Radio Autore intervista Tiziana Iaccarino

Tiziana Iaccarino, autrice del manuale “Come promuovere un libro”, è stata intervistata da Radio Autore, all’interno della rubrica “Poesia d’Autore”.

Chi si fosse perso la diretta, può ascoltare l’intervista qui!

Come promuovere un libro

Tiziana Iaccarino

Come promuovere un libro

La scheda dell’e-book

Radio Autore intervista Tiziana Iaccarino

“Disguidi di normalità”: la recensione di Piero Sacchetti

Leggere Claudia è un tuffo nell’inatteso, come nuotare in un mare di ricordi (i suoi, forse i nostri), aggrappati alla dolcezza dei sogni non ancora disillusi, annaspanti nelle perigliose correnti dell’avvenuto disincanto. È una sfida continua a sé e agli altri, alla sua e all’altrui testardaggine nel non voler comprendere il profondo bisogno di amore e bellezza che ogni istante, ogni gesto di vita richiede.

Gli occhi, sia che guardino una marina che la piega della bocca atteggiata ad un sorriso, traguardano sempre un’opera d’arte, come gli incontri che sono sempre memorabili anche quando preannunciano una resa obbligata ad un destino inesorabilmente già segnato.

Claudia, mi sembra di capire, vuole annunciarci che solo con la poesia è possibile creare e vivere momenti di assoluta perfezione, perfezione rintracciabile anche nella dolorosa presa d’atto di un loro impossibile avverarsi.

Piero Sacchetti

Disguidi di normalità

Claudia De Michelis

Disguidi di normalità

La scheda dell’e-book

“Disguidi di normalità”: la recensione di Piero Sacchetti

“Disguidi di normalità”: la recensione di Silvano Calugi

In Claudia, i versi scorrono via facili, amici di ciò che raccontano. Sono versi puliti, comprensibili, che mi hanno ricordato, nonostante il suo libro si apra con Montale, il primo Ungaretti, quello degli anni 1915-19 con la sua incisiva semplicità, popolare, non aristocratica, e con quei suoi finali secchi e improvvisi che lasciano stupefatti ammirati. Lo stile è omogeneo, definito, riconoscibile e chiaro… fatto basilare per qualunque identità poetica.
Oggi tutti scrivono. Romanzi e poesie fioriscono a migliaia ogni giorno e contribuiscono a questa gigantesca confusione di parole e di immagini che annienta valori e significati. Non si può dire che Claudia corra il rischio di rimanere invischiata in questa gigantesca inutile ragnatela, perché nella apparente semplicità della sua poesia si sentono l’attenzione e la sensibilità del comporre, del mettere in sintonia le parole con la loro forma e con i loro significati.

Poesie d’amore? O sull’amore? O intorno all’amore o poesie con amore o per amore? Un po’ di tutto questo? Ma così è troppo facile… L’amore torna sempre in poesia, e non c’è dubbio che esso permei tutto il libro, ma è amore come impossibilità, amore vincolato che deve evitare tragedie e gelosie.
“La realtà è savia”, il pensiero giocoso è atteso o è nella attesa. Gli approdi nuovi sono improbabili perché i momenti felici sono” isole percosse da muri di acqua”.
I poeti in genere dissimulano e la dissimulazione è un artificio della poesia, anche della grande poesia. Non c’è artificio nei suoi versi. Qui si avverte, per dirlo con Majakovskij che la “barca dell’amore/si è spezzata contro la vita quotidiana”.
Poesie del “consueto” quindi, e non certo poesie consuete. Poesie di un inconfessabile bisogno del sublime, e dello scandaloso. Dove pochi poeti sono arrivati, la forza di andare in poesia oltre tutto. Quella che fece scrivere ad Aragon: “Sono sordo ad ogni pianto che non venga dalla tua bocca/non capisco i milioni di morti se non quando sei tu che gemi”.

Silvano Calugi

Disguidi di normalità

Claudia De Michelis

Disguidi di normalità

Prefazione di Fabrizio Geloni

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“Disguidi di normalità”: la recensione di Silvano Calugi

“Aramei. Le oscure origini di un popolo”

La rivista LeggereOnline sta dedicando ampio spazio ai nostri e-book di saggistica storica. Ecco per voi la recensione di “Aramei. Le oscure origini di un popolo” di Michela Alessandroni.

