Il Reading degli Autori: un incontro speciale

Mattia Spirito reading di flower-ed

Spesso, accarezzato dalla rovente luce della mia lampada, mentre scrivo sulla mia agenda personale, se vogliamo una sorta di diario di bordo con tracciate le rotte e gli avvenimenti che più mi hanno toccato o con pagine piene di cicatrici, ripenso sospirando a quella notte in cui ho scritto la parola Continua alla fine del romanzo Dopo il tramonto. Avevo 17 anni.

Nonostante quella fatidica notte lo avessi terminato, non volevo che prendesse luce ancora. Non ero del tutto sicuro che dovesse nascere. Così attesi.

Quando mi decisi poi a spedirlo per il sacro e frustrante pellegrinaggio delle case editrici, finalmente, una mail trillò nella mia casella postale.

La flower-ed voleva che il mio romanzo fosse parte del suo catalogo.

In trepidazione, accettai e dopo poco potei vedere il primo mattoncino della strada lunga e ombrosa posarsi dinanzi a me.

E per questo ringrazio.

Dopo questa, un’altra stupenda esperienza ornerà le mie membra finché memoria mi accompagni.

Un invito da parte di Michela Alessandroni per un reading a Roma, nello Studiolo di Eugenia Serafini.

Non nascondo la mia agitazione per un evento del genere che provavo sulla pelle per la prima volta; allo stesso tempo, però, ero entusiasta soprattutto per poter finalmente incontrare la mia editrice, la mia carissima amica e collega Giusy Amoruso e tutte le altre scrittrici del gruppo fantasy di flower-ed.

L’unico pensiero che mi rapiva la mente era, una volta giunto a Roma, trovare il luogo dell’incontro. E allo stesso tempo cercare di ricordare anche il discorso che avevo provato e riprovato a casa prima di avventurarmi.

Vuoi l’ansia, vuoi la voglia di arrivare in tempo, sono giunto allo Studiolo in largo anticipo e ad attendermi ho trovato Michela, sua sorella Giorgia ed Eugenia che mi hanno accolto molto calorosamente e messo subito a mio agio.

La tremarella era sparita. Ero rilassato. Non vedevo l’ora di cominciare e di leggere il mio piccolo discorso in cui avevo messo tutto il mio cuore, per poter condividere qualcosa con i miei amici autori: esprimere qualcosa che sarebbe stato finalmente compreso e non deriso o svalutato. Lasciato lì a pigliar polvere come uno straccio consunto e lercio.

Abbiamo atteso l’orario stabilito e il resto dei colleghi per cominciare.

Non me ne vogliano gli altri se nomino la lettura che più mi ha interessato e colpito, ovvero la Prefazione dell’e-book L’anima errante. Variazioni su Narciso” di Luigi Turinese. A lui avrei voluto rivolgere un quesito inerente le prime pagine de “L’Alchimista” di Coelho, dove si accenna a un racconto di Oscar Wilde appunto su Narciso, ma, sia per i nervi che erano tornati a fior di pelle una volta cominciato il reading sia per la domanda che, di conseguenza, restava confusa nella mia testa, non mi è stato possibile.

Il pomeriggio è proseguito così, con un concerto di letture senza sosta che ha bruciato il tempo senza permettermi di rendermene conto.

L’aria satura di quiete che si respirava credo sia indescrivibile. Una delle poche volte in vita mia in cui sono stato davvero a mio agio e con persone verso le quali non provavo alcuna voglia di distacco. Ero pienamente coinvolto e preso; nonostante a volte, devo ammettere, tornassi con la mente al mio discorso, era piacevole ascoltarli e apprendere cose nuove.

Ed infine il mio momento. Ho letto solo una piccola parte del racconto perché il mio scopo era presentare quel discorso che avevo preparato. Probabilmente avrò avuto una voce da automa, ma ho notato alcuni visi sorridenti e i complimenti e gli incoraggiamenti ricevuti mi hanno riempito il cuore e fatto sentire a casa.

Il problema è proprio ora…

Arriva, come in ogni maledetta cosa bella che ci capita, il momento degli addii. Da un lato è proprio sapere che tutto ha una fine che ti spinge ad assaporare fino in fondo quella stessa situazione o cosa.

Dunque i saluti, i complimenti, le foto, gli abbracci portano via quegli ultimi frettolosi attimi.

Senza quasi esserne cosciente, assopito in una sorta di mondo parallelo, mi risveglio nel bus di ritorno. L’ultima frecciata sono le luci che contornano i colli di Roma e tutta la città, ricordandomi che lì, in una di quelle strade, c’è il piccolo Studiolo di Eugenia e in quello Studiolo io ero appagato e a casa.

Mattia Spirito

Mattia Spirito, Dopo il tramonto

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