Angelo Sofia, Risorgimento e Storia Patria, 1993-2013

10 agosto 2013, Palazzo Salvo Risicato, Novara di Sicilia. Convegno commemorativo in onore dello storico del Risorgimento Angelo Sofia nel ventennale della scomparsa. Relatori e interventi: Giuseppe Restifo, Achille Ragazzoni, Girolamo Bertolami, Girolamo Sofia, Salvatore Bartolotta, Carmelo Bertolami. Presente un ufficio postale distaccato di Poste Italiane munito di annullo speciale figurato con cui sono state bollate le commissioni filateliche e la corrispondenza in partenza.

Riportiamo qui il testo della relazione tenuta da Achille Ragazzoni, Consigliere di Presidenza dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano.

ANGELO SOFIA ESEGETA DEL PENSIERO MAZZINIANO
Molti anni fa Angelo Sofia mi onorò della sua amicizia; è con un po’ di malinconia che lo ricordo, soprattutto perché una persona eccezionale è “andata avanti” – come sono soliti dire gli Alpini, i superbi soldati delle mie parti (vengo dall’Alto Adige), quando si riferiscono ai camerati e ai commilitoni che non ci sono più – ma anche perché mi accorgo che non sono più il giovane di allora e che il tempo è trascorso senza pietà.
Ciò che ci unì era la comune fede, è proprio il caso di adoperare questo termine, negli ideali mazziniani, anche se lui, più maturo di me, stemperava i miei giovanili entusiasmi per certi atteggiamenti “ottocenteschi”, atteggiamenti di rigida ortodossia mazziniana che manifestavo con una certa sicumera (e che, per essere sincero, in parte non ho del tutto abbandonato), come se non fosse passato quasi un secolo e mezzo. Come tanti entusiasti (i giovani, si sa, amano le idee forti), non ponevo mente al fatto che (il paragone è di Gilbert Keith Chesterton, il creatore di Padre Brown, l’immortale prete-investigatore), la tradizione è il lampione che illumina la via, non bisogna fare come l’ubriaco che, oramai incapace di percorrerla, si aggrappa al lampione ormai incapace di compiere un passo nella giusta direzione…
Angelo Sofia visse concretamente i principii mazziniani, nella vita privata e in quella professionale, cercando di educare generazioni di giovani ai valori per cui la vita diventa degna di essere vissuta, professando una religiosità serena, adorando la propria famiglia e dimostrando grande amor di Patria; questo anche in circostanze estremamente difficili, come quando, dopo essere stato fatto prigioniero dagli angloamericani mentre combatteva per difendere la propria terra dall’invasione degli Alleati, rifiutò di cooperare con il nemico, cosa che non gli addolcirà certo la prigionia. Il carattere e la schiena dritta di Angelo Sofia mi colpiscono ancora, erano quelli dei Siciliani, anzi degli Italiani, di una volta. E difatti, a svariati incontri di storia del Risorgimento cui ho partecipato, ogniqualvolta incontravo studiosi siciliani che lo avevano conosciuto, mi sentivo dire, invariabilmente, che Angelo Sofia era il rappresentante di una Sicilia che non esiste più. Anche Salvatore Tricoli, un illustre studioso del Risorgimento siciliano, me lo definì così in corrispondenze telefoniche ed epistolari. Purtroppo non esiste più quel tipo d’uomo, verrebbe da dire con molta amarezza…
Il pensiero mazziniano si riflette in gran parte dell’opera di Angelo Sofia, in quella pubblicata perlomeno, nei libri e nelle relazioni delle conferenze, giacché esiste anche un importante inedito di argomento mazziniano cui tornerò alla fine del mio discorso e che, spero presto, gli eredi dell’Autore, la gentile Signora Carmela ed i figli Elisabetta e Giuseppe, vorranno affidare alle stampe. Verrà così reso onore non solo alla memoria del caro congiunto, ma l’eredità spirituale di Angelo Sofia potrà, finalmente, essere goduta da tutti.
Il pensiero mazziniano non è certo di facile sintesi, l’edizione nazionale degli scritti di Giuseppe Mazzini consta di ben 106 volumi pubblicati tra il 1906 ed il 1943, cui si devono aggiungere 11 volumi della nuova serie pubblicati tra il 1965 ed il 1998. Mazzini patriota, filosofo, economista, educatore, organizzatore del movimento operaio, banditore di una nuova e pura religiosità, critico letterario o musicale, tanti volti del Mazzini risultano dalla lettura dei suoi scritti, non è un personaggio “facile” e molto spesso è stato travisato e strumentalizzato, sia in buona che in malafede. Una sintesi del pensiero mazziniano, per quanto esso si possa sintetizzare, la possiamo ritrovare nella sua opera più famosa, i “Doveri dell’Uomo”, uscita a Lugano nel 1860 con la falsa indicazione di Londra. Non per niente un’edizione in E-book di quest’opera per la casa editrice www.flower-ed.it da me curata è stata dedicata alla memoria di Angelo Sofia.
