“La scelta” di Giusy Amoruso: la recensione di Riccardo Mainetti

Giusy Amoruso, La scelta

Giusy Amoruso

La scelta

Scheda dell’e-book

La drammatica scelta di Lidia

Il racconto “La scelta“, uscito dalla penna della bravissima Giusy Amoruso, scrittrice conosciuta anche per il romanzo “Angeli dannati“, è uno degli e-book gratuiti distribuiti dalla flower-ed, la casa editrice nativa digitale diretta da Michela Alessandroni. La vicenda è ambientata temporalmente nel 1944, nel periodo nel quale i tedeschi, da alleati dell’Italia, erano diventati, dopo l’8 settembre 1943, esercito nemico ed occupante. Il racconto, perchè di racconto breve si tratta, si apre nella maniera più normale che possa esservi, con una mamma che richiama i suoi due figlioletti all’ora di pranzo. I due bambini, nascosti nel sottoscala, sono a vario titolo, il maschietto più della bambina, preoccupati per via di un vestito rovinato; il vestito più bello della madre. Mentre i due bambini si preparano ad uscire dal proprio nascondiglio, nella casa piomba la vecchia zia della madre dei bambini, la zia Elena. La zia Elena porta notizia drammatiche che raccontano di angherie commesse dall’esercito tedesco al paese. La vecchia zia invita decisamente la nipote, che vive sola coi bambini, senza un uomo in casa, a recarsi da lei al paese. Per tentare di convincerla le esprime la preoccupazione per quello che i soldati potrebbero farle qualora fossero giunti, o meglio quando sarebbero giunti lì, scoprendola sola senza un uomo.

Lidia sceglie però di non abbandonare la propria casa. Questa scelta segnerà il destino suo e dei piccoli Lucilla e Antonio, “gli unici segni dell’amore” che c’era stato con l’uomo che, già sposato, si era divertito con lei per un breve periodo abbandonandola poi coi due bimbi. La stessa sera arrivano infatti alla casetta due militari che usano violenza a Lidia, salvando però i due bambini i quali, avvertiti dalle urla della madre riescono a scappare. Quella visita non rimarrà però isolata. I soldati torneranno infatti alla casetta continuando le proprie violenze, impunite ed indisturbate. La seconda volta tornano in numero maggiore e andandosene lasciano dietro di loro uno scempio atroce. In poche pagine, la penna di Giusy Amoruso ci regala, con “La scelta“, una storia di rara intensità che tocca nel profondo l’animo del lettore e lo mette faccia a faccia con la brutalità di quel periodo storico. Una storia da leggere e rileggere per riflettere!

Riccardo Mainetti

Fonte: Passione Lettura

“La scelta” di Giusy Amoruso: la recensione di Riccardo Mainetti

“I Doveri dell’Uomo” su Mangialibri

I Doveri dell'Uomo

Giuseppe Mazzini

I Doveri dell’Uomo

Introduzione di Achille Ragazzoni

La scheda dell’e-book

 

Tutte le scuole rivoluzionarie da sempre predicano all’uomo che egli è nato per la felicità, “che ha diritto di ricercarla con tutti i suoi mezzi, che nessuno ha diritto d’impedirlo in questa ricerca”, che questa felicità va conquistata con le buone o con le cattive. E le cattive sono le rivoluzioni. Ma dopo le rivoluzioni gli uomini che hanno lottato per la felicità l’hanno conquistata davvero? “No; la condizione del popolo non ha migliorato, ha peggiorato anzi e peggiora in quasi tutti i paesi (…), la sorte degli uomini di lavoro è diventata più incerta, più precaria”. E allora qual è la vera felicità? E come raggiungerla?
Uscita prima su riviste politiche a partire dal 1841 e raccolta in volume nel 1860, I doveri dell’uomo è opera tarda ma innovativa, insolita eppure paradigmatica del pensiero mazziniano, considerata una bibbia da statisti del calibro di Gandhi e Golda Meir. Quando ne inizia la pubblicazione, Giuseppe Mazzini ha 36 anni. Da dieci ha fondato la “Giovine Italia”, da otto è stato condannato a morte in contumacia: è nel pieno della maturità culturale, filosofica e politica. L’afflato mistico che altrove gli fece dire che occorreva “mettere al centro della propria vita il dovere senza speranza di premio, senza calcoli di utilità” e che così poco piaceva a Karl Marx qui è ai massimi: sin dalle prime pagine si parla di Dio. “La dimensione verticale dell’esistenza, quindi, caratterizza il pensiero mazziniano, una concezione religiosa della vita che diede a molti suoi seguaci la forza di compiere imprese all’apparenza impossibili”, spiega Achille Ragazzoni nella sua introduzione. E poi chi se non uno come Mazzini avrebbe potuto partorire un pamphlet così controcorrente, che poneva al centro i doveri dell’uomo e del cittadino quando non c’era ideologo, capopopolo o filosofo progressista che non parlasse incessantemente ed esclusivamente di diritti? Un manifesto anti-individualista tragicamente fuori tempo massimo.

