Dopo il tramonto, Mattia Spirito

Dopo il tramonto

Mattia Spirito

Dopo il tramonto

La scheda dell’e-book

Parliamo di Horror con Mattia Spirito e il suo Dopo il tramonto. Romanzo ambientato nella Los Angeles dell’epoca odierna. Il protagonista è Liam, un vampiro centenario che si ritrova a combattere contro la sua stessa natura per poter proteggere la sua fidanzata umana, Clarissa.
Mattia Spirito è un sognatore che riesce a scrivere a seconda di cosa prova. Scrive dall’età di 17 anni ed è autore di diverse opere, dopo il tramonto è solo la prima. Innamorato della notte e del silenzio che permette di ascoltarsi e di conoscersi, Mattia  è proprio nella notte che sceglie di ambientare i suoi racconti e le descrizioni di cui è ricco il suo libro.
Quando durante un’intervista gli è stato chiesto di lasciare un messaggio per i suoi lettori questo è ciò che ha affermato:

Dico solo di prendersi un attimo della giornata, uno qualsiasi. Tutti abbiamo un attimo da buttare o usare meglio, dipende da noi poi come servircene. Come il mio maestro di chitarra Vittorio mi fa sempre presente, dobbiamo sfruttare al meglio ogni momento della nostra vita per evitare di guardarci dietro un giorno e scoprire che non abbiamo realizzato o concluso nulla. Non esistono scusanti. L’unica giustificazione che abbiamo è quella di non voler davvero portare in vita il nostro progetto e fermarci così ai primi ostacoli.Ritornando a ciò che volevo dire ai lettori: sfruttate quell’attimo per dedicarvi alla lettura, di qualsiasi libro, di qualsiasi genere. Assaporate ogni piccola emozione che ne viene fuori, che sia paura, amore, terrore, piacere, ansia. Ogni cosa va bene. Che sia il vostro momento di evasione dal mondo, che vi permetta di entrare in un mondo mai visto prima e completamente sconosciuto. Una sola ora può risollevare intere giornate andate a male. E credo che una bella storia, con vite diverse rispetto alle nostre, vite di esseri o persone che difficilmente si possono incontrare per strada, sia una delle poche cure rimaste a funzionare davvero. Anche se, alla fine, ritorniamo sempre qui, come è giusto che sia, nella vita reale.

 

Vorrei lasciare spazio a un estratto dal suo libro prodotto dalla casa editrice flower-ed.