Nel suo saggio Michela Alessandroni ripercorre le oscure origini di un popolo vissuto in Mesopotamia nell’Età del Ferro.
Il commento a questo lavoro di Michela Alessandroni, lo faccio con molta umiltà, da semplice lettrice interessata all’argomento storico trattato, in quanto la specificità scientifica della materia considerata richiede conoscenze e approfondimenti culturali che personalmente, in questo campo, mi fanno difetto.

Nonostante l’autrice mi avesse avvertita che mi sarei trovata alle prese con un volume di saggistica molto tecnico e specifico ho voluto comunque leggerlo e alla fine, pur con i miei limiti, ne sono rimasta entusiasta. Vuoi perché il popolo degli Aramei, essendo appassionata di archeologia eretica, mi riporta alla Mesopotamia, la terra che vide la nascita e la scomparsa della grande civiltà di Sumer prima e degli Assiri e Babilonesi in seguito o vuoi perché nonostante la tecnicità del testo l’Alessandroni scrive in maniera talmente chiara che non è possibile non lasciarsi irretire da ciò che discute e dalle tesi che presenta.

Già il titolo del volume può essere considerato il manifesto delle sue indagini: Aramei, le oscure origini di un popolo al pari dei primi paragrafi dell’introduzione: ”La maggior parte degli studiosi è concorde nel considerare gli Aramei una nuova entità nel mondo vicino-orientale dell’Età del Ferro, rappresentando per essi lo sviluppo dell’elemento nomadico presente in Siria e in Alta Mesopotamia sin dal Tardo Bronzo.

Questa visione è alquanto limitante, in quanto taglia nettamente con un passato più remoto e non prende per nulla in considerazione i documenti scritti del II e del III millennio che incoraggiano a una ricostruzione storica diversa”.

L’e-book è articolato in quattro sezioni in ognuna delle quali l’analisi è portata avanti, pagina dopo pagina, senza pregiudizi di sorta ma con rigore scientifico e grande professionalità.

Nella prima parte l’autrice ci presenta i motivi che l’hanno indirizzata verso questa ricerca storica ossia la ricostruzione a posteriori, attraverso le analisi di testi millenari rinvenuti nel vicino Oriente, delle origini degli Aramei. Un’antica popolazione di origine semitica più volte citata nell’Antico Testamento di cui si conosce ancora poco ma la cui lingua, l’aramaico, per alcuni versi simile all’ebraico, costituì fino all’invasione araba dell’antico Oriente, “personalizzato” nei loro “dialetti”, la lingua universale di molte popolazioni vicino-orientali.

Lo studio prosegue con un minuzioso lavoro di selezione delle testimonianze scritte a cui la ricercatrice ha attinto per formulare le sue teorie ed “Infine, dopo aver individuato e tradotto le fonti, ho tentato una ricostruzione storica basata su di esse, senza preconcetti e con il solo intento di far luce su quel lungo periodo oscuro della storia aramaica”.

Poco oltre la metà dell’e-book, nel paragrafo in cui tratta “Il periodo medio-assiro: dagli Akhlamu Armaya agli Aramei”, come segnalato dall’autrice stessa, si ha “il momento centrale dell’indagine”, in cui l’Alessandroni riporta ad una ad una le speculazioni formulate nel corso degli anni da autorevoli studiosi quali Dupont-Sommer, Kupper, Moscati, Sacchi, Malamat, Schwartz e Zadok e ne segnala le criticità o i punti di forza fino a presentare una sua originale e dettagliata teoria. Teoria che poggiata su solide fondamenta approfondirà e sosterrà nelle conclusioni. Esse, insieme alla ricca bibliografia, costituiscono le ultime unità del volume.

Un e-book, a mio modesto parere, assai interessante a cui si può avvicinare serenamente il lettore che cerca un saggio di elevato tenore culturale, l’appassionato che vuole approfondire i suoi studi e, senza tema di essere deluso, lo specialista della materia.

