“Disguidi di normalità”: la recensione di Silvano Calugi

In Claudia, i versi scorrono via facili, amici di ciò che raccontano. Sono versi puliti, comprensibili, che mi hanno ricordato, nonostante il suo libro si apra con Montale, il primo Ungaretti, quello degli anni 1915-19 con la sua incisiva semplicità, popolare, non aristocratica, e con quei suoi finali secchi e improvvisi che lasciano stupefatti ammirati. Lo stile è omogeneo, definito, riconoscibile e chiaro… fatto basilare per qualunque identità poetica.
Oggi tutti scrivono. Romanzi e poesie fioriscono a migliaia ogni giorno e contribuiscono a questa gigantesca confusione di parole e di immagini che annienta valori e significati. Non si può dire che Claudia corra il rischio di rimanere invischiata in questa gigantesca inutile ragnatela, perché nella apparente semplicità della sua poesia si sentono l’attenzione e la sensibilità del comporre, del mettere in sintonia le parole con la loro forma e con i loro significati.

Poesie d’amore? O sull’amore? O intorno all’amore o poesie con amore o per amore? Un po’ di tutto questo? Ma così è troppo facile… L’amore torna sempre in poesia, e non c’è dubbio che esso permei tutto il libro, ma è amore come impossibilità, amore vincolato che deve evitare tragedie e gelosie.
“La realtà è savia”, il pensiero giocoso è atteso o è nella attesa. Gli approdi nuovi sono improbabili perché i momenti felici sono” isole percosse da muri di acqua”.
I poeti in genere dissimulano e la dissimulazione è un artificio della poesia, anche della grande poesia. Non c’è artificio nei suoi versi. Qui si avverte, per dirlo con Majakovskij che la “barca dell’amore/si è spezzata contro la vita quotidiana”.
Poesie del “consueto” quindi, e non certo poesie consuete. Poesie di un inconfessabile bisogno del sublime, e dello scandaloso. Dove pochi poeti sono arrivati, la forza di andare in poesia oltre tutto. Quella che fece scrivere ad Aragon: “Sono sordo ad ogni pianto che non venga dalla tua bocca/non capisco i milioni di morti se non quando sei tu che gemi”.

Silvano Calugi

Disguidi di normalità

Claudia De Michelis

Disguidi di normalità

Prefazione di Fabrizio Geloni

La scheda dell’e-book

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“Disguidi di normalità”: la recensione di Silvano Calugi

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