Intervista a Mattia Spirito

Mattia Spirito

Continuano le interviste ai giovani e talentuosi autori della casa editrice Flower-ed. Oggi con noi c’è Mattia Spirito.

Ciao Mattia e benvenuto su Zebuk. Ti va di parlare un po’ di te ai nostri lettori?

Non so mai cosa dire di me. Preferisco parlare di ciò che mi piace scrivere o di ciò che vorrei leggere. Sì, lo so, sembra un cliché. Ci provo. Ho 25 anni. La mia prima opera l’ho scritta a 16 anni e terminata a 17. Un annetto circa. Questa piccola creatura primordiale si chiama “Dopo il tramonto”. Ho deciso solo dopo un po’ di tempo, puramente per gelosia, di pubblicarla e renderla nota ai lettori. Mi piace scrivere di notte… forse per l’aiuto della ghiandola pineale, come dice Stevenson, o semplicemente perché trovo le ore notturne e buie davvero gradevoli all’ascolto dei miei stessi pensieri. Cerco di destreggiarmi tra vari mondi fantastici senza dimenticarmi, o cercando di non evadere troppo, da quello reale. Infatti cerco di far coincidere le mie storie con il limite tra realtà e fantasia. Mi piace lasciare l’alone del dubbio delle leggende che sentiamo ogni giorno. Chissà che alcune non siano vere.

Il tuo primo romanzo Dopo il tramonto è una storia di vampiri, alcuni davvero crudeli. E i vampiri si ritrovano anche nel tuo racconto che fa parte di cronache Maledette. Possiamo dire che i signori delle tenebre hanno un fascino particolare per te?

Indubbiamente mi affascinano e incantano… Ma credo sia la creatura che più di tutte possa soggiogare l’essere umano e allietarlo nelle notti buie con quel pizzico di grazia terrificante. Sapevate che secondo alcuni le storie dei primi vampiri risalgono alla preistoria? Con il tempo la sua figura è stata trasformata o si è evoluta, come preferite, fino a portarlo a “Il vampiro” di John Polidori (1819), che scatenò una vera ossessione verso questa creatura, e alla creazione di “Dracula” di Bram Stoker (1897); con il tempo la sua figura è cambiata ancora divenendo una sorta di bambola ridicola dei giorni nostri. Cerco invece di far ricordare la vera figura vampiresca e la sua bestialità, pur confinando con le ideologie moderne senza abusarne.

Nella raccolta di racconti Visioni sotto un anfratto di stelle emerge un lato di Mattia diverso, meno sanguinario, più fantastico. Possiamo dire che Mattia sa destreggiarsi bene tra tutti i mondi del fantastico?

È proprio quello che volevo con la pubblicazione di questa raccolta di dieci racconti. Il mio obiettivo è quello di creare narrazioni differenti e storie affascinanti appunto toccando più mondi del tutto diversi l’uno dall’altro. La mia punta di diamante è ancora in fase di creazione e credo sia qualcosa di innovativo.

Puoi dirci quali sono gli scrittori che hanno influenzato il tuo stile?

Il primo libro fu “Il collezionista di ossa” Jeffery Deaver. Questo autore è stato una sorta di capostipite del mio stile. Ma con il tempo mi sono spostato su scrittori come Conan Doyle, che adoro, Oscar Wilde, Stephen King, dal quale ho imparato molto, Ernest Hemingway, Luis Stevenson, Bram Stoker, Mary Shelley, e anche Cassandra Clare con in suoi Shadowhunters.

E ora l’ultima domanda: quali libri hai al momento sul comodino?

Sul comodino ho diverse opere da terminare. Alcune sono state iniziate per non tralasciare alcune idee base e non dimenticarle, ma poi sospesi perché sono impegnato con il seguito di Dopo il tramonto. Un’opera a cui tengo molto uscirà dopo il seguito a cui ora sto lavorando e un altro libro sui vampiri in una visione un po’ diversa è in attesa di essere terminato. Poi, quando la notte avrò nuovi spunti prima di diventare insonne del tutto, butterò giù qualche altra idea.

Grazie Mattia per la disponibilità e a rileggerci presto su Zebuk!