Fonte: Mangialibri

“I Doveri dell’Uomo” su Mangialibri

E-book gratuito: “La scelta” di Giusy Amoruso

Un nuovo e-book gratuito è disponibile sul sito di flower-ed!
La scelta”, un racconto nato dalla penna di Giusy Amoruso, che invita a riflettere sui drammi che le donne hanno vissuto in passato e che vivono ancora nel presente, sulla loro fragilità e la loro forza.

Giusy Amoruso, La scelta

Giusy Amoruso

La scelta

La scheda dell’e-book

In memoria di tutte quelle donne che hanno sofferto e continuano a soffrire nel mondo…

Formati: EPUB +MOBI

Anno: 2014

E-book gratuito: “La scelta” di Giusy Amoruso

Dopo il tramonto, Mattia Spirito

Dopo il tramonto

Mattia Spirito

Dopo il tramonto

La scheda dell’e-book

Parliamo di Horror con Mattia Spirito e il suo Dopo il tramonto. Romanzo ambientato nella Los Angeles dell’epoca odierna. Il protagonista è Liam, un vampiro centenario che si ritrova a combattere contro la sua stessa natura per poter proteggere la sua fidanzata umana, Clarissa.
Mattia Spirito è un sognatore che riesce a scrivere a seconda di cosa prova. Scrive dall’età di 17 anni ed è autore di diverse opere, dopo il tramonto è solo la prima. Innamorato della notte e del silenzio che permette di ascoltarsi e di conoscersi, Mattia  è proprio nella notte che sceglie di ambientare i suoi racconti e le descrizioni di cui è ricco il suo libro.
Quando durante un’intervista gli è stato chiesto di lasciare un messaggio per i suoi lettori questo è ciò che ha affermato:

Dico solo di prendersi un attimo della giornata, uno qualsiasi. Tutti abbiamo un attimo da buttare o usare meglio, dipende da noi poi come servircene. Come il mio maestro di chitarra Vittorio mi fa sempre presente, dobbiamo sfruttare al meglio ogni momento della nostra vita per evitare di guardarci dietro un giorno e scoprire che non abbiamo realizzato o concluso nulla. Non esistono scusanti. L’unica giustificazione che abbiamo è quella di non voler davvero portare in vita il nostro progetto e fermarci così ai primi ostacoli.Ritornando a ciò che volevo dire ai lettori: sfruttate quell’attimo per dedicarvi alla lettura, di qualsiasi libro, di qualsiasi genere. Assaporate ogni piccola emozione che ne viene fuori, che sia paura, amore, terrore, piacere, ansia. Ogni cosa va bene. Che sia il vostro momento di evasione dal mondo, che vi permetta di entrare in un mondo mai visto prima e completamente sconosciuto. Una sola ora può risollevare intere giornate andate a male. E credo che una bella storia, con vite diverse rispetto alle nostre, vite di esseri o persone che difficilmente si possono incontrare per strada, sia una delle poche cure rimaste a funzionare davvero. Anche se, alla fine, ritorniamo sempre qui, come è giusto che sia, nella vita reale.

 

Vorrei lasciare spazio a un estratto dal suo libro prodotto dalla casa editrice flower-ed.

