Come coinvolgere i lettori

scrittura e valori

Oggi voglio condividere con voi quello che ritengo uno dei punti fondamentali della scrittura, ossia il motivo per cui un testo condiviso con il pubblico dei lettori possa essere apprezzato e generare quel passaparola positivo che invoglia altre persone a puntarci sopra lo sguardo curioso.

Non è solo una questione di apprezzamento diretto e personale, ma anche, e soprattutto, una questione di valore intrinseco dello scritto, in quanto bene trasversale per chi lo legge e per chi lo scrive.

Il lettore è il primo soggetto che dobbiamo raggiungere al cuore e alla mente, che dobbiamo coinvolgere, che dobbiamo convincere, appassionare, conquistare. La persona che leggerà le nostre parole è degna di rispetto, il suo tempo è prezioso e non dobbiamo farglielo sprecare.

Se decidiamo di entrare nel mondo parallelo dei racconti ancora sul punto di nascere, ritengo sia importante capire perché scriviamo, quale sia il leitmotiv principale, la molla che fa scattare il nostro desiderio di dare contenuto in inchiostro al foglio.

Personalmente mi piace pensare che ogni mio scritto trasmetta qualche valore, qualche pensiero che, senza limiti di tempo e spazio, possa supportare il percorso di chi legge, magari alleggerendogli una quotidianità un po’ pesante, fornendogli una coperta di consolazione per momenti un po’ freddi e solitari, facendo brillare quella luce qualche volta spenta della speranza nel futuro.

Penso che gli scrittori, ma non solo loro, dovrebbero mettersi al servizio degli altri, portando parole di bellezza, che narrino la verità e la giustizia; non vuol dire essere dei sognatori fini a se stessi, ma, al contrario, ricordare che nel mondo non esistono solo le cose terrene negative, le persone che commettono azioni dure e terribili, che l’eco del male gode a far risuonare a gran voce attraverso i mass media o a esaltarne la presenza a lettere cubitali su giornali e riviste.

Il mio invito, la mia indicazione è quella di focalizzare quale sia il problema che vogliamo affrontare, di non negarlo e anzi narrarlo così come ci pare, come lo abbiamo dovuto affrontare e vivere, e subito dopo proseguire mostrando quali sono gli strumenti, le persone, le situazioni, le attività che ci hanno permesso di andare oltre, superarlo.

Aiutano in questo percorso gli aforismi pensati da autori e filosofi del passato, e l’attenzione alla natura e ai suoi ritmi, l’osservazione dei volti e delle loro espressioni, delle piccole e grandi rughe che affiancano i sorrisi, l’ascolto delle parole dette e dei pensieri celati negli sguardi impassibili, la lettura di scritti di autori del passato ed anche dei segni dei tempi, spesso ignorati e disprezzati, soprattutto se voce, disegni, canti, rumori dei più piccoli, dei più deboli.

Cercare di vedere non solo le due facce della stessa moneta, ma quelle di tutte è un po’ la mia, la nostra missione, e oltre a vederle, le dobbiamo guardare e raccontare, e per farlo dobbiamo partire dalle grandi caratteristiche, quelle più coinvolgenti e comuni, per andare via, via verso il dettaglio, il piccolo, il raro, il sassolino nella scarpa, la spina nel piede, il dente che duole.

A questo punto starà ancora a noi, alla nostra sensibilità e desiderio, mostrare la soluzione, la possibilità di superamento, far sapere che c’è acqua in fondo a un pozzo scuro e profondo, che siamo in tanti alla ricerca di qualcosa con cui dissetarci, che non è facile e immediato porre fine e definitivamente alla ricerca, ma che prima o poi anche le notti più scure sono illuminate dalle stelle e dalla luna, e che a ogni notte segue il giorno.

Quindi… armiamoci di forza, pazienza e coraggio e andiamo a riempire le nostre pagine bianche con parole belle, di speranza, di consolazione, di aiuto nonché di diletto e divertimento.

Amalia Santiangeli

Come coinvolgere i lettori

Coltivare l’attitudine alla poesia

poesie

Un animo sensibile può esprimere se stesso con la parola; se scritta, riesce meglio a rendere il senso di un pensiero. Scrivere versi non è semplice; è necessario comprendere se stessi e cogliere a fondo il significato di ciò che si vuole comunicare.

