“Tre Anime Luminose fra le nebbie nordiche” su Mangialibri

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Sorelle, native dello Yorkshire, tenaci e solitarie. Iniziano a prediligere le lettere fin dai tempi dell’infanzia, in una famiglia nota per la sua austerità: la famiglia Brontë. Nella prima metà dell’Ottocento, Charlotte, Emily e Anne ‒ unite da affetto, buone letture e da un serio interesse artistico ‒ non furono mai divise dal talento. Ritagliatosi questo spazio (liberatorio, dopo le esperienze patite in collegio) le tre sorelle lo riempirono di promesse. Una soddisfazione ben presto resa sottile dal buonsenso comune. Cresce allora nelle opere delle figlie del reverendo Brontë l’esperienza della catarsi? Non ha forse sopravvento il pathos, che può tormentare? Che cos’è questa sublimazione della bellezza morale? Quali sono gli ideali e gli enigmi delle loro eroine? E dove ci trascina, anche, la coscienza di ciò che sentirono e provarono? E che dire di Charlotte? “Chi è che, conoscendo i suoi libri, non ha ammirato la donna per il suo ardente e intrepido amore di verità, la sua semplicità, lo sdegno del peccato, l’amorevole simpatia col prossimo, per la religiosa pietà di tutto ciò che meriti riverenza e per il sentimento d’onore che era in lei quasi passione?”…

L’idea di Giorgina Sonnino di delineare il profilo delle sorelle Brontë, o se si vuole un quadro delle eroine brontëane nel tempo, non trova uguali se non all’estero. È l’anno 1903 e la critica più recente delle opere delle sorelle letterate non può dirsi italiana. La giovane studiosa, ispirata da soggetti così suggestivi, non corre il rischio di esporsi all’opinione del pubblico (deve essere dunque diffidente), prende il nome di Gorgo Silente e mette a nudo “tre anime luminose”. L’opera ‒ a lungo fuori commercio, in verità ‒ è assai elegante e in forma biografica. Quel che narra, però, non è il resoconto esatto della vita dei Brontë. Torna oggi, con la collana Windy Moors, a rivelare un’inopinata conoscenza delle scrittrici vittoriane, gettando una luce preziosa sugli aspetti psicologici e aneddotici, pure romanzeschi, dei giorni in cui le “delicate poetesse” misero a profitto l’ingegno. Charlotte Brontë, con tutta la sua intelligenza e i suoi slanci, imbarazzata e riservata, ma non mancando di forza d’animo e coraggio, guadagna quello che le altre perdono: è la protagonista. Prima di questa preminenza, però, c’è quella della vera intensità che legò la maggiore delle Brontë a Emily e Anne.

Amalia Lauritano

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