Fonte: Zebuk

Intervista a Mattia Spirito

Ilenia Di Carlo, “VirtualGenius”

Della mia infanzia ricordo le domeniche d’estate passate a giocare in cortile: campana, nascondino, palla avvelenata. Era il tempo dei preziosi sandali blu, quelli con due buchi grandi e due piccoli, del latte caldo con pane inzuppato tutte le sere e poi via, sotto le coperte! Era il tempo dei mitici Soldini al cioccolato e dello spot con il martello della Plasmon, era il tempo della felicità e spensieratezza ma, soprattutto, era il tempo delle prime sale giochi. Io e mio fratello Antonio la raggiungevamo sempre a piedi quella dietro l’angolo, quella con l’insegna viola che la sera diventava luminosa, regalando nuovi colori a quelle strade vuote e buie di cui a volte avevo paura. “Fifone, Grissino fifone” mi chiamava sempre e questo mi faceva infuriare, e non solo perché ero ancora molto piccolo e non avevo il permesso di partecipare ai giochi dei più grandi, ma anche perché lo odiavo. Sì, odiavo mio fratello perché a tredici anni suonati usciva già coi soldi in tasca e poteva sempre scegliere la merenda che più gli piaceva, rifilandomi spesso uno di quei lecca lecca appiccicosi che conservava nei jeans per giorni e che per il gran caldo si scioglievano miseramente tra le dita, assumendo strane forme così diverse da quella originale, e poi perché mi impediva di giocare a VirtualGenius.

VirtualGenius era l’attrazione principale della sala giochi, i più grandi facevano a gara per passare ore a riempire quella macchinetta di gettoni nella speranza di completare tutti i livelli di gioco. Un’assurda e infinita corsa a ostacoli contro mostri e insetti giganti di ogni genere fino ad arrivare all’ultima porta, per scoprire finalmente chi o cosa si celasse dietro la misteriosa ombra incappucciata chiamata Slem. Bastava strapparle la maschera e la sua identità svelata avrebbe reso vincitore il giocatore di turno, ma non era poi così facile come sembrava. Nessuno infatti era mai riuscito a raggiungere l’ultimo livello di gioco e spesso, relegato in un angolo lontano a occuparmi di passatempi più semplici insieme ai miei amici di allora sentivo imprecare mio fratello, che di gettare la spugna proprio non ne voleva sapere. VirtualGenius era quasi una leggenda ormai, un’ossessione e se chiudo gli occhi mi sembra ancora di vederlo, le sopracciglia aggrottate in un’espressione furente e le mani strette a pugno mentre fissa immobile l’inquietante Slem, che facendo capolino dallo schermo, lo invita con tono sepolcrale a inserire una moneta per iniziare finalmente il gioco. Un cappuccio vuoto, un’immagine distorta e indefinita che attende solo di essere scoperta. Una notte, quella notte impressa ormai nella mia memoria come una specie di vivida istantanea, vidi mio fratello sgattaiolare furtivamente dal suo letto per vestirsi velocemente e uscire dalla finestra, credendo di non essere notato. Sapevo esattamente dove fosse diretto così lo seguii senza pensarci troppo, ma lui non ci mise molto ad accorgersi della mia presenza.

Che cavolo ci fai qui, Grissino?” sibilò stringendomi il braccio esile fino a farmi male mentre mi dimenavo piagnucolando.

Se la mamma scopre che vai alla sala giochi a quest’ora della notte ti punirà” dissi in tono lamentoso, e in risposta ottenni una risatina di scherno. I suoi occhi, di un caldo color nocciola mi fissarono con livore.

Non scoprirà proprio un bel niente se tu non farai la spia, perciò se ti azzardi ad aprire quel tuo stupido becco parlante giuro che te ne pentirai amaramente per il resto della vita!” Tremai alla sua esplicita minaccia, ma ormai c’ero dentro fino al collo e l’unica cosa che potevo fare era seguirlo. Mi trascinai mestamente dietro di lui, sentendolo bofonchiare parole incomprensibili mentre di tanto in tanto mi allungava dei calci ben assestati, serrando le labbra nell’inutile tentativo di trattenere le lacrime. Avevo sempre saputo di essere una palla al piede per mio fratello ma era solo questione di tempo, prima o poi avrei trovato il modo di fargliela pagare per come mi trattava. Le mie ginocchia erano tanto deboli da non riuscire quasi a reggermi in piedi poiché il sonno notturno cominciava a farsi sentire, ma non potei fare a meno di rabbrividire quando vidi Antonio rompere il vetro con l’aiuto di una pietra e forzare così la serratura dell’ampia porta del locale, esultando a denti stretti quando riuscì nell’intento. Mi guardai indietro nella strada buia e silenziosa che col cuore in gola avevo appena attraversato, sperando che nessuno si fosse accorto di ciò che stavamo facendo.

