flower-ed e la poesia

21 marzo. Oggi è la giornata mondiale della poesia. E proprio sulla poesia sto riflettendo in quest’ultimo periodo; non sul suo valore o sul suo significato, quanto piuttosto da un punto di vista “editoriale”.
Quando flower-ed è nata, e anche quando era solo un’idea, ho ricevuto tante richieste di pubblicazione da parte di poeti. Anche da parte di me stessa. Ho sempre risposto che non era ancora il momento, che forse ci saremmo arrivati più in là. Perché, si sa, tutti scrivono poesie ma nessuno le legge. Ma quest’ultima è una generalizzazione e come tale filtra la realtà in modo non corretto. Io stessa posso screditarla ricordandomi che ne scrivo e ne leggo in gran quantità.
E allora, aprire o non aprire le porte della casa editrice ai poeti? Dentro di me ho già risposto prima ancora di pormi la domanda, tanto che flower-ed prende il nome anche ispirandosi a quelle antologie o a quei florilegi di un tempo in cui immancabili erano, tra i fiori raccolti, le poesie più belle.
Senza attendere ancora e senza esitazioni, la risposta è questa: che i poeti, difensori immortali degli spazi dell’anima, siano i benvenuti in questo giardino. [M. A.]
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