Incontro con l’autore: Mattia Spirito

“Dopo il tramonto” è un romanzo fantasy ambientato a Los Angeles ai giorni nostri. Protagonista è Liam, un vampiro centenario che si ritrova a combattere contro la sua stessa natura e a difendere la sua ragazza umana dagli attacchi di altri pericolosi vampiri.
Oggi vogliamo intervistare per i nostri lettori l’autore Mattia Spirito che con flower-ed ha pubblicato questa sua opera prima.

Ciao Mattia, la prima domanda è forse la più difficile. Parlaci di te: chi è Mattia Spirito?

Mattia Spirito, certi giorni non so neanche io chi sia. Sfiduciato spesso, sognatore sempre, realista abitualmente. Dipende dal singolo giorno, da ciò che vede attorno, da ciò che gli capita o a cosa pensa su ciò che gli è capitato, cose belle, brutte che caratterizzano la vita di ognuno in modo diverso. A seconda di cosa prova, lui scrive, e io lo ascolto e lo lascio fare.

Questa è la tua prima pubblicazione ma, pur essendo molto giovane, ti dedichi alla scrittura già da tempo. Le tue opere appartengono tutte al genere fantasy? Che cosa ami di più in questo tipo di letteratura?

Scrivo da quando avevo 17 anni. Il primo romanzo, “Dopo il tramonto”, l’ho terminato in un anno e mezzo circa. Sto concludendo il suo seguito e altri tre romanzi, inoltre ho altre due idee che, però, devo ancora coltivare bene. Sono tutte fantasy? Non so. Alcune credo non possano essere catalogate come fantasy seppur di fantasia. Cerco sempre di creare mondi differenti, con personaggi dotati di una vita propria, un’anima propria, quasi parlassero dietro il vostro orecchio, come se fossero davvero lì a sussurrare ogni singola parola. Cerco di creare mondi fantasiosi ma che confinino con la realtà quasi a voler creare nel lettore il dubbio che sia una storia potenzialmente vera o che possa succedere o sia già successa: come una sorta di leggenda metropolitana con un fondo di realtà.
Quello che amo di più di questo genere è semplicemente il suo essere irreale, ma che non è detto che lo sia. Avete mai visto un vampiro? O uno spettro? Forse no, anzi quasi sicuramente no. Difficile che un vampiro venga a bussarvi alla porta, ma siete sicuri che non esista nulla di soprannaturale? Spesso ci ritroviamo davanti a fatti inspiegabili o a conoscere leggende di strane creature o ad ascoltare i racconti di eventi senza prove alcune. Be’, credo sia bello che certe cose rimangano tali. Dubbi su cui poter fantasticare, per credere che un qualcosa di diverso dalla nostra ordinaria esistenza possa esserci.

 Il protagonista della tua storia è un vampiro che sin dall’infanzia non accetta la sua natura sanguinaria ed è caratterizzato da una coscienza diversa rispetto ai suoi simili. C’è una tensione continua fra amore e morte nel corso del romanzo, soprattutto in questo personaggio. Vuoi descrivercela meglio?

Eros e Thanatos sono l’amore e la morte. O, per meglio dire, il piacere dell’amore e la paura della morte. Ma credo che a volte siano anche il contrario: la paura di amare e il piacere di cedere e morire, semplicemente portandosi a una via di fuga più semplice. Sono l’una collegata all’altro. Se si prova amore, si ha paura di morire, di perdere la cosa più cara o il sentimento più ardente. Quando si va incontro alla morte, credo che l’amore sia una delle poche cose che possa creare uno spiraglio di salvezza. Morte non intesa per forza fisicamente, ci sono morti ben peggiori che quella del semplice corpo. E amore non inteso per forza come sentimento tra uomo e donna.