Adoro la poesia, mi piace analizzarla, comprendere le sue sfumature, la sua essenza; ho scritto il mio primo e-book di poesie, “Un firmamento di stelle”, perché i versi mi hanno cercata e trovata. Con la mente e con il cuore, in punta di piedi, ho voluto raccontare le emozioni e i sentimenti, ho cercato di sussurrare gli stati d’animo per condividere momenti da ricordare.

La poesia è spontaneità, è profondità; è un atto di generosità per chi legge, ma anche per chi scrive, perché riesce a donare un bagliore di luce, perché riesce a dare voce alla purezza del nostro sentire.

Con modestia, vorrei dare dei piccoli consigli a chi è appassionato del genere poetico, a chi vuole cominciare a scrivere versi, a chi ha il sogno di pubblicare un libro di poesie. Per coltivare l’attitudine alla poesia nel tempo è utile, con costanza, leggere, anzitutto, libri di poeti classici per scoprirne affinità e discordanze, per comprenderne lo stile, l’espressione, per assaporare la bellezza delle parole e il loro significato. E poi il resto verrà da sé; i versi nasceranno con naturalezza, con semplicità, come riflesso di sensazioni, come contorni dell’animo.

Rosaria Andrisani

Coltivare l’attitudine alla poesia

Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX. Emilia Giovanna Brontë

“Così, in verità, sorgerà l’anima tua quando codesto cuore imprigionato sarà freddo. La prigione tornerà alla terra, il prigioniero potrà confondersi coi cieli.” (Emily Brontë)
 
Il mese scorso ho avuto il piacere di leggere, grazie alla giovane e intraprendente Casa Editrice Flower-ed, la prima biografia italiana sulle sorelle Brontë: Tre anime luminose fra le nebbie nordiche, di Giorgina Sonnino (Qui la mia recensione); opera che ha inaugurato una collana, Windy moors, che ha lo scopo di raccogliere e di portare all’attenzione di noi lettori, lavori dimenticati connessi alla letteratura vittoriana e in modo particolare alle tre sorelle più famose della letteratura.
La seconda e recentissima pubblicazione di tal genere è ancora una volta uno scritto della Sonnino: Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX. Emilia Giovanna Brontë (come specificato dallo stesso Editore nell’introduzione, si è preferito mantenere i nomi in lingua italiana così come si usava ai tempi della Sonnino). Questo breve saggio, che io definirei un’appendice della biografia sopracitata, fu pubblicato per la prima volta nel 1904 sulla rivista Nuova Antologia, ma mai autonomamente.
In queste poche pagine l’autrice si concentra sulla religiosità eccezionale, unica, di Emily Brontë, prendendo come riferimento le testimonianze lasciateci dalla sorella Charlotte, ma soprattutto le poesie della stessa Emily. Queste ultime rappresentano la fonte di maggiore documentazione per conoscere  Emily Brontë, perché sono la sua reale confessione e perché scrisse in versi più che in prosa lungo l’intero arco della sua breve e appartata vita. Dalle poesie di Emily emerge una religiosità fortemente connessa alle leggi costanti e immutabili della natura. Il suo sentimento religioso, che pure aveva i germi nella cristianità (nasce protestante, figlia di un pastore) non conosceva dogmi, rifuggiva luoghi sacri, non si esprimeva attraverso formule prefisse quali le preghiere, non provava interesse per i culti che invece stimolavano l’intelletto di Charlotte e inibivano Anne. Al contrario, la spiritualità di questa ragazza solitaria, dotata di genio poetico, era libera come il vento che sferza sugli arbusti d’erica della brughiera, dove lei trovava se stessa, dove incontrava lo spirito del divino: negli animali, nelle piante, nella natura tutta. Un sentire Dio, principio della vita, attraverso le cose da Lui create. Ella avvertiva il divino in sé, ed è così che trova spiegazione anche l’atteggiamento che ebbe quando la morte sopraggiunse, quando, fino all’ultimo respiro, resistette stoicamente e rifiutò ogni cura, sotto lo sguardo angosciato delle sorelle, serenamente convinta che i rimedi dell’uomo nulla possono contro la legge della natura, di Dio. La morte non era per lei quella spaventosa separazione o quella macabra idea comune agli uomini, piuttosto era liberazione dalle catene terrene, perché permette allo spirito di ognuno di riunirsi allo spirito universale dal quale proviene, di tornare a una pienezza di Vita. La sua era una religione individuale, indipendente, in stretta connessione con il creato, dove il male era per lei solo uno squilibrio nella perfezione.