“Era tutto silenzioso, comincia sempre così. Non senti altro che il silenzio che ti spacca i timpani. A volte i rumori sono silenziosi. Perché? Beh, quando senti molti rumori o molto caos, come macchine che suonano i clacson, gente che urla o sirene della polizia o qualunque altra cosa, all’inizio è molto fastidioso. Poi con il passare del tempo quei rumori diventano familiari. Li riconosci subito e non ne presti più alcuna attenzione. E’ come se si trasformassero in silenzio. Anzi quasi non ti senti a tuo agio senza. Sono confortanti, sai che c’è vita attorno a te, non ti fanno sentire in un angolo abbandonato. Se hai un pensiero che ti turba, senti i piccoli suoni di vita notturni e riescono a liberarti la mente più loro a volte. Passa una pattuglia di polizia ad alta velocità, anche in lontananza e ti concentri su quel suono che si disperde ed arriva a te. Quella sirena che è come se ti volesse risvegliare, ricordarti che forse il fondo ancora non lo hai toccato, che la ruota non si ferma se tu vuoi fermarti, ma preferisce farti girare la testa fino a farti vomitare anche l’anima. Oppure le urla di una coppia che litiga. Ti è mai capitato? Li senti litigare, sei in imbarazzo perché magari assisti alla scena, magari eri lì sul balcone a fumarti una sigaretta o a bere della birra e senti questo scoppio improvviso. Lui o lei che alza la voce. E sei attirato dalla scena che ti fa dimenticare a cosa pensavi. Vuoi andare via, ma qualcosa ti ferma e ti fa spiare facendoti magari sentire un po’ in colpa, ma del resto eri lì per caso, mica è colpa tua. Lei grida a tratti con la voce incrinata da un pianto che non vuole far uscire. Lui dalla rabbia perché lei non capisce o perché non vorrebbe che lui fosse la causa delle sue lacrime. Cerchi di farti un’idea, involontariamente del perché di tutto quel fracasso, o forse stai solo cercando una scappatoia dal tuo di fracasso. Ma continui ad ascoltare e vedere come davanti un cazzo di telefilm. Ma quella è la maledetta vita, lì non puoi strappare il copione e riscrivere tutto. Quanti vorrebbero riscrivere tutto? Ma non conviene altrimenti ci si troverebbe solo dinanzi ad una versione diversa di noi, e vorremmo cambiarla ancora potendo. Comunque… continui ad essere lì incantato mentre le gelide gocce sul vetro della bottiglia di birra colano fino alla mano, o la cenere della sigaretta viene spezzata dal flebile vento che si sposta a tratti. Vedi lei che si allontana, il suo passo fa notare la forma sinuosa delle sue gambe dietro le calze velate nere, il cappotto sembra correrle dietro perché lei sta scappando da lui frettolosamente cercando, in quel modo di muoversi, di scrollarsi di dosso quel male. Ora che è di spalle può piangere. Il suo uomo non la può vedere. Forse per orgoglio, forse per poter continuare a lottare, ma lei non voleva che la vedesse piangere. Era come se così avesse rivelato che le aveva inferto un duro colpo e che lui stava vincendo.
Continuo a non capire come funziona tutto questo.
Sta per scappare via, ma lui ha un qualcosa che lo smuove dal suo torpore furioso. Fa qualche passo più veloce e l’afferra per una mano. Ancora di spalle, lui l’abbraccia. Lei cerca di andare via ancora ma poi afferra le sue dita e il pianto prende il sopravvento. Si fa stringere dalle sue braccia e cerca conforto con il viso verso il suo. Lacrime sommesse, ferite, ma desiderose solo di essere colmate. L’ultima cosa che vedi è un abbraccio ricambiato. Qualche altra parola sommessa che non percepisci, e il tuo film è bello che finito. Loro vanno via e i rumori sono cessati. All’inizio non ricordi le tue preoccupazioni, ma poi l’angoscia che ti porti dentro le fa riaffiorare a mano a mano. E senti che hai bisogno di quei rumori che formano il silenzio nella tua mente. Dei rumori che sono la prova di una vita che continua e che indirettamente ti avverte che non si fermerà e se non vuoi restare lì a pigliar polvere ti tocca camminare ancora e stare al passo. Ma allo stesso tempo è proprio quello che ti ci vuole come se fosse l’unico aiuto giusto che devi ricevere, il più sano. Sai che oltre te c’è qualcun altro che ha il suo fracasso e che ci sta bene o semplicemente sta lavorando per rimediarvi non come te che sei lì a cercare risposte che non ti servono o speranze che non ti possono svegliare dal tuo sonno. Poi tutti i rumori, i loro echi lontani, hanno lo stesso suono dopo un po’…
Invece il silenzio. All’inizio è piacevole, nella sua calma, nel suo relax, nella sua aria leggera che ti permette di pensare e di non pensare. Di guardare magari il vuoto solo respirandolo. Ma dopo diventa pesante e ti annebbia la testa rendendoti irrequieto. Provocandoti addirittura nervosismo. Finisci con il diventare un disco rotto e girare sempre sulle stesse note, le stesse parole, le stesse paure. E diventa tutto così soffocante. Quale peggior quiete può mai esserci dopo il silenzio? Una quiete spesso letale. Una quiete che affoga la tua tranquillità e che può solo deprimerti.
E’ proprio per questo che l’unico silenzio che adoro è proprio il silenzio dei rumori.”