Allora, ti decidi a entrare o cosa?” mi bisbigliò mio fratello e io sussultai, facendogli timidamente notare che forse qualcuno avrebbe potuto sentirci.

Che c’è, te la fai sotto, Grissino fifone? Nessuno si accorgerà che siamo qui perché a quest’ora dormono tutti, e anche se fosse non mi importa un bel niente. Dannazione, oggi mi mancavano solo due livelli e avrei finalmente smascherato quel cappuccio parlante, se solo non mi avessero interrotto sul più bello… ma stavolta Slem ha i giorni contati!” Mentre parlava riuscivo solo a pensare a come quell’assurda follia ci avrebbe sicuramente messo nei guai di lì a poco, magari facendoci finire in prigione, ma l’improvvisa, inconfondibile melodia elettronica che presto si diffuse nell’aria e che segnava l’inizio del gioco riuscì a breve a catturare la mia attenzione, costringendomi ad avvicinarmi di più allo schermo per controllare i progressi di mio fratello. Deglutii e serrai subito le palpebre all’inquietante, prima apparizione di Slem che al solito ci dava il benvenuto, invitandoci a iniziare il gioco.

Puoi scommetterci, bastardo!” esclamò Antonio, e mi accorsi che i suoi occhi brillavano di una luce nuova. Si sentiva già la vittoria in tasca, e mentre pensavo al fatto che avrebbe potuto giocare all’eroe anche domattina, alla consueta apertura del locale anziché commettere quel reato in piena notte, come un ladro, mi ritrovai a considerare che i primi livelli erano sempre i più semplici da superare. Le mani di mio fratello sembravano quasi danzare sui tasti colorati, tanto erano veloci, ma le prime difficoltà non tardarono ad arrivare. La musica si fece sempre più incalzante, Lo schermo sempre più luminoso e ipnotico e lui, più concentrato che mai aveva già raggiunto il luogo di non ritorno. Quello a cui nessuno, fino a quel momento, era mai riuscito ad arrivare. “Complimenti, hai raggiunto l’ultimo livello!” cantilenò la solita voce sepolcrale, mettendomi ancora una volta i brividi. A quel punto mi sollevai in punta di piedi, seguendo attentamente con lo sguardo il minuscolo omino stilizzato che, più veloce di una saetta, superò tutti gli ostacoli presenti sul suo cammino prima di fermarsi all’ultimo, il più difficile. Quello che da tempo aspettavamo.

Sì, ci siamo finalmente!” esultò mio fratello, preparandosi a conoscere il vero volto di Slem. Le sue dita continuarono ad armeggiare su quei tasti consumati dal tempo e dalle ore di gioco, in fretta, sempre più in fretta mentre spessi rivoli di sudore scivolavano sulla sua fronte aggrottata… il respiro si affannava… l’ansia cresceva ogni minuto che passava…

Quel luogo sconosciuto e da sempre inaccessibile lo esaltava, possedendolo completamente. Il suo viso era una maschera impenetrabile su un corpo teso verso l’inevitabile certezza…

È questa l’ultima immagine che conservo di mio fratello poiché, da quella volta, nessuno lo vide più. Nessuno sa che fine abbia fatto, o cosa sia realmente accaduto in quella sala giochi. Solo io conosco la verità. Sono trascorsi dieci anni da allora, e anche se raccontassi ciò a cui ho assistito nessuno mi crederebbe. Nessuno mi prenderebbe sul serio. E poi, per quale motivo dovrei farlo? Era l’occasione che aspettavo da tempo, vendicarmi finalmente di lui. Non c’è più traccia di mio fratello, non in questo mondo almeno. L’aria frizzantina della sera solletica le mie braccia scoperte, facendomi rabbrividire mentre mi ritrovo a schiacciare il naso contro una vetrina ormai opaca e sporca che mi rimanda la triste immagine di ciò che è stato, e che mi fa ancora sorridere. La vetrina della nostra sala giochi, conforto e simpatia di noi che siamo stati ragazzi. Un piccolo mondo ora desolato e abbandonato a se stesso, ma ancora intriso di tutti i nostri sogni. O i nostri incubi peggiori. In un angolo, ormai corroso e logorato dal tempo, come un vecchio rottame accatastato sugli altri lo scorgo e, per un attimo, nonostante tutto, mi si stringe il cuore.

