Intervista a Marina Lisi, autrice di "Viola", su ZeBuk

aprile 26, 2012 by cinzia
 
Ciao Marina,
abbiamo letto e recensito il tuo primo libro “Viola. Il Dono dell’Ambra” e ci piacerebbe sapere qualcosa in più sul romanzo e su di te.
Com’è nata l’idea per questo libro?
Il libro di Viola è nato in un periodo particolare della mia vita in cui quello che leggevo non colmava il bisogno di nuovo che sentivo. Avevo voglia di qualcosa di diverso, un fantasy che non fosse solo vampiri e licantropi o angeli e demoni ma che fondasse le sue origini in qualcosa di possibile nella realtà, seppure esasperato e portato all’eccesso ma comunque probabile, magari in un futuro, rispettando il mio amore per la natura e il mio interesse per le medicine complementari. La nostra mente è un mondo sconosciuto con potenzialità straordinarie quindi perché non provare a immaginarle e creare intorno a queste una storia di una ragazza che prova a crescere e a fare le sue scelte, quelle giuste?
Ti sei ispirata a qualcuno per il personaggio della Guaritrice Viola?
Per il personaggio principale del mio libro non mi sono ispirata a nessuno in particolare ma a tutte le ragazze e le donne che ho conosciuto. Di ognuna di loro ho preservato un ricordo, un particolare che ho riversato in Viola. Lei è una Guaritrice non certo perché volevo che assomigliasse a me, ma perché in lei vive la mia massima aspirazione: saper curare.
Quando e come è nata la tua passione per la scrittura?
La mia passione per la scrittura è nata con il mio bisogno di creare storie. Le prime le raccontavo alle mie compagne di classe poi le ho iniziate a scrivere raccogliendone un bel po’ ma nessuna di loro aveva la struttura e la complessità proprie di un romanzo. Poi è nata Viola e tutto è cambiato.
Leggo nella tua biografia che scrivere non è il tuo lavoro principale. Sei mamma, nonna e infermiera professionista. Come riesci a coniugare tutti questi impegni?
Quando qualcuno mi domanda dove trovo il tempo per scrivere, io rispondo che non ho scelta. Per me la scrittura è come una droga, una bellissima droga. A volte riesco a domare il bisogno che sento di scrivere ma quando soffro di crisi di astinenza non c’è nulla che mi riesca a separare dallo scrivere. I miei familiari lo sanno e mi lasciano libera di sfogare quel bisogno spasmodico che sento; solo il mio lavoro mi ferma, anche se a volte faccio a meno di riposare per scrivere, se fosse anche in piena notte, pur di soddisfare quella smania di mettere in parole ciò che la mia mente crea.
Domanda di rito … Attualmente, quali libri hai sul tuo comodino?
Sul mio comodino ho il mio E-reader perché un libro non mi basta. Mi piace iniziarne uno nuovo appena ho finito l’ultimo. Uno di questi è Angelology di Trussoni Danielle che ho faticato a terminare di leggere mentre cosi non è stato per Gens Arcana di Cecilia Randall che mi ha incantato e Incunabolo di Riccardo Merendi che mi ha rapita.
Quali sono i libri che ti sono rimasti nel cuore?
Alcuni libri sono letture bellissime ma altri sono indimenticabili. Per me questi ultimi sono: Il gabbiano chiamato Jonathan Livingston, Il piccolo principe, Il signore degli Anelli del grande Tolkien.
Ho letto che ci sarà un seguito della Saga di Viola. Per quando è previsto?
Il seguito della saga di Viola è già stato scritto. Non avrei potuto farne a meno perché io scrivo come se leggessi una storia a me ancora sconosciuta e volevo sapere come finiva, o comunque continuava, quella di Viola, ma resta nel limbo rispettando i tempi previsti dalla mia editrice.
Grazie infinite per il tuo tempo e alla prossima!
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Intervista a Marina Lisi, autrice di "Viola", su ZeBuk