Cinzia Baldini

Fonte: LeggereOnline

Aramei. Le oscure origini di un popolo

Michela Alessandroni

Aramei. Le oscure origini di un popolo

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“Aramei. Le oscure origini di un popolo”

“Mazzo di sorrisi” di Claudia De Michelis

IpapaveridiVanGogh

MAZZO DI SORRISI

Me lo dici spesso.
E con il cuore in gola
-mi chiedo se-
esista attimo più bello.
Come il mazzo di sorrisi
che ti porgerei al mattino.
Ora scappa, se vuoi,
o guarda l’amore
nei miei occhi.
Mentre io prometto
-di non seguirti-

(Poesia tratta da “Disguidi di normalità” di Claudia De Michelis)

“Mazzo di sorrisi” di Claudia De Michelis

“Il mito dell’Egitto” recensito da Cinzia Baldini

La scrittrice Cinzia Baldini ha recensito l’e-book di Barbara Crimi “Il mito dell’Egitto”. L’articolo è apparso sulla rivista di LeggereOnline e lo riportiamo qui per voi!

Nel suo saggio Barbara Crimi indaga sulla Terra dei Faraoni dando risalto anche a quelle epoche meno esplorate come il periodo greco, il Medioevo e il Rinascimento.

“L’uomo ha paura del Tempo, ma il Tempo ha paura delle Piramidi” così recita un antico proverbio arabo e la storia, da oltre quattromila anni (o forse… qualcosa in più!) sembra dare ragione alla saggezza popolare.

L’eredità culturale, sociale, civile lasciata ai posteri dall’antica civiltà Nilotica è, praticamente, immortale al pari delle sue antiche vestigia. Ed è proprio partendo da questa considerazione inossidabile di cui si ammanta e fa sfoggio l’Egitto da tempo immemore, che Barbara Crimi inizia la sua trattazione nell’e-book il mito dell’Egitto.

Questa mia ricerca aspira ad essere un’analisi sulla nascita e la trasmissione del “mito dell’Egitto”, cosi come e stato costruito a partire dai tempi più antichi, come e stato tramandato, appreso e modificato nelle varie epoche e società, come è stato ereditato da noi oggi…” recita nell’introduzione.

L’autrice espone, ripercorrendo orme millenarie, in uno studio interessante ed avvincente, tesi, teorie e descrizioni, non di rado fantasiose, ma rigorosamente autentiche, di come l’antica terra di Kem era vista dagli eruditi del mondo greco antico, prima, e dell’Impero Romano, poi. Dai dotti del Medioevo, ai letterati, ai viaggiatori e ai collezionisti dell’età barocca fino ad arrivare agli studiosi dei secoli relativamente più vicini a noi quali il settecento e l’ottocento, per terminare con le analisi, assai dettagliate, degli esperti del novecento, il secolo appena conclusosi e le prospettive future del mito dell’Egitto negli anni duemila ed oltre.

Dando maggiore risalto alle epoche meno indagate, forse a causa delle minori testimonianze pervenuteci, come il periodo greco, il Medioevo e il Rinascimento, Il mito dell’Egitto ci permetterà di conoscere le diverse scuole di pensiero che, ad intervalli irregolari di tempo, si sono susseguite, ricorse e spesso accavallate.

Il lettore potrà “toccare con mano” o per meglio dire, leggere estratti in cui il timore reverenziale e l’ammirazione/meraviglia che gli antichi autori greci quali Omero, Eschilo, Erodoto, Platone, Socrate, Aristotele, Diodoro Siculo, nutrirono verso l’Egitto.

Accompagnato dai commenti puntuali e sintetici dell’autrice arriverà a comprendere, come con il trascorrere del tempo, la diatriba si trasformerà in un marcato antagonismo dove la posta in gioco sarà il riconoscimento del primato su molti ambiti civili, sociali, culturali, scientifici, medici, che permeeranno inconfondibilmente le civiltà successive fino a giungere ai tempi odierni.

Vedrà come la lotta serrata pro e contro la terra dei Faraoni, tracimerà dal mondo ellenico al periodo romano dove, secondo il modo di pensare di alcuni famosi scrittori come Seneca, Tacito, Lucano, Giovenale, esso sarà considerato esclusivamente un paese conquistato e annesso all’impero. Da qui il ruolo di censori nei confronti della religione, degli usi, dei costumi e di qualsiasi riferimento al glorioso passato dell’Egitto.

La curiosità per la civiltà sorta lungo le sponde del Nilo, si riaffaccia attraverso lo studio filosofico e teologico, non di rado arbitrario, fantasioso e inverosimile, dei geroglifici nel Medioevo e nel Rinascimento per culminare infine nell’età barocca con le teorie del gesuita, padre Athanasius Kircher.

