e rimangono tesori chiusi negli scrigni di un gruppo ancora limitato, benché molto entusiasta, di lettori. Ho lavorato per la casa editrice Jo March su Gli innamorati di Sylvia (Sylvia’s Lovers, 1863) e Mogli e figlie (Wives and Daughters, 1865), mai usciti prima in edizione italiana, e nei mesi che mi sono stati necessari per la loro traduzione ho riscoperto una scrittrice dalle vedute sconfinate, capace di raccontare – usando una lingua che è semplicemente bellissima – la vita e la morte, il buio e la luce, la realtà e il sogno, la solitudine e la comunità, la quotidianità e la Storia, l’ozio e il lavoro, il progresso metropolitano e la tradizione rurale, la tragedia e la risata. Un’autrice a tutto tondo, potremmo dire, che ha dato fiato a personaggi altrettanto “rotondi” e pieni di colori.

Proprio per flower-ed e proprio in queste settimane sto scrivendo un saggio dedicato interamente a Elizabeth Gaskell: spero possa contribuire a far conoscere un po’ meglio l’autrice al pubblico dei lettori, inserendosi in una bibliografia che, almeno in lingua italiana, è ancora poco “sostanziosa”. In questo scritto, che si propone di offrire una chiave, o un percorso di lettura dei romanzi e dei racconti gaskelliani, mi occupo di un aspetto particolare e pervasivo, quello dello spazio domestico. Nelle stanze della casa, o nel giardino appena fuori dalle sue finestre, lungo i corridoi di una dimora nobiliare o davanti al focolare acceso di un salotto borghese, dentro le cucine o al freddo delle stalle di una fattoria c’è un mondo di persone e di sentimenti che Gaskell racconta con un amore senza limiti, e con il trasporto e l’avvincente talento narrativo di una moderna Sheherazade (come la chiamò Dickens). Il saggio si sta muovendo proprio tra questi spazi, ritrovando nell’architettura domestica, nei mobili, nei fiori dei giardini e negli oggetti anche più piccoli i significati che compongono la complessa struttura dell’esistenza dei personaggi, e, in ultima istanza, anche della vita di ognuno di noi.

Mara Barbuni

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Mara Barbuni è una dei tanti italiani residenti all’estero e lavora come insegnante di lingue, correttrice di bozze e traduttrice. Ha un dottorato di ricerca in letteratura inglese e si occupa in particolare di scrittura femminile del primo Ottocento e di età vittoriana: è stata relatrice in conferenze dedicate a Jane Austen, a Elizabeth Gaskell e al romanzo giallo, ha pubblicato diversi articoli su riviste letterarie, cura il blog letterario Ipsa Legit, un sito internet dedicato alla scrittrice Anna Barbauld e la pagina Facebook Leggere Elizabeth Gaskell. Ha contribuito a fondare JASIT, la Jane Austen Society of Italy, ed è la direttrice di Due pollici d’avorio, la rivista pubblicata dall’associazione. Tra il 2014 e il 2015 ha tradotto per la casa editrice Jo March l’intenso romanzo storico di Elizabeth Gaskell Gli innamorati di Sylvia e la sua ultima opera, che è anche il suo capolavoro, Mogli e figlie.

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