L’eco dei lettori. Due autori: Gramellini e Santiangeli

Di Maddalena F.
La recensione di questo libro mi ha messo in difficoltà per due motivi: il primo è che è un e-book ed io faccio un po’ fatica a leggere i libri sul computer! Alla soglia dei 50 anni, mi scopro saldamente ancorata alle tradizioni cartacee dell’editoria: riconosco l’utilità del progresso e della divulgazione on-line, ma mi piace “toccare” le pagine, fare le orecchie per mettere il segno, osservare la forma e lo spessore del volume, valutarlo dalla copertina… e tutto ciò con un libro elettronico non si può fare! La seconda ragione di difficoltà è che conosco bene l’autrice: questo fattore mi ha influenzato durante la lettura e mi condiziona ora che sto scrivendo la recensione.
Il romanzo è del genere “rosa” e strizza l’occhio al modello narrativo di “Liala”, la serie per signorine bene di tanti anni fa. Racconta la storia d’amore tra Vittoria, affermata e sensuale quarantenne, in eterno dilemma tra l’essere disinibita come vorrebbero i tempi ed un pudore di sentimenti e di azioni retaggio di antiche virtù, e Franco, brillante architetto scapolone impenitente, deciso a non lasciarsi intrappolare da nessun legame. Va da sé che quando i due si incontrano è subito vero amore, anche se in realtà accade qualcosa di molto strano (e anche un po’ inverosimile) a Vittoria, che si ritroverà “persa” in un Paese straniero, e successivamente “persa” nell’incapacità di decidere sulle scelte più importanti della sua vita. Il sostegno della sua famiglia sarà decisivo per indirizzarla verso la scelta giusta, anche a costo di far soffrire qualcuno che le è vicino.
In questo incipit di vacanza che il lungo ponte del Primo maggio ci propone, suggerirei la lettura di questo libro sotto l’ombrellone, prendendo il primo sole, oppure sotto un albero durante una tranquilla gita in campagna. Perché questo è: una lettura riposante, forse anche rasserenante, che nulla chiede alla mente se non di seguire la storia cercando di crederci un po’!
Volando verso l’Australia, di Amalia Santiangeli
(ebook – ed. Flower, 2012, pp. 142, ISBN 9788897815044)
L’eco dei lettori. Due autori: Gramellini e Santiangeli

“DELL’ELMO DI SCIPIO”. INTERVISTA A SANDRO CONSOLATO (a cura di Federico Gizzi)