Angelo Sofia si avvicinò a Mazzini perché nel pensiero mazziniano ritrovava i valori in cui credeva e che, soprattutto, viveva.
Già nel suo primo libro pubblicato “Novara di Sicilia nel Risorgimento Italiano”, edito nel 1986 ma che in parte è la rielaborazione di una conferenza del 1961 per il primo centenario dell’Unità d’Italia, Angelo Sofia sottolineava alcuni aspetti del pensiero dell’Apostolo che lo avevano, evidentemente, colpito. Per esempio (pag. 25), dopo aver accennato all’incontro tra il patriota novarese Girolamo Sofia e Giuseppe Mazzini, mostra come il Genovese avesse completato il passaggio del Risorgimento da movimento elitario (la Carboneria) a moto di popolo: “Convinto che dove Dio ha voluto che fosse nazione, esistono le forze necessarie a crearla, che il popolo è depositario di quella forza, che nel dirigerla per il popolo e col popolo sia il segreto della vittoria (…) do il mio nome alla Giovane Italia (…) per costituire l’Italia a Nazione, una, libera, indipendente, repubblicana”.
Un paio di pagine dopo (pag. 27) Mazzini viene indicato come il profeta di una nuova civiltà: “Dalla Roma del Popolo uscirà, quando voi sarete, o italiani, migliori ch’oggi non siete, l’unità d’incivilimento, accettata dal libero consenso dei popoli all’Umanità (…) L’idea vi apparirà irresistibile, nella maestà popolare, e sommergerà sotto l’onda oceanica del futuro (…) fin la memoria della vostra resistenza al moto delle generazioni che Iddio commove”.
Un’idea religiosa di Nazione, quindi, quella del Mazzini, l’idea della Terza Roma che ha il compito di portare una nuova civiltà al mondo. Molto spesso il fondo religioso del pensiero mazziniano è stato, volutamente o meno, da amici o avversari, ignorato, mentre è una componente importantissima, anzi fondamentale, del suo pensiero, che rende l’Apostolo dell’Unità un politico, un patriota, un nazionalista diverso da tutti gli altri e che lo spinse a criticare apertamente tutti quei nazionalismi privi di un’adeguata controparte spirituale e che tanti danni hanno arrecato in seguito all’Europa e all’umanità tutta.
Angelo Sofia, invece, aveva assai bene compreso e approfondito questo aspetto del mazzinianesimo, spesso addirittura rinnegato da quelli che Garibaldi, chiamava, con disprezzo, “la mazzineria”, ossia l’insieme dei seguaci più stupidi e settari del grande Genovese.
Il tema della “Terza Roma”, vera e propria idea-forza delle correnti migliori e spiritualmente più elevate del Risorgimento, venne ripreso da Angelo Sofia ne “I Martiri di Fantina”, del 1990 e nella conferenza “Dalla Sicilia garibaldina alla Terza Roma”, che tenne il 25 giugno 1992 a Bolzano presso le Associazioni combattentistiche e d’Arma, da me invitato (allora presiedevo la sezione di Bolzano dell’ANSMI, l’Associazione della Sanità Militare Italiana) e che poi sarà pubblicata, l’anno successivo, nel quadrimestrale “Incontri Meridionali” e che mi risulta essere l’ultimo scritto edito di Angelo.
Il doloroso episodio di Fantina, che vede la fucilazione di sette giovani volontari garibaldini, è collegato all’episodio di Aspromonte. Per Angelo Sofia il tentativo di liberare Roma andava molto oltre il fatto politico e patriottico ma si inseriva, appunto, in quel tentativo quasi palingenetico auspicato da Mazzini di rinnovamento dell’umanità tutta, non solo dell’Italia rinata a Nazione. In questo tentativo la Sicilia, secondo Mazzini che per ben tre volte venne eletto deputato a Messina, avrebbe svolto un ruolo assai importante. Un grande spirito come Giovanni Pascoli, anch’egli uomo del Settentrione d’Italia (ricordo che era romagnolo, così come Mazzini era ligure) legato a Messina, città ove sarà docente universitario, capirà tale aspetto profetico e religioso di Mazzini e riverserà questa sua intuizione nell’“Inno secolare a Mazzini”, che proprio Angelo Sofia definirà “fondamentale” in questo senso.
Tra gli inediti di Angelo Sofia c’è il testo di una conferenza che egli tenne a Giardini Naxos nel 1972, in occasione del primo centenario della morte di Mazzini, testo che mi è stato cortesemente fornito dagli eredi che, gelosamente, custodiscono il prezioso archivio del loro congiunto. La conferenza s’intitola “Mazzini, profeta dopo un secolo” e il conferenziere, dopo aver amaramente sottolineato che la nostra epoca rappresenta la negazione di ogni ideale mazziniano, sostiene, appunto che Mazzini è il profeta della futura nuova spiritualità universale.