Riporto di seguito il link al libro!  http://www.flower-ed.it/index.php?route=product/product&product_id=100

Alla prossima!

 

Fonte: Maria Grazia Arte & Musica

Dopo il tramonto, Mattia Spirito

Grimorio: magie e incantesimi

Rieccoci qui, ancora una volta a parlare di streghe e di tutti i vari aneddoti a esse correlati. Aneddoti spinosi, tosti e inquietanti, ma pur sempre misteriosi e affascinanti nella loro completezza. Ma che streghette saremmo se non nominassimo almeno una volta la parola Grimorio? Come? Vi state chiedendo cosa sia un Grimorio? Bè, vi capisco: in effetti, suona tanto come l’antipatico termine inglese Grime che altri non è che sinonimo di sporcizia. Ma niente paura, nessuno vuole tenere una lunga e noiosa lezione sulla raccolta differenziata e tutto quel che ne consegue, perché qui stiamo parlando di un libro. Già, proprio così. Ma mica un libro come tanti – nossignore – visto che il Grimorio non è altro che il leggendario libro degli incantesimi. Lo specchio dell’anima, la bibbia che ogni strega degna di questo nome dovrebbe possedere nella propria biblioteca (ben nascosto mi raccomando, dopotutto si tratta del custode dei segreti più intimi e personali), un contenitore di magia insomma, che racchiude incantesimi per creare talismani fatati o invocare entità soprannaturali a volte anche pericolose, liste di angeli e demoni e chi più ne ha più ne metta. Praticamente roba di tutti i giorni… Certo. Ma, scherzi a parte, qual è il reale significato di questo grosso e antico volume dalle pagine ingiallite? Dalla storia sappiamo che la parola Grimorio, chiamato anche Libro delle Ombre nella famosa serie televisiva Streghe, deriva dal francese antico Gramaire, che ha la stessa radice di Grammatica, e questo probabilmente perché verso la fine del Medioevo, epoca a cui risalgono queste antiche scritture, le grammatiche latine rappresentavano il fulcro degli studi scolastici, soprattutto quelli universitari che erano controllati dalla Chiesa, e per la maggioranza del popolo all’epoca più o meno analfabeta tutti gli altri libri erano considerati sinonimo di stregoneria. Tra i Grimori più conosciuti e gelosamente custoditi ricordiamo il celebre La Chiave di Re Salomone, detto anche Libro del Diavolo, proibito dalla Santa Inquisizione perché giudicato eretico, e Il Corvo Nero (o La Triplice Coercizione dell’Inferno) considerato uno tra i più diabolici e pericolosi perché creato per evocare e soggiogare gli spiriti al proprio potere. Un Grimorio può però essere anche ereditato e passare quindi di generazione in generazione, proprio come è successo a Allyson, la strega protagonista del mio romanzo fantasy Dannatamente tua (flower-ed 2013). La ragazza, infatti, ancora giovane e inesperta nel praticare la magia riceve in dono il libro degli incantesimi dalla nonna, che prima di morire glielo affida con la promessa di custodirlo sempre gelosamente e soprattutto di tenerlo lontano da occhi indiscreti. Scoprirà poi che quell’ingombrante volume, che dopo l’iniziale attimo di smarrimento e rifiuto diviene ben presto parte integrante della sua vita, è in realtà appartenuto alla sua antenata Nathalie, un’antica strega dotata di poteri sovrannaturali in grado di sconfiggere anche i demoni più potenti. Insomma, cosa possiamo dire? Il Grimorio somiglia tanto a quel diario segreto che tutte, almeno una volta nella vita, abbiamo tenuto e che forse alcune di noi tengono ancora, no? In fondo è quasi uno specchio della verità che racchiude l’io più profondo di una strega, custodendone intatta la sua essenza e rimandandone un’immagine pura, senza filtri. Come un’istantanea dei sentimenti. Dedicato a tutte noi dolci streghette. Alla prossima!