Dell’elmo di Scipio, il tuo libro sul Risorgimento, promesso per il 2011, è finalmente uscito. Ma come mai in forma di e-book?
Nel 2011 non si poté pubblicare perché l’editore che si era impegnato a farlo poi cambiò idea. A invogliarmi a ricorrere all’e-book – ed anche a non farmelo considerare un ripiego ma una eccellente alternativa – è stata la mia amica (ed anche collaboratrice de “La Cittadella”) Michela Alessandroni, che a febbraio ha varato la sua casa editrice, la flower-ed, per la quale appunto è ora uscito il mio saggio. Quella dell’e-book è una scelta che penalizza i lettori non informatizzati, ma è un fatto che ormai questi sono davvero pochi; non vanno poi sottovalutate le grandi potenzialità di questo nuovo tipo di editoria, e i vantaggi rispetto al cartaceo, come quello di poter aggiornare in modo continuo e senza ricorso a costose ristampe la prima edizione del testo.
Il sottotitolo esplicativo del tuo libro recita: “Storia d’Italia, Risorgimento e memoria di Roma”. Non sembra il classico libro, pro o contro, sul Risorgimento…
Il libro ha 13 capitoli, 15 se consideriamo anche l’introduzione e la conclusione, entrambe ampie ed importanti. Dei 13 capitoli 9 sono dedicati a figure, correnti, eventi, aspetti del Risorgimento, seguendo la periodizzazione classica che va dalle cosiddette “repubbliche giacobine” all’età umbertina. Ma i primi tre capitoli riguardano tutta la storia precedente d’Italia e sono legati ai seguenti dal tema della “memoria di Roma”, poiché la tesi centrale dell’opera è che l’unità etnico-culturale e politica dell’Italia si deve a Roma antica, e l’ideale successivo di uno Stato degli Italiani, dal Medioevo in poi, ha sempre trovato il suo fondamento principale, appunto, nella “memoria di Roma”. Il titolo del libro, intellegibile per ogni italiano, sintetizza, penso efficacemente, il concetto.
Il tuo libro viene da lontano, da una fortunata serie di articoli su “Politica Romana” degli anni ‘90, se non sbaglio…
Sì, è così. Nel 1996 pubblicai per quella rivista fondata da Piero Fenili e Marco Baistrocchi – una rivista congiungente gli interessi esoterici a quelli storico-politici – un articolo sulla Grande Guerra, teso a valutare positivamente questo evento grande e terribile vissuto dal giovane Regno d’Italia.  Baistrocchi, un diplomatico con profondi interessi per l’esoterismo e la religione romana, mi invitò ad ampliare l’orizzonte di quell’articolo, chiedendomene uno sul Risorgimento, ove, come avevo fatto per il ‘15-‘18, se ne mettesse in luce la dimensione “romana”. Fu così che iniziai uno studio molto approfondito, che mi portò a scrivere non un articolo ma un ponderoso saggio, che fu pubblicato in tre puntate, seguendo i tempi un po’ problematici della rivista che lo ospitava, così che la prima parte apparve nel 1997 e l’ultima solo nel 2004.
Quel lavoro, nonché tanti altri articoli e interventi in internet sempre aventi a che fare col Risorgimento, mi hanno procurato, almeno negli ambienti che si interessano al rapporto tra esoterismo e storia, e politica, una certa notorietà come studioso filo-risorgimentale del Risorgimento, e da parte di davvero molti amici e lettori l’invito a condensare in un libro tutto ciò che avevo pensato e scritto in materia. Dunque, Dell’elmo di Scipio – questo va senz’altro detto – non è la mera riproposizione di quanto pubblicato su “Politica Romana”: il libro ha riferimenti storiografici, e di cronaca culturale e politica, che arrivano alle soglie del 2012.
Forse è il rapporto con l’esoterismo che andrebbe chiarito… Il Risorgimento al massimo viene legato, ora in positivo ora in negativo, con la Massoneria…
Fondamentalmente io sono uno studioso di esoterismo, di quelli che Guénon chiamava “studi tradizionali”, e sono, per quanto riguarda il personale orientamento spirituale ed intellettuale, conosciuto come esponente di quella corrente alla quale è stato dato il nome di “tradizionalismo romano”, cui è proprio il rivendicare la permanente attualità della spiritualità precristiana italico-romana. Ora, nel mio libro sostengo  che dal Medioevo in poi hanno agito nella storia del nostro Paese delle élites “pagane”, alcune anche d’indirizzo ermetico, che hanno mantenuto vivo, influenzando anche la letteratura e le arti, l’ideale “romano” dell’unità d’Italia, e hanno pure concretamente operato per la sua attuazione. Dal ‘700 fino al primo ‘900 anche nella Massoneria sono state veicolate le influenze di quelle élites. Comunque sia, l’Italia una, senza la memoria culturale della Romanità, trasmessa di secolo in secolo soprattutto dai letterati, non si spiega.
L’introduzione del tuo saggio fu anticipata nel novembre del 2010 con un intero paginone su “Il Foglio” di Giuliano Ferrara. Allora colpì – ne tiene positivamente conto anche Adriano Scianca nel suo saggio Riprendiamoci tutto dedicato alle idee-base di Casa Pound – la tua forte sottolineatura del diffuso orientamento antirisorgimentale nella destra italiana, oltre che nella sinistra.
Io, nell’introduzione, che nel libro ora pubblicato ha subito qualche necessaria variante, dovuta agli eventi del 2011, ho voluto mettere in luce come la Lega – della cui dirigenza oggi vediamo svelata la miserabile natura – non venisse fuori dal nulla, nel suo animus sia antiromano sia antirisorgimentale. L’ideologia leghista è inspiegabile senza il retroterra antirisorgimentale delle famiglie politiche dell’Italia repubblicana: comunismo internazionalista, cattolicesimo universalista e antiunitario, estrema destra germanofila e cattolico-integralista. Ho dato particolare rilievo alle posizioni di destra perché è la cultura di destra quella storicamente più attenta alle mitologie politiche, alle connessioni tra il sacro e il politico, all’idea di influssi esoterici nella grande storia.