“Contrariamente ai suoi predecessori, lo scopo che Kircher si propone non è di comprendere il modo in cui scrivere i geroglifici, ma come leggerli; a tal fine, l’unico mezzo da lui ritenuto valida base per la ricerca è l’esame dei testi relativi alla sapienza egizia, nota grazie a ciò che ne è stato tramandato da quei Greci che ebbero contatti diretti con i sacerdoti egizi, poi dai Neoplatonici, ma soprattutto grazie al Corpus Hermeticum del Trismegisto”.

A Napoleone, infine, che con la sua fallimentare campagna militare di conquista dell’Egitto nel 1798 va il merito di aver dato l’impulso decisivo alla nascita di quella che diventerà una vera e propria disciplina archeologica: l’Egittologia. La famosa Commissione composta da studiosi e artisti, voluta dal grande Imperatore Corso al seguito dell’esercito, costituì un valido precedente ed un esempio prezioso per le future spedizioni con intenti di esplorazione archeologica che da quell’epoca si susseguirono intrepide ed incessanti.

Champollion, Mariette, Belzoni, Maspero, Flinders Petrie, ed ancora Winckelmann, Lepsius, Schiaparelli, Bresciani, Donadoni, Jacq, Hawass compaiono a rendere completa la rassegna.

il mito dell’Egitto, perciò, non è solo una vasta panoramica che abbraccia quasi tutto il nostro passato ma una vera e propria ricostruzione a posteriori. Una ricerca che cura non soltanto la genesi vera e propria del mito dell’Egitto ma approfondisce, in maniera stimolante, anche quelle tematiche ritenute inscindibili in una trattazione della civiltà Nilotica. Mi riferisco ad argomenti quali il contrapporsi, prima, e il graduale avvicendamento in seguito, della religione delle antiche divinità pagane egiziane con il cristianesimo e l’islamismo, o le rivoluzionarie, spesso sconcertanti, teorie dei cultori della cosiddetta archeologia “eretica”.

Non mancano infine, a completare una visione a trecentosessanta gradi, esaustiva e compiuta, dettagliatamente particolareggiata, notizie e informazioni su come l’antico Egitto continui a riempire di sé e a rinfocolare il suo mito ai giorni nostri attraverso servizi fotografici, film, fumetti, design e architettura, oreficeria, trasmissioni televisive, libri e riviste specializzate.

il mito dell’Egitto è un saggio storico interessantissimo e molto fruibile perché, pur se scritto in un linguaggio specialistico, risulta comprensibile e accattivante. Poiché, a mio modesto avviso, lo ritengo un compendio completo e accurato di ricerca e documentazione, mi permetto di consigliarne la lettura tanto a chi, come me, è appassionato e affascinato da questa antica civiltà, quanto agli studiosi del settore o ai laureandi in cerca di spunti o appunti per le loro tesi.

Condividendo quanto scrive l’autrice, Barbara Crimi, nel finale del suo lavoro, riporto la sua frase di congedo: “Vorrei concludere la trattazione citando le parole con cui la guida stampata di National Geographic introduce la terra del Nilo (nella traduzione italiana), le quali bene illustrano il sentimento che ancora oggi coinvolge chiunque si avvicini all’Egitto: «Gli architetti moderni sono in grado di costruire torri alte oltre cento piani; l’uomo ha camminato sulla Luna e inviato sonde su Marte; si può comunicare in tempo reale da qualsiasi parte del globo, ma le opere architettoniche degli antichi egizi, quali le Piramidi o la Grande Sala Ipostila di Karnak, ci lasciano attoniti e ci infondono un timore reverenziale come mai potrebbero grattacieli, razzi o elaboratori elettronici. Ciò che più sorprende è che al tempo in cui Erodoto si trovava davanti alle Piramidi, queste erano considerate tanto antiche quanto lui stesso lo è ora per noi, non vi è quindi da stupirsi se molti ritengono che siano state costruite da alieni: l’Egitto è semplicemente sconcertante»”.

Buona Lettura!
Cinzia Baldini

Il mito dell'Egitto

Barbara Crimi

Il mito dell’Egitto

La scheda dell’e-book

“Il mito dell’Egitto” recensito da Cinzia Baldini