VirtualGenius. Trappola mortale, tomba senza via d’uscita. Il ricordo di quella notte mi pulsa ancora dentro, vivido e terribile come il primo giorno. So che dovrei ricacciarlo indietro. In fondo, è meglio così.

Solo io so cosa è successo.

La luce abbagliante che cola dallo schermo e avvolge il suo corpo, sempre più distante. Sempre più impalpabile…

Solo io so cosa è successo.

Il suo urlo straziante che mi ferisce le orecchie mentre mi costringo a guardare. Mentre provo debolmente ad afferrarlo, accorgendomi troppo tardi che le mie mani stringono solo l’aria…

Solo io so cosa è successo.

E poi i suoi occhi, finalmente visibili sotto l’ampio cappuccio su quel freddo schermo, attraverso la luce. Occhi che mi fissano tenebrosi, senza vedermi. Occhi di un caldo color nocciola, che riconoscerei tra mille…

Solo io so cosa è successo.

Le sue labbra, arcuate in un ghigno malefico mentre una diabolica risata echeggia per tutta la stanza. La solita voce sepolcrale ha ora qualcosa di familiare.

“Benvenuto a VirtualGenius, sfortunato giocatore. Inserisci una moneta.”

Solo io so cosa è successo…

Solo io conosco il vero volto di Slem.

Ilenia Di Carlo

      Il risveglio

Ilenia Di Carlo, "Sacrilegio" flower-ed 2014      Cronache maledette

Ilenia Di Carlo ha pubblicato con flower-ed i romanzi fantasy dedicati alla strega Allyson, “Dannatamente tua” (2013) e “Il risveglio” (2015), il romanzo fantasy “Sacrilegio” (2014) e il racconto “Isobel”, contenuto nell’e-book “Cronache maledette” (2014).

Ilenia Di Carlo, “VirtualGenius”

Un mondo fatto di magia

Ci siamo mai chiesti come sarebbe vivere in un mondo privo di fantasia? Forse come girovagare senza meta in un universo vuoto e indefinito, un’oasi spenta, senza sogni né colori. Senza magia.

Magia. Quanta profondità racchiusa in un’unica, semplice parola che, consapevoli o meno, alberga dentro ognuno di noi. Chissà perché, però, ogni volta che si parla di questa strana e affascinante dote incantata si finisce sempre per pensare a streghe e folletti, personaggi ancora oggi fortemente radicati in varie mitologie che odorano di verità. Il mio “Dannatamente tua”, primissimo Urban fantasy pubblicato per la casa editrice flower-ed, affonda proprio qui le sue radici, modellandosi in una serie di eventi e ricchi di colpi di scena in cui la giovane protagonista, Allyson, si troverà a combattere contro la sua paura più grande: conoscere e affrontare se stessa. A prima vista Allyson sembra proprio una ragazzina come tante, divisa tra i doveri scolastici e gli amori adolescenziali tipici della sua età, ma in realtà oppressa da un angoscioso segreto per lei divenuto ormai insopportabile. La ragazza è infatti una strega bianca, l’ultima della dinastia Brandon e questo pare cucirle addosso un pesante fardello con cui convivere per una come lei, che preferisce rifiutare questa assurda realtà per rifugiarsi nell’illusione di essere una come tante. Una normale adolescente, poiché fuggire dalle responsabilità è molto più semplice che affrontarle a muso duro, rischiando di scontrarsi con un’amara e scomoda realtà che però mette in luce il nostro io più profondo, riportandolo in superficie e segnando così l’inevitabile crescita. Sarà proprio accettando questa sua condizione che la nostra eroina acquisterà via via più forza, divenendo più consapevole delle sue capacità e imparando pian piano a conoscere e apprezzare le arti magiche che possiede, guardando al futuro con serenità.