“Era tutto silenzioso, comincia sempre così. Non senti altro che il silenzio che ti spacca i timpani. A volte i rumori sono silenziosi. Perché? Beh, quando senti molti rumori o molto caos, come macchine che suonano i clacson, gente che urla o sirene della polizia o qualunque altra cosa, all’inizio è molto fastidioso. Poi con il passare del tempo quei rumori diventano familiari. Li riconosci subito e non ne presti più alcuna attenzione. E’ come se si trasformassero in silenzio. Anzi quasi non ti senti a tuo agio senza. Sono confortanti, sai che c’è vita attorno a te, non ti fanno sentire in un angolo abbandonato. Se hai un pensiero che ti turba, senti i piccoli suoni di vita notturni e riescono a liberarti la mente più loro a volte. Passa una pattuglia di polizia ad alta velocità, anche in lontananza e ti concentri su quel suono che si disperde ed arriva a te. Quella sirena che è come se ti volesse risvegliare, ricordarti che forse il fondo ancora non lo hai toccato, che la ruota non si ferma se tu vuoi fermarti, ma preferisce farti girare la testa fino a farti vomitare anche l’anima. Oppure le urla di una coppia che litiga. Ti è mai capitato? Li senti litigare, sei in imbarazzo perché magari assisti alla scena, magari eri lì sul balcone a fumarti una sigaretta o a bere della birra e senti questo scoppio improvviso. Lui o lei che alza la voce. E sei attirato dalla scena che ti fa dimenticare a cosa pensavi. Vuoi andare via, ma qualcosa ti ferma e ti fa spiare facendoti magari sentire un po’ in colpa, ma del resto eri lì per caso, mica è colpa tua. Lei grida a tratti con la voce incrinata da un pianto che non vuole far uscire. Lui dalla rabbia perché lei non capisce o perché non vorrebbe che lui fosse la causa delle sue lacrime. Cerchi di farti un’idea, involontariamente del perché di tutto quel fracasso, o forse stai solo cercando una scappatoia dal tuo di fracasso. Ma continui ad ascoltare e vedere come davanti un cazzo di telefilm. Ma quella è la maledetta vita, lì non puoi strappare il copione e riscrivere tutto. Quanti vorrebbero riscrivere tutto? Ma non conviene altrimenti ci si troverebbe solo dinanzi ad una versione diversa di noi, e vorremmo cambiarla ancora potendo. Comunque… continui ad essere lì incantato mentre le gelide gocce sul vetro della bottiglia di birra colano fino alla mano, o la cenere della sigaretta viene spezzata dal flebile vento che si sposta a tratti. Vedi lei che si allontana, il suo passo fa notare la forma sinuosa delle sue gambe dietro le calze velate nere, il cappotto sembra correrle dietro perché lei sta scappando da lui frettolosamente cercando, in quel modo di muoversi, di scrollarsi di dosso quel male. Ora che è di spalle può piangere. Il suo uomo non la può vedere. Forse per orgoglio, forse per poter continuare a lottare, ma lei non voleva che la vedesse piangere. Era come se così avesse rivelato che le aveva inferto un duro colpo e che lui stava vincendo.
Continuo a non capire come funziona tutto questo.
Sta per scappare via, ma lui ha un qualcosa che lo smuove dal suo torpore furioso. Fa qualche passo più veloce e l’afferra per una mano. Ancora di spalle, lui l’abbraccia. Lei cerca di andare via ancora ma poi afferra le sue dita e il pianto prende il sopravvento. Si fa stringere dalle sue braccia e cerca conforto con il viso verso il suo. Lacrime sommesse, ferite, ma desiderose solo di essere colmate. L’ultima cosa che vedi è un abbraccio ricambiato. Qualche altra parola sommessa che non percepisci, e il tuo film è bello che finito. Loro vanno via e i rumori sono cessati. All’inizio non ricordi le tue preoccupazioni, ma poi l’angoscia che ti porti dentro le fa riaffiorare a mano a mano. E senti che hai bisogno di quei rumori che formano il silenzio nella tua mente. Dei rumori che sono la prova di una vita che continua e che indirettamente ti avverte che non si fermerà e se non vuoi restare lì a pigliar polvere ti tocca camminare ancora e stare al passo. Ma allo stesso tempo è proprio quello che ti ci vuole come se fosse l’unico aiuto giusto che devi ricevere, il più sano. Sai che oltre te c’è qualcun altro che ha il suo fracasso e che ci sta bene o semplicemente sta lavorando per rimediarvi non come te che sei lì a cercare risposte che non ti servono o speranze che non ti possono svegliare dal tuo sonno. Poi tutti i rumori, i loro echi lontani, hanno lo stesso suono dopo un po’…
Invece il silenzio. All’inizio è piacevole, nella sua calma, nel suo relax, nella sua aria leggera che ti permette di pensare e di non pensare. Di guardare magari il vuoto solo respirandolo. Ma dopo diventa pesante e ti annebbia la testa rendendoti irrequieto. Provocandoti addirittura nervosismo. Finisci con il diventare un disco rotto e girare sempre sulle stesse note, le stesse parole, le stesse paure. E diventa tutto così soffocante. Quale peggior quiete può mai esserci dopo il silenzio? Una quiete spesso letale. Una quiete che affoga la tua tranquillità e che può solo deprimerti.
E’ proprio per questo che l’unico silenzio che adoro è proprio il silenzio dei rumori.”

Riporto di seguito il link al libro!  http://www.flower-ed.it/index.php?route=product/product&product_id=100

Alla prossima!

 

Fonte: Maria Grazia Arte & Musica

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