La Sonnino aveva una profonda conoscenza della poetessa dello Yorkshire, e i suoi studi, la sua passione, hanno fatto si che tracciasse un quadro più che esaustivo della religiosità di Emily Brontë; un quadro che grazie alla riscoperta di Flower-ed oggi tutti possiamo conoscere. Il testo è scorrevole; lo stile raffinato. Si legge davvero in poco tempo, ma in quel poco meglio si comprende perché Emily Brontë era pienamente se stessa, serena, in pace, solo quando attraversava i suoi moors, scovava nidiate di uccellini o accarezzava con una mano teneri ciuffi d’erica.

Antonella Iuliano
Per l’aquisto dell’ebook Qui
Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX. Emilia Giovanna Brontë

“Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX. Emilia Giovanna Brontë” di Giorgina Sonnino

“Alla poesia, alla solitudine, alla libertà”
(dedica di Giorgina Sonnino sul frontespizio del suo libro…come resistere? *_*)
Ciao a tutti! ^^
Dopo lo splendido “Tre anime luminose tra le nebbie nordiche-Le sorelle Brontë” non potevo non leggere anche il secondo titolo della collana Windy Moors che la casa editrice Flower-Ed ci ha regalato…soprattutto considerando che è scritto dalla stessa Giorgina Sonnino (che non capisco come possa essere sconosciuta nella sua patria, vista la penna sopraffina *_*) ed è un saggio dedicato alla mia poetessa preferita: Emily Brontë!
Emilia Giovanna Brontë
Questo piccolo saggio (40 pagine ebook, si legge davvero in poco tempo) pone l’accento sulla spiritualità della poetessa inglese, facendo riferimento soprattutto alle sue poesie e ad alcuni aneddoti sulla sua vita raccontati dalla sorella Charlotte.
Emerge un ritratto mistico di Emily, che al contrario di quanto credessero i suoi detrattori (che per fortuna avevano cessato di esistere già nei primi anni del ‘900, quando questo saggio fu scritto) non  credeva che tutte le cose fossero Dio (come i panteisti), ma semplicemente che Dio fosse in tutte le cose.
“Dio è legge, equilibrio, ordine universale. Il male non è un’altra legge che gli si contrapponga, non è che un’idea negativa, un disordine, un disquilibrio che necessariamente tende a ricomporsi. Fare il bene dunque è una necessità, e facendolo, ci avviciniamo a Dio. E dopo la morte? Siccome nulla si distrugge in natura resteremo ancora nell’universo, ossia in Dio”.
Per la nostra vita spirituale avremmo tanto da imparare da questa ragazza solitaria, che conobbe nella sua vita poco più che i suoi parenti e la sua eterna amica, la brughiera solitaria sferzata dal vento, che sola la faceva sentire libera e autenticamente se stessa.
Sono grata a Giorgina Sonnino per queste stupende riflessioni, e alla Flower-Ed per averle riportate alla luce…che dire? Se amate Emily non potete perderlo ^^
Vi lascio la mia poesia preferita tra le tante, stupende, di questa sublime poetessa!
Più felice sono quando più lontana
porto la mia anima dalla sua dimora d’argilla,
in una notte di vento quando la luna brilla
e l’occhio vaga attraverso mondi di luce
Quando mi annullo e niente mi è accanto
né terra, né mare, né cieli tersi
e sono tutta spirito, ampiamente errando
attraverso infinite immensità.
Titolo: “Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX- Emilia Giovanna Bronte”
Autore: Giorgina Sonnino
Editore: Flower-Ed
Voto: da oggi in poi per i libri delle sorelle Brontë e quelli che parlano di loro è omesso per rispetto alle altre opere, che mai potrebbero reggere il confronto per il mio essere troppo di parte xD
Lo trovate in ebook per ora, ma suppongo arriverà presto anche la versione cartacea! ^^
“Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX. Emilia Giovanna Brontë” di Giorgina Sonnino

Giorgina Sonnino: una nota biografica

Per la rubrica “Grandi Donne della Cultura”, curata da Riccardo Mainetti, un articolo per scoprire qualcosa di più sulla nostra Giorgina Sonnino.