Il risveglio

Una volta la magia consisteva nel parlare e operare in perfetta armonia con la Natura, immedesimarsi in ogni suono percepito a tal punto da diventare tutt’uno con essa, affinché anche lo spirito ne traesse beneficio. Si pensava, infatti, che la terra fosse un vero e proprio essere vivente e che la sua anima fosse presente in ogni cosa nel creato. Per questo motivo si evocava spesso un albero, un animale o, più semplicemente un lago o fiume, perché tutto ciò che si desiderava potesse avverarsi al più presto. La magia bianca aveva però una degna rivale contro cui ritrovarsi a combattere: l’oscurità, o magia nera. Si dice che questa avvenisse attraverso l’utilizzo di tutte le forze soprannaturali, invocate al solo scopo di sottomettere alla propria volontà le entità del cosmo.

Ilenia Di Carlo, "Sacrilegio" flower-ed 2014

Ma che cos’è realmente la magia? Forse solo un supremo atto di volontà perché, se ci pensiamo bene, desiderare qualcosa ci porta spesso ad attirare tutta l’energia di cui si è capaci affinché il nostro sogno possa realizzarsi. È proprio qui che accade qualcosa di inaspettato, poiché magia diviene sinonimo di realtà e a quel punto, se facciamo davvero attenzione, ci sembrerà di scorgerla a osservarci dietro un sorriso o un abbraccio sincero. Ogni volta che un nuovo fiore sboccia o un profumato alito di vento accarezza la nostra pelle, ogni volta che il nostro cuore batte più veloce o si raggiunge una meta tanto ambita. Ogni volta che semplicemente si vive, riaprendo gli occhi a un nuovo giorno di sole. Ecco, quella è pura magia. Una serie di nuove opportunità, ricamate su molteplici aspetti. Ora non ci resta che trovare il giusto metodo per poterla usare e… il gioco è fatto! Tutti noi possiamo essere delle potenziali creature incantate, basta volerlo.

Ilenia Di Carlo

Un mondo fatto di magia

Agosto con flower-ed: “Il cavallo degli scacchi”, un nuovo ebook gratuito

Letture gratuite e promozioni, anticipazioni e suggerimenti

Nuovo ebook gratuito
Michela Alessandroni, “Il cavallo degli scacchi”

Il cavallo degli scacchi

Visitando un antico maniero, una bambina si imbatte in un inquietante ritratto…
Un racconto breve, basato su una storia vera.
Gratis sul sito di flower-ed!

Promozioni estive
Tutti gli ebook in catalogo da 0,99 a 2,99!

Continuano le promozioni estive su tutte le collane:

Chronos ~ Saggi storici
Il Salotto di Ersilia ~ Saggi di Ersilia Caetani Lovatelli
Gli Archetipi ~ Saggi di cultura archetipica
Il Grimorio ~ Narrativa fantastica
Il Vaso di Pandora ~ Narrativa contemporanea
Editoria & Scrittura ~ Manuali
Pegaso ~ Poesia contemporanea

Fino al 31 agosto troverete tutto il catalogo flower-ed da 0,99 a 2,99, sul nostro sito e in tutte le librerie on-line!

Aspettando settembre
Windy Moors ~ Saggi sulla letteratura vittoriana

Tre Anime Luminose fra le nebbie nordiche. Le Sorelle Brontë

La collana Windy Moors raccoglie saggi sulla letteratura vittoriana, con particolare attenzione allo studio della vita e delle opere delle sorelle Brontë. Scegliamo di volta in volta testi che ci paiono particolarmente importanti e affascinanti dal vasto e profondo contenitore del passato, con una predilezione per quelli dimenticati, fuori commercio da moltissimi anni o non presenti in traduzione italiana.
Il primo libro della collana sarà disponibile a settembre 2015: una meravigliosa riedizione di Giorgina Sonnino, Tre Anime Luminose fra le nebbie nordiche. Le Sorelle Brontë. A cura di Giorgia e Michela Alessandroni. Pubblicato nel 1903 e fuori commercio da lungo tempo, rappresenta la prima biografia delle sorelle Brontë in lingua italiana.

Per sbirciare dietro le quinte:

Presentazione su Recensioni Librarie in Libertà

Tre Anime Luminose fra le nebbie nordiche. Le Sorelle Brontë: la copertina di Petra Zari

Con Petra Zari dietro le quinte del progetto “Windy Moors”

Volendo prestare ascolto ai desideri dei lettori, accettiamo di buon grado segnalazioni di opere da ripubblicare. Scriveteci qui: info@flower-ed.it

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