Ilenia Di Carlo

Dannatamente tua

Ilenia Di Carlo

Dannatamente tua

La scheda dell’e-book

Fonte: Penna d’oca

Grimorio: magie e incantesimi

Amalia Santiangeli tra poesia e viaggi della fantasia

Scrittori noti, emergenti, navigati nel mondo della letteratura, amanti della scrittura, chi più ne vuole…Oggi ci va di intervistare Amalia Santiangeli, abbiamo apprezzato tre libri in questa testata, nel nostro racconto del libro del giorno e ci poniamo ad ascoltare la nostra intervista.

Dalla sua biografia emergono due cose: una attività professionale dedita ai «numeri» e un dinamismo politico. La prima presuppone – è un’opinione che deriva dall’esperienza dello scrivente, una sorta di personalità razionale, la seconda già sconfina nel sociale. Poi ecco viene fuori la scrittura. Come nasce quest’ultima inclinazione?

In realtà quest’ultima inclinazione è la prima che si è affacciata nella mia vita. Ho iniziato a scrivere fin da bambina, un po’ per fantasia e creatività, un po’ per stemperare paure e tristezze, altre volte per condividere gioie.

Questa particolare esperienza infantile  può essere di stimolo a quei bambini che vediamo scrivere, anche su questa testata, racconti che noi definiamo “storie invisibili

Torniamo a noi…i personaggi sono spesso in cerca di autore, lo scriveva il vate Pirandello, parafrasando si potrebbe dire che il dramma espresso nella creazione artistica trova nel personaggio la sua espressione piena, sempre, anche quando è una prova. Come nascono i suoi personaggi e soprattutto Barbara la sua ultima creatura?

Esattamente non so quando, di solito mi vengono delle idee, dei pensieri che voglio condividere, delle situazioni che mi paiono importanti da raccontare ed allora cerco di costruire una storia che possa contenerli, a quel punto immagino quali personaggi potrebbero indossare l’abito del libro.

Nelle storie lette, nei suoi libri, lo scrivente ha notato una particolare attenzione a frammenti biografici del protagonista, risponde questo alla ricerca di suoi ricordi autobiografici?

Alcuni frammenti biografici sono momenti forti che ho dovuto affrontare, in qualche modo superare, e vogliono essere un modo per passare un messaggio positivo rispetto  alle difficoltà a cui ci mette di fronte la vita.Altri sono dei ricordi che caratterizzano una personalità, un luogo, un’emozione e li inserisco perché mi piacciono, li ritengo importanti.

Come si pone con l’uso dell’editoria «online»? Tempo fa ( 9 aprile di quest’anno9 lo scrivente scriveva “Chiuso per Kindle è la protesta dei librai, cosa cambia? Ma si legge?”  un richiamo ad un libro che è poi è il grido di allarme di un libraio. Lei vive questa esperienza editoriale nuova, come l’ha scoperta? Ha stampato libri in cartaceo?