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Inizia la serie di ritratti dedicati alle Grandi Donne della Cultura

Salve a tutti!

Con oggi voglio iniziare una rubrica che si prefigge di andare a riscopriree e in certi casi, come in quello riguardante la protagonista di oggi, a scoprire una serie di Grandi Donne della Cultura con un occhio particolare per quelle del nostro Belpaese. Per il ritratto di oggi, dedicato a Giorgina Sonnino il mio sentito e riconoscente grazie va alla Dottoressa Michela Alessandroni direttrice della casa editrice Flower-ed che ha accettato di fornirmi le note biografiche da lei raccolte su questa Grande Donna della Cultura Italiana.

Ma ora è tempo di interrompere le nostre chiacchiere al vento e cedere tutto lo spazio che merita a Giorgina Sonnino.

Giorgina Sonnino non ci ha lasciato sue notizie biografiche. In base ad alcune ricerche, possiamo affermare che fosse una studiosa interessata alla letteratura e alla storia: esistono alcuni saggi, più o meno brevi, pubblicati a volte con il suo nome e altre volte con lo pseudonimo di Gorgo Silente. Questo riprende in maniera evidente le sue iniziali e richiama alla mente immagini molto evocative.

Quanto alle vicende della sua vita non possiamo dire molto se non ciò che la collega in maniera diretta con gli altri membri della sua famiglia, più celebri di lei grazie al ruolo rivestito nella politica italiana. Riteniamo, infatti, che si tratti di quella giovane Giorgina della raffinata famiglia Sonnino, che vide tra i suoi componenti i due fratelli Sidney Costantino e Giorgio, a volte confusi tra loro per l’affinità degli incarichi.

Sidney Costantino fu Ministro delle Finanze e Ministro del Tesoro, Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Esteri, mentre Giorgio, economista e senatore. Questi era il padre della nostra autrice.

Una famiglia ricca e nobile, quella dei Sonnino, ebraica da parte di padre (il genitore dei due politici si chiamava Isacco) e britannica da parte di madre (la genitrice sempre dei due politici si chiamava Georgina Sofia). Ai due famosi fratelli si affiancavano tre sorelle meno note: Alice, Edith ed Emmelina.

Giorgio Sonnino prese in moglie Elena Morozzo della Rocca, dalla quale ebbe due figlie, Margherita e Giorgina, la nostra autrice, appunto.

Tre anime luminose fra le nebbie nordiche. Le sorelle BronteGiorgina nacque il 17 febbraio 1875 e morì il 7 giugno 1943. Nel 1903 sposò Enrico Guzolini, dal quale ebbe quattro figlie: Margherita, Giuseppina, Elena e Angela. Nello stesso anno, pubblicò la biografia “Tre Anime Luminose fra le nebbie nordiche. Le Sorelle Brontë”, mentre l’anno successivo pubblicò il saggio Il pensiero religioso di una Poetessa inglese del Secolo XIX. Emilia Giovanna Brontebreve “Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX. Emilia Giovanna Brontë”, entrambi riscoperti e pubblicati dalla casa editrice flower-ed nel 2015. Non ci risulta che abbia scritto altri saggi sulle sorelle scrittrici.

Per questo primo ritratto della serie Grandi Donne della Cultura è tutto!

Nella speranza di riavervi qui anche per i prossimi vi ringrazio di vero cuore e do l’appuntamento a tutte e tutti voi alla prossima occasione!

Buon pomeriggio e, come sempre, Buona lettura, magari proprio con i saggi di Giorgina Sonnino ripubblicati in versione ebook dalla casa editrice flower-ed!

Con simpatia! 🙂

Riccardo Mainetti

Fonte: Recensioni Librarie in Libertà

Giorgina Sonnino: una nota biografica

La scrittura come strumento di comunicazione e memoria

scrivere per ricordare

Voglio condividere con voi questa breve riflessione nata durante una serata autunnale fredda e solitaria, una di quelle serate che ricordano un po’ il tocco della mano di un papà ormai anziano, affaticato e nostalgico, che ti sfiora senza forza ma con l’intensità della vibrazione del suo cuore… Ecco questa è la mia serata, la mia riflessione con voi, per voi.