I personaggi presenti nel tuo romanzo sono numerosi e molto ben caratterizzati. Agiscono, inoltre, in una serie di vicende che si intrecciano e si accavallano fino all’ultimo. Deve essere stato complesso gestire tutte queste situazioni a livello narrativo…

Da un lato sì, inutile dire che non sia stato difficile. Ma è stato difficile tanto quanto è stato bello veder vivere davanti agli occhi ognuno di loro, sentire le loro emozioni, di qualsiasi tipo senza escluderne nessuna. Vederli combattere, vederli gioire, soffrire, eccitarsi, arrabbiarsi. Qualsiasi forma di emozione volessero rivelarmi, ero lì pronto a riceverla. Nonostante li abbia creati io, sono cresciuti e si sono sviluppati ognuno in modo autonomo, quasi fossi semplicemente uno spettatore e non dirigessi più le loro azioni.

 Alla fine della lettura sembra che tutti i pezzi del mosaico si siano finalmente ricomposti in un’immagine più chiara. Il finale lascia però con il fiato sospeso… Hai intenzione di scrivere il seguito della storia?

Sì, come ho già detto ci sarà un seguito, ma dopo lascerò in pace Los Angeles e i suoi abitanti e mi occuperò di altri romanzi e darò fastidio a qualche altra bella località. Magari ritornerò anche a Los Angeles, ma per invitare qualche poltergeist questa volta.

So che, proprio come un vampiro, anche tu operi soprattutto di notte. Qual è la magia della notte, secondo te?

Il suo potere è il silenzio. Il silenzio ti permette di ascoltarti. Di sentirti e conoscerti. Pochi di noi si conoscono davvero, finché non ci si trova da soli e ci si comincia a guardare dentro, anzi, meglio, a dialogare con se stessi, come nel monologo di un pazzo. Solo che avviene tutto nella testa, proprio per non rompere quel silenzio, e il ticchettio dell’orologio appeso nel soggiorno è l’unico testimone di ciò che avviene.
Spesso ritrovi i tuoi fantasmi proprio fuori dalla finestra che ti fissano vuoti oppure rivedi i paradisi che hai visitato, dipende dalla nottata. Ma quando ascolti ciò che provi e comprendi davvero il tuo stato d’animo, puoi riuscire a trovare un modo di dar sfogo a quei sentimenti. Io passo tutto ai miei personaggi, manifestando a volte in loro le mie emozioni. Credo che scrivere sia un ottimo modo per scrollarsi di dosso le emozioni di troppo, appollaiate sulle nostre spalle. Ma attenzione, a volte è una lama a doppio taglio…

Grazie per questa bella intervista, Mattia. C’è qualcos’altro che vuoi dire ai tuoi lettori?

Dico solo di prendersi un attimo della giornata, uno qualsiasi. Tutti abbiamo un attimo da buttare o usare meglio, dipende da noi poi come servircene. Come il mio maestro di chitarra Vittorio mi fa sempre presente, dobbiamo sfruttare al meglio ogni momento della nostra vita per evitare di guardarci dietro un giorno e scoprire che non abbiamo realizzato o concluso nulla. Non esistono scusanti. L’unica giustificazione che abbiamo è quella di non voler davvero portare in vita il nostro progetto e fermarci così ai primi ostacoli.
Ritornando a ciò che volevo dire ai lettori: sfruttate quell’attimo per dedicarvi alla lettura, di qualsiasi libro, di qualsiasi genere. Assaporate ogni piccola emozione che ne viene fuori, che sia paura, amore, terrore, piacere, ansia. Ogni cosa va bene. Che sia il vostro momento di evasione dal mondo, che vi permetta di entrare in un mondo mai visto prima e completamente sconosciuto. Una sola ora può risollevare intere giornate andate a male. E credo che una bella storia, con vite diverse rispetto alle nostre, vite di esseri o persone che difficilmente si possono incontrare per strada, sia una delle poche cure rimaste a funzionare davvero. Anche se, alla fine, ritorniamo sempre qui, come è giusto che sia, nella vita reale.

Dopo il tramonto

Mattia Spirito
Dopo il tramonto

La scheda dell’e-book

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