Dopo aver rievocato un aspetto biografico dell’Apostolo, quella che Mazzini stesso definì come “la tempesta del dubbio”, Sofia fa notare come una vera e propria fede religiosa facesse cambiare a Mazzini la prospettiva della lotta politica i cui scopi, per quanto nobili, erano costretti a rimanere fini a se stessi se non vivificati da un ideale superiore a quelli terreni: “…giurai a me stesso che nessuna cosa al mondo avrebbe ormai potuto farmi dubitare e sviarmi. La vita è missione… Il dovere è la legge suprema della vita… La vita è immortale. Ciascuno di noi deve purificare, come tempio, la propria anima…”. Accenti quasi mistici, quelli del Mazzini, che lo differenziano in modo assai netto dai capi politici e dagli ideologi del suo tempo, e non solo del suo…
La religiosità di Mazzini si andò staccando da quella cattolica, pigliando forme proprie, ma egli tentò, fin che gli fu possibile, di conciliarla con essa, spingendosi a chiedere al papa Pio IX di “elevare un tempio alla Verità, alla Fede, alla Giustizia, annunziando un’era nuova”.
Va detto che Mazzini, a differenza di Garibaldi, che pure amo tantissimo, non appartiene assolutamente alla cultura anticlericale. Ebbe una sorella suora che trattò sempre con profondo rispetto, ciò si evince dall’epistolario, e sempre nell’epistolario egli considera avversari quelli che combattono le sue idee, ma indica espressamente come “nemici” i federalisti e gli atei. Ciò non va giù a certi neomazziniani di complemento, che tendono ad ignorare o addirittura a cancellare l’aspetto religioso del pensiero mazziniano, aspetto molto ben compreso, invece, da Angelo Sofia. Anche Angelo aveva una profonda concezione religiosa della vita e dell’esistenza e non per niente il suo ultimo libro è stato dedicato alla tradizione religiosa del paese natio, Novara di Sicilia.
L’ultimo Mazzini si spinse a polemizzare col Concilio Vaticano, lo stesso che proclamò l’infallibilità papale provocando lo scisma dei “Vecchi Cattolici”, che io conosco essendo ben diffusi in Austria e avendo essi una piccola comunità anche in Alto Adige. Egli riconosce la grandezza della Chiesa Cattolica nei tempi passati. “Io ricordo tutto di voi e mi prostro innanzi al vostro passato… La salvezza procacciata in tempi di anarchia e di ignoranza… all’incivilimento europeo…L’amore ai poveri, agli afflitti, ai diseredati della società che scaldò l’anima dei vostri vescovi e Papi. Le dure battaglie che essi in nome d’una legge morale sostennero contro gli arbitrii e la ferocia… Le missioni conquistatrici di popoli semibarbari… la lingua dei nostri padri serbata… una splendida epoca d’arte…”. Ma al presente la religione cattolica è morente perché non riesce più ad informare del proprio concetto i vari aspetti della vita civile e non riesce o addirittura non vuole condurre efficacemente la lotta contro l’avanzante materialismo, che non era, secondo Mazzini, solo quello del socialismo marxista, ma anche quello di un certo liberalismo deviato, un liberalismo privo di riferimenti superiori che prima o poi degenera nel liberismo assoluto, ossia nella libertà di ammazzare il proprio simile impunemente in nome del Dio denaro… Questo aspetto del Mazzini nemico della secolarizzazione, aspetto volutamente misconosciuto o disconosciuto, venne compiutamente studiato da Angelo Sofia, che non ha fatto in tempo a portare a termine e a pubblicare un’opera cui teneva tanto, “Mazzini profeta del Terzo Millennio”. Qui tale tematica religiosa del mazzinianesimo viene davvero acutamente sviscerata ed il libro potrebbe avere come sottotitolo “Il dialogo di Mazzini con gli uomini d’oggi”, che è la parafrasi del titolo di uno scritto dedicato da Angelo alla memoria del filosofo Santino Caramella, colui che reinterpretò il neoidealismo crociano e gentiliano alla luce dello spiritualismo cristiano.
Spero che gli eredi vorranno pubblicare l’importante inedito, sarebbe il migliore omaggio che si potrebbe fare alla memoria di questo grande novarese, una persona la cui amicizia mi ha profondamente segnato, in senso positivo, ovviamente, e ringrazio l’amministrazione comunale di Novara di Sicilia e tutti quanti hanno collaborato alla buona riuscita di questo convegno. “Gli amici si onorano lavorando” mi rispose il caro amico Aurelio Garobbio, esimio studioso del folclore alpino, quando gli chiesi cosa si poteva fare per onorare il geografo Giovanni De Simoni, scomparso da poco e legato a noi due. E se con questo convegno saremo riusciti a riportare l’interesse degli studiosi per l’opera di Angelo Sofia, sarà un primo significativo passo in tal senso.

Achille Ragazzoni

I Doveri dell'Uomo

GIUSEPPE MAZZINI

I DOVERI DELL’UOMO

Introduzione di Achille Ragazzoni

La scheda dell’e-book

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