Ritengo che la passione per la scrittura e la possibilità di praticarla siano grandi doni.

Si pensa e si parla senza tanti problemi, ma di queste azioni poco resta se non nella memoria che però, con l’avanzare degli anni, si stempera e diluisce nelle macchie scolorite di tanti ricordi, riflessioni, parole…

Lo scritto rimane, resta su quel foglio bianco, magari dimenticato in fondo a un cassetto o piegato dentro una tasca e un giorno te lo ritrovi fra le mani, stropicciato, ingiallito. Domandandoti cosa possa esserci appuntato sopra, lo apri e lo guardi, incredulo scorgi la tua scrittura serrata, fitta, magari un po’ inquieta, sei curioso e lo leggi, e rimani colpito, stupito, imbarazzato… Non ricordavi più quell’emozione, quel momento di sconforto che solo un foglio poteva accogliere e non porvi critica, celarlo nel suo segreto; o forse ti ritrovi la prima parola detta da tuo figlio e che non volevi dimenticare e che, tra una poppata, un cambio di pannolone e un cucchiaino di mela grattugiata, hai velocemente annotato sul retro di uno scontrino e infilato dentro l’agenda. Oh, no! Era lo sfogo tristissimo e piangente dopo una litigata con tua cognata, parole che non volevi proferire perché sapevi che l’avrebbero ferita e, sotto sotto, malgrado la discussione a toni accesi, sapevi di volerle bene e di essere ricambiata in questo affetto, e pensa, oggi non ricordavi più neanche quell’evento e peggio ancora il motivo del bisticcio, delle lacrime….

I giorni passano, il tempo scorre, ma le cose importanti, i pensieri, i sogni, le speranze vanno fissati, vanno donati al domani, nostro e dei nostri cari, soprattutto dei figli, soprattutto se crediamo che possano essere di esempio, di aiuto, di sostegno nel loro futuro così imprevedibile, così solo loro.

Per me scrivere è stato un modo per andare lontano nel tempo, nello spazio, e nello stesso tempo per rimanere nell’oggi anche quando questo sarà ormai un passato remoto, o forse addirittura un participio passato, rendendogli la dignità di un infinito presente.

A volte sono stati proprio degli appunti, degli istintivi e senza forma, degli sgraziati sfoghi e sono quelli che spesso quando si trovano, si rileggono, si sorride e poi si stracciano, e si lascia veramente quella negatività ormai degna di essere sepolta.

Altre volte mi è piaciuto dargli una forma diversa più elegante, più romantica e mi sono lasciata trasportare da parole in poesia, o più divertente o trasposto la realtà in racconti, in favole metaforizzando situazioni e persone, dando loro fattezze fantasiose tratte ad esempio dalla natura.

Insomma, è bellissimo scrivere, dà quello stesso senso di leggerezza del pattinare sul ghiaccio, del lasciarsi scivolare nelle acque del mare… Tutto scorre veloce intorno e ti senti meno appesantito dalla quotidianità e dai suoi crucci o, meglio ancora, ti senti leggero e frizzante come una bollicina dentro un bicchiere di spumante. Questa sensazione messa su carta resterà, la si ritroverà e sarà come guardarsi allo specchio e non vedere le rughe o i capelli bianchi, bensì incrociare lo sguardo di quell’io che si era dimenticato o che era sopito e invece è lì pronto a dirti…

Beh questo non te lo dirò: è un piccolo segreto, una cosa che solo voi scoprirete quando quel foglio di carta ritroverete.

Vi lascio, quindi, augurandovi la buona notte e sperando di avervi convinto a scrivere. Poi, se, oltre a ritrovarvi un vostro scritto fra le mani fra qualche anno, avrete come me la fortuna che i vostri scritti li legga un editore come Michela Alessandroni, sarete doppiamente contenti di aver fatto della scrittura uno strumento di comunicazione e memoria.

A presto e buon cammino in punta di matita!

Amalia Santiangeli
Scrittrice

La scrittura come strumento di comunicazione e memoria