Ma il tuo saggio, può essere etichettato politicamente? Si rivolge ad una parte politica in particolare?
E’ esattamente da 30 anni che vivo nell’ambito della cultura di destra e la considero ancor oggi la mia cultura di appartenenza. Attenzione: parlo di cultura, e non di area politica, poiché non mi riconosco in nessun partito o movimento di destra attualmente operante nel nostro Paese. Il mio è un libro che nasce, come già ho detto, nell’area degli “studi tradizionali”, che in genere sono annessi alla cultura di destra, ma se dovesse essere proprio etichettato politicamente, forse gli converrebbe una etichetta di “sinistra nazionale”, poiché la massima valorizzazione la riceve la sinistra risorgimentale (con Mazzini, Pisacane, Garibaldi, Crispi), in quanto nell’800 è stata questa corrente, e non la destra moderata cavouriana, a sentire fortemente e a veicolare attivamente il mito di Roma. Ad ogni modo, nel mio saggio ho voluto mostrare come sia possibile a vari possibili schieramenti politici italiani trovare nel Risorgimento figure ed idee che servano da modello, e che giudico tutte positive, proprio per l’accento da esse posto su una concezione dello Stato e della società sensibile a valori “antichi”, come il primato della spiritualità e della politica rispetto alla sfera economica, il riconoscimento di un’etica guerriera (senza che ciò significhi esser guerrafondai) come necessario elemento vitale di una nazione pure democratica, la decisa opposizione al temporalismo della Chiesa cattolica, anche da parte di chi aderisca alla sua religione. Insomma, alla destra liberale indico come esempi Ricasoli e Sella; alla sinistra Pisacane, Mazzini e Garibaldi; ad una “destra sociale” i precedenti ma anche Crispi. In fondo, anche nel miglior fascismo erano presenti pure tutte queste eredità.
Tu sei meridionale, sai bene che vi è una forte critica d’origine meridionale all’unificazione nazionale, addirittura con punti di vista filo-borbonici. Nel tuo libro affronti questa problematica?
Da ragazzo – ne fanno fede due miei libriccini giovanili di poesie – avevo una forte ideologia “meridionalista”, connessa a posizioni di estrema sinistra, che mi portavano anche ad una simpatia verso il cosiddetto “brigantaggio”. Mi sono poi reso conto dei forti limiti storiografici di certo antirisorgimento meridionalista, sia di sinistra sia di destra, nonché del profondo errore spirituale, politico ed etico che vi sta dietro. Non mi va più neanche di dirmi “meridionale”, poiché in effetti sono pienamente “italiano”: padre calabrese figlio di un siciliano formatosi a Torino, madre puramente lombarda. C’è un Sud comunque in cui mi riconosco, che è fondamentale per la vita eterna dell’Italia, ed è il Sud di Pitagora, di Campanella, di Giordano Bruno, ma anche quello di tanta gente comune che manifesta spontaneamente alcuni positivi valori del passato, come il senso della comunità e dell’ospitalità.  Senza il Sud l’Italia mancherebbe di alcuni fondamentali impulsi spirituali. Nel mio libro, ho dato il massimo risalto al ruolo attivo, creativo, del Sud nel Risorgimento, dal ‘700 in poi. Il Sud ha espresso figure straordinarie di patrioti, figure notissime ma anche semisconosciute, di grande qualità spirituale e intellettuale, di salda forza etica, di stupendo coraggio guerriero. E’ peraltro vero che dopo il ‘60 il Sud ha conosciuto una vera guerra civile – quella conosciuta col termine “brigantaggio” –  in buona misura conseguenza della vittoria della parte liberal-moderata del movimento unitario su quella democratica, che non a caso avrà poi al Sud (a Messina ad es.) le sue roccaforti elettorali.
All’apparire del governo Monti, Eugenio Scalfari disse più o meno che finalmente riappariva la Destra liberale “perbene” dei primi decenni dell’Unità. Che ne pensi di una simile affermazione.
Scalfari in passato ha sfoderato la retorica risorgimentale contro la Lega, poi di recente ha dichiarato – alla Gruber se non ricordo male – che lui si sente solo “europeo”, che è “italiano” così come uno è “fiorentino”. In quel momento l’ho disprezzato tanto quanto disprezzo Umberto Bossi. Nel mio libro si potrà notare come un Sella, ad es., non avrebbe mai detto una cosa simile. Quanto al governo Monti, nelle conclusioni del mio saggio io ricordo la figura di Silvio Spaventa (meridionale, per inciso), che da ministro dei Lavori pubblici del governo della Destra ingaggiò una veemente campagna contro le società anonime della finanza internazione, battendosi per la statalizzazione delle ferrovie, sostenendo il primato dell’interesse nazionale su ogni interesse privato. Certo, c’erano altri uomini politici dell’epoca, come Ubaldino Peruzzi, che erano per le concessioni ai banchieri Rothschild e Péreire, ma io sto con Spaventa, uno che diceva che le ferrovie dovevano essere pubbliche perché così erano le antiche vie romane, considerate «come cosa sacra, e assolutamente estranea a qualunque idea di privato lucro», uno che diceva che «la fede nella patria e nella solidarietà umana, qualche cosa che non sia solamente il nostro miserabile egoismo, io la credo necessaria e salutare per il mio Paese». Insomma, niente a che fare con Berlusconi, ma neanche con Monti.
di Sandro Consolato 
“DELL’ELMO DI SCIPIO”. INTERVISTA A SANDRO CONSOLATO (a cura di Federico Gizzi)

DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato

SANDRO CONSOLATO
DELL’ELMO DI SCIPIO
Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma
 
Un saggio storico ampio e dettagliato, costituito da tredici capitoli attraverso i quali Sandro Consolato, noto studioso di tradizionalismo romano, ripercorre la nostra storia: partendo dall’antichità, da quella Roma dalla quale riceviamo l’unità culturale e politica, l’autore giunge fino agli inizi del 2012, seguendo lo sforzo fatto nei secoli per pensare e ritrovare l’unità nazionale.

Ben nove sono i capitoli dedicati al Risorgimento, di cui lo studioso analizza gli aspetti, le correnti e i protagonisti, includendo nella sua ricerca anche le teorie complottistiche sui moti unitari: la cospirazione massonica, quella ebraica e quella comunista.
 
Molti sono i riferimenti al Fascismo, ma un rilievo particolare è dato a tutta la parabola storica del Regno d’Italia, fino al 1946, soprattutto dal punto di vista della lotta palese e occulta tra Stato e Chiesa.
Formati: EPUB + MOBI
ISBN: 978-88-97815-05-1
Prezzo: 14 euro
 
DELL’ELMO DI SCIPIO di Sandro Consolato

"Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma" di Sandro Consolato

 
IN USCITA IL 21 APRILE 
 
SANDRO CONSOLATO

DELL’ELMO DI SCIPIO
Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma

 
 
INDICE

Introduzione
I – Romanità e Italianità
II – Prove medievali di “risorgimento”
III – L’età moderna: sogni e disegni della Nazione
IV – Il Risorgimento: una “magia” nata a Napoli?
V – L’infanzia “giacobina” del Risorgimento
VI – Risorgimento e plot theory
– La cospirazione massonica
– La cospirazione ebraica
– La cospirazione comunista
VII – Neoguelfi e moderati di fronte a Roma
VIII – La Destra che volle Roma
IX – I Savoia: una dinastia per l’Italia
X – Mazzini e la Repubblica Romana
XI – Garibaldi e il genio Telesforo
XII – Crispi e il tramonto del Risorgimento
XIII – Il complotto contro il Regno d’Italia
Conclusione. Provare a ri-sorgere
L’autore

"Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma" di Sandro Consolato

L’intervista di Amalia Santiangeli su ZeBuk

Questa settimana scambiamo due parole con Amalia Santiangeli autrice dell’ebook Volando verso l’Australia.
1. Ti va di raccontarci un po’ di te? Chi è Amalia?
Una figlia, una moglie, una mamma e molte altre cose che vi racconto volentieri. Sono nata a Riva del Garda, dove ho vissuto per pochi anni, dopo di che sono sempre rimasta a Torino. Scrivo da quando ero piccola ed ho cominciato con una poesia, “Coccinelle”, all’età di circa 6 anni. Tanto mi piace scrivere, tanto mi piace leggere. Entrambe queste passioni sono state favorite dal fatto che mia mamma è stata malata per quarant’anni di una grave, dolorosa, invalidante malattia degenerativa, che l’ha presto obbligata a stare sulla sedia a rotelle, fino a quando è morta 7 anni fa. Viaggiavamo pochissimo, ed anche le nostre giornate, fino a che non sono stata adolescente, sono trascorse per lo più a casa.  Quindi letture e scrittura come compensazione e  come sfogo.
Mi sono diplomata ragioniera, e volendo contribuire in fretta al bilancio ed all’economia della mia famiglia sono andata appena possibile a lavorare, settore amministrazione e contabilità, che svolgo ancora adesso al mattino presso uno studio di progettazione e presso una coorperativa di psicologi. Solo dopo la nascita del mio primogenito, sono riuscita a laurearmi in scienze politiche indirizzo politico internazionale.
Da giugno scorso al pomeriggio/sera sono impegnata come consigliera di circoscrizione, essendo stata eletta alle ultime elezioni, e svolgo in Giunta il ruolo di coordinatrice della III commissione.
Il venerdì pomeriggio mi occupo di un gruppo di bambini che si preparano al Sacramento della Cresima.
Mi piace cantare Gospel, e per qualche anno sono andata a lezione dal maestro Alex Negro, direttore del Sunshine Gospel Choir; ma non ho più tempo per coltivare questa mia passione e ballare, in particolare twist e boogie boogie.
Colleziono cartoline da quando ero piccola; ne ho circa 9000!
Non sono una persona sportiva, tranne che per camminare.
2. Cosa fai oltre a scrivere libri?
Scrivo poesie, racconti, recensioni (in un sito free, nato per pubblicizzare prodotti, ho deciso di inserirmi con rubriche tematiche come Eco di Libro, Si abbassa il sipario, Occhio alla tela, Il Languorino, Mangiare fuori, etc )
3. Volando verso l’Australia è il tuo primo romanzo. Come è nato?
E’ nato leggendo un annuncio sulla rivista Donna Moderna, circa un concorso letterario in collaborazione con Harmony. Bisognava scrivere un romanzo rosa, ed inviarlo. Ne avrebbero premiato solo uno. Mi sono detta “Sarò capace di scrivere un romanzo ?”; ho voluto provare e così ho scritto Volando verso L’Australia. Non ha vinto, ma è stata un’esperienza notevole, che mi ha messo di fronte a difficoltà, imprevisti, limiti e divertimenti.
4. Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Nel cassetto ho già pronto un altro romanzo giallo/rosa, una raccolta di scritti per ogni età (racconti, filastrocche, poesie). Quasi finito un altro romanzo che è nato prendendo spunto dal viaggio di una mia amica in Burundi ed il cui ricavato, dovesse essere pubblicato, andrebbe a favore della Missione presso la quale è stata questa amica. Ho iniziato intanto a scrivere un romanzo -saga di famiglia che parte dal 1800 da Cremona per giungere fino ad oggi in Torino. Poi un thriller, la cui trama ho già tutta in mente, ma sarà lungo ed articolato, per cui non so se avrò tempo ed energie per affrontarlo.
5. Domanda d’obbligo per noi di Zebuk, quali libri hai sul comodino? 
Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve; La casa sopra i portici di Verdone; I versetti pericolosi di Maggi.
6. E quali libri, invece, nel corso degli anni ti sono rimasti nel cuore? 
Le ceneri di Angela; Bianca come la neve, rossa come il sangue; Il totem del Lupo; Il quinto giorno; Il giardiniere spagnolo; la cattedrale del mare e molti altri ancora!
Grazie ancora per l’intervista e a risentirci presto.
Fonte: ZeBuk.it
L’intervista di Amalia Santiangeli su ZeBuk