Questa esperienza editoriale è nata grazie al sito Penna d’Oca sul quale pubblicavo qualche racconto, poesia, riflessione. Michela Alessandroni di Flower-ed ha letto qualche cosa dei miei scritti, le sono piaciuti e mi ha rintracciata, proponendomi una collaborazione. 

Come cartaceo ho pubblicato solo per conto mio, tramite Create Space “Il canto della Libellula”, raccolta di racconti, favole, poesiole e filastrocche, seguendo un consiglio dei miei figli.

Ritengo che l’editoria online sia importante soprattutto per dar modo a tutti di poter pubblicare, senza dover incorrere in costi alti; oltretutto non possiamo dimenticare il vantaggio ecologico nel risparmiare carta.

Certo è che per la nostra generazione il libro reale ha un fascino tutto suo, ha un qualche cosa che lo rende preferibile, già solo perché si può regalare, scrivere una dedica.

Devo ammettere che mi piacerebbe che tutti i miei libri potessero essere nella doppia versione online e cartacea.

 Ci racconti come nasce la sua scrittura, a che ora scrive, come raccoglie le idee, come nascono i suoi personaggi?

Nasce da spunti che traggo dalla quotidianità umana e professionale, guardandomi intorno, cogliendo qualche conversazione sui mezzi pubblici, leggendo un giornale, insomma ogni posto e momento può essere spunto per scriverci qualcosa sopra.

Butto giù qualche appunto veloce o sul Memo del telefonino oppure su un quadernino che porto in borsa.

Scrivo quando ho tempo, soprattutto la sera tardi, ed a volte nei fine settimana se non ho altre cose da fare in famiglia.

Cosa direbbe oggi a un giovane creativo che voglia scrivere, lei crede che sia un lavoro o una dedizione che completa la persona colta e bene inserita nella società?

Ritengo che ci voglia fantasia, passione, pazienza e formazione. Sicuramente può diventare un lavoro se riesce a dare una remunerazione del tempo che gli si dedica, altrimenti rimane un di più che si coltiva come hobby, come passione.

Ci parli della sua prossima idea editoriale, magari potremmo dire d’essere stati testimoni di una inseminazione di una straordinaria storia.

Sto imbastendo un romanzo sull’esperienza di una mia amica che è stata per un periodo in Burundi come biologa volontaria per una missione; vorrei trattare in questo contesto la realtà della migrazione. Ed i proventi di questo libro li destinerei ad un progetto umanitario, ad una onlus che opera nel terzo mondo. Ma sono proprio solo all’inizio. Ho in mente da molto tempo un romanzo molto articolato e la cui trama ho già in mente; purtroppo però dovrei potergli dedicare molto tempo in maniera continuativa per riuscire già solo a dargli forma e quindi per ora resta un’idea.

Inoltre ho quasi pronto un secondo libro di poesie.

 *****

Il Burundi ci porta alla terribile cronaca delle saveriane uccise, e il tema della migrazione occuperà tutto questo secolo. Bene, lasciamo la nostra Amalia, che abbiamo conosciuto più da vicino, nella sua produzione creativa e nel suo mondo di poesia. La ringraziamo per lo spazio concessoci e consigliamo ai lettori di far tesoro dei suoi consigli.

Fonte: Agorà Magazine

Amalia Santiangeli tra poesia e viaggi della fantasia

“L’agenda dello scrittore”: una bella segnalazione

“L’agenda dello scrittore” è una guida molto particolare, che consente di organizzare il lavoro dello scrittore mese dopo mese, seguendo i consigli di una professionista del settore, la nostra Tiziana Iaccarino.

Sul blog gestito da Riccardo Mainetti, lettore appassionato e ottimo recensore, è apparsa una bella segnalazione che vorremmo condividere con voi. La trovate qui: http://ilibridiriccardino.wordpress.com/2014/09/04/lagenda-dello-scrittore/

 

L'agenda dello scrittore

Tiziana Iaccarino

L’agenda dello scrittore

La scheda dell’e-book

“L’agenda dello scrittore”